Nikon F vs Contarex Super

Queste due fotocamere sono state più volte oggetto di articoli sulle pagine di SENSEI e sono convinto che ai più non sfugga la rilevanza storica dei due progetti che alla fine degli anni ’50, con diverse modalità, contribuirono alla svolta nel mercato delle reflex 35 mm del decennio successivo.

Il valore iconico dei primi modelli Nikon e Zeiss Ikon creò un vero e proprio mito attorno alle due fotocamere al quale contribuì certamente il marcato statunitense.

Nel caso della Nikon F questo si sviluppò attorno al criterio della modularità e della costante attualità determinata dalla progressiva evoluzione dei mirini esposimetrici. Nel caso della Contarex si manifestò invece nella celebrazione delle capacità in campo ottico e meccanico della rinata industria tedesca e nell’evoluzione della specie con i nuovi e più attuali modelli usciti nella seconda metà degli anni ’60.

estratto dalla brochure di fine anni ’60 della Nikon F nel quale sono esaltate le caratteristiche di flessibilità, modularità e versatilità

Interessante è l’epilogo di questa storia, che anche in questo caso traguarda grossomodo nello stesso periodo, con l’ammiraglia di casa Nikon gradualmente sostituita da una versione attualizzata e con le evoluzioni della Ciclope destinate a suggellare il ritiro definitivo della Carl Zeiss dalla produzione di fotocamere.

pagina introduttiva del catalogo Zeiss Ikon dell’aprile 1972 nella quale viene annunciato il ritiro del marchio dal mercato; notare il riferimento al formoso laboratorio RC Service di Milano per anni ultimo baluardo dell’assistenza del marchio in Italia

Nel mio immaginario, dunque, questi due apparecchi sono da sempre ammantati da un particolare fascino ed accomunati da vicende non poi così distanti per caratteristiche e sviluppo temporale come invece accade in altre produzioni, pur di qualità, che abbracciano il medesimo arco temporale.

Vi è inoltre da osservare che la progressiva trasformazione di oggetti pensati e destinati all’attività professionale in pezzi da collezione, ha nel tempo consolidato la loro diversa fama proponendo una visione di affidabilità per Nikon e una complessa e farraginosa per Zeiss Ikon.

Mi capita spesso di osservare che l’affidabilità in senso assoluto non esiste, ovvero la capacità di durare nel tempo mantenendo, senza interventi manutentivi, una piena efficienza è una prerogativa non attribuibile a complessi congegni meccanici.

La lunga inattività, l’inadeguato stato di conservazione possono mettere in difficoltà il funzionamento anche delle Nikon F che fino a qualche tempo fa, adottate da un vasto mondo di appassionati utilizzatori, sembravano per l’appunto rappresentare l’icona dell’inossidabilità.

copertina della brochure della Nikon F di fine anni ’60

Per le Contarex la questione è diversa sia per il minor numero di esemplari prodotti sia per la loro caratteristica, sino a non molti anni fa, di essere considerate alla stregua di un bene rifugio in grado di mantenere ed accrescere il proprio valore nel tempo.

Contarex Super seconda serie, sullo sfondo la targa del centro assistenza Zeiss Ikon

Proprio questa separazione dalla vita operativa dell’ammiraglia Zeiss Ikon, a fronte di interventi manutentivi scarsamente accessibili ed una complicatezza decisamente superiore a quella della Nikon F, ha in generale depauperato la riserva di valore di questi corredi.

Eppure, come mi è capitato di osservare nell’articolo sulla Contarex I, queste fotocamere non sono complesse, o almeno non lo sono più di altri modelli dell’epoca, sono semmai complicate richiedendo per la loro manutenzione un livello di competenze specifico, per certi versi non riconducibile a nessuna delle competenze generali che un buon riparatore ha nell’affrontare l’assistenza su altre fotocamere dell’epoca, Nikon F compresa.

Sono inoltre oggetti dalla meccanica estremamente sofisticata, nei confronti dei quali un intervento incauto, anche di modesta entità, genera un danno che può comprometterne per intero il buon funzionamento.

