prosegue dalla prima parte
Per quanto interessante e a suo modo innovativa, la produzione delle Nikon a telemetro non avrebbe raggiunto la notorietà internazionale se non grazie alla presenza sul mercato americano dalle prime versioni del modello S.

Nikon S del 1950 – dal sito Nital
La Nikon S esce nel gennaio del 1950 e rimane in produzione fino all’inizio del 1955 sostituita già qualche mese prima dal modello S2 presentato alla fine del 1954.
Ritorno sulla questione della particolarità del formato delle prime Nikon a telemetro poiché questa caratteristica rappresenta, unitamente alla scelta di ibridizzare in queste fotocamere le caratteristiche di Leica e Contax, un ulteriore aspetto interessante di questa produzione.
Com’è noto i primissimi modelli, fino alla I del 1948, adottano il formato 24×32 poi portato a 24×34 sulla Nikon M del 1949.

Nikon M del 1949 – dal sito Nital
Le motivazioni di questa scelta vengono da alcune fonti attribuite alla necessità di ottenere un numero di fotogrammi maggiori a parità di lunghezza della pellicola utilizzata da un normale apparecchio 24×36.
Lo scarto è tuttavia risibile e non tale da giustificare un cambio di formato che avrebbe ad esempio reso non compatibile gli scatti prodotti con questi apparecchi con i sistemi di stampa dell’epoca o, più banalmente, con i classici telaietti 5×5 per dia. Tutto questo chiaramente se proiettiamo da subito la volontà della Nippon Kogaku di sbarcare sul mercato americano.

proiezione teorica del numero di fotogrammi totali per rullo nel formato 24×36, sopra, 24×34, al centro e 24×32 sotto
Scarterei anche l’ipotesi riferibile alla scelta di Nikon di privilegiare il formato 4:3 che oggi troviamo, ad esempio, come caratteristica, sulle digitali Olympus in luogo del 2:3 del classico 24×36.
Non credo infatti che all’epoca esistesse una sensibilità di questo genere.
Quello che invece potrebbe aver originato questa scelta fu la necessità di inserire nei primi apparecchi un segno distintivo che rendesse meno efficace una eventuale rivendicazione da parte delle aziende tedesche ai quali questi si ispiravano.
Occorre infatti tenere conto che il progetto della prima Nikon a telemetro viene avviato nel 1946 in un periodo nel quale non era ancora del tutto chiaro quali fossero le sorti postbelliche della Germania suddivisa nei diversi territori di influenza e di conseguenza se e come le aziende avrebbero ripreso le attività sui mercati internazionali.
Nei dieci anni successivi la fine del secondo conflitto, assistiamo a prodotti di aziende giapponesi che copiano analoghe realizzazioni tedesche inserendo in alcuni casi un elemento differenziale come, ad esempio, nel caso di Tokyo Kogaku che adottò la baionetta Exakta sulle Topcon, spostando tuttavia il pulsante di scatto dalla parte opposta rispetto a quella presente sulle reflex di Dresda.

