Rollei 35T vs Rollei 35S

All’inizio degli anni ’70, avviato il processo di delocalizzazione della produzione a Singapore, Rollei iniziò ad avvertire la necessità di supportare i volumi produttivi del nuovo impianto orientale con modelli che potessero, sin da subito, ottenere un buon successo di vendite come era stato per la prima versione della Rollei 35 prodotta in Germania o per la nuova reflex 35 mm SL anch’essa inizialmente prodotta a Braunschweig.

Per quanto i progetti in fase di elaborazione avanzata fossero numerosi, a questa ricchezza di idee contribuì anche l’acquisizione del marchio Voigtländer nel 1972, si optò per realizzare nel 1974 una nuova versione della compatta 35 mm introducendo un’ottica più luminosa come già anni prima Canon e Minolta, giusto per citare un esempio, avevano fatto sui loro modelli a telemetro.

Dotare la Rollei 35 di un obiettivo di maggiore luminosità non doveva all’epoca apparire una sfida di semplice approccio.

La fotocamera, nata attorno al classico Tessar a quattro lenti con diaframma massimo a 3,5, aveva caratteristiche tali, in prima battuta l’assenza del telemetro, che avrebbero reso complicato l’individuazione di un’ottica con maggiore apertura per via, ad esempio, della minore iperfocale che avrebbe reso con buona probabilità meno affidabile la stima da parte dell’utilizzatore della corretta distanza di focheggiatura, soprattutto a valori di diaframma più aperto.

schema ottico a cinque lenti del Sonnar per Rollei 35S

Occorre a questo punto ricordare, brevemente, l’origine del progetto Rollei 35 che non nasce a Braunschweig, sede della Rollei Werke, ma viene acquisito con l’ingresso in azienda nel gennaio del 1965 di Heinz Waaske proveniente dalla Wirgin di Wiesbaden, produttore delle reflex 35 mm Edixa.

Waaske che ad inizio anni ’60 aveva realizzato per Wirgin la nuova Edixa 16, una interessante ed innovativa fotocamera per pellicola 16 mm, aveva anche elaborato nel 1962 un nuovo apparecchio per film 35 mm dalle dimensioni estremamente ridotte che nel prototipo, realizzato in quell’anno, era dotato di un’ottica Cassar a tre lenti prodotto dalla Steinheil di Monaco.

due esemplari di Edixa 16 a confronto con le dimensioni di un rullino 35 mm; questa fotocamera, inserita nell’ampio mondo delle sub-mini dell’epoca, ha caratteristiche interessanti sia in termini di compattezza sia di precisione ottica e meccanica portando con sé alcune caratteristiche presenti poi anche sulla Rollei 35; la Edixa 16 vanta inoltre una gamma di obiettivi di qualità con la quale poteva essere fornita

Le ragioni del mancato avvio della produzione di questo apparecchio da parte di Wirgin sono illustrate negli articoli sulle reflex di Wiesbaden e su quello dedicato alla Rollei 35.

Di fatto il progetto, proposto in quegli anni ai principali produttori di fotocamere tedesche, approdò qualche anno dopo in Rollei e con esso anche il suo ideatore.

La necessità di avviare quanto prima la produzione della nuova compatta, che vedrà la luce già nel 1966, portò i tecnici di Braunschweig ad accelerare il processo di implementazione produttiva della complessa meccanica del nuovo apparecchio, utilizzando i fornitori classici dell’epoca, in particolare la Deckel di Monaco per l’otturatore centrale Compur e la Gossen di Norimberga per l’esposimetro integrato, dotato di una cellula al CdS alimentata a batteria.

Lo schema a tre lenti del Cassar, che troviamo qualche anno dopo, più precisamente nel 1969, sui modelli Rollei B 35 e C 35 ben rappresentato dal Carl Zeiss Triotar, viene sostituito da uno Zeiss Tessar, scelta che contribuirà ad affermare la fama di qualità e precisione ottica dell’apparecchio.