Usciamo per un momento dal pantano delle considerazioni su durevolezza ed affidabilità per tronare alla fine degli anni ’60, una decina di anni dopo la presentazione delle prime versioni, per osservare le due fotocamere ed il loro utilizzo nel periodo nel quale erano in piena attività. Una parte delle considerazioni che vedremo di seguito sono, dal mio punto di vista, assolutamente valide anche oggi qualora si vogliano utilizzare esemplari in buona efficienza.

Inizio con l’osservare che entrambi i progetti, Nikon F e Zeiss Ikon Contarex furono voluti dalle rispettive case per rappresentare degnamente il livello di eccellenza raggiunto da entrambe.

Si tratta quindi di produzioni ben ponderate in fase di progettazione e rappresentative della differente filosofia, orientale e occidentale, in voga all’epoca.

La Nikon F rappresentava l’evoluzione della collaudata meccanica degli apparecchi a telemetro con uno schema di funzionamento semplice ed ispirato, come sottolineato in questo articolo, all’impostazione meccanica Leica. Il principio di durevolezza era inoltre rappresentato dall’adozione del titanio per realizzare le tendine, caratteristica che conferiva all’otturatore un perfetto funzionamento nell’arco di centomila scatti.

È curioso osservare come nessun produttore si era mai all’epoca sognato di pubblicizzare l’affidabilità attraverso il numero di scatti che, nel caso di Nikon, voleva dire scattare un rullo al giorno, tutti i giorni per circa otto anni senza problemi. Questa caratteristica è invece oggi normalmente citata tra le prerogative delle digitali reflex usate.

La Contarex I era invece nata attorno all’idea di sviluppare un corredo 35 mm dedicato al mondo professionale che facesse approdare la casa di Stoccarda ad un nuovo otturatore a tendina a fronte di una produzione che per tutti gli anni ’50 era stata caratterizzata dall’adozione degli otturatori centrali, Contax esclusa.

La nuova fotocamera nasce quindi con una meccanica ispirata allo schema del “tutto sopra” come era storicamente stato per la Contax a telemetro, per la S prodotta nel dopoguerra dalla Zeiss Ikon orientale piuttosto che per la Praktina realizzata dalla KW a Niedersedlitz ad inizio anni ’50.

Da quest’ultima trae senza dubbio spunto, migliorandone di molto le caratteristiche, la Nippon Kogaku nella realizzazione del modello F.

Per tutti gli anni ’60 per quanto mai in concorrenza diretta, Nikon F e Contarex condividono lo scenario del segmento professionale la prima potendo contare sulla caratteristica della duratura attualità legata, come sopra ricordato, all’evoluzione dei mirini Photomic e la seconda per lo straordinario parco ottiche dal quale molti produttori giapponesi, Nikon compresa, trassero ispirazione.

Basti pensare a quante volte troviamo replicato lo schema Planar del 55 mm 1,4 per Contarex nella produzione nipponica di focali standard luminose per fotocamere 35 mm.

estratto dalla brochure della Nikon F a fine anni ’60 nel quale viene nuovamente sottolineata l’assenza di obsolescenza della fotocamera

Mentre per la Nikon F l’evoluzione dei mirini segue una crescente evoluzione, rappresentata dallo schema sotto riportato, per la Contarex il punto di svolta arriva forse un po’ tardi rispetto agli altri costruttori e solo nel 1966 con la presentazione del modello Super, commercializzato l’anno successivo, Zeiss Ikon mette finalmente in vendita un modello le cui caratteristiche di modernità sono indiscutibili.

slide tratta dal materiale per la serata NOC su Nikon F in occasione dei sessant’anni dal lancio del modello

Rispetto alla Contaflex ID, che già qualche anno prima aveva introdotto l’intercambiabilità dei vetrini di messa a fuoco, la Super adotta in aggiunta un nuovo e più moderno design, mutuato dal modello Professional uscito l’anno precedente, e un nuovo sistema TTL di calcolo dell’esposizione che estende sensibilmente la gamma di misurazione dell’occhio di Polifemo al selenio dei precedenti modelli.

