Nikon F301 – Nikon F501, il punto di svolta

Le Nikon F301 ed F501 sono state due meteore nel panorama dei modelli lanciati negli anni ’80 da Nikon ed oggi sono ingiustamente penalizzate nel mercato dell’usato.

Sono tacciate di essere le prime reflex Nikon per le quali si fece un più massiccio ricorso alla plastica, il che non è poi vero in senso assoluto giacché Nikon nel 1982 con la FM2, nel 1983 con la FE2 e la FA già di plastica ne aveva introdotta, seppur ben mascherata.

Di certo celebrarono il definitivo abbandono della leva di carica verso il sistema di avanzamento motorizzato della pellicola integrato nella fotocamera.

La F301, presentata nel 1985 e la F501 presentata nel 1986 sono testimoni di un momento storico interessante nell’evoluzione degli apparecchi reflex e rappresentano il passaggio di Nikon dal sistema manual focus a quello autofocus.

Questo passaggio trova nei due modelli l’interessante interpretazione di Nikon che a differenza di Canon e Minolta seguì una via più conservativa mantenendo inalterata la baionetta F e sviluppando sullo stesso chassis prima il modello MF e poco dopo quello AF.

La F501, ritenuto un modello di ripiego per far fronte alle mosse della concorrenza, fu invece a mio avviso una creazione di qualità in pieno stile Nikon con la probabile e intelligente intenzione di proseguire nella produzione di modelli ibridi, intenzione poi abbandonata con le successive fotocamere.

L’approccio ai sistemi autofocus da parte dei produttori di fotocamere ebbe una genesi diversa che è tuttavia riepilogabile, dall’inizio degli anni ’80, in due filosofie di prodotto.

Da un lato Pentax nel 1981 e Nikon nel 1983 che proposero due fotocamere, rispettivamente la ME-F e la F3-AF nelle quali il sistema AF era integrato nella macchina. La ME-F, completamente riprogettata rispetto alla ME Super alla quale si ispirava, applicava la nuova funzionalità autofocus ad un corpo di segmento medio.

Differente fu la scelta di Nikon che, nella tradizione dei Photomic, legata ai modelli F ed F2, integrò il sistema autofocus nel mirino, mirino che tuttavia funzionava solo in combinata con la versione dedicata del corpo macchina a differenza dei mirini esposimetrici storici che avevano una assoluta intercambiabilità pur limitatamente ai modelli della serie F o F2 per i quali erano nati.

La seconda filosofia riguarda Canon e Olympus che realizzarono sempre nel 1981 attorno a zoom standard di focale 35-70 un sistema autofocus integrato nell’ottica che poteva dunque essere utilizzata su qualsiasi corpo manual focus.

Sistemi analoghi furono in quegli anni sviluppati anche da Chinon e Ricoh.

I produttori compresero presto che l’una o l’altra delle alternative sopra descritte non avrebbero portato a grandi sviluppi futuri.

Accadde così che nella seconda metà degli anni ’80 le politiche di prodotto seguirono anche in questo caso strade differenti ma tutte nel segno del taglio netto rispetto ai precedenti modelli.

Come accennavo sopra, sia Canon sia Minolta optarono per rivedere il tipo di innesto delle ottiche e lanciarono unitamente ai nuovi modelli AF anche obiettivi con una nuova baionetta, non compatibile con le precedenti utilizzate dalla due case.

La questione della retro compatibilità non è a mio avviso né buona né cattiva in senso assoluto e trova da sempre, nel mondo dei produttori, sostenitori e detrattori.

schema della baionetta Nikon

Di certo, occorre osservare, come la retro compatibilità porti con sé vincoli progettuali per i modelli successivi, vincoli che rischiano talvolta di condizionare le caratteristiche dei nuovi prodotti.

Al contrario favorisce il mantenimento di una filosofia e di una identità di prodotto che sono spesso ritenute da molti costruttori un grande vantaggio competitivo costituendo un buon motivo di fidelizzazione al marchio.

In Nikon, e per altri versi in Leitz, dove la questione autofocus lasciò inalterate le scelte di prodotto dell’azienda, dovevano essere abbastanza convinti che una scelta conservativa avrebbe favorito la politica commerciale legata ai nuovi modelli.

Non ebbero torto, così come non ebbe torto Hasselblad che sulla retro compatibilità aveva anch’essa basato negli anni la propria filosofia di prodotto.

Sta di fatto che quando Canon e Minolta si presentarono con le loro nuove fotocamere e le loro nuove ottiche, la risposta di Nikon fu abbastanza tiepida e fu, in prima battuta, rappresentata proprio dalla F501 con la quale usci anche la prima parte delle nuove ottiche Nikkor AF.