La prima parte della produzione realizzata in Germania totalizza oltre trecentomila esemplari in cinque anni, un numero decisamente superiore ai volumi produttivi medi realizzati nel settore dalle aziende occidentali su apparecchi con un livello di sofisticazione meccanica elevato qual era quello della 35.

tra i primi diecimila esemplari di Rollei 35 prodotti in Germania, la fotocamera ritratta in queste foto ha la particolarità della scritta Rollei 35 spaziata e della differentemente forma della chiavetta di chiusura del fondello rispetto ai modelli successivi

La versione Made in Germany, oggi decisamente più ricercata e mediamente più costosa, è caratterizzata in primis dalla marchiatura Carl Zeiss dell’ottica, la successiva versione realizzata a Singapore ha l’obiettivo marchiato Tessar by Rollei, e per la scritta sul dorso made in Germany.

versioni del Tessar montato sulla Rollei 35: in alto quella made in Germany marchiata Carl Zeiss, In basso quello made in Singapore marchiata Tessar By Rollei privo del numero di matricola

Vi è poi un ristretto numero di modelli, i primi realizzati in oriente con utilizzo della componentistica prodotta in Germania, che hanno ancora il Tessar marchiato Carl Zeiss ma il dorso con la scritta Made in Singapore.

Quando nel 1974 vede la luce la nuova versione dotata del Sonnar Made by Rollei a cinque lenti, la produzione è ormai interamente realizzata a Singapore, ottiche comprese.

particolare della nuova Rollei 35S in finitura cromata

L’otturatore Compur, su licenza della Deckel, viene prodotto dalla Copal e le lenti realizzate dalla Rollei Optical su licenza Zeiss.

Con l’avvento della nuova versione che guadagna il suffisso S per via della nuova ottica Sonnar, la Rollei 35 dotata del tradizionale Tessar acquisisce il suffisso T.

a confronto le due versioni Tessar e Sonnar della Rollei 35 in finitura nera, made in Singapore

La Rollei 35S nelle varianti silver e black, viene prodotta esclusivamente a Singapore e rappresenta anch’essa un successo di vendite senza precedenti per la casa di Braunschweig restando in produzione, affiancata da alcune varianti in tiratura limitata, sino al 1980.

vista frontale e superiore della Rollei 35S in finitura cromata

L’avvio degli anni ’80 rappresenta per la Rollei Werke lo spartiacque tra la vecchia azienda, della quale viene dichiarato il fallimento, e la nuova e ridimensionata realtà che prosegue nella produzione di alcuni modelli della passata gestione, tra questi, le nuove versioni 35 TE ed SE dotate di esposimetro a led visibile nel mirino.

Rollei 35 TE in finitura black e Rollei 35 SE in finitura silver – notare il nuovo alloggiamento della batteria sopra la calotta accanto al pulsante di scatto con il pulsante di sblocco della chiusura dell’obiettivo spostato sotto le cellula dell’esposimetro; quest’ultimo nelle Rollei 35 TE ed SE è alimentato da una pila PX27 da 5,6 V non più in commercio sostituibile da quattro LR43 da 1,5V

estratto del libretto di istruzioni della Rollei 35 TE ed SE con le indicazioni sul funzionamento dell’esposimetro

La produzione di questi due modelli terminerà due anni dopo e con essa cesserà anche l’adozione del sistema a led che nella successiva e longeva carriera della versione dotata di ottica Sonnar cederà il passo al classico e collaudato esposimetro con la finestrella posta nella parte superiore della calotta.

Sullo sviluppo dei modelli e delle versioni rimando a quanto contenuto in questo articolo.

Il buon successo riscosso negli ultimi anni da questa compatta, divenuta oggi una fotocamera di tendenza, è certamente frutto dell’eccellente qualità dei risultati che si possono ottenere con un ingombro estremamente contenuto e con un peso che, a seconda della versione, non supera comunque i 370 grammi.

Dal punto di vista meccanico tutti le versioni soffrono più che l’invecchiamento, l’utilizzo incauto da parte di coloro che, non conoscendone alcune particolarità, forzano il pulsante di scatto, la leva di carica o il meccanismo di chiusura dell’ottica fino a rendere inservibile l’apparecchio.