Se solo a Stoccarda avessero migliorato le caratteristiche del mirino portandolo più vicino allo standard di piena copertura e di luminosità della Nikon F, la Contarex Super verrebbe oggi ancor più ricordata come uno dei più eccellenti apparecchi mai prodotti.

La macchina infatti, così come i precedenti modelli, dispone di caratteristiche uniche, tra le quali, ad esempio, un sistema di ammortizzazione dello specchio che spinge l’utilizzo a mano libera anche a tempi di 1/8 di secondo con un netto contenimento del micromosso legato alle vibrazioni dello scatto.

Milano Teatro alla Scala – Contarex ID Distagon 25 mm 2.8 – 1/8 di secondo Rollei Paul e Reinhold sviluppata con Rollei Supergrain

Per trovare caratteristiche simili, almeno per la mia esperienza, in un così efficace sistema di ammortizzazione dello specchio, occorrerà attendere l’uscita della Leica R4 ad inizio anni ’80.

Un anno dopo l’uscita della Contarex Super, Nikon presenterà per la F l’ultimo e più evoluto Photomic, il modello FTn, che tuttavia manterrà quel profilo di sobrietà delle informazioni contenute nel mirino al quale erano abituati gli utilizzatori della casa nipponica.

Entrambi i modelli, che possiamo definire grossomodo coetanei, resteranno in produzione sino a tutti i primi anni ’70 con la Nikon F affiancata dal 1971 dal nuovo modello F2 e con la Contarex Super affiancata dal 1968 dal modello Super Electronic. Entrambi usciranno di scena tra il 1972 e il 1973 nel caso della Contarex per la chiusura delle attività produttive di Zeiss Ikon richiamate in apertura.

estratto dal catalogo Zeiss Ikon dell’aprile 1972 nel quale compare anche il raro modello Hologon Ultrawide realizzato su base Contarex

Questi due modelli hanno in comune alcuni tratti tipici dell’epoca quali il sistema di attivazione dell’esposimetro rappresentato da un pulsante presente sulla parte superiore del Photomic per la Nikon F e sotto la leva di ricarica per la Contarex Super, che rappresenta la seconda versione del modello nella quale il pulsante di attivazione dell’esposimetro viene spostato dalla posizione speculare alla rotella di comando dei diaframmi alla parte superiore della calotta.

particolare del pulsante di attivazione dell’esposimetro della Nikon F Photomic FTn che ha anche funzione di test di carica delle batterie

particolare del pulsante di attivazione dell’esposimetro sulla Contarex Super seconda serie inserito sotto la leva di carica

Un’ulteriore punto di similitudine è rappresentato dal posizionamento, esterno al mirino, di un secondo punto di osservazione dell’esposimetro, così da poterne controllare la corretta impostazione senza necessariamente guardare attraverso l’oculare come accadeva nella maggior parte delle fotocamere TTL.

particolare delle finestrelle esterne di controllo dell’esposimetro

Differente invece è il posizionamento della cellula o delle cellule di lettura dell’esposimetro che nella Nikon F sono due e trovano posto a fianco dell’oculare di mira. Nella Contarex Super invece, l’unica cellula è posta sul lato inferiore della cassetta reflex e viene illuminata da uno specchio ausiliario che prende luce tramite una serie di microforature dello specchio reflex principale.

vista del Photomic FTn smontato con l’indicazione delle due cellule di lettura dell’esposimetro cerchiate in rosso

Identico sistema lo troviamo poi nel 1968 sulla Leicaflex SL che sembrerebbe proprio averlo mutuato dalla casa di Stoccarda.

Anche per le batterie di alimentazione troviamo una differente impostazione.

