Revue Auto-reflex, una tedesca made in Japan

Se osserviamo l’andamento produttivo dell’industria fotografica tedesca negli anni ’60 in relazione a quello della commercializzazione dei prodotti legati al settore da parte di alcune grandi catene distributive operanti in Germania, ne ricaviamo un quadro contraddittorio che vede da un lato un sensibile calo dei volumi produttivi che porta ad una progressiva uscita dal mercato di alcuni operatori storici e dall’altro un forte sviluppo dei volumi di vendita in buona parte basato su marchi esteri, orientali o sovietici.

estratto dal catalogo Foto Quelle di Settembre 1966 – nel grafico è riportata la crescita del fatturato dell’azienda di Norimberga dalla data della costituzione nel 1957 fino al 1965 – il valore attualizzato di 70 milioni di marchi nel 1965 ammonta oggi ad oltre 130 milioni di Euro il che spiega il potere contrattuale che l’azienda aveva nei confronti dei produttori di materiale fotografico

Questa particolarità apre una diversa luce su un fenomeno poco considerato nella retorica descrittiva della crisi delle aziende tedesche del settore di quegli anni spesso legata al consolidarsi della presenza della concorrenza nipponica caratterizzata da una più allettante politica dei prezzi e dalla maggiore innovazione dei prodotti.

Della catena tedesca di vendita per corrispondenza Foto Quelle, distributore del marchio Revue, ho già fatto cenno nell’articolo sui primi sistemi autofocus degli anni ’80.

Nata nel 1957 dal colosso di Norimberga Quelle, la divisione di vendita di prodotti foto-cine mette a segno uno sviluppo nel successivo ventennio che la porta ad essere il maggior distributore mondiale di prodotti del settore anche grazie ad una rete fisica di negozi a proprio brand affiancata al tradizionale canale di vendita per corrispondenza, catena che si sviluppa in Europa nello stesso periodo.

Foto Quelle non distribuisce di norma, sin dalla sua nascita, fotocamere ed ottiche di produzione tedesca, questo da un lato per l’avversione che molti produttori blasonati avevano nei confronti del sistema di vendita per corrispondenza, produttori peraltro che mai avrebbero permesso che i propri marchi venissero sostituiti dalla scritta Revue.

Dall’altro per le condizioni economiche di maggior favore che alcuni marchi esteri applicavano alla catena distributiva di Norimberga abituati a cedere, in cambio di un congruo quantitativo negoziato, sia sul marchio sia sul prezzo.

estratto dal catalogo Foto Quelle di Settembre 1966, nella descrizione della propria organizzazione l’azienda vantava severi controlli su ottiche e fotocamere prima della commercializzazione – l’ultima immagine a destra mostra il reparto stampa a colori offerto nell’ambito del servizio di sviluppo per corrispondenza; Foto Quelle diverrà anche in Italia famosa per la rete di negozi con i mini lab sviluppatasi a partire dagli anni ’80

Se quindi si celebra spesso l’avvio degli anni ’70 come l’inizio del grande abbandono del mercato, per necessità o per scelta, da parte di molti produttori tedeschi del settore, difficilmente si cita il grande fiorire dell’importazione in Germania del materiale estero opportunamente ribrandizzato con termini teutonici che precedette la debacle.

Fa eccezione in questo panorama la vendita di pellicole da parte di Foto Quelle che seguirà sempre un diverso profilo con produttori quali Agfa o Perutz, anche in questo caso, ribattezzati Revue.

L’esemplare di Auto-reflex oggetto di questo articolo è una delle testimonianze della politica sopra descritta con la particolarità di essere stata commercializzata a marchio Revue già nei primi anni di produzione da parte di Konica a differenza di altri casi nei quali, la catena tedesca di vendita per corrispondenza, acquistava lotti di materiale alle soglie del termine del ciclo produttivo agevolandosi con una migliore politica di acquisto che consentiva poi una altrettanto conveniente politica di prezzo per gli acquirenti.

Revue Auto-reflex commercializzata dal 1966 da Foto Quelle e prodotta dal 1965 da Konica in Giappone

È il caso, ad esempio, della Revue V6 vista nella seconda parte dell’articolo sugli esposimetri clip on.

Revue V6 omologa del modello Petri V6 commercializzata da Foto Quelle dal 1970 grossomodo sul finire della produzione del modello da parte di Petri; interessante notare come sulla Revue Auto-reflex scompaia il brand Konica mentre sulla Petri V6 rimane sul prisma il logo del produttore

La collaborazione tra Foto Quelle e la giapponese Konishiroku, produttore delle fotocamere Konica, era invero iniziata già nei primi anni ’60 con la commercializzazione del modello FS sotto il marchio Revue SR.