È chiaro comunque che, come per tutti i congegni meccanici di precisione, il lungo inutilizzo o semplicemente il trascorrere del tempo, determinano la necessità di una revisione per garantirne la piena efficienza.

Un punto debole, sempre in riferimento all’utilizzo improprio, è la rottura di uno degli ingranaggi della ricarica, realizzato in ottone sulle prime versioni made in Germany e sulle più recenti made in Singapore ma purtroppo prodotto in plastica per la più ampia fascia centrale di modelli.

La fotocamera non dispone di un sistema di blocco ausiliario del meccanismo dopo la ricarica e l’insistere nel cercare di azionare la leva di avanzamento ad otturatore armato può provocare la rottura del delicato ingranaggio in plastica che oggi è praticamente impossibile reperire come ricambio.

esempio dell’ingranaggio di ricarica rotto a seguito di forzatura e riparato con l’ausilio di una speciale resina da utilizzare a freddo con uno stampo in silicone appositamente predisposto; le nuove resine in commercio offrono una buona resistenza meccanica e consentono di recuperare pezzi danneggiati i cui ricambi sono ormai introvabili

Benché molti siano contrari a leggere i libretti di istruzione, per non dare soddisfazione a coloro che li hanno scritti, è prudente prima di acquistare e prima di utilizzare questa fotocamera, leggere con attenzione, le parti relative alle procedure di utilizzo.

stralcio del libretto di istruzioni della prima versione della Rollei 35 con l’illustrazione delle parti e la pagina dedicata alle operazioni di scatto che descrive il delicato sistema di apertura e chiusura dell’ottica

Una lettura preventiva favorisce inoltre l’individuazione di possibili comportamenti anomali dell’esemplare che vogliamo acquistare, comportamenti che spesso sottendono guasti, piuttosto che aiuta nello scongiurare problemi poi nel successivo utilizzo della macchina.

Veniamo ora al tema, più sensibile, rappresentato dalla scelta del tipo di ottica.

Potremmo disquisire per pagine intere sulle caratteristiche del Tessar o del Sonnar per Rollei 35 senza arrivare ad una vera conclusione.

I due obiettivi realizzati a Singapore e marchiati By Rollei o, per il solo Tessar, realizzato in Germania e marchiato Carl Zeiss, hanno uno standard qualitativo di assoluto rilievo e la Rollei Werke stessa indisse nel 1974 un concorso tra gli utilizzatori volto a dimostrare l’assoluta parità qualitativa della produzione ottica orientale rispetto a quella occidentale.

Se quindi non godete particolarmente nel tenere tra le mani un esemplare made in Germany, sappiate che vi è una parità tra le caratteristiche ottiche e anche meccaniche degli esemplari provenienti dai due siti produttivi.

Una questione più sottile è rappresentata dalle possibili differenze di gusto nell’utilizzo del Tessar piuttosto che del Sonnar.

Il primo, di norma più inciso e con resa di maggiore contrasto, il secondo con una più ampia riproduzione di toni intermedi ed una maggiore, sebbene limitata ad un solo valore di diaframma, luminosità.

Milano, Naviglio Grande al confluire con la Darsena – Rollei 35 made in Germany matricola 3009xxx dotata di Carl Zeiss Tessar – Ilford FP4 sviluppata con Rollei Supergrain

Perugia, Rollei 35 Germany, Ilford FP4 sviluppata con Ilfosol 3

Non vi sono, almeno sulla base della mia esperienza, ulteriori aspetti da prendere in considerazione essendo peraltro ben compensato dall’ottica, anche sul più luminoso Sonnar, il possibile errore di messa a fuoco a stima.

Una delle questioni, sfatate poi dall’utilizzo, è proprio quella della mancanza di un sistema a supporto della misurazione della distanza del soggetto che in questo caso trova rimedio nella possibilità di giocare sull’iperfocale di entrambe le ottiche basandosi, durante l’utilizzo, su quanto indicato nella scala metrica presente sulle ghiere degli obiettivi.

Anche in questo caso aiuta una rapida scorsa al manuale di istruzioni, facilmente reperibile in rete di cui qui sotto riporto per comodità un ulteriore stralcio.

