Il marchio Miranda caratterizza la produzione di una nutrita serie di fotocamere per pellicola 35 mm, commercializzate tra la seconda metà degli anni ’50 sino a tutti gli anni ’80, che ha subito, nei trentacinque anni circa di presenza sul mercato, numerose vicende legate al susseguirsi di cambi di proprietà, tipologia di prodotto e mercato di riferimento, destando ancora oggi interesse negli appassionati sia per la vasta serie di modelli commercializzati, soprattutto nell’ambito delle SLR 35 mm, sia per la curiosità di alcune caratteristiche di queste fotocamere, caratteristiche molto innovative per l’epoca.

copertina della brochure della Miranda Sensomat del 1969

Non vi è e non vi è mai stato, forse un po’ a torto, un diffuso interesse collezionistico legato a questo marchio, considerato dai più sinonimo di corpi macchina e lenti di fascia economica, un aspetto, questo, solo in parte vero.

La Orion Seiki Sangyō YK, dalla quale deriverà poi il marchio Miranda, viene fondata in Giappone tra la fine degli anni ’40 e l’inizio degli anni ’50 da due soci nati ad inizio anni ’20, Ogihara Akira e Ōtsuka Shintarō.

Anche questa iniziativa imprenditoriale nasce nell’ambito dello sforzo di riconversione dell’industria bellica che caratterizzò in quel periodo molti nuovi progetti in ambito ottico e fotografico anche nel mondo occidentale.

L’attenzione dei fondatori si rivolge subito verso la produzione di un modello reflex 35 mm il cui prototipo vede la luce nel 1953/54 con il nome di Phoenix 35: La fotocamera realizzata in serie da questo prototipo entrerà in produzione solo nel 1955, una volta finanziata la nuova impresa.

Con il nuovo apparecchio farà anche la comparsa il nome Miranda.

Non era comune in quegli anni che le aziende nipponiche si concentrassero su tipologie produttive diverse da quelle in uso nalle aziende tedesche occidentali dell’epoca che, come sappiamo, avevano ancora, nella loro produzione di punta, un forte orientamento verso gli apparecchi a telemetro.

Altro discorso valeva per la DDR dove i soggetti che gravitavano nel territorio di Dresda, VEB Zieiss Ikon JHAGEE e KW in particolare, avevano invece una produzione ricca di nuove realizzazioni reflex 35 mm con otturatore a tendina.

se escludiamo le reflex 35 mm Edixa prodotte a Wiesbaden dal 1954, il principio della modularità fu inaugurato dalle reflex di Dresda; nella foto una Exakta Varex IIa con il prisma esposimetro Travemat della Schacht e i due mirini opzionali di produzione JHAGEE

Tra queste è sempre a mio avviso necessario citare Praktina, realizzata a Niedersedlitz dalla KW nel 1952, prima reflex 35 mm modulare dalla quale deriveranno poi molti nuovi modelli soprattutto giapponesi.

Praktina IIa con prisma esposimetrico

La Orion Seiki Sangyō propone quindi nel 1955 un modello con caratteristiche analoghe alla Praktina, modello considerato la prima reflex 35 mm giapponese dotata di pentaprisma.

Il nuovo apparecchio marchiato Miranda, rappresenta per il naming una scelta singolare se consideriamo che all’epoca la tendenza era quella di nominare gli apparecchi con il nome dell’azienda costruttrice o con uno da questo derivato.

Si pensi ad esempio all’origine dei marchi Nikon, Canon o Asahi.

Non ho trovato traccia delle motivazioni che spinsero Orion a dare un diverso nome al primo apparecchio. Tra le ragioni probabili vi è che il marchio, scelto da Ogihara, appassionato di astronomia, in onore di Orione, fosse già in uso nel logo di molte aziende occidentali e anche il nome del prototipo, Phoenix, fosse in realtà anch’esso già ampiamente utilizzato.

Il nome Miranda non ha radici storiche particolarmente remote. Creato da Shakespeare per l’omonimo personaggio de La Tempesta, dovette sembrare all’epoca un riferimento noto nei mercati occidentali ai quali si rivolgeva prevalentemente la produzione dell’azienda.

Trattandosi inoltre di un nome proprio era più difficilmente traducibile io declinabile da qualsiasi lingua estera.

Miranda sostituirà nel 1957 anche la ragione sociale Orion e caratterizzerà tutta la produzione futura.

Il primo modello denominato Miranda T ha caratteristiche molto simili anche alla reflex di Asahi del 1957 a marchio Pentax.

