Non siamo più abituati, almeno da un paio di decenni, a condividere i nostri scatti proiettandoli.

Almeno questa è la mia percezione dipendente probabilmente dal fatto che all’epoca delle diapositive questo era il principale se non l’unico metodo di condivisione.

Mentre oggi i sistemi sono in realtà molteplici.

Il tramonto di questa modalità, al quale dedicai qualche anno fa questo articolo, ha fatto sparire dall’uso frequente, proiettori e pellicole invertibili, I primi ormai svenduti a qualche decina di euro anche per modelli che un tempo raggiungevano cifre sensibili, le seconde aumentate notevolmente di prezzo anche in ragione della limitata domanda rispetto al resto del materiale sensibile.

La diapositiva, tuttavia, non è solo sinonimo di proiezione.

Questo materiale dalla grana praticamente inesistente e dalla forte saturazione dei colori resta l’unica soluzione, ad esempio, per coloro che pratichino ancora la fotografia stereo o che vogliano realizzare scatti dalle particolari caratteristiche impensabili da ottenere con un film negativo a colori.

Tralascio di citare l’Agafa Scala per DIA in bianco e nero che rimpiango ancora.

All’inizio degli anni ’80, quando iniziai a fotografare, le diapositive erano il sistema più economico per scattare a colori nonché l’unico accettato, per coloro che svolgevano attività professionali, nell’ambito, ad esempio, dell’editoria.

Il limite era ed è tutt’ora rappresentato dal fatto che soprattutto per i formati su pellicola 35 mm vi era la necessità di disporre di visori o proiettori per poter vedere in maggiore proporzione le immagini rispetto agli originali realizzati.

Accanto, quindi, a più sofisticati apparecchi di proiezione, pensiamo solo al sistema multivision realizzato con i Kodal Carousel, o ai proiettori per medio formato come il Rollei P11 con i suoi derivati o al più recente Hasselblad PCP80, presero piede dispositivi più semplici e trasportabili che potevano alla bisogna essere utilizzati senza necessariamente allestire un vero e proprio ambiente di proiezione.

Il primo ad inaugurare la generazione di apparecchi portatili fu con buona probabilità il Fercolor prodotto fa Ferrania a Milano nella sede di Via Contardo Ferrini dalla seconda metà degli anni ’50.

Contenuto in una valigetta il cui coperchio una volta aperto fungeva da schermo per la proiezione, il Fercolor, nella versione 6×6, accettava diapositive con telai 7×7 e 5×5 che richiedevano l’impiego dell’obiettivo dedicato per mantenere il corretto rapporto di ingrandimento.

Il proiettore Ferrania si basa su un principio piuttosto semplice che consente di mantenere molto contenute le dimensioni del braccio di proiezione che trova anch’esso alleggiamento nella valigetta.

La lampada non illumina direttamente il condensatore ma uno specchio che devia la luce di quarantacinque gradi verso l’obiettivo di proiezione.

Il sistema ha quindi un limite fondamentale nella perdita di luminosità che rende possibili proiezioni con dimensioni contenute che nel caso del Fercolor sono ottimizzate se circoscritte al coperchio della valigetta.

Un analogo principio fu seguito nel 1961 dalla Franke e Heidecke che presentò un curioso accessorio, oggi piuttosto raro da trovare sia per il limitato periodo di commercializzazione che terminò nel 1964 sia per il ridotto numero di prezzi prodotti.

Rolleiflex 3,5F accanto al proiettore Rollei

Contrassegnato dalla sigla P950, il proiettore Rollei è dedicato alle versioni di biottica con mirino intercambiabile ad esclusione dei modelli Tele e Wide.

Tolto il mirino a pozzetto e sganciato dal fermo il vetrino di messa a fuoco, la fotocamera viene posizionata capovolta sopra il condensatore del proiettore facendo attenzione che la cornice incernierata con lo schermo di messa a fuoco della fotocamera entri nell’apposito alloggiamento presente sopra l’accessorio.

In questa posizione, la luce della lampada viene deviata dallo specchio reflex della Rolleiflex e proiettata attraverso l’ottica di mira.

proiettore Rollei in funzione

Rolleiflex 3,5F posizionata capovolta sul proiettore

Una cornice scorrevole ospita due diapositive in modo da poter cambiare l’una mentre si proietta l’altra. Normalmente fornito con cornice per diapositive con telai 7×7 era disponibile una una seconda fornice per dia 5×5.

La luce di proiezione è fornita da una lampada per faro di automobile da 6V – 35W che immagino fosse quella montata sul Volkswagen Maggiolino 6V dell’epoca.

era disponibile anche una lente addizionale Rolleinar da montare sull’ottica di mora per variare il rapporto di riproduzione; la lente era nelle tre versioni per baionetta Rolleiflex I, II e III.