La Konica FS, evoluzione del primo modello F, appartiene alla serie di fotocamere sviluppate in Giappone sulla base dell’otturatore metallico Copal Square.

Konica FS ribrandizzata Revue e distribuita da Foto Quelle come Revue SR; la sigla FS verrà poi utilizzata da Konica alla soglia degli anni ’80 per la FS-1 prima reflex 35 mm a perdere la leva di ricarica a favore dell’avanzamento motorizzato

Qualche anno prima Konica aveva iniziato lo sviluppo di un nuovo otturatore a scorrimento verticale denominato Hi-Synchro e montato sul prototipo KonicaFlex e nella Konica F presentata nel febbraio 1960.

Gli ulteriori ed ingenti investimenti necessari per il perfezionamento di questo otturatore, il cui sviluppo era durato ben sette anni, spinsero Konica qualche tempo prima ad una joint venture con Mamiya e Copal al fine di realizzarne un’evoluzione che sarebbe poi divenuta la base sulla quale sviluppare i successivi modelli commercializzati dalle due case.

Nasce così il Copal Square la cui prima versione viene montata già nel 1961 sulla Konica FS e che verrà poi adottato, anche da Nikon e Ricoh.

Queste ultime due utilizzeranno la struttura della Mamiya Prismat NP 35 rispettivamente per la Nikkorex F e per la Singlex.

Di contro Mamiya sulla Prismat non monterà il Copal Square. Su questo particolare ritornerò su uno dei prossimi articoli.

Questa iniziativa ha un valore storico nel panorama delle aziende giapponesi del settore perché rappresenta il primo tentativo di sviluppare una base tecnologica comune per finanziare lo sviluppo e abbattere i costi di produzione.

Va inoltre osservato che il Giappone divenne leader nella progettazione e produzione di otturatori metallici a scorrimento verticale, standard che dagli anni ’70 in poi verrà adottato su pressoché tutti i modelli prodotti.

Revue SR a dorso aperto; come si può notare l’otturatore è identico al Copal Square montato sulla Nikkorex F o sulla Ricoh Singlex

Nel 1965 Konica, la cui ragione sociale era all’epoca Konishiroku Photo Industry, presenta un nuovo modello di reflex 35 dotato di un sistema esposimetrico automatico a priorità di tempi con cellula esterna basato su un nuovo otturatore sempre di progettazione e realizzazione Copal denominato Square S.

La Auto-Reflex o Autorex per il mercato interno giapponese, contrariamente a quanto viene di norma ad essa attribuito, non è la prima reflex con otturatore sul piano focale dotata di automatismo di esposizione. Il primato spetta infatti alla sovietica Kiev 10 presentata nel 1964 alla quale ho recentemente dedicato questo articolo.

La nuova fotocamera è accompagnata da altre interessanti novità quali, ad esempio, la possibilità di effettuare scatti nel doppio formato 18×24 o 24×36 sullo stesso rullino commutando semplicemente, con alcuni accorgimenti, l’apposito selettore.

Sulla Auto-Reflex viene inoltre introdotta una nuova baionetta denominata AR con comando del diaframma automatico, baionetta che accompagnerà tutti i successivi modelli Konica.

Il nuovo apparecchio compare già nel 1966 sui cataloghi Foto Quelle come Revue Auto-Reflex con una destinazione prevalente al mercato interno come testimoniato dalle scritte in lingua tedesca che sostituiscono le indicazioni in inglese presenti sul modello originale.

estratto dal catalogo Foto Quelle di Settembre 1966 con le pagine descrittive del repertorio Konica per le cui fotocamere veniva distribuito un più limitato numero di ottiche rispetto a quelle a catalogo del produttore giapponese; della Auto-reflex era disponibile anche il modello P senza esposimetro rimarchiato Revue SP

Nella foto sopra è curioso osservare come per la Revue Auto-reflex fu messo in catalogo un aggiuntivo tele, ved. riferimento numero 3, costituito da un cannocchiale a prismi del tutto simile allo Zeiss 8×30 a corredo di Contaflex e Contarex.

Che io abbia avuto modo di verificare sulla letteratura Konica dell’epoca, tale accessorio non fu mai disponibile per la Auto-reflex originale.

Vediamo alcuni dettagli della fotocamera a marchio Revue.

