Quer pasticciaccio brutto de Via Sistina

Devo francamente dire di non essere mai riuscito, sebbene ci abbia più volte provato, a leggere fino in fondo il romanzo di Carlo Emilio Gadda dal quale ho tratto spunto per il titolo di questa breve storia.

Un giallo scritto da un milanese che già dal titolo tradisce la diversa ambientazione e l’inflessine dialettale.

Per di più senza un finale.

Cosa accomuna questo libro alla storia dell’importatore italiano Nikon, attivo dalla metà degli anni ’60 per i successivi vent’anni?

Non molto devo dire se non la città e la relativa vicinanza di Via Merulana 219, scena del romanzo di Gadda, ad una delle due sedi, quella del centro assistenza COFAS che era in Via Sistina 48.

La direzione e il magazzino della COFAS erano invece in Via Alfredo Fusco 43 in zona Balduina che, senza nulla togliere alla periferia di Roma, appare meno ammantata di fascino rispetto alla più centrale via dove ha sede l’omonimo Teatro, motivo questo per il quale non l’ho citata nel titolo.

Benché quanto narrato nelle righe seguenti si svolga di fatto in via Fusco.

La Commercio Ottico Fotografico Articoli Scientifici, meglio nota come COFAS, venne costituita nel 1965 e rimase in attività fino la 1984, seguita da Konos che nel 1990 cedette a Fowa la rappresentanza dei prodotti Nikon in Italia che viene così completamente riorganizzata tramite la Nital, azienda tutt’ora attiva.

Al pari della complessa e oscura vicenda narrata nel romanzo, ricordo gli anni ’80 come un periodo di grande tribolazione per la distribuzione italiana di prodotti Nikon con un periodo di assenza, reale o percepita non vi so dire, di un importatore ufficiale, assenza che sviluppò importazioni parallele soprattutto da parte di negozianti di una certa rilevanza, in special modo per i modelli manual focus che all’epoca avevano ancora più che un buon risultato di vendite.

Se a Milano nel 1990 volevi acquistare ad esempio una Nikon FM2 nuova, cosa della quale ebbi esperienza diretta, la trovavi di importazione tedesca, garantita dal rivenditore ad un costo che poteva superare il milione di lire.

Un altro aspetto particolare della seconda metà degli anni ’80 è il catalogo generale dei prodotti Nikon che era edito in Italia dalla svizzera Nikon AG di Küsnacht, cittadina nei pressi di Zurigo, e venduto per ben venticinquemilalire.

Perché mai un marchio come Nikon, che aveva in Italia un grande successo commerciale, potesse essere per anni rappresentato da importatori, almeno all’apparenza, un po’ scombiccherati è per me, al pari del romanzo di Gadda, una questione intricata e senza un finale.

O almeno senza un finale che consenta di ricavare una spiegazione dei fatti.

Ad acuire questa mia percezione vi è un pezzo della mia raccolta, risalente all’epoca COFAS, che ho in questi giorni rimesso in funzione complici gli interessanti articoli di Marco sulla Nikon F2.

Non ho mai considerato le fotocamere e le ottiche Nikon come oggetti da collezionare e di conseguenza non ho molto materiale se non quello legato ai corpi e agli obiettivi che da sempre uso o che da sempre avrei voluto possedere.

Non ho mai cercato quindi esemplari necessariamente belli o completi salvo qualche eccezione.

Tra queste annovero l’esemplare di una Nikon F2AS in condizioni molto buone, completa di scatola, istruzioni e garanzie COFAS con scadenza nel giugno del 1981.

Il che fa supporre che la macchina fosse stata messa in commercio a metà del 1980.

Quando la comprai qualche anno fa non feci caso che la scatola era di una F2A, quella con il Photomic DP-11 per intenderci.

corpo con Photomic DP-12 con scatola per Photomic DP-11

Riesaminata con attenzione tempo dopo, una Zeiss Ikon o una Voigtländer con imballo non corrispondente al modello mi sarebbe invece balzata subito all’occhio, ne emersa una interessante questione.

Premetto, giusto per inquadrare temporalmente il materiale, che i mirini DP-11 e DP-12 uscirono entrambi nel 1977 a seguito della presentazione delle nuove ottiche AI ed erano di fatto i rispettivi sostituti del DP-1, Photomic con il quale venne presentata la Nikon F2 anni prima, e del DP-3, uscito nel 1976.

La differenza sostanziale era il diverso indicatore dell’esposimetro, ad ago nel DP-11 e a led nel DP-12 mentre entrambi montavano il nuovo fotodiodo introdotto un anno prima con il DP-3.

Il mio esemplare di Nikon F2 ha la scatola con la scritta Photomic A con matricola corrispondente al corpo macchina, ma è corredata da un Photomic DP-12 che qualifica il modello AS.

matricola del corpo corrispondente sia sulla scatola sia sulla garanzia

La matricola del mirino riportata sull’imballo è infatti diversa e decisamente inferiore a quella del DP-12 in dotazione, 389320 contro 837214.

Ammesso che l’ordine delle matricole progressivo rappresenti la minore anzianità del DP-12, lo scambio dei mirino potrebbe essere tranquillamente stato fatto dal primo acquirente che aveva preferito il mirino a LED acquistandolo successivamente.

In questo caso tuttavia la presenza di tutta la documentazione a corredo della fotocamera, consente di verificare l’esatta origine dello scambio di mirini, effettuata direttamente in COFAS per soddisfare con molta probabilità una richiesta specifica o accrocchiando materiale spaiato rimasto in magazzino.

Il numero di serie sui certificati di garanzia è infatti consecutivo e i numeri di matricola corrispondenti, sebbene per il Photomic DP- 12 la matricola riportata sul certificato sia 837212 a fronte di quella riportato sul mirino che è 837214.

Così, giusto per aumentare l’entropia.

Sul certificato di garanzia del corpo macchina è inoltre indicato il modello in F2 Photomic AS.

i certificati di garanzia sono in sequenza: 67856 per il DP-12 e 67857 per il corpo macchina
il numero di matricola del Photomic non corrisponde per soli due numeri

Sull’imballo della fotocamera è segnato a penna AS vicino al numero di matricola così da arronzare anche l’indicazione del modello.

sigla AS segnata a penna

Ciò che invece non è noto è dove sia stata venduta la macchina poiché né tra la documentazione né sulle garanzie vi è traccia del riveditore o dell’acquirente.

Niente di più facile che la fotocamera sia rimasta in qualche fondo di magazzino per anni, questo anche in relazione allo stato di conservazione e alla presenza del foglietto di plastica a protezione delle tendine, entrambi fattori che, sebbene con un diverso significato, indicano un ridottissimo utilizzo di questo esemplare.

ancora presente il foglietto originale di acetato

Dopo averla tenuta in vetrina per qualche tempo, mi sono deciso giusto tre anni fa a scattare almeno un rullino del quale condivido, come ormai d’abitudine, una immagine ripresa ai mercatini di Natale di Piazza del Duomo a Milano.

Inutile dire che la macchina, nonostante gli anni di inattività, fosse all’epoca in perfetta efficienza, caratteristica tipica di queste robuste ed affidabili reflex Nikon.

Massimiliano Terzi
maxterzi64@gmail.com

Nikon F2AS, Nikkor AI 135mm 2.8, Rollei Superpan 200, sviluppo con Rollei Supergrain

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