esempio del differente posizionamento del pulsante di scatto tra Topcon R ed Exakta Varex, differenza tale da non rendere compatibili le ottiche con comando del diaframma tramite braccetto esterno che si sovrappone allo scatto della fotocamera
Questo determinava e determina tuttora una compatibilità parziale tra i due sistemi ottici.
Un ultimo aspetto singolare del particolare formato delle prime Nikon a telemetro è il percorso di avvicinamento al 24×36 che passa attraverso una misura intermedia, il 24×34 della Nikon M.
Se è vero, come molte fonti riportano, che il cambio fu indotto dall’amministrazione americana presente all’epoca in Giappone, perché in Nippon Kogaku non passarono direttamente al formato pieno anziché aspettare sino al 1955 quando queste fotocamere avevano già una discreta fama negli U.S.A?
Peraltro, il periodo di consolidamento nelle Nikon del formato 24×36 determina un’interessante punto di riferimento nell’utilizzo di queste fotocamere da parte di Robert Capa come poi vedremo più avanti.
Quella della diffusione sul mercato americano rappresenta un altro capitolo dell’interessante storia delle Nikon a telemetro.
Al di là della narrazione classica che vede alle fine degli anni ‘40 le fotocamere distribuite in Giappone nelle basi americane, e da lì portate con buona probabilità negli Stati Uniti, vi sono le azioni promosse in America che portarono le Nikon a telemetro alla ribalta della cronaca.
Ho quindi scelto due articoli apparsi sulla stampa americana nel corso degli anni ’50 per descrivere l’evoluzione dell’importazione U.S.A. della casa giapponese.
Per meglio comprendere quanto descritto in questi articoli inquadro meglio l’evoluzione del mercato delle fotocamere a telemetro ad ottiche intercambiabili nel corso degli anni ’50.
Se si escludono casi minori come ad esempio quello delle Lordomat prodotte a Wetzlar, alle quali ho dedicato questo articolo, ovvero se prendiamo a riferimento produzioni di una certa qualità che hanno attraversato tutti gli anni ’50, abbiamo una ristretta cerchia costituita dai marchi Canon, Leitz, Zeiss Ikon e Nippon Kogaku.
In due casi, Zeiss Ikon e Nippon Kogaku, la produzione si ferma nei primissimi anni ’60. Per Canon prosegue ancora per qualche anno, mentre per le fotocamere Leica arriva fino ai nostri giorni.
Il motivo di questa perdita di interesse del mercato per questa tipologia di apparecchi è dovuto all’arrivo delle reflex 35 mm che rese di fatto meno interessante l’uso degli apparecchi a telemetro.
La stessa Leitz, come descritto in questo articolo, sarà costretta nel 1964, a fronte del calo nei volumi di vendita della serie M, a lanciare anch’essa una reflex 35 mm, la Leicaflex, che darà origine alla longeva saga che sfocerà poi a metà anni ’70 nella serie R prodotta in collaborazione con Minolta. Questo salverà la serie M da una possibile debacle se questa fosse rimasta l’unico prodotto di casa Leitz.
Occorre del resto osservare che la serie M inaugurata nel 1954 con la M3 costituì un reale salto di qualità nel panorama di questa tipologia di fotocamere con un mirino, un sistema telemetrico, una precisione dell’innesto e dell’accoppiamento delle ottiche al telemetro senza eguali.
In quel contesto temporale solo Nikon cercò di far evolvere queste caratteristiche sulle successive versioni della S non riuscendo tuttavia ad eguagliare la M3 ed M3 Leica.
In Nippon Kogaku tuttavia fecero di più.
Trasposero una ampiezza, una luminosità e una versatilità del mirino sulla loro prima reflex del 1959 in un apparecchio che si discostava in modo talmente evidente dalla produzione dell’epoca tanto da creare un mito.

ripropongo questa immagine che ritrae la Nikon F, sopra, senza mirino, e la Nikon SP sotto;
Nei primissimi anni ’50, con un mercato delle reflex 35 mm ancora in embrione, le versatili telemetro ad ottiche intercambiabili erano il punto di riferimento in un ambito della fotografia professionale, ad esempio, quella di taglio giornalistico ed in particolare nel contesto che documentava i fronti bellici ancora attivi in quegli anni.
La prima macchina fotografica giapponese del dopoguerra ad attirare l’attenzione in America ha suscitato scalpore tra i fotografi di riviste e giornali in seguito al resoconto dei fotografi di Life in Corea, secondo cui una macchina fotografica giapponese 35mm e i suoi obiettivi si erano dimostrati superiori alle fotocamere tedesche che avevano utilizzato fino a quel momento. La fotocamera è una Nikon, nell’aspetto generale un facsimile della Contax, ma che combina importanti caratteristiche sia della Contax che della Leica, oltre ad alcune innovazioni. Gli obiettivi, che includono un’ampia gamma di lunghezze focali, sono i Nikkor, ai quali gli esperti americani attribuiscono una valutazione di precisione superiore rispetto agli obiettivi disponibili per le miniature tedesche.
In questo stralcio dell’articolo apparso sul The New York Times del 10 dicembre 1950 vi è la sintesi dell’arrivo negli stati uniti del primo modello Nikon, la S, a raggiungere la notorietà.
Tra i fotografi americani che utilizzarono le Nikon a telemetro in un ampio arco temporale va citato David Douglas Duncan considerato il precursore della scoperta della qualità delle Nikon a telemetro e del suo sistema di ottiche.
L’origine della scoperta è attribuita ad un fatto che vede protagonista il fotografo giapponese di Life Jun Miki che realizzò un ritratto di Duncan in condizioni di scarsa illuminazione con il Nikkor 85 mm f2.
Dalla qualità di questo scatto nacque l’interesse da parte di Duncan per queste fotocamere giapponesi a telemetro che consacrò nel tempo il marchio alla storia.
Forte dell’entusiasmo espresso dai suoi fotografi in Corea, Life ha organizzato un esame approfondito delle fotocamere e degli obiettivi da parte di esperti locali e, dopo aver ricevuto l’approvazione dell’attrezzatura, ha proceduto a un sondaggio tra la redazione della rivista, con il risultato che ne verrà ordinata una considerevole quantità. Anche i fotografi di Look Magazine stanno acquistando parte dell’attrezzatura giapponese.
The New York Times del 10 dicembre 1950
Ritorno a questo punto sulla citazione di Robert Capa che ho fatto nelle righe sopra.
La complessa e discussa storia del fotografo ungherese, il cui vero nome era Endre Ernö Friedmann nato a Budapest il 22 ottobre 1913, non ha certo bisogno del contributo fornito dalle fotocamere da questi utilizzate. Peraltro, già a lungo si è discusso della corretta ambientazione e attribuzione di alcuni dei numerosissimi scatti iconici realizzati nella sua instancabile presenza su svariati fronti bellici, dalla guerra civile spagnola del 1936 a quella di Indocina dove troverà la morte il 25 maggio del 1954.
In occasione di una interessante mostra sulla storia di Capa, organizzata a Milano al MUDEC nella primavera del 2023, vi erano i riferimenti delle fotocamere da lui utilizzate, tra queste la Nikon S il cui anno di produzione è tuttavia nella didascalia indicato nel 1955, un evidente refuso giacche Capa scomparve l’anno prima.

