segue dalla prima parte
Nella prima parte abbiamo visto alcuni brevi cenni sulla storia dell’azienda e descritto, raggruppandoli in categorie omogenee, la nutrita serie di apparecchi reflex 35 mm prodotti dalla casa giapponese.
Di seguito lo schema riepilogativo che riporta anche i riferimenti ad alcuni modelli dei quali non ho scritto ma che vale comunque la pena citare a dimostrazione della grande dinamicità ed inventiva che ebbe Miranda.

schema cronologico della produzione Miranda: in blu, arancione e verde le famiglie di modelli descritti nella prima parte dell’articolo; in azzurro chiaro quelli dei quali scrivo di seguito
Tra questi vi è tutto il capitolo delle fotocamere derivate dai corpi reflex e adattate per uso scientifico che costituisce, come per altre marche del settore, una produzione di nicchia.
In aggiunta alla vasta serie di fotocamere reflex 35 mm, il modello che chiuse la produzione Miranda del quale ho fatto cenno nella prima parte, la reflex DX-3, che rappresenta il canto del cigno delle novità relative agli anni ’70. Non più modulare e spogliata di alcune prerogative rispetto alla Auto Sensorex EE II, questo modello rimarrà in produzione per soli due anni.
La terza categoria, che nulla ha a che spartire con la precedente produzione, è rappresentata dagli esemplari prodotti da Cosina a valere dalla seconda metà degli anni ’80. In questo caso si tratta di apparecchi con innesto delle ottiche Pentax K che della tradizione Miranda mostrano solo il nome riportato sul frontale del prisma.
Da ultimo, giusto per dovere di cronaca, è opportuno citare l’unico modello a telemetro prodotto dalla casa giapponese, la Sensoret, commercializzata dal 1971 al 1975 anche a marcio Soligor. Questa fotocamera adotta il gruppo otturatore/esposimetro Copal già in uso su altre fotocamere simili commercializzate a marchio Cosina o Rollei, quest’ultima con la XF 35.
Lo schema della produzione visto prima viene in aiuto anche per definire le caratteristiche delle varie generazioni di ottiche, quasi tutte con innesto a baionetta, non tutte compratili con i diversi sistemi di misurazione esposimetrica, laddove presenti.
I primi obiettivi realizzati per i corpi reflex, risalenti agli inizi della seconda metà degli anni ’50, sono con diaframma a preselezione e sfruttano l’innesto a vite 44×1 benché già la Miranda T sia dotata di doppio innesto vite/baionetta.

Miranda T, particolare dell’innesto dell’ottica
Troviamo quindi un 50 mm 1,9 a marchio Zunow e due focali analoghe a marchio Ofunar e Miranda Soligor. Fa la comparsa il marchio Soligor anche su un 50 mm 2.8 sempre disponibile in quel periodo.

Miranda S del 1959, estratto dal libretto di istruzione dal quale si rileva che le ottiche utilizzate sono ancora con passo a vite 44×1
Come accennavo nella prima parte, non vi sono notizie certe sul ruolo giocato da Soligor in quegli anni. Che fosse già uno dei fornitori di ottiche Miranda o meno non è chiaro e le prime notizie più affidabili si trovano dopo l’utilizzo di entrambi i marchi da parte dell’importatore americano Allied Impex Corporation che risulterebbe essere già detentore del marchio Soligor che veniva apposto accanto a quello Miranda sulle ottiche importate negli Stati Uniti.

Miranda S del 1959, estratto dal manuale di istruzioni – il parco ottiche disponibili all’epoca è estremamente limitato
L’importatore americano acquisì definitivamente la proprietà del marchio Miranda nel 1963.
Da quella data, oltre a proseguire nell’utilizzo del marchio Soligor per le ottiche dedicate alle reflex Miranda, fu lanciato il sistema di obiettivi universali che riprendeva il principio già sviluppato alla fine degli anni ’50 per le reflex S ed ST di anelli adattatori per i diversi tipi di innesto in uso in quegli anni.
Il sistema, adottato anche da Tamron con gli Adaptal, consentiva di realizzare ottiche di diverse focali adattabile ai differenti innesti semplicemente cambiano l’anello di raccordo al corpo macchina.