Per questa fotocamera e per il successivo modello A furono disponibili ottiche di diversi produttori, tra i quali Zunow che realizzò un 50 mm 1.9 interamente cromato, oggi abbastanza raro e ricercato dagli appassionati del marchio.

La T è già caratterizzata da alcune soluzioni che si trovano poi sui successivi modelli quali l’impostazione meccanica, il mirino intercambiabile e l’innesto delle ottiche a baionetta. Tra le differenze risaltano invece le due manopole di ricarica e riavvolgimento di dimensioni generose poi sostituite sul modello A dalla leva di ricarica e dal classico manettino di riavvolgimento.

Il modello T che riporta ancora nel primo periodo di produzione la scritta Orion Camera sopra il bocchettone di innesto delle ottiche, è raro e piuttosto costoso in relazione anche all’ottica montata.

Una caratteristica comune a tutta la produzione è il pulsante di scatto posizionato sul frontale per la necessità di utilizzare ottiche con diaframma semi automatico con il rinvio della chiusura del diaframma in fase di scatto posizionato sul classico braccetto presente sull’ottica, in puro stile Exakta.

La caratteristica del pulsante di scatto frontale verrà replicata anche sui modelli più recenti così da consentire su questi l’utilizzo delle ottiche più datate.

Il tema della retrocompatibilità tuttavia non sarà sempre rispettato sulle fotocamere Miranda tanto da far considerare spesso l’intera produzione come uno scombiccherato insieme di vari sistemi ottici, a seconda della modalità di trasmissione del valore del diaframma, di differenti innesti dei mirini intercambiabili e di differenti tipologie e forme dei numerosi modelli.

Se vogliamo, Miranda non ha nella propria produzione nessun riferimento che passa identificare un unico family feeling.

Questi, se vogliamo, furo a mio avviso tra gli aspetti chiave del minore successo del marchio in alcuni mercati.

Miranda G del 1965 il penultimo modello senza esposimetro incorporato che nelle forme riprende ancora le caratteristiche della prima serie di metà anni ’50; la G viene considerato uno dei modelli più completi e versatili poiché unisce all’intercambiabilità del mirino anche quella dello schermo di messa a fuoco oltre che disporre della leva di sollevamento dello specchio; dalla Miranda G deriverà poi nel 1969 la serie Sensomat con esposimetro incorporato

Prima, quindi, di acquistare un’ottica o un accessorio è sempre preferibile accertarsi che sia pienamente compatibile con il modello di fotocamera posseduta.

La produzione di reflex 35 mm Miranda è composta da oltre trenta modelli raggruppabili in alcune categorie omogenee che non rispettano tra loro un ordine cronologico sequenziale.

Per evitare di complicare troppo la questione restringo i raggruppamenti a tre, effettuando alcuni distinguo nell’ambito di ciascun gruppo.

Modelli senza esposimetro o con esposimetro opzionale clip on

Rappresentato dalle fotocamere contrassegnate con lettere dell’alfabeto, un primo sottoinsieme è costituito dalle lettere che vanno dalla T del primo modello del 1955 ai successivi con lettere dalla A alla D.

Un secondo sottoinsieme è costituito dai modelli con lettere F e G. che chiudono la produzione nel 1969.

Tutte queste fotocamere non hanno esposimetro incorporato pur ricomprendendo tra gli accessori, in particolare per il modello F e G, un esposimetro esterno clip on, la cui installazione prevede la rimozione del bottone dei tempi, piuttosto che un prisma con cellula esposimetrica non accoppiata o un prisma con cellula TTL anch’essa non accoppiata. Tutti e tre gli accessori hanno la cellula al CdS e, di conseguenza, alimentazione a batteria.

Miranda FM del 1964 con prisma esposimetrico non accoppiato con cellula esterna al CdS

Con i due mirini, il sistema di lettura è stop Down e non vi è alcuna modalità di trasmissione tra ottica e copro macchina del valore del diaframma. Su tutti questi corpi funziona quindi qualsiasi generazione di ottica Miranda.

Miranda FM, particolare del prisma esposimetrico che può essere montato su tutti i modelli delle prima serie

Modelli con esposimetro incorporato

La seconda famiglia di fotocamere è costituita dalla serie Automex, Sensorex e Sensomat tutte con esposimetro incorporato. Solo i modelli Sensomat e Sensorex la lettura è TTL mentre sulla Automex è garantita da una cellula al selenio presente sul frontale del pentaprisma. Sulla Automex III del 1964 la cellula è al CdS è posizionata sul frontale sotto il manettino di riavvolgimento come sulla Minolta SR-7 del 1962.