Entrambe le fotocamere funzionano oggi con pile PX625 da 1,5V ma sono originariamente tarate per la tensione di 1,35V. delle vecchie PX13. Qui ni sento di esprimere una raccomandazione agli utilizzatori della Nikon F che adotta ben due pile e quindi, se non tarata per la differente tensione, rischia di amplificare maggiormente l’errore di lettura. Peraltro, sulla Nikon F anche il posizionamento di una resistenza all’interno del Photomic è un’operazione abbastanza agevole per la presenza di spazio e la facilità di accesso con la quale può essere effettuato l’intervento.

Nella F le batterie sono posizionate sotto il Photomic e l’operazione di posizionamento comporta necessariamente lo smontamento del mirino dalla macchina.

Un po’ più complesso è il caso del posizionamento della batteria sulla Contarex Super il cui vano è sempre nella parte bassa della scatola reflex, dietro la cellula di lettura dell’esposimetro, accessibile attraverso uno sportellino incernierato che per poter essere completamente aperto comporta il sollevamento dello specchio attraverso il comando presente a fianco del selettore dei tempi.

estratto dal manuale della Contarex Super dove viene descritta la modalità di inserimento della batteria; davanti a questa si può notare la cellula dell’esposimetro

Questa operazione mi genera sempre una certa ansia oltre alle imprecazioni alla volta del soggetto che ha ideato un sistema così particolare. Assolutamente da evitare, ovviamente, il sollevamento con il dito dello specchio.

La particolare conformazione della scatola dello specchio della Contarex Super impedisce l’utilizzo del Biogon 21 mm non retrofocus per Contarex I.

Come nel caso della Contaflex super BC ed S, sconsiglio l’utilizzo dell’adattatore MR9 sempre per via del maggiore spessore che genera unitamente alla batteria. Lo spazio è veramente risicato ed il rischio che il vano batteria si apra durante l’utilizzo della fotocamera non è poi così remoto.

Non oso pensare cosa comporti l’operazione di taratura della tensione su questa macchina.

Sulla mia Contarex Super la taratura è corretta e per questo va la mia gratitudine al precedente proprietario.

Ritorno ancora sulla questione del mirino che com’è noto copre per la Nikon F il 100% dell’area ripresa.

molto ampio e luminoso, il mirino del Photomic FTn contiene le informazioni essenziali

Nella Contarex Super la copertura è inferiore e, condividendo gli stessi vetrini di messa a fuoco della Contarex ID, piuttosto limitata per le aspirazioni di questo modello.

Il mirino della Contarex per quanto decisamente più ricco di informazioni, ha un oculare di dimensioni inferiori a quello della Nikon e in generale una qualità dei vetrini di messa a fuoco decisamente più bassa.

il mirino della Contarex ha la scala dei tempi e diaframmi ben visibile e riporta il valore della corretta esposizione al sovrapporsi dell’ago al cursore verde

Non mi sono mai trovato un gran che con i vetrini con lente di Fresnel, unici a garantire sulla Contarex una luminosità adeguata. Quello smerigliato con stigmometro centrale e corona di microprismi, decisamente più comodo per la messa a fuoco, è dannatamente poco luminoso.

già un raffronto sommario tra le dimensione dei due vetrini di messa a fuoco fornisce un idea della differente copertura

Questo oltre al fatto che sulla Contarex gli angoli dell’area inquadrata non sono netti ma arrotondati, contribuendo così a ridurre, sebbene di poco, il campo visibile.

Un’ulteriore eredità delle serie precedenti Contarex è la chiusura del diaframma al valore impostato successivamente allo scatto. Il diaframma infatti ritorna a piena apertura solo dopo aver ricaricato la macchina.

La questione se da un lato può apparire scomoda in quanto il mirino resta oscurato se si utilizzano diaframmi chiusi, è anche un buon promemoria di otturatore scarico per evitare così, soprattutto oggi che siamo abituati agli apparecchi motorizzati, di inquadrare, regolare i valori di esposizione e di messa a fuoco salvo poi accorgersi che la macchina non scatta.