Peraltro, viste le ridotte dimensioni dell’apparecchio, anche ammesso si fosse trovato spazio per il collocamento di un telemetro, la base sarebbe stata talmente ridotta da rendere questo accessorio non sempre utile.

Un ulteriore aspetto da considerare risiede nel fatto che il risultato finale, in particolare se si utilizza film bianco e nero, è determinato oltre che dalle caratteristiche dell’ottica, della pellicola, dallo sviluppo oltre che, chiaramente, dalle condizioni di ripresa.

Qualsiasi valutazione sulle differenze tra un obiettivo ed un altro andrebbero dunque effettuate a parità di soggetto, esposizione, tipo di pellicola e trattamento.

Il resto è, a mio giudizio, rappresentato da valutazioni soggettive.

Personalmente, ad esempio, pur disponendo di Rollei 35 in differenti versioni in termini di modelli e di ottiche, prediligo quella con il Sonnar che da qualche tempo porto sempre con me, spesso con due esemplari caricati con differenti tipologie di pellicola.

Parigi, Museo del Louvre – Rollei 35S – Ilford HP5 sviluppata con Bellini Hydrofen – anche a diaframma aperto in scarsa condizione di illuminazione, la messa a fuoco risulta precisa dopo un po’ di pratica nell’utilizzo della fotocamera

Parigi, metropolitana – Rollei 35S – Ilford HP5 sviluppata con Bellini Hydrofen – la buona presa pur in relazione alle limitate dimensioni dell’apparecchio, consente di scattare anche con tempi di posa molto lenti ottenendo effetti interessanti

Parigi, Place Sainte Geneviève – Rollei 35S – Ilford HP5 sviluppata con Bellini Hydrofen – una foto scattata a mano libera all’imbrunire con un tempo di 1/4 di secondo e diaframma 2.8

Parigi, metropolitana di Place de la Concorde – Rollei 35S – Ilford FP4 sviluppata con Rollei Supergrain – cambio di pellicola, tipo di sviluppo e condizioni di ripresa ed ecco che il Sonnar mette in risalto un interessante contrasto a riprova della grande versatilità di quest’ottica

Alta Val Formazza, Val Toggia – Rollei 35S – Rollei RPX100 sviluppata con Rollei Supergrain – in questo caso ed in tutt’altra ambientazione, apprezzo la capacità di riproduzione dei mezzi toni oltre che la comodità di portare con sé in montagna questa fotocamera

Alta Val Formazza, Val Toggia, Passo San Giacomo – Rollei 35S – Rollei RPX100 sviluppata con Rollei Supergrain – ecco ritornare un contrasto interessante aiutato dall’utilizzo di un filtro arancione

Milano zona Garibaldi – Rollei 35S – Ilford FP4 sviluppata con Ilfotec LC29 – interessante l’assenza di distorsione di questa ottica anche in condizioni di ripresa di questo genere dov’è vi è un intersecarsi di linee orizzontali e verticali

Questa carrellata di immagini, volutamente composta da differenti situazioni di ripresa, diverse pellicole e sviluppi, mette in evidenza, dal mio punto di vista, la versatilità e le eccellenti caratteristiche del Sonnar della 35S.

Ma, come accennavo sopra, la mia passione per quest’ottica rappresenta una questione di gusto soggettivo che nulla toglie alle buone prerogative della versione con Tessar.

Un’ultima considerazione, in chiusura, sulla spesso discussa questione dell’utilizzo e dell’affidabilità dell’esposimetro incorporato ed accoppiato.

Mi capita spesso di leggere, in ambiti che trattano il tema, del tormentone relativo all’affidabilità della lettura esposimetrica, del tipo di batterie da utilizzare o del proliferare di piccoli accessori o accorgimenti per limitare il consumo di pile o rendere più accurata la lettura.

Partiamo dal presupposto che sulla Rollei 35 la cellula dell’esposimetro è posta, alla bruta, dietro alla calotta e schermata da un semplice foro protetto da una plastica trasparente.

