Ho da tempo la percezione che le fotocamere Minolta, siano esse compatte o reflex 35 mm manual focus e autofocus, rappresentino per i più un mondo scarsamente considerato nel novero delle possibili soluzioni di acquisto per collezione o per uso.
La prima e più probabile ragione è rappresentata dal fatto che il marchio Minolta, limitatamente al mondo della fotografia, è di fatto scomparso da un ventennio con la cessione a Sony del ramo imaging dell’azienda di Osaka, che nel 2003 si era fuso con Konica, cessione avvenuta nel 2006.
Ha inoltre giocato un ruolo importante, in questa sorta di oblio, l’accantonamento del vecchio innesto SR delle ottiche Rokkor progressivamente avvenuto a partire dal 1985 e fino a buona parte degli anni ’90 mantenendo in catalogo solo un ristretto numero di lenti.
Nel 1985 avviene infatti la presentazione da parte di Minolta del nuovo sistema AF, primo e innovativo approccio all’autofocus che sia andato oltre le piccole produzioni sperimentali che negli anni precedenti erano state realizzate da Minolta stessa, Pentax, Nikon, Canon, Olympus e Chinon, aziende queste che avrebbero poi, successivamente alla casa di Osaka, dato il via ai loro nuovi sistemi AF.
Proviamo ad immaginare per un attimo cosa ne sarebbe oggi del sistema Canon FD, sostituito dalla baionetta EF sempre nella seconda metà degli anni ’80, se il brand Canon non esistesse più del tutto.
Che è un po’ quello che è successo al marchio protagonista di questo articolo.
Eppure, il nome Minolta non solo fu presente sulle fotocamere al collo di molti fotografi già dalla fine degli anni ’50, ma rimase per i successivi quarant’anni a competere a suon di innovazioni e prodotti di grande qualità accanto ai big del mercato.

Minolta SR-1 prodotta dal 1959 al 1971 nell’ambito del nutrito numero di modelli della famiglia SR
Non fu un caso che Leitz già dalla fine degli anni ’60 scelse Minolta come partner per lo sviluppo dei nuovi apparecchi, realizzando in questo contesto fotocamere del calibro della Leica CL, della R3 ed R4.
Della collaborazione tra Leitz e Minolta ho scritto negli articoli che trovate a questo link.
Quello tra le due Società fu uno dei modelli di collaborazione avviato negli anni ’70 tra occidente e oriente nel mondo dei produttori dell’industria ottico fotografica, che consentì ad entrambe le realtà di beneficiare delle competenze reciproche nello sviluppo di fotocamere e di ottiche.
Il che in alcuni casi permise, soprattutto alle aziende tedesche coinvolte, di superare la tribolata fase della concorrenza nipponica.
Se quindi nella scelta del vostro corredo analogico volete spaziare in un terreno meno noto e frequentato, sappiate che vi sono fotocamere e ottiche Minolta pronte a sorprendervi per la qualità dei risultati, partendo da un investimento ragionevole.

Minolta XD-7 in finitura black chrome; la finitura era utilizzata dalla casa giapponese su licenza di Leica
Nella mia esperienza di utilizzo di apparecchi Minolta, mi sono in questi anni concentrato sulla produzione degli anni ’70 periodo nel quale l’azienda realizzò fotocamere reflex 35 mm del calibro della serie XE del 1974, dalla quale deriverà poi nel 1976 la Leica R3, e della serie XD del 1977 dalla quale deriverà poi nel 1980 la Leica R4.

più pesanti e massicce le Minolta XE-1 e la versione semplificata XE-5 montarono in anteprima l’otturatore sviluppato da Leitz e Copal che comparirà due anni dopo sulla Leica R3
Sono inoltre molto affascinato dalla Minolta XM presentata nel 1973 che rappresentò degnamente il marchio nel segmento professionale accanto alla Canon F1 e alla Nikon F2.

la mia vissuta Minolta XM che purtroppo da qualche mese ha smesso di funzionare
Della serie autofocus sono un fan della Minolta 7000 della quale trovate qui due articoli scritti a quattro mani con Andrea Aprà, collezionista ed esperto Minolta.

Minolta 7000 con le sue forme spigolose
Delle fotocamere Minolta che ho appena citato, si potrebbe per ciascuna descrivere una caratteristica o più caratteristiche peculiari che in molti casi costituirono un primato rispetto alle concorrenti.
Sotto il profilo dell’impiego pratico, prediligo tra tutte la Minolta XD-7 che ancora oggi è in grado di fornire risultati molto buoni anche grazie ad una affidabilità dell’elettronica superiore a quella della serie XE rispetto alla quale gode anche della caratteristica di essere più leggera e compatta.

Minolta XD-7 nella versione con motore e dorso data
La Minolta XD-7, denominata XD-11 per il mercato americano e semplicemente XD per quello interno giapponese, fu portatrice di novità interessanti per l’epoca, novità che ancora oggi rappresentano prerogative di utilizzo rispetto alla concorrenza.
L’utilizzo di questa fotocamera, attorno alla quale fu costruito un sistema di accessori che annoverava il motore per l’avanzamento del film con cadenza di due fotogrammi al secondo, il dorso data, un flash dedicato nonché una ristretta gamma di schermi di messa a fuoco intercambiabili, consente di beneficiare del vastissimo parco ottiche Minolta con baionetta SR interamente utilizzabile, pur con alcune limitazioni nelle funzionalità della macchina a seconda delle diverse generazioni di lenti, sino alla versione MD che fu presentata proprio in occasione del lancio della XD-7 nel 1977.

