Paillard: tra Bolex, Thorens e macchine da ufficio

Nel 1964 ricorreva il 150° anniversario della fondazione della Paillard SA azienda avviata da Moïse Paillard nel 1814, inizialmente come officina di orologeria, con sede a Sainte-Croix, comune del distretto Jura-Nord nel cantone di Vaud in Svizzera.

Per questa ricorrenza, che coincise con il momento di massimo sviluppo dell’azienda, fu pubblicata una interessante brochure che descrive i molteplici ambiti produttivi che impegnavano all’epoca cinquemila e cinquecento dipendenti dislocati negli impianti produttivi svizzeri dei quali disponeva l’impresa.

Copertina della brochure sui 150 anni della Paillard

Il marchio Paillard è noto agli appassionati del passo ridotto principalmente per le cineprese Bolex e per i proiettori che hanno costituito una assoluta eccellenza nel campo delle riprese 8, Super 8 e 16mm.

dalla brochure sui 150 anni della Paillard una immagine della linea di montaggio del proiettore Bolex 18 – 5 tra i più diffusi proiettori, realizzato nella versione 8 mm e Super 8

Il progetto della prima Bolex fu acquisito dalla Paillard, ad inizio anni ’30, da Jaques Bogopolsky del quale ho parlato in questi articoli ed al quale si deve anche il primo progetto di reflex 35mm sviluppato poi dalla Pignon di Ballaigues con gli apparecchi ALPA.

Nel 1964 l’azienda di Sainte Croix aveva sviluppato le proprie attività, oltre che nei prodotti cine, nel settore delle macchine da ufficio, attraverso l’acquisizione nel 1960 di una partecipazione nella Precisa AG di Zurigo, in quello delle macchine da scrivere con il marchio Hermes, settore già attivo negli anni ‘30, ed infine nella produzione di giradischi ed amplificatori attraverso l’acquisizione terminata nel 1963 del marchio svizzero Thorens.

la vasta produzione del gruppo Paillard nel 1964

Durante i precedenti cinquant’anni Paillard si era specializzata nella produzione di motori per grammofoni, minuteria meccanica, radio, e come sopra descritto, macchine da scrivere, cineprese e proiettori per questi ultimi a valere dagli anni ’30.

In particolare nel 1935, viene presentata la Hermes Baby, prima macchina da scrivere portatile a valigetta, e la Bolex H 16, che darà il via ad una fortunata serie di cineprese per pellicola 16 mm.

Per ironia della sorte, questo documento autocelebrativo segna, pur inconsapevolmente, l’inizio di una fase calante che portò, un paio di anni dopo, alla cessione di Thorens e tra il 1969 ed il 1974 al trasferimento del marchio e della produzione Bolex all’austriaca EUMIG.

Da ultimo, alla fine degli anni ‘70, venne realizzata la vendita di ciò che restava del settore macchine da ufficio, con il marchio Precisa Hermes, ceduto alla italiana Olivetti.

Una breve parentesi sulla casa di Vienna la cui ragione sociale deriva dalla fonetizzazione, in realtà non del tutto completa, delle iniziali del nome originale Electricity and Metalwaren Industrie Geellschaft. L’azienda divenne leader negli anni ’70 nella produzione di produttori e cineprese. Tutti i modelli Super 8 a marchio Bolex fino alla fine degli anni ’70 furono progettati e realizzati in Austria. In Svizzera rimase la produzione dei modelli 16 mm e in Italia arrivò tramite Microtecnica quella dei proiettori 16mm.

EUMIG, nella seconda metà degli anni’70, incontrò una fase di forte difficoltà finanziaria legata alla partnership con Polaroid che portò alla realizzazione del progetto Polavision, arrivato tuttavia sul mercato troppo tardi perché potesse ripagare gli ingenti investimenti messi in campo.

Si trattava di un interessante sistema che consentiva, dopo la ripresa, lo sviluppo istantaneo e la proiezione di film a passo ridotto del quale ho fatto cenno in questo articolo.

L’azienda fu quindi costretta nel 1981 a dichiarare fallimento avviando così una complessa procedura concorsuale che terminerà a metà anni ’80.