In prima battuta furono disponibili le seguenti ottiche:

Nikkor AF 50mm 1.8 – Nikkor AF 35 70mm 3.3 4.5 – Nikkor AF 70 210mm 4 e il moltiplicatore di focale TC 16A AF.

Dall’autunno del 1986 la gamma si ampliò di ulteriori 10 focali.

Di questa fotocamera e della sorella maggiore F301, viene di norma ricordato che erano fatte di plastica, segno che quello che avvenne in quegli anni in casa Nikon non ha lasciato, almeno in me, un grande ricordo quanto meno fino al 1988 anno di presentazione della Nikon F4.

Per quanto nel 1986 la F501 fu nominata fotocamera europea dell’anno.

Questi due modelli, osservati più attentamente, rappresentano invece una rilevante innovazione pur nella scia di quella patina di visione conservativa che aveva da sempre caratterizzato la strategia di Nikon.

Parto con il dire che lo sviluppo, sulla stessa base, di un modello manual focus ed di un modello autofocus rappresenta di per sé già una scelta interessante, frutto con molta probabilità della convinzione che il mercato avrebbe ancora concesso spazio alla messa a fuoco manuale.

La seconda peculiarità è rappresentata dal fatto che questo è forse l’unico esperimento di far coesistere sulla stessa piattaforma due differenti filosofie di prodotto a vantaggio di un sensibile recupero nei costi industriali e dei costi di assistenza.

La questione durò tuttavia per un breve lasso di tempo ed i primi segnali di ripensamento si palesarono già nel 1987 quando, con il lancio della F401, fu chiaro che la casa giapponese non avrebbe proseguito la precedente politica di prodotto.

E la F401, almeno io, me la ricordo come un vero plasticone.

Abbandonata la base comune, Nikon proseguì comunque nella produzione di ottiche autofocus e mantenne com’è noto per molti anni, fino a tutto il 2000, in produzione la F3 anche dopo l’uscita della F4 avvenuta nel 1988 e della F5 avvenuta nel 1996.

Per molti anni Nikon ha mantenuto anche in catalogo una ristretta selezione di ottiche AiS.

Quel che rimane dunque delle due fotocamere alle quali è dedicato questo articolo, è una immagine fugace, legata non solo alla portata innovativa che non fu compresa ma anche, e soprattutto, al breve periodo nel quale furono commercializzate.

Della F301 non vi è in realtà molto da dire: spogliata di buona parte delle prerogative della FA come ad esempio del più complesso e completo sistema esposimetrico, della possibilità di visualizzare i diaframmi nel mirino o di avere gli schermi di messa a fuoco intercambiabili, è una fotocamera manual focus essenziale e con la prerogativa dell’avanzamento motorizzato.



Di contro con la F301 viene introdotto il sistema DX di riconoscimento automatico della sensibilità della pellicola.

Ne risulta comunque una macchina più compatta della FA che mantiene la possibilità di sfruttare con le ottiche AiS l’esposizione completamente automatica.

Purtroppo non dispone della possibilità di ribaltare la camma di accoppiamento dei diaframmi in modo da poter usare le ottiche Nikkor non Ai, ma questa è una caratteristica alla quale già Nikon ci aveva abituati con la FA, la FM2 ed FE2.

Della F501 si può dire qualcosa in più.

Pressoché identica nell’estetica alla F301, nel modello autofocus gli schermi di messa a fuoco sono intercambiabili ed accanto alle funzioni di esposizione program P e Ph, quest’ultima consente l’impostazione in via prioritaria di tempi veloci, fa la comparsa una terza modalità denominata Pdual che fa sì che la fotocamera selezioni in modo automatico la modalità P o Ph a seconda della lunghezza focale utilizzata.

Nel mirino, come nella F301, è visibile a destra la scala dei tempi tramite un indicatore LED che trovo decisamente più comodo del display a cristalli liquidi retroilluminati.

Nella F501 compare nella parte inferiore del mirino anche l’indicazione della messa a fuoco con un led circolare verde che indica il valore corretto e due led a freccia rossi rispettivamente a destra e a sinistra che indicano il senso di rotazione della ghiera di messa a fuoco per arrivare alla giusta distanza.

Da notare che il sistema AF della F501 funziona anche con le ottiche Ai e AiS, da qui l’appellativo di “dual focus” attribuito alla fotocamera.

Questa è un ulteriore caratteristica distintiva di Nikon rispetto alla concorrenza che nell’interrompere la tradizione rispetto ai precedenti innesti delle ottiche consentirà il funzionamento dei corpi AF solo con gli obiettivi dedicati.