Miranda Sensorex del 1966 con il frontale del prisma che ricorda la calandra di una Chrysler;

Miranda Sensorex del 1966: da questo modello viene introdotto l’esposimetro TTL con la cellula posizionata all’interno dello specchio reflex come sulla Topcon RE di qualche anno prima; nella foto è visibile anche il doppio innesto delle ottiche, baionetta e vite 44×1 del quale parlo più avanti

Con la Automex prende il via un nuovo design del corpo macchina differente rispetto a quello dei modelli senza esposimetro. Questo design verrà mantenuto dal 1960 fino al 1977 con la Auto Sensorex EE-II.

Tra le caratteristiche particolari del nuovo design vi è il posizionamento del selettore dei tempi coassiale alla leva di ricarica.

estratta dalla brochure della Sensorex EE del 1971 che introduce l’automatismo dell’esposizione

A fine anni ’60 era tuttavia abbastanza evidente che i modelli interamente maccamici e con esposimetro opzionale F e G avevano fatto il loro tempo. Nel 1969 viene quindi introdotta la serie Sensomat evoluzione del modello GT del 1967, integrato con il sistema di lettura TTL con cellula al CdS posizionata nello specchio reflex.

A differenza della Sensorex, la lettura è stop down in modo da poter usare le ottiche precedenti senza il sistema di trasmissione del diaframma al corpo macchina.

La serie Sensomat, di fascia più economica, uscirà di scena nel 1975 con il quarto modello RE-II.

copertina della brochure della Miranda Sensomat RE del 1971

Benché molto più versatili nel calcolo dei corretti valori di esposizione, gli esemplari di questo gruppo hanno, con alcuni distinguo, qualche problema legato all’invecchiamento, che ne rende meno affidabile il funzionamento, almeno per la mia esperienza personale.

A questo si aggiunge il fatto che pur con una discreta diffusione in passato, i modelli Miranda, soprattutto per la componentistica elettrica, richiedono interventi di norma costosi anche in relazione alla scarsità di componentistica di ricambio.

Questo è motivo del sensibile deprezzamento di questa serie rispetto alla precedente interamente manuale.

Su questa tipologia di fotocamere, in particolare sulle Automex e Sensorex, la cui forma e le cui finiture sono comunque molto singolari ed in alcuni casi affascinanti, è invece necessario utilizzare la generazione di ottiche con trasmissione del valore del diaframma le cui tipologie sono declinabili in almeno due macro famiglie di obiettivi come vedremo più avanti.

estratto dalla brochure degli obiettivi Auto Miranda con trasmissione del diaframma tramite braccetto esterno; la descrizione delle caratteristiche dei vari modelli di ottiche verrà effettuata nella seconda parte dell’articolo

In questo caso, l’uso di ottiche più datate fa perdere in tutto o in parte alcune funzioni di lettura esposimetrica.

Modelli con innesto delle ottiche 42×1

La terza generazione si riferisce alle fotocamere con innesto delle ottiche a vite 42×1 del periodo che va del 1969 al 1974.

La ridotta numerosità di questa produzione non richiederebbe una particolare classificazione.

Tuttavia la decisione di introdurre il passo a vite standard, negli anni nei quali questa opzione era stata realizzata ad esempio da Zeiss Ikon con la Icarex, è per Miranda una scelta a mio avviso interessante.

Una delle peculiarità del sistema Miranda infatti è rappresentata dall’innesto delle ottiche che è a baionetta estrema sul corpo macchina con un secondo attacco ausiliario, all’interno del bocchettone, con passo a vite 44×1 con tiraggio di 41,46 mm.

particolare del doppio innesto delle ottiche, baionetta e vite 44×1

La casa giapponese sviluppò una serie di anelli adattatori per altri sistemi di innesto così da poter montare sui corpi Miranda ottiche di altri marchi con più elevato tiraggio. Questa scelta ripercorreva quanto già realizzato dalla svizzera ALPA.

La serie di anelli tuttavia si trova solo sui manuali di alcuni modelli e non mi è del tutto chiara quale sia stata la loro diffusione. Questi oggetti sono oggi vere e proprie rarità il che farebbe supporre una loro diffusione limitata all’epoca della commercializzazione.

estratta dal manuale di istruzioni del modello Sensomat del 1969 con la serie completa degli anelli adattatori disponibili all’epoca

Del resto, i soci fondatori della Orion avevano iniziato nel periodo post-bellico l’attività in ambito fotografico realizzando adattatori per montare, ad esempio, ottiche Contax su corpi Leica 39×1 mantenendo la funzionalità di messa a fuoco del telemetro.