Una prerogativa a solo vantaggio della Contarex è di certo rappresentata dai magazzini intercambiabili, anche oggi di buona utilità.

estratto dalla brochure Contarex Super in lingua tedesca nel quale sono descritti i magazzini intercambiabili

una prerogativa invece a vantaggio della Nikon F è il sistema di avanzamento motorizzato per disporre del quale sui modelli Contarex occorre attendere la Super Electronic. In entrami i casi si tratta tuttavia di dispositivi pesanti ed ingombranti dei quali si può fare a meno nell’utilizzo attuale

Complessivamente la Nikon F essendo più semplice sotto il profilo costruttivo ed avendo una certa essenzialità nei comandi risulta più agevole da usare anche in ragione della migliore qualità del mirino.

Nikon F con Photomic FTn e 50 mm 2 Nikkor H

Il peso è tutto sommato equivalente: parliamo in entrambi i casi di valori di un certo rilievo con 1.063 grammi per la Nikon F con Photomic FTn e 50 mm 2 Nikkor H; la Contarex Super con il 50 mm 2 Planar totalizza 1.105 grammi.

Contarex Super con 50 mm 2 Planar

Uno scarto minimo a dispetto del più massiccio aspetto della Reflex di casa Zeiss.

Sul parco ottiche non ci sono dal mio punto di vista grandi paragoni possibili benché il corredo di obiettivi per Nikon F abbia lenti di assoluta eccellenza, in parte ispirate agli schemi Zeiss.

Il costo delle ottiche Zeiss è tuttavia sensibilmente superiore anche se attualmente le focali standard si trovano a prezzi decisamente più abbordabili.

Tra queste annovero sicuramente il 35 mm 4 Distagon, il 50 mm 2 Planar e il 135 mm 4 Sonnar.

il parco ottiche Contarex è in realtà assai più vasto e annovera focali interessanti dal costo molto elevato anche oggi

Un punto di attenzione per gli obiettivi Contarex è il fenomeno di scollatura delle lenti del quale soffrono alcune focali ed il blocco della ghiera di messa a fuoco dovuto alla degenerazione del grasso usato per lubrificare gli elicoidi.

Una speciale menzione per il 25 mm 2.8 Distagon che, non me ne vogliate, non ha nulla a che spartire con il 24 mm 2.8 Nikkor N per il quale non ho mai avuto grande passione.

contribuisce dal mio punto di vista alla fama mediocre del 24 mm Nikkor questo test apparso sul numero di Fotografare di marzo del 1970 in un articolo che lo comparava al 24 mm 2.8 Super Takumar, all’Auto Topcor 25 mm 3.5 e al Suntar 24 mm 2.8

estratto delle prove delle quattro ottiche sul numero di marzo 1970 della rivista Fotografare

mi rendo conto che il mio parere sul Carl Zeiss Distagon 25 mm sia assolutamente di parte poiché da sempre ho grande passione per questa ottica

In conclusione, trovo che la Contarex Super sia il miglior compromesso per poter utilizzare oggi uno dei modelli della serie, escludendo la Ciclope che ha limiti palesi nell’arretrato sistema esposimetrico e la più recente Super Electronic che, oltre che rara e costosa, somma ai problemi della manutenzione della meccanica anche quelli del sofisticato sistema elettrico di gestione dell’otturatore.

La Super, per quanto sensibilmente più costosa di una Nikon F FTn fornisce, sulla base della mia esperienza, risultati ed una esperienza di utilizzo unica.

Oltre al piacere di avere tra le mani un pezzo della storia europea della produzione di apparecchi fotografici.

Max Terzi

maxterzi64@gmail.com

Nikon F con le ottiche standard 50 mm di apertura 1,4 e 2.

Rispetto alla Contarex, per Nikon ci si può spingere, senza svenarsi, all’acquisto della focale più luminosa che arriva addirittura ad 1.2; Il Carl Zeiss 55 mm 1,4 per Contarex rimane invece ancora un’ottica costosa ed abbastanza rara

Contarex Super – Distagon 25 mm 2.8 – Ilford FP4 sviluppata con Rollei Supergrain

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