Le scritte on, off e check, poste accanto al selettore di accensione dell’esposimetro, vengono sostituite da an, aus e test. Le descrizioni del formato selezionato passano da half e full a 18×24 e 24×36. Scompare la dicitura override sul cursore di sblocco del selettore dei tempi oltre il termine della gamma di lettura dell’esposimetro.

vista posteriore della Revue Auto-reflex dalla quale è possibile visualizzare il selettore dei comandi dell’esposimetro con le scritte in tedesco; notare che il marchio Konica rimane sulla slitta porta accessori removibile ed assicurata al mirino

particolare della ghiera dei tempi senza la scritta override come sulla versione a marchio Konica; sempre sulla ghiera si può notare la cellula esterna dell’esposimetro

La Auto-Reflex, per quanto innovativa, nasce con un vizio di fondo ovvero la presenza della cellula esterna dell’esposimetro in un’epoca di avvio della diffusione dei sistemi TTL.

Le ragioni di questa scelta potrebbero dipendere da una serie di fattori legati alla maggiore semplificazione del sistema non TTL piuttosto che dal fatto che i primi esposimetri con lettura attraverso l’obiettivo erano stati presentati solo uno/due anni prima.

Occorre inoltre considerare che il mondo dei produttori giapponesi osservava cosa accadeva in Germania e Leitz nel 1964 aveva presentato la prima Leicaflex con cellula di lettura esterna posizionata sul frontale del prisma.

estratto dal manuale di istruzioni del modello originale Konica dal quale è possibile rilevare la descrizione dei comandi e la presenza della scritta override sul selettore dei tempi

Viene quindi sostituita già nel 1968 dalla versione T, prima reflex 35 mm con lettura TTL con otturatore sul piano focale ad adottare l’automatismo di esposizione.

Konica Autoreflex T seconda versione con l’Hexanon 57 mm 1,7 godronato prima serie

Il nuovo modello ha una impostazione dei comandi completamente diversa con la ghiera dei tempi spostata dalla parte frontale a quella superiore della calotta. Perde la possibilità di selezionare il doppio formato di ripresa che rimane quindi una prerogativa solo della prima Auto-Reflex.

Anche le ottiche subiscono una variazione nell’innesto che ha ora una tacca di riscontro per comunicare al corpo macchina l’apertura massima dell’obiettivo. Disponendo infatti di un sistema di lettura TTL questo accorgimento, assente sugli obiettivi della prima Auto-reflex, diviene indispensabile.

Occorre quindi tenere conto che gli obiettivi della prima serie non sono compatibili con i successivi modelli dalla T in poi, mentre le ottiche più recenti sono utilizzabili anche sulla Auto-reflex.

Nella T, infine, la scritta Autoreflex è senza trattino come sui modelli successivi.

Di questa fotocamera, come per la Auto-Reflex P senza esposimetro, vengono commercializzate le relative versioni a marchio Revue contrassegnate rispettivamente dalle sigle TTL ed SP.

estratto dal catalogo Foto Quelle del 1969 con la Revue SP ed Autoreflex TTL

Le ottiche distribuite da Revue non hanno la scritta Konica e hanno tutte le messa a fuoco in metri. Curioso notare come sull’esemplare di Revue Autoreflex fotografato nell’articolo il termine meter sul barilotto dell’ottica è scritto in francese métre.

particolare del prisma e dell’anello dei diaframmi della Revue Auto-reflex; la fotocamera per funzionare in automatico necessita che il valore di apertura sia impostato nella posizione EE contrassegnata in giallo

Il sodalizio tra la casa di distribuzione tedesca Foto Quelle e Konishiroku, relativamente alla commercializzazione di fotocamere reflex 35, si interrompe successivamente all’uscita di questi modelli.

Esiste una sensibile differenza nelle quotazioni del marcato dell’usato tra la prima Auto-reflex ed il successivo modello Autoreflex T. Questa differenza si riflette anche nelle versioni a marchio Revue.

La Auto-reflex che è piuttosto difficile trovare sul mercato occidentale ed ancor più difficile con l’esposimetro correttamente funzionante, ha raggiunto oggi quotazioni che oscillano, a seconda delle condizioni, tra i 250 e i 400 euro per corpo ed obiettivo standard 52 mm 1.8.

Quasi esclusivamente presente in Giappone è il modello P comunque piuttosto difficile da trovare anche da quelle parti, soprattutto con il raro l’esposimetro clip on dedicato la cui forma ricorda quello della Olympus Pen.

estratto dal manuale di istruzioni della Konica Auto-reflex P con la descrizione dell’esposimetro clip on

Molto più comuni sono i successivi modelli T e T3 nelle rispettive due versioni, T4 e TC quest’ultimo che traghetta la fortunata serie sino agli anni ’80.