pubblicità del 1972 delle ottiche Soligor
Le ottiche per Miranda di prima generazione hanno in alcuni casi il diaframma semi-automatico la cui chiusura è comandata dal secondo pulsante montato sul braccetto dell’ottica che si sovrappone a quello di scatto presente sul frontale del corpo macchina.
Come accennavo nella prima parte questo sistema era in uso sulle Exakta, sulle Topcon R, sulle Edixa e sulle ALPA in quegli anni. Unica differenza è che il pulsante di scatto delle Exakta è collocato dal lato opposto al bocchettone delle ottiche rispetto al resto delle marche sopra citate rendendo quindi gli obiettivi non compatibili.
Con l’avvento della Automex nel 1959 viene introdotto il nuovo sistema di ottiche Miranda Auto solo con innesto a baionetta.

raffronto tra le due versioni del grandangolare 28 mm 2.8 – a sinistra le versione marchiata Auto Miranda con il braccetto esterno per Automex/Sensorex e con l’indicazione della focale in millimetri, a destra la versione senza trasmissione esterna del diaframma marchiata Soligor Miranda con l’indicazione della focale in centimetri

Vista frontale delle due ottiche
Il sistema Auto Miranda dunque ha il comando automatico del diaframma e, per gli apparecchi dotati di esposimetro, anche di braccetto esterno di trasmissione del valore di apertura impostato al corpo macchina.

Miranda Sensorex II del 1972 ultimo modello della serie con commando esterno del diaframma; nella foto il dettaglio dell’accoppiamento tra ottica e corpo macchina
Qui sorge la prima vera differenza in termini di utilizzo: sui tre modelli Automex, sulla Sensorex I e II è necessario usare ottiche con il braccetto pena il cattivo funzionamento del sistema esposimetrico.
È in realtà possibile usare ottiche senza braccetto trasferendo il valore del diaframma impostato sulla scala di regolazione della camma presente sul corpo macchina. Sulla Sensorex I e II dotate di lettura TTL è inoltre possibile utilizzare la modalità Stop Down. Sono entrambe operazioni più complicate sulle quali non mi dilungo oltre
Gli obiettivi Miranda Auto senza braccetto possono essere invece utilizzati su tutti i Modelli Sensomat che hanno lettura Stop Down.
Ultima notazione legata a questa generazione di ottiche è che sulla Sensorex è necessario regolare il selettore presente sul corpo macchina sull’apertura massima dell’ottica utilizzata.

Miranda Sensorex del 1966: sul frontale a destra è visibile la rotella di regolazione della massima apertura dell’ottica utilizzata
Da osservare con attenzione in fase di acquisto di questa tipologia di ottiche sono le condizioni del braccetto, realizzato in alcuni casi in una lega piuttosto povera, che può subire un indebolimento legato all’invecchiamento spesso causa di rotture se l’ottica non viene maneggiata con attenzione, soprattutto nella parte di serraggio all’anello dei diaframmi che avviene attraverso una piccola piastra tenuta in sede da due viti.

pubblicità del 1972 della Miranda Sensorex EE modello presentato nel 1971; in quegli anni l’importatore italiano CIBA-Ilford realizzò una massiccia campagna stampa sui prodotti Miranda e Soligor
Con l’uscita nel modello Auto Sensorex EE nel 1972, con sistema esposimetrico automatico a priorità di tempi, viene presentata la nuova serie di ottiche denominata auto Miranda E. Questi obiettivi, ancora in finitura godronata, introducono alcune novità, tra le quali la posizione del diaframma che consente al copro macchina di gestire in automatico il valore di apertura nonché la trasmissione del valore impostato tramite un cursore interno all’innesto dell’ottica anziché con braccetto esterno.

Miranda Sensorex EE del 1971 con l’illustrazione del nuovo sistema di trasmissione del valore del diaframma al corpo macchina delle ottiche Miranda E ed EC
Sempre nella parte interna dell’innesto viene posizionato il perno indicatore del valore di massima apertura dell’obiettivo.
L’ultima generazione di obiettivi con innesto Miranda esce nel 1975 per il modello DX-3 e viene adottato nel 1976 dalla nuova Versione della Auto Sensorex, la EE-II.
Queste ottiche, identificate dalla sigla EC, presentano per la prima volta la finitura gommata sulla ghiera di messa a fuoco e sono anche disponibili marchiate Soligor per l’omonima versione della DX-3.
Quasi tutte le focali più comuni del sistema Auto Miranda, Auto Miranda E ed EC sono abbastanza facili da reperire spesso a costi molto contenuti.
In chiusura della carrellata sul nutrito parco di modelli e ottiche Miranda è opportuno un accenno al sistema di accessori che ricalca quanto già a catalogo per numerose fotocamere reflex 35 mm negli anni ’60.
L’unica rilevante differenza risiede nel sistema di mirini che costituiscono una caratteristica non comune e che ricomprende alcune caratteristiche uniche nella panoramica della produzione dell’epoca.