La luce per quanto abbastanza potente non consente nemmeno in questo caso il raggiungimento di elevati rapporti di riproduzioni. Comunque, maggiori e di maggiore qualità rispetto al Fercolor.

Sento già gli appassionati Rolleiflex tremare al pensiero che la loro biottica possa essere attraversata da un potente fascio di luce: nessun problema per la macchina, tranquillizzatevi. L’ottica di mira è un tripletto a lenti singole e quindi nessun danno è arrecato dai fasci luminosi e dal calore emanato dal proiettore.

Di seguito il trafiletto apparso sul periodico dell’importatore italiano ERCA in occasione della commercializzazione in Italia del P950.

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IL DISPOSITIVO PER PROIEZIONE fa della Rollei un eccellente proiettore

Proprio così. Perché è la Rollei stessa a proiettare il dispositivo si limita a fungere da sostegno all’apparecchio fotografico ed alle diapositive e a fornire l’illuminazione.

Se mediante questa sorprendente combinazione abbiamo il modo di assistere ad una perfetta proiezione anche delle fotografie più difficili, dobbiamo ringraziarne in primo luogo le due parti fondamentali del sistema Rollei, cioè il luminoso obiettivo del mirino e lo specchio riflettore grazie al quale l’immagine viene deflessa sulla lastrina ottica di messa a fuoco, Nel nostro caso però il cammino dei raggi luminosi è esattamente l’inverso: la lastrina è stata lasciata libera e penzolante entro l’apposita fenditura del dispositivo; ad essa si sostituisce il soggetto costituito dalla diapositiva, la cui immagine, riflessa dallo specchio inclinato, viene trasmessa attraverso l’obiettivo fin sullo schermo da proiezione, in tutta la brillantezza dei suoi colori e il suo fine modellato.

Far servire lo stesso apparecchio fotografico sia per la ripresa che per la proiezione, a ben considerare è stata un’idea semplicissima, ma non per questo meno ingegnosa. Né la Franke & Heidecke può aver trovato eccessive difficoltà alla perfetta realizzazione del necessario dispositivo d’illuminazione, dal momento che i suoi reparti tecnici erano in pari tempo occupati alla creazione di qualcosa di affine anche se di ben altro impegno: il proiettore Rollei vero e proprio.

Bisogna riconoscere però che anche questo minore accessorio rappresenta, nel suo piccolo, un successo tecnico che si può ben accostare a quello del proiettore. Dalla sua ha, oltretutto, un vantaggio che già da solo attira l’attenzione di molti: il prezzo, invero modesto, certamente accessibile a tutti i possessori di un apparecchio fotografico di classe come è la Rollei.

1) La slitta porta diapositive, quando non utilizzata, può essere riposta nel fondo della cassetta.

2) Mediante il selettore di tensione sono commutabili, a seconda della tensione di rete disponibile, cinque voltaggi: 110/117, 120/127, 150/160, 220, 240 V.

3) Tolto il cappuccio dell’apparecchio fotografico, la lastrina di messa a fuoco viene lasciata penzolante e infilata obliquamente nella cassetta.

4) La slitta porta diapositive viene introdotta nell’ apposita fessura della cassetta in posizione orizzontale spinta nella direzione indicata dalla freccia.

5) La diapositiva va collocata nella slitta con l’immagine capovolta rispetto alla direzione di proiezione. Oltre alla slitta per diapositive 6 x 6 cm, di normale dotazione, può essere fornita una slitta per cornicette 5 x 5 cm per i due formati 24 x 36 mm e 4 x 4 cm, essa pure riponibile nel fondo della cassetta.

6) Per il montaggio della Rollei, basta premere quest’ultima contro le apposite guide di scorrimento e farla retrocedere su di esse fino a sentire uno scatto (l’inverso di quando si monta il cappuccio). L’apparecchio può essere utilizzato per la proiezione anche se carico della pellicola.

7) Per la sostituzione della lampadina (una 6V 35 W, in genere di lunghissima durata), si apre il coperchio del fondo svitando le tre viti.

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Nel corso dei circa trent’anni nell’ambito dei quali mi sono appassionato al materiale Rolleiflex mi è capitato di incontrare molto raramente il P950. In tutti i casi mai completo del suo coperchio originale che lo rende portatile né di entrambe le cornici porta diapositive..

L’uscita del proiettore Rollei P11 mise precocemente fine alla produzione dell’accessorio per biottiche ed a contribuire al suo oblio deve aver pesato anche il fatto che per quanto esente da rischi anche all’epoca nessuno avrebbe mai messo volentieri la propria Rolleiflex sopra una stufa.

Max Terzi

maxterzi64@gmail.com

vista completa del proiettore con la Rolleiflex 3,5F montata

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