A seguito del fallimento di EUMIG il marchio Bolex Paillard fu venduto e nel 1982 venne fondata la Bolex International SA, sempre con sede a Sainte Croix, società che proseguirà nella produzione di cineprese ed accessori 16 mm.

copertina della brochure del 1985 dei prodotti per film 16 mm a marchio Bolex

Concentriamoci però sulla ricorrenza del 1964 che, nel caso di Paillard, mostra un’azienda in piena salute, con una impronta di modernità che farebbe oggi invidia a molte realtà che per esigenze di mercato e non sempre per credo, devono mostrare di possedere valori quali l’inclusività e la parità di genere.

un’immagine di questo tipo che mostra una Hermes baby ed un uomo d’affari, presumibilmente in aereo, che scrive a macchina, avrebbe destato scalpore all’epoca nel nostro paese

l’azienda dichiara che ad ognuno dovrebbe essere assegnato il lavoro che meglio si adatta alle proprie capacità.  All’epoca il 18% della forza lavoro era composta da disabili fisici in ambienti opportunamente attrezzati e privi di barriere architettoniche

Nel documento celebrativo del 150° anniversario viene dato ampio spazio alle iniziative di welfare aziendale sottolineando come siano a disposizione del personale importanti fondi sociali quali ad esempio la cassa pensioni e invalidità, la cassa di previdenza e il fondo Eugène Thorens che dispongono complessivamente di un patrimonio di oltre 40 milioni di franchi di allora pari ad oltre 70 milioni di euro attuali. Un altro esempio era costituito da un addetto al welfare aziendale a disposizione degli anziani, dei disabili, delle vedove e delle persone che necessitassero di aiuto, consiglio e conforto per affrontare problemi privati ​​e professionali.

I dati di bilancio della Paillard presentavano all’epoca un forte sviluppo in riferimento agli ultimi vent’anni, successivi al secondo dopoguerra, sia in termini di fatturato sia in termini di sviluppo di strutture e personale, consentendo all’azienda di operare investimenti in settori che tuttavia incontreranno alle soglie degli anni ’70 un periodo di forte trasformazione.

nei quattro grafici che descrivono l’andamento di alcuni indicatori aziendali troviamo in alto a sinistra il numero delle persone occupate per anno, a seguire i valori patrimoniali a bilancio. sotto a sinistra il trend del totale vendite indicato in verde e della relativa parte di esportazioni indicata in arancione. A fianco l’andamento degli investimenti in ricerca e sviluppo

Troviamo quindi un esempio, non per intero legato al mondo della fotografia o cinematografia, che entra in crisi ad inizio anni ’70 per la profonda trasformazione avvenuta nei settori legati alla produzione di congegni meccanici di precisione.

ecco rappresentati i prodotti di punta dell’azienda che subiranno tutti nell’arco di una quindicina d’anni una rilevante trasformazione con l’avvento dell’automazione nelle macchine da ufficio e dell’avvento delle riprese video su nastro magnetico; più longeva la produzione dei giradischi Thorens che tuttavia fu venduta nel 1966

linea di montaggio dei giradischi Thorens nel rinnovato impianto produttivo di Saint Croix che fu realizzato dopo la fusione nel 1963 ; dopo lo scorporo nel 1966 le attività produttive proseguiranno nella Thorens-Franz AG di Lahr in Germania

Per realtà così articolate come Paillard, il repentino spostamento di competenze, ad esempio dal campo della meccanica a quello dell’elettronica, non si realizzò per tempo e fu di certo uno dei motivi alla base della debacle che portò l’azienda al fallimento.

Eppure, innovazione, progresso e visione futura sono tra le argomentazioni alla base della pubblicazione di metà anni ’60, in un mondo che tuttavia aveva a grandi passi iniziato una trasformazione della quale, probabilmente, non vi era ancora una chiara percezione nel mondo del Giura svizzero.

sulla mappa la dislocazione dei tre impianti produttivi presenti all’epoca. Lo stabilimento di Yverdon che ospitava la produzione di macchine da scrivere e macchine da ufficio Hermes nonché la sede della Direzione Generale e del Dipartimento centrale di ricerca.  Sainte Croix dove venivano prodotte le cineprese e i proiettori Bolex ed infine Orbe dove si realizzavano le ottiche ed il resto della componentistica

Anche la cinepresa Bolex K2, molto decantata quale simbolo di modernità, cederà poi il passo alle produzioni orientali di fine anni ’60 dalle quali nacquero i primi accordi produttivi tra Germania e Giappone che daranno poi il via, ad esempio, allo storico accordo tra Leitz e Minolta del 1971.

illustrazione della cinepresa 8 mm K2 anche in questo caso accompagnata da un soggetto femminile

La modernità delle cineprese Bolex, almeno nel mondo del super 8, lo troviamo poi nei modelli della serie Macrozoom prodotti anni dopo in Austria dalla EUMIG.

Del resto, occorre considerare che la rilevante posizione di mercato nel mondo delle cineprese 16 mm non aveva certo spinto Paillard ad effettuare grandi innovazioni se paragoniamo il modello RX 1 con le successive versioni RX 4 ed RX 5, di certo migliorate nel sistema di visione, negli accessori ma pur sempre con la classica impostazione degli anni ’30.