estratto dal manuale di istruzioni della Miranda G del 1967 con l’illustrazione della serie di mirini intercambiabili in alternativa al classico pentaprisma
Anche nel sistema di mirini non vi è assoluta compatibilità tra i modelli di fotocamere. Esistono tre generazioni di questi accessori, la prima utilizzabile su tutti i modelli contrassegnati con lettere dell’alfabeto e sulla serie Sensomat, la seconda sui modelli Sensorex II, Sensorex EE e Sensorex EE II.
Vi è poi una terza compatibile solo con i modelli Automex e Sensorex che hanno lo scudo frontale del prisma solidale al corpo macchina.

estratto dal manuale di istruzioni della Miranda Sensorex
Tra i mirini disponibili per tutte e tre le serie vi è l’interessante e originale VFE-3 che consente un ingrandimento a due fattori, 5x e 15x a seconda del posizionamento della parte ribaltabile.
Questo tipo di mirino, che io abbia avuto modo di verificare, non ha eguali nei sistemi reflex modulari delle altre marche.

dettaglio del mirino VFE-3 nella versione per Miranda Sensorex II e Sensorex EE; notare l’oculare in posizione per l’ingradimento 5x

raffronto tra i due mirini VF-3; a sinistra quella per i modelli Miranda contrassegnati con lettere dell’alfabeto e per la serie Sensomat, a destra quello per Sensorex II e Sensorex EE; l’immagine mostra anche la posizione dell parte ribaltabile per l’ingrandimento 5x, a sinistra, e 15x a destra attraverso la piccola lente presente sulla parte superiore del mirino
Vediamo ora in chiusura alcune notazioni sull’utilizzo pratico di queste fotocamere.
L’unico problema che ho riscontrato nei pezzi che ho avuto l’occasione di maneggiare è una certa delicatezza della parte meccanica delle ottiche che richiede mani esperte anche per semplici operazioni di pulizia delle lenti più esterne. A questo si aggiunge una tendenza alla trafilazione di lubrificante sulle lamelle e all’ossidazione degli elicoidali di alluminio che può arrivare a bloccare la ghiera rendendo molto difficoltosa o impossibile la messa a fuoco.
Vi è inoltre una certa tendenza a riscontrare velature delle lenti dovute al deposito nel tempo di condensa.
In questi casi meglio soprassedere dall’acquisto: l’intervento di un riparatore è giustificato solo per particolari e più costose tipologie di lenti come, ad esempio, il 25 mm 2.8.

Miranda G con applicati entrambi gli esposimetri clip on, configurazione decisamente inutile, e il grandangolare 25 mm 2.8

Arezzo, Piazza Grande – Miranda G, Auto Miranda E 25 mm 2.8 – Kentmere 400 sviluppata con Bellini Hydrofen
Le fotocamere Miranda sono oggetti molto affascinanti ed in genere con una buona usabilità soprattutto per quanto concerne i modelli più recenti come la G e la Sensorex II che hanno un vano batterie compatibile con le moderne LR44 da 1,5 V.
Il resto dei modelli ha, per caratteristiche d’origine o problematiche legate all’invecchiamento, un posto adeguato solo in una collezione statica.
Vi propongo quindi nel prossimo articolo in uscita sabato l’8 febbraio una prova sul campo del modello G con le ottiche della serie Auto Miranda, Auto Miranda E ed EC che funzionano senza problemi essendo la fotocamera dotata di esposimetro esterno.
La miranda G è stata prodotta dal 1965 al 1967 sostituita dal modello GT con prisma esposimetrico TTL non accoppiato.

Ha vetrini di messa a fuoco intercambiabili, il comando per il ribaltamento dello specchio e un esposimetro opzionale clip on che si aggancia sulla parte superiore destra della calotta.
Maggiori dettagli nell’articolo dedicato a questo modello di prossima pubblicazione.
Max Terzi

Arezzo, Palazzo della Fraternita – particolare dell’orologio astronomico – Miranda G, Auto Miranda EC 50 mm 1,4 gommato – Kentmere 400 sviluppata con Bellini Hydrofen

ricostruzione grafica del marchio originale Orion


pubblicità del 1972
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