Proiettare diapositive? Taaaaccc

Molti ricorderanno una delle scene del film con Renato Pozzetto “il ragazzo di campagna” nella quale il giovane Artemio cerca casa in affitto a Milano e trova, per una cifra da capogiro, un microscopico monolocale dotato di tutti i più moderni confort.

Nella spiegazione che il protagonista fa di tutti gli accessori della sua nuova abitazione, egli accompagna l’illustrazione della minuscola doccia o del letto che diventa tavolo con tanto di sedie, con la famosa esclamazione “taaacc” che è poi passata alla storia.

Oggi, maneggiando alcuni dispositivi, che appaiono tanto affascinanti quanto improbabili per l’uso ai nostri giorni, viene spontaneo, almeno a me, usare lo stesso stile narrativo del grande Renato.

Se con l’arrivo del digitale sopravvive ancora l’analogico con pellicole e stampe, quello che è invece decisamente meno in voga è l’uso delle diapositive ai fini della proiezione.

Il fatto è probabilmente da ricercare nel profondo cambiamento delle modalità di condivisione delle immagini introdotto dal digitale.

Al di là della retorica sui social, è vero il fatto che è aumentata la propensione a scattare in qualsiasi situazione, propensione non nuova se pensiamo al forte incremento nell’utilizzo della fotografia da parte di un numero sempre crescente di persone che avvenne in seguito alla miniaturizzazione dei formati e quindi della trasportabilità degli apparecchi, o all’avvento di sistemi semplici e quindi alla portata di tutti, come ad esempio per il lancio del caricatore Instamatic da parte di Kodak nei primi anni ’60

Piuttosto che la nuova diffusione di apparecchi fotografici dovuta all’invasione nipponica nel mercato dei produttori che ebbe forte effetto negli anni ’70 e ’80.

Se l’aumento del numero di scatti pro-capite è oggi funzione della disponibilità di una fotocamera sempre pronta e dallo scatto a costo zero, anche le nuove possibilità di condivisione costituiscono un buon incentivo a fare fotografie.

Ma com’era la condivisione delle immagini ai tempi dell’analogico?

La questione è abbastanza ampia perché ampie sono state le modalità nell’analogico di utilizzare nel tempo materiali e tecniche.

Se restringiamo l’ambito alle pellicole positive anche qui troviamo diverse modalità modalità a partire dalle prime lastre Autochrome, sistema introdotto dai fratelli Lumiere nel 1907, fino all’avvento nel 1935 della Kodachrome e nel 1936 dell’Agfacolor.

Nel secondo dopoguerra tuttavia l’affermazione dei nuovi materiali, invertibili con sensibilità via via crescenti, incrementò di molto la produzione dei sistemi di proiezione che consentivano, soprattutto per i formati più piccoli, la visione delle immagini in dimensioni tali da poter raggiungere un effetto di spettacolarizzazione superiore a quello della foto stampata.

La diapositiva consentiva inoltre di esaltare la brillantezza dei colori in modo più suggestivo dando allo spettatore la sensazione di maggior coinvolgimento e non da meno aveva una grande uniformità anche a forti ingrandimenti, avendo una grana inesistente.

L’utilizzo di queste pellicole aprì, in estrema sintesi, due scenari.

Il primo legato al mondo professionale e aziendale: proviamo ad esempio a pensare ai sistemi di proiezione multipla con i Kodak Carousel, piuttosto che a tutte quelle forme di supporto alle attività commerciali che molte aziende svilupparono attraverso l’adozione di sistemi di produzione portatili con i quali i propri addetti commerciali potevano condividere con clienti o potenziali clienti le presentazioni dei loro prodotti.

Il secondo legato alla fotografia amatoriale, nel quale prese rapidamente piede nel secondo dopoguerra la diffusione dei proiettori per diapositive, fino a spingere molti produttori di fotocamere ad acquisire aziende che fabbricavano proiettori per poter così offrire con lo stesso marchio tutta l’attrezzatura necessaria.

È il caso ad esempio della Zett Projection di Braunschweig attraverso la quale Voigtlander produsse i suoi proiettori per diapositive, come vedremo in seguito.

Sia in ambito professionale sia in quello amatoriale i sistemi di proiezione si svilupparono e sofisticarono fino a raggiungere livelli di assoluta spettacolarità: basti pensare ai sistemi di proiezione con dissolvenza che raggiunsero negli anni ’80 prezzi maggiormente accessibili pur ad un più ristretto pubblico di fotoamatori esigenti.

In generale in quegli anni si assiste alla commercializzazione di modelli base completi che prevedevano sempre la possibilità di azionare in remoto l’avanzamento delle diapositive, il meccanismo di messa a fuoco automatica o l’adozione di sistemi dedicati soprattutto per i caricatori.

Ne sono un esempio quelli circolari per il sistema Carousel della Kodak, o quelli, sempre circolari della GAF.

Della General Aniline & Film ho parlato nell’articolo su Viewmaster.

La GAF, azienda americana fondata a fine ‘800, produceva nel settore edile, rivestimenti per esterni ed acquistò nel 1966 la Sawyer di Portland che aveva fondato già nel 1952 in Belgio la sua filiale europea attraverso la quale produceva e commercializzava, oltre ai prodotti Viewmaster, anche proiettori ed in particolare proiettori per diapositive 35 mm.