Nikon non solo mantiene inalterata la baionetta ma rende il sistema autofocus compatibile con le vecchie ottiche MF che compaiono nella brochure della F501 accanto delle nuove AF.

Un’ulteriore caratteristica della F501 è rappresentata dalla scelta, che troveremo sui tutti i modelli AF degli anni successivi fino a quelli dedicati alle ottiche della serie G, di posizionare il motore nel corpo macchina e non nell’ottica come per esempio accadde nella F3AF.

Lo stesso principio lo troviamo replicato nel sistema autofocus di Minolta e non ad esempio in quello di Canon.

Tornando alla F301 e F501, trovo che, potendo scegliere, sia suggeribile la seconda che oltre ad avere qualche funzione in più ha anche la possibilità di utilizzare le ottiche Nikon manual focus, preferibilmente AiS, in modo da poter sfruttare appieno gli automatismi.

Dotata di un solo sensore AF in posizione centrale, non porta con sé la complessità delle fotocamere multi zona AF degli anni successivi. Non so voi ma io utilizzo le fotocamere a pellicola per una fotografia più lenta e riflessiva per la quale un sensore basta e avanza e quando mi capita di provare macchine con sistemi AF evoluti finisco sempre per attivare un solo sensore.

Mi è capitato recentemente di effettuare qualche scatto con la F501 e devo dire che mi ha positivamente sorpreso: leggera, ergonomica quanto basta per avere a portata i comandi essenziali, ha uno scatto morbido e con poche vibrazioni dovute al movimento dello specchio.

Questo garantisce di poter effettuare scatti anche con tempi più lenti limitando molto il fenomeno del micromosso.

Nikon F501 – Nikkor AF 50mm 1.8 – Rollei Retro 400S – Rollei Supergrain – Milano, interno stazione M2 Garibaldi

Il solo inconveniente è che se si usano le funzioni program non vi è modo di sapere a quale diaframma si sta lavorando giacché l’obiettivo andrà impostato con il diaframma a 22 pena la segnalazione di errore nel mirino.

Nikon F501 – Nikkor AF 50mm 1.8 – Rollei Retro 400S – Rollei Supergrain – Milano, interno stazione M2 Garibaldi

La questione tuttavia preoccupa il giusto ed è facilmente superabile con l’uso del sistema di esposizione a priorità di diaframmi indicato sulla ghiera con la classica lettera A.

Rispetto alle successive reflex AF di Nikon, la F501, e analogamente anche la F301, funziona con quattro batterie mini stilo AAA o in alternativa, con l’apposito coperchio del fondello di dimensioni maggiorate, anche con quattro batterie stilo AA.

Questa è un’altra interessante prerogativa che fa risparmiare un po’ di peso se si utilizzano le mini stilo.

Ultima pecca, che riguarda tuttavia tutte le reflex con un po’ di elettronica, è il fatto che anche questi modelli soffrono di morte bianca, fattore questo che è probabilmente alla base della scarsa quotazione di questi due fotocamere ormai trentacinquenni.

Niente di nuovo rispetto al fatto che l’elettronica invecchia e a differenza della meccanica è difficilmente riparabile in caso di guasto.

La F501 è quindi una buona scelta in generale e lo è in particolare per coloro che hanno già ottiche Nikon AF e AFD e vogliano aggiungere un corpo analogico che oltre alle buone caratteristiche ed il costo contenuto, ha anche una storia che spero questo articolo abbia contribuito a rendere più interessante.

Massimiliano Terzi
maxterzi64@gmail.com

Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo volume può essere riprodotta, memorizzata o trasmessa in alcuna forma e con alcun mezzo, elettronico, meccanico o in fotocopia, in disco o in altro modo, compresi cinema, radio, televisione, senza autorizzazione scritta dell’Editore. Le riproduzioni per finalità di carattere professionale, economico o commerciale o comunque per uso diverso da quello personale possono essere effettuate a seguito dei specifica autorizzazione rilasciata da New Old Camera srl, Via San Michele del Carso 4, 20144 Milano, Italy. info@newoldcamera.it

All rights are reserved. No part of this book may be reproduced, stored or transmitted in any form or by any means, electronic, mechanical or photocopy on disk or in any other way, including cinema, radio, television, without the written permission of the publisher. The reproductions for purposes of a professional or commercial use or for any use other than personal use can be made as a result of specific authorization issued by the New Old Camera srl, Via San Michele del Carso 4, 20144 Milano, Italy. info@newoldcamera.it

©2018NOCSensei-NewOldCameraSrl

Lascia un commento

error: Contenuto protetto. ©NOCSensei