Che il progetto non fosse poi andato in porto è testimoniato anche dalla produzione di corpi con passo 42×1.

Una ulteriore ed interessante fotocamera a marchio Miranda, in aggiunta ai tre gruppi visti sopra, è DX-3 che montava una nuova generazione di ottiche denominata EC.

La DX-3 usci anche a marchio Soligor.

Soligor, da molti ricordato per la produzione di ottiche universali, rappresenta una costante nella storia di Miranda oltre che uno degli aspetti peculiari di un modello che Giappone e Stati Uniti realizzarono per commercializzare oltre oceano prodotti di origine e produzione orientale.

copertina del catalogo dello ottiche universali Soligor di inizio anni ’70

Pensiamo solo al ruolo di grandi importatori che imposero il loro marchio come Honeywell per Pentax, Bell e Howell per Canon o Beseler per Topcon, ma anche a casi contrari di prodotti americani, ad esempio la Omega dei fratelli Simon, prodotta successivamente in Giappone da Konica.

Questo incrocio di partnership commerciali caratterizza la storia di Miranda almeno dal 1959 anno nel quale viene interrotta in Giappone la commercializzazione del marchio che viene distribuito negli Stati Uniti dalla Allied Impex all’epoca proprietaria del brand Soligor al quale non corrispondeva tuttavia un particolare ambito produttivo.

Soligor produttore di obiettivi, come molti di noi la ricordano, prende piede dall’inizio degli ’60 con modalità che, almeno a me, non appaiono del tutto chiare.

Con buona probabilità, l’apertura di Miranda al mercato statunitense di quegli anni fece sorgere la necessità di incrementare la produzione di ottiche dedicate sia in termini di volumi produttivi sia in termini di gamma di focali e, com’è noto, Orion prima e Miranda poi nascono e si sviluppano come produttori di fotocamere, non di ottiche delle quale si approvvigionavano da aziende terze specializzate come per il caso di Zunow visto prima.

estratto del catalogo dello ottiche universali Soligor di inizio anni ’70

Il macchio Soligor fu quindi utilizzato per denominare il soggetto produttivo che dal 1963 entrò nella proprietà di Miranda al fine di coprire in toto o in buona parte il fabbisogno di lenti per le proprie fotocamere.

Non è infrequente, infatti, trovare esemplari di obiettivi di quel decennio marchiati Soligor assolutamente uguali, per forma ed innesto, a quelli a marchio Miranda.

L’azienda Soligor in proprio o tramite il supporto per alcune focali di partner giapponesi come Tokina, sviluppò in seguito anche il segmento delle ottiche universali.

Gli obiettivi Soligor universali verranno importati nel nostro paese dalla fine degli anni ’60 dall’emanazione italiana dell’inglese CIBA-Ilford che aveva sede in provincia di Varese e che sarà all’epoca anche l’importatore delle fotocamere Miranda.

cartoncino da visita fissato all’interno della copia del libretto di istruzioni della Miranda Sensorex EE in mio possesso

Il mercato inglese, forse in ossequio alla shakesperiana Miranda, sarà negli anni ’60 e ’70 anch’esso un punto di riferimenti per i prodotti dell’azienda giapponese.

Ancora oggi in Inghilterra si trovano sul mercato dell’usato gli esemplari più interessanti di fotocamere a marchio Miranda.

prosegue nella seconda parte

Max Terzi

maxterzi64@gmail.com

copertina della brochure della Miranda Sensorex del 1966

estratto della brochure della Miranda Sensorex del 1966

estratto della brochure della Miranda Sensorex del 1966

estratto della brochure della Miranda Sensorex del 1966

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4 COMMENTS

  1. Complimenti ,articolo bellissimo. Soltanto una cosa , ho compreso la difficoltà di intercambiabilità delle parti, ma i prismi esposimetrici ,nel caso si reperissero, sono compatibili con la serie DR ? Inoltre i prismi dotati di slitta flash non hot , immagino posteriori alla serie D , sono compatibili con il modello DR ?

  2. Buon giorno e grazie per aver letto l’articolo. Sono molto contento sia rimasto soddisfatto.
    I prismi esposimetrici sono compatibili con il modello DR (ve ne sono di due tipi: con cellula esterna e con cellula interna per lettura TTL); I prismi con slitta porta accessori (non hot) compatibili con la serie Sensomat sono compatibili con i modelli precedenti D, F ecc.
    Non lo sono invece i prismi della serie Sensorex ma la differenza si rileva a occhio.
    Max

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