Jacques Piccard all’interno del batiscafo Trieste, con una Bolex H16 Reflex

Le bolex H16, nelle versioni normali e reflex, manterranno quindi nel tempo una diffusione legata alla loro robustezza ed alla grande precisione meccanica pur conservando le caratteristiche di base che ad esempio non porteranno mai alla realizzazione di versioni con integrata la motorizzazione elettrica dell’avanzamento della pellicola come fu per le cineprese 16 mm ARRI. Per Bolex rimarrà sempre lo schema del caricamento a molla con l’ingombrante motore elettrico ausiliario con alimentazione tramite un pacco batterie a spalla.

immagine dalla brochure del 1985 che mostra un operatore con la Bolex H16 RX5 dotata di motore elettrico MM, Vario Switar 18 – 86 mm OE e caricatore per bobine da 120 metri di film (400 ft), quest’ultima è una prerogativa del solo modello RX5; sullo sfondo un immancabile aereo della allora compagnia di bandiera Swissair

sempre dalla brochure celebrativa Paillard una immagine che ritrae a New York un operatore con una Bolex H16 dotata del SOM Berthiot Pan Cinor 17 – 85 mm con mirino reflex

estratto dalla brochure del 1985 dei prodotti Bolex 16 mm con gli Zoom SOM Berthiot ancora in produzione

regolo per il calcolo della profondità di campo sul SOM Berthiot Pan Cinor 17 – 85 mm

Nel documento in esame vi è poi in chiusura una parte dedicata alla ricerca e sviluppo con la descrizione, seppure a grandi linee di un prodotto che nel 1970 avrebbe avuto diffusione in tutti i continenti. 

Il testo, tradotto in italiano, recita: dietro ad una porta rigorosamente chiusa a chiave, i designer stanno lavorando agli ultimi ritocchi al prototipo X-5348.  L’elaboratore elettronico ronza e fornisce i numeri per un calcolo ottico, una fotocamera speciale in grado di catturare ottomila immagini al secondo sta analizzando un nuovo tipo di processo meccanico.  Un mondo a parte Un mondo di ricerca, sperimentazione e scoperta. Oggi il problema della ricerca ha raggiunto un livello molto serio e Paillard ne è consapevole da tempo.  Lo sviluppo di nuovi dispositivi ed perfezionamento dei prodotti esistenti vengono perseguiti con la massima intensità e le dimensioni delle strutture del centro di ricerca dimostrano l’importanza che Paillard attribuisce a questi ambiti.  L’azienda lavora anche a stretto contatto con altri istituti di ricerca, come il Politecnico federale di Zurigo, il politecnico dell’università di  Losanna, il Centro di ricerca dell’industria orologiera svizzera Neuchâtel.  Quali caratteristiche richiederanno i consumatori da una cinepresa a passo ridotto tra 10 anni?  Come dovrebbe essere una macchina da scrivere elettrica affinché la gente possa acquistarla nel 1972?  Quanto costano?  Chi è in grado di rispondere a tali domande?

In realtà, nel decennio successivo, almeno che io abbia potuto verificare, non vi è traccia dell’uscita di prodotti innovativi e la sorte dell’azienda lo conferma come descritto in apertura.

Come poi la storia ha insegnato, non sarà in quegli anni la capacità di previsione degli scenari futuri quanto quella di un rapido cambiamento delle strategie al variare delle condizioni di mercato a decretare il successo o meno delle realtà produttive europee del settore.

Questo dinamismo si scontrava all’epoca con la pretesa di prevedere il futuro e con l’autocelebrazione delle proprie doti per affrontarlo, entrambi aspetti ben rappresentati nella pubblicazione che insieme abbiamo scorso.

Max Terzi

maxterzi64@gmail.com

una immagine che ritrae l’emozione di un gruppo di bambini che assistono alla proiezione di un film sonoro; ancora oggi trovo affascinante il miracolo del movimento e del suono che escono dai proiettori 16 mm

copertina della Brochure del proiettore 16 mm Bolex S221, macchina, all’epoca ancora prodotta in Svizzera, dal grande design, funzionalità e fascino

Di seguito due interessanti immagini che riporto con le didascalie originali presenti nella pubblicazione, tradotte in italiano

stetoscopio e controllo elettronico sono necessari affinché questo specialista altamente qualificato possa eseguire il lavoro con la sua rettificatrice per fori a coordinate

Thorens TD-224 Studiomatic, un cambiadischi che, per la prima volta, combina le caratteristiche tecniche di un giradischi di precisione e di un cambiadischi automatico in un solo apparecchio

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