Nikon S2 del 1955 – dal sito Nital
Il che mette un punto fermo sul fatto che i negativi realizzati da Capa con un apparecchio Nikon a telemetro devono essere necessariamente di formato 24×34.
Obiettivi e fotocamere saranno disponibili in quantità limitate. “Non c’è motivo per cui i giapponesi non debbano continuare a produrre questi obiettivi”, ha affermato Bogdanovitch (nota: Mitch Bogdanovitch, esperto di obiettivi della Eastern Optical Company). “Hanno una tradizione di abilità che li rende capaci di orientarsi in qualsiasi direzione e sono fondamentalmente dei perfezionisti. La loro gamma di obiettivi offre eccellenti lenti per la correzione del colore, in particolare il 135 mm f/3,5, e offrono prestazioni migliori alle grandi aperture rispetto agli obiettivi Zeiss. Ho visto questi obiettivi circa un anno fa e all’epoca pensavo fossero altrettanto buoni o migliori degli obiettivi Zeiss, ma la gente pensava che fossi pazzo. L’importatore che me li ha mostrati li ha rispediti indietro perché c’era troppa resistenza alla vendita.”
The New York Times del 10 dicembre 1950
Questo stralcio offre un interessante spaccato delle prime fasi di arrivo e sperimentazione dei corredi Nikon a telemetro. Interessante inoltre osservare come il nome di Duncan non compaia sulla stampa dell’epoca tra i protagonisti di questo periodo. La storia del fotografo americano e del suo approccio a Nikon sarà frutto di una ricostruzione postuma effettuata dallo stesso Duncan, supportata da elementi oggettivi da lui stesso prodotti.
Tutto questo in un periodo più recente nel quale il nome del longevo fotografo americano aveva un risalto maggiore rispetto a quello della fine degli anni ’40.
Passo ora alla citazione di un articolo del 1958 apparso sulla pubblicazione di Simon Nathan 35 mm handbook del 1958.

immagine tratta dall’articolo di Simon Nathan del 1958
Classe 1922, Natan è stato un fotografo e giornalista le cui rubriche Simon Sez su popolari riviste di fotografia, come Popular Photography e Modern Photography, tenevano professionisti e appassionati aggiornati sulle innovazioni dei produttori di fotocamere del secondo dopoguerra anche attraverso consigli sul corretto utilizzo dei corredi.
Ecco uno stralcio dell’articolo del 1958 scritto in occasione della visita di Nathan a Tokyo negli stabilimenti della Nippon Kogaku, articolo nel quale vengono descritte le origini e le evoluzioni dei modelli.
L’articolo ha come titolo Visita a Nikon: Simon Nathan torna a Tokyo per far visita ai parenti.
Il sottotitolo è: Il momento clou di un recente viaggio in Giappone è stata la visita alla Nippon Kogaku K.K., dove viene prodotta la meravigliosa fotocamera Nikon.
I dirigenti Nikon non avevano idea della crescente popolarità della loro macchina fotografica. Non si rendevano conto di essere i migliori al mondo. I soldati giapponesi durante la guerra di Corea iniziarono a riportare le prime Nikon negli Stati Uniti. Gli investigatori del Kodak Park si misero subito al lavoro per rintracciare la macchina fotografica che produceva diapositive Kodachrome nitidissime, non compatibili con la montatura standard 24×36. Nikon non aveva in mente alcuna crociata, quindi passò al formato classico. I soldati di ritorno e diversi fotografi della rivista Life iniziarono a parlare dell’eccellenza della macchina fotografica.
Nathan si riferisce agli inizi degli anni ’50 e quanto scritto fa il paio con la storia ricostruita in apertura di questa seconda parte dell’articolo.
Il giornalista prosegue poi descrivendo le evoluzioni del modello S.
Alcuni fotografi ebbero un assaggio del modello S e lo apprezzarono. Molti altri finirono per ignorare la leggenda secondo cui solo le fotocamere prodotte a una certa longitudine e latitudine europea fossero valide. Anche loro avevano idee mai esplorate da altri produttori di attrezzature fotografiche di alta qualità. Non potevamo avere un motore, magari a carica manuale, o ancora meglio uno elettronico? Perché dovevamo avere il mirino a torretta per gli obiettivi ausiliari? Non potevamo avere un mirino per tutti gli obiettivi? La risposta fu la SP. I fotografi amatoriali cercavano un esposimetro che regolasse la ghiera dei tempi di posa in relazione a un’impostazione di apertura predeterminata (diaframma). Questa forma di scala dei valori di luce rimane opzionale e non complica le cose per il fotografo professionista che conosce la propria attività.