Nella seconda metà degli anni ’60 GAF era il secondo produttore statunitense dopo Kodak che nel 1960 lanciò il sistema Carousel al quale fece seguito da parte di GAF il sistema Rotomatic che molti ricorderanno.

Per i modelli dedicati invece ad un utilizzo più semplice e immediato occorre tornare indietro di qualche tempo, almeno sino all’inizio degli anni ’50 nei quali furono prodotti anche in Italia interessanti apparecchi.

Primo fra tutti per diffusione e ambiti di applicazione fu il Ferrania Fer-Color presentato nel 1953 e prodotto in diversi modelli e varianti nella fabbrica Milanese.

 

 

Il Fer-Color è un esempio di apparecchio pensato sia per la proiezione domestica sia per quella commerciale, nell’ambito della quale ebbe un discreto successo sino diventare un apparecchio usato di sovente da rappresentanti di commercio per illustrare i propri prodotti.

 

 

Il Fer – Color è un proiettore a valigetta il cui coperchio si trasforma, una volta aperto in schermo di proiezione.

Nel materiale di presentazione dell’apparecchio, avvenuta nel 1953, Ferrania sottolinea come il grande progresso verificatosi nel campo della fotografia a colori ha messo in evidenza la necessità di un apparecchio pratico, semplice ed economico atto a valorizzare le belle diapositive 24 x 36, la cui visione diretta, a causa della piccolezza del formato, è priva di qualsiasi suggestione.

I dispositivi sinora costruiti a tale scopo, pur avendo buone possibilità in determinati settori, sono ben lontane dal costituire soluzioni veramente pratiche nella generalità dei casi.

Il progetto, che si svilupperà anche in una versione in grado di proiettare sia diapositive 24×36 sia in formato 6×6 venne sviluppato sotto la direzione di Ludovico D’Incerti del quale ho già parlato nelle prime due parti dell’articolo su Ferrania a Milano.

E ancora Ferrania scrive: “La qualità dell’immagine proiettata è eccellente, la luminosità è adeguata, il cammino ottico è) reflex: la diapositiva infatti, illuminata per trasparenza da un gruppo lampada / condensatore posto alla base di una sorta di periscopio, viene proiettata dall’obiettivo su di uno specchio ad argentatura superficiale e quindi riflessa a 90° sullo schermo, costituito da un quadrato di cartoncino bristol di 30 cm di lato posto all’interno del coperchio. Gli obiettivi sono Steinheil Cassar 50 mm nei modelli per diapositive 24×36, e una coppia di eccellenti Som-Berthiot intercambiabili, 57 mm per il formato 24×36 e 85 mm per il formato 6×6”.

Un secondo esempio di pura genialità italiana è rappresentato dall’apparecchio prodotto dalle Officine Galileo tra il 1953 e il 1956, che aveva una triplice funzione: ingranditore, proiettore e microlettore.

 

 

Con un sistema a specchio riflettente il cui principio è simile a Quello del Fer- Color, questo raro apparecchio aveva una notevole versatilità.

 

 

Un terzo esempio ci porta invece oltre oceano sino alla giapponese Minolta produttore di questo mini-proiettore per diapositive 35 mm.

 

 

Grazie ad Andrea Aprà, che non ha bisogno di presentazioni, ecco alcune notizie ma soprattutto copia dell’introvabile documentazione Minolta in lingua originale.

 

 

Questo modello è inserito in una più vasta serie che ricomprendeva anche i proiettori per diapositive 16mm, ambito nel quale Minolta aveva sviluppato un sistema completo per microcamere Minolta 16 comprendente ad esempio, tank per lo sviluppo della pellicola ed una numerosa serie di accessori.

Tra gli accessori per questo proiettore vi era ad esempio la ventola aggiuntiva, necessaria in caso di proiezioni prolungate per prevenire l’eccessivo surriscaldamento della lampada o il dispositivo che consentiva il cambio rapido della diapositiva attraverso un sistema adottato, in modo più sofisticato, sui proiettori Kodak Carousel in particolare, almeno che io abbia potuto vedere di persona, sul modello Ektalite.

 

 

Le diapositive vengono semplicemente impilate e fatte scorrere durante la proiezione da un lato all’altro del caricatore.

Passiamo poi in Germania dove, come accennavo sopra, troviamo un altro esempio di proiettore compatto per diapositive 35 mm prodotto dalla Zett Diaprojektion di Braunschweig.

L’azienda fondata nel 1928 dall’ingegner Erich Zillmer affidò dal 1957 l’intera gamma di prodotti alla distribuzione di Voigtlander.

 

 

Alla fine del 1959, Voigtländer AG acquisì una partecipazione del 99% nella società Erich Zillmer.

La nuova Zett-Geräte GmbH , che all’epoca era composta da quasi 120 dipendenti, fu poi legata del 1960 ad un più stretto accordo commerciale con Voigtländer.

 

 

I proiettori più famosi prodotti dalla Zett-Geräte GmbH furono gli Zett, i Perkeo e gli Zettomat questi ultimi due a marchio Voigtlander.

Se volete quindi vedere delle diapositive 35 mm ovunque vi troviate: borsettina con il corredo taacc, priettorino tascabile taacc, caricatore automatico taaaaaaaccc.

Massimiliano Terzi
maxterzi64@gmail.com

Sitografia:
http://www.der-klinterklater.de/zettprojektor.html
http://web.tiscalinet.it/fotoantiquaria/ferash.htm

Fotografie di Antonello Natale e Massimiliano Terzi

 

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