Ora capirete bene che un siffatto sistema genera imbarazzo se già dovessimo descrivere il tipo di lettura che non può definirsi né media né semi-spot o spot per via della totale mancanza di qualsivoglia sistema ottico che convogli la luce alla cellula.

Nonostante ciò, se l’esposimetro è stato opportunamente tarato per l’utilizzo di batterie da 1,5V, originariamente nasce per quella con tensione da 1,35V, i valori forniti sono abbastanza indicativi per impostare una corretta esposizione.

In alternativa alla taratura è possibile utilizzare un adattatore MR-9 viste le dimensioni generose del vano batteria.

dal libretto di istruzioni della Rollei 35, schema di funzionamento dell’esposimetro

Circa gli accessori, noto la tendenza ad applicare delle antine copri cellula per limitare il consumo di batteria, visto che alla luce l’esposimetro effettua in continuo la lettura.

Personalmente reputo molto più pratico e sicuro riporre la macchina nella sua custodia, meglio se si riesce a recuperare la più rara in cuoio, dotata anche di tracolla, in luogo di quella classica in finta pelle con la cerniera e il laccetto da polso.

custodia in cuoio originale che oltre a garantire una miglior protezione, consente un rapido accesso alla fotocamera e anche una presa decisamente più comoda – nella foto una Rollei 35 dotata del raro S-Xenar prodotto da Schneider

Una modifica tanto utile quanto deturpante per la calotta, è l’applicazione di un pulsante per il test delle batterie, che suggerisco comunque di effettuare con un piccolo tester quando si è in procinto di utilizzare la fotocamera, prima di inserire la pellicola, o comunque periodicamente quando è possibile accedere al vano batterie.

Mentre nelle vecchie pile al mercurio la caduta della tensione è repentina, nelle moderne batterie è graduale e, se non intercettata, rischia di falsare i dati di lettura dell’esposimetro che non è dotato di alcun sistema di protezione da questo tipo di inconveniente.

Di contro, il vantaggio della semplicità dello schema elettrico dell’esposimetro, dotato comunque di ben due trimmer di taratura, sta nel fatto che sia quasi sempre riparabile in caso di malfunzionamento.

La Rollei 35, a prescindere dal modello e versione, ha il grande pregio di poter essere utilizzata con grande soddisfazione anche da coloro che si avvicinano al mondo della fotografia analogica e posseggono anche solo le nozioni base di utilizzo di un apparecchio manuale.

Ed è probabilmente anche questa una caratteristiche che contribuisce oggi all’attenzione ed all’entusiasmo che gravitano attorno a questa piccola, grande Rollei.

Max Terzi

maxterzi64@gmail.com

Parigi, Museo del Louvre – Rollei 35S – Kentmere 400 sviluppata con Bellini Hydrofen – ripresa appoggiando la fotocamera sulla balaustra della scala – tempo di ripresa 1/2 secondo, diaframma 2.8

Monte Sant’Angelo (FG), ingresso alla grotta di San Michele – Rollei 35S, Kodak XX250 sviluppata con Kodak D76

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4 Comments

  1. ITALO MARCO FAIN BINDA Reply

    La mancanza del telemetro in una macchina non proprio per fotografi della domenica mi lascia alquanto perplesso.

  2. Massimiliano Terzi Post author Reply

    Il progetto della Rollei 35 era all’epoca dedicato proprio a fotografi inesperti ed anche il target di prezzo era stato tenuto volutamente basso per incentivare l’acquisto della macchina da parte di coloro che si avvicinavano al mondo della fotografia e non volevano o non potevano acquistare una reflex. Il tutto sviluppato con la filosofia Rollei della grande precisione meccanica e ottica. Il fatto che non ci fosse il telemetro, al di là della possibilità di farcelo stare o meno, non era considerata una grave mancanza. Curioso invece pensare come oggi questa fotocamera sia apprezzata proprio per le prerogative di utilizzo più evoluto. A differenza della successiva generazione di point and shot la Rollei 35 resta una macchina manuale dove è necessario saper impostare i valori di esposizione, aiutati o meno dall’esposimetro e , perché no, saper valutare a occhio la distanza di messa a fuoco

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