immagine tratta dall’articolo di Simon Nathan del 1958 dove vengono evidenziate alcune prerogative della Nikon SP: ricarica, messa a fuoco e scatto azionabili con tre dita della mano destra nonché il più efficace sistema di riavvolgimento a fine pellicola; con manettino sulla Nikon SP, con bottone zigrinato sulla Leica M3
Oltre al riferimento alla nascita del modello SP è interessante vedere anche in questa occasione come la prerogativa di avere un esposimetro dedicato fosse considerata appannaggio della fotografia amatoriale, tendenza che si invertirà poi nel corso degli anni ’60 con l’avvento dei sistemi TTL.

immagine tratta dall’articolo di Simon Nathan del 1958 che mostra la Nikon SP con l’esposimetro dedicato; interessante notare come la caratteristica godronatura del selettore dei tempi della Nikon F è identica a quella della Nikon SP benché sulla F l’accoppiamento dell’esposimetro al selettore avvenga tramite perno e non tramite la ghiera dentata come sulla SP
Di certo l’esposimetro della SP accoppiato tramite una ghiera dentata al selettore dei tempi della fotocamera, soluzione successivamente adattata anche da Canon nelle Canonflex, è il precursore dei più moderni Exposure Meter per Nikon F e Nikkorex che si innestano sulla ghiera dei tempi tramite un perno di riscontro e sull’anello dei diaframmi con l’accoppiamento alla famosa forcella che caratterizza tutte le ottiche Nikon MF.
Viene quindi avvalorata la teoria che il processo di ideazione della prima reflex 35 mm di casa Nikon sia stato avviato anni prima l’uscita della fotocamera nel 1959 e che in questo processo un ruolo fondamentale lo abbiano giocato i modelli a telemetro, in particolare la SP.
L’evoluzione, o come da molti indicata come semplificazione, della Nikon SP è il successivo modello S3 del 1958 il cui mirino è giudicato dagli appassionati di queste fotocamere come la migliore realizzazione della serie Nikon a telemetro.

Nikon S3 del 1958 – dal sito Nital
La produzione delle Nikon a telemetro viene interrotta ad inizio anni ’60.
Come accadde più di un decennio prima, il successo del nuovo modello, in questo caso la F, determinò la necessità di concentrare la produzione sulla nuova realizzazione che necessitava non solo di un adeguamento degli impianti ai crescenti volumi di richiesta della nuova fotocamera ma anche di un necessario ampiamento del parco ottiche.
Come avvenne alla fine degli anni ’40 Nikon si trovò di fronte alla sfida tra l’introdurre prodotti differenziati o puntare sullo sviluppo del prodotto più forte.
All’epoca delle Nikon a telemetro a Fuketa fu chiesto di organizzare una più efficiente macchina produttiva per le Nikon S, a discapito della progettazione di novità, che arrivarono effettivamente cinque anni dopo con la S2.
Per la serie F Nikon ricorse a Mamiya per la realizzazione delle Nikkorex che non sono ricordate dagli appassionati di Tokyo Kogaku, me compreso, come esempi della grande abilità progettuale e qualità costruttiva.
Max Terzi

pagina tratta dall’articolo di Simon Nathan del 1958 con due immagini della fotografa americana Ida Wyman realizzate con un apparecchio Nikon a telemetro

Ryu all’opera con una splendida Nikon SP nella rara finitura nera; realizzai questo scatto nella primavera del 2022 con una Canon T90 e un 50 mm 1,4 Canon FD New
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