Konica Autoreflex T3 secondo tipo con il più anziano Hexanon 57 mm 1.4 godronato seconda versione

Caratteristica comune a tutte le serie è il possibile malfunzionamento del sistema esposimetro e otturatore soprattutto nella parte di azionamento del comando di selezione del diaframma in modalità automatica responsabile dell’inceppamento del corretto ciclo di scatto.

Si tratta per lo più di un difetto legato alla mancanza di adeguata manutenzione o alle cattive condizioni di conservazione dell’apparecchio nel tempo. i due fattori determinano in generale una scarsa valutazione economica dei corpi macchina, ormai acquistabili a qualche decina di euro.

Una eventuale revisione o riparazione è di norma antieconomica, ammesso che si trovi, anche in questo caso, un laboratorio che abbia tempo e modo di dedicarcisi.

Questo limite è un vero peccato perché la qualità delle ottiche Konica Hexanon, anche nelle prime versioni godronate, è assolutamente eccellente ed il loro costo abbastanza abbordabile almeno nelle versioni standard.

Salerno lungomare nei pressi dello stadio Arechi – Konica Autoreflex T con Hexanon 57 mm 1,4 prima versione; Ilford HP5 sviluppata con Rollei Supergrain

Sotto il profilo dell’utilizzo pratico ho un’esperienza limitata ai primi tre modelli, sino alla T3, e devo dire che prediligo su tutte l’Autoreflex T per robustezza e precisione.

La Auto-reflex è invece estremamente affascinante per le forme e la funzione di doppio formato. Richiede tuttavia un investimento maggiore che deve essere accompagnato dalla buona probabilità che l’esemplare sia effettivamente in buone condizioni d’uso e perfettamente funzionante.

Revue Auto-reflex: il selettore del mezzo formato chiude con due antine la finestra di ripresa e riduce il passo di trasporto del film in fase di ricarica. Nel mirino della fotocamera sono sempre visibili i riscontri attraverso due incisioni sul vetro smerigliato. la commutazione a 18×24 fa poi comparire due indicatori a freccia sopra le incisioni

estratto dal manuale della Konica Auto-reflex con le indicazioni del mirino

Differentemente da quanto si possa immaginare, l’esposimetro esterno fornisce valori affidabili e nel normale uso della macchina non comporta particolari accorgimenti se non quello di evitare, soprattutto durante la messa a fuoco, di oscurare con la mano destra la cellula. È quindi buona norma impugnare la fotocamera con questa mano e focheggiare con la sinistra.

Sul piano pratico la possibilità di selezionare il doppio formato ha una buona rilevanza se, usciti con un solo rullo in macchina, ci si accorge di aver necessità di disporre di una maggiore riserva di scatti rispetto a quelli residui in formato completo 24×36.

Basta quindi selezionare il mezzo formato e la macchina raddoppierà il numero di fotogrammi ancora disponibili.

Rispetto a fotocamere half frame più recenti, da ultimo anche la Pentax 17 appena uscita, la Auto-reflex ha dimensioni del mezzo formato di 18×24 mm che nasce all’epoca da un’ispirazione prettamente cinematografica, in periodo nel quale non vi era la necessità di scansionare o stampare con mini-lab automatici le foto.

L’esigenza di far stare due scatti nel formato 24×36, comprendendo anche lo spazio centrale di separazione, ha fatto si che nel più recente passato il mezzo formato sia stato ridotto a 17×24 mm come ad esempio sulla Yashica Samurai.

Se utilizzando la nuova Pentax 17 vi ritroverete quindi nelle inquadrature verticali del vostro smartphone, l’uso della Auto-reflex con il mezzo formato, visto anche il peso di macchina e obiettivo, vi consentirà di avere un’esperienza più vicina a quella di un’intera cabina telefonica.

Max Terzi

maxterzi64@gmail.com

Napoli periferia nord, dalla linea ferroviaria per Roma, Konica Autoreflex T, Hexanon 57 mm 1,4 prima versione, scatto a 1/1000 di secondo; Ilford HP5 sviluppata con Rollei Supergrain – la precisione di questo otturatore, nonostante gli anni trascorsi, è ben testimoniata dall’uniformità di esposizione anche con tempi veloci

Revue Auto-reflex con Hexanon 52 mm 1,8 – ritratto; Kentmere 100 sviluppata con Rollei Supergrain

Revue Auto-reflex con Hexanon 52 mm 1,8 – Torino Stazione di Porta Susa; Kentmere 100 sviluppata con Rollei Supergrain

Revue Auto-reflex con Hexanon 52 mm 1,8 – Torino Piazza Solferino; Kentmere 100 sviluppata con Rollei Supergrain

copertina del catalogo Foto Quelle di Settembre 1966

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