Minolta XD-7 vista della calotta superiore con i pochi ed essenziali comandi; da notare sulle ottiche il pallino rosso e la scritta con la focale che ricordano il family feeling delle ottiche Leica R
Semplificando il più possibile, Il sistema di innesto delle ottiche manual focus di Minolta si può raggruppare in quattro macro famiglie di obiettivi Rokkor distinguibili per la sigla che le contrassegna.
Vi è tuttavia da dire che i distinguo vanno ben al di là di questa rappresentazione schematica che tuttavia per brevità fornisce i punti di riferimento essenziali.
Abbiamo quindi la più datata serie SR con e senza diaframma automatico che corredava a valere dal 1958 la fortunata serie di omonimi apparecchi reflex 35 mm.
Dal 1966 viene introdotta la serie MC la cui camma, molto simile a quella che Nikon adotterà un decennio dopo con il sistema Ai, permette di gestire la lettura esposimetrica TTL a tutta apertura sui corpi macchina della generazione SRT.
Occorre sottolineare che il sistema MC rivoluzionò il concetto di trasmissione del valore del diaframma tra ottica e fotocamera, sistema che sino ad allora prevedeva che il sistema esposimetrico disponesse, oltre che del valore del diaframma selezionato, anche dell’apertura massima dell’ottica per poter effettuare la lettura corretta.

vista posteriore di tre ottiche standard Minolta con evidenziato il sistema di camme; a differenza delle camme degli obiettivi Leica reflex, su quelli Minolta queste sono posizionate sull’anello dei diaframmi e non nella posizione interna all’innesto
Su questo aspetto, concettualmente semplice ma dialetticamente più complesso da esprimere, ritornerò più in dettaglio in una nuova occasione.
Nel 1977 con la presentazione della XD-7 il sistema evolve nelle ottiche MD che permettono all’apparecchio di gestire l’automatismo a priorità di tempi e, nel successivo modello X-700 del 1981, anche quello program.
Da ultimo, nel 1983, con il sistema MD applicato alla reflex AF X-600.
È interessante notare come, nel sistema di camme Minolta, le diverse versioni mantengono la retrocompatibilità sommando e non via via sostituendo le evoluzioni del sistema, cosicché, ad esempio, un’ottica MD ha ancora la camma MC e il sistema di comando del diaframma delle SR auto.
Questo schema di funzionamento ricorda molto il principio delle camme presente sulle ottiche Leitz per corpi reflex con la sola differenza che per la più recente generazione di fotocamere la casa di Wetzlar decise di togliere la retrocompatibilità introducendo la serie Only R.
Minolta farà di più, con l’avvento della nuova generazione di reflex autofocus cambierà radicalmente la baionetta.
Peraltro, quando oggi viene citato l’innesto delle ottiche a baionetta Sony A si sta parlando dello stesso tipo di innesto Minolta AF lanciato nella seconda metà degli anni ’80.
Tra le innovazioni della XD-7 troviamo dunque l’introduzione della doppia priorità che costituisce anche un primato rispetto alla concorrenza.

selettore delle modalità di esposizione della Minolta XD-7 posto in posizione coassiale alla ghiera dei tempi
Dal mio punto di vista il sistema della XD-7 rappresenta la base essenziale per il governo dell’esposizione offrendo la modalità manuale, quelle a priorità di diaframmi e quella a priorità di tempi con una rappresentazione dei valori nel mirino molto chiara e leggibile.

rappresentazione grafica del mirino della Minolta XD-7 nella modalità a priorità di tempi – notare che in questo caso il diaframma deve essere portato alla massima chiusura; come sulle ottiche Leica R tale posizione non ha blocco e occorre stare attendi a non muovere l’anallo dei diaframmi durante l’uso della fotocamera

rappresentazione grafica del mirino della Minolta XD-7 nella modalità a priorità di diaframmi – il mirino della fotocamera è particolarmente luminoso grazie alla nuova generazione di vetrini di messa a fuoco e alla copertura del 94% del formato

rappresentazione grafica del mirino della Minolta XD-7 nella modalità manuale – la corretta esposizione si ottiene quando il tempo segnato dal led rosso sulla scala verticale a destra corrisponde al tempo impostato sulla fotocamera che appare in basso accanto al valore del diaframma
Personalmente, almeno per l’analogico, non sono un entusiasta delle funzioni program.
Un’altra interessante prerogativa di questa fotocamera è l’introduzione dei vetrini di messa a fuoco di tipo Acute Matte che, utile ricordarlo, è un brevetto Minolta dato in uso ad Hasselblad.
Il sistema di vetrini è intercambiabile ma non con la facilità con la quale l’operazione può essere effettuata su altre fotocamere aventi le stesse caratteristiche. L’intervento, per il quale l’apparecchio doveva essere inviato in assistenza, è fattibile anche da soli se disponete di una buona manualità.

dettaglio del bocchettone di innesto delle ottiche della Minolta XD-7 con evidenziate le due viti che è necessario togliere per poter sostituire lo schermo di messa a fuoco
Occorre prestare in questo caso molta attenzione al punto esatto di posizionamento del nuovo vetrino nonché alle guarnizioni interne che, vista l’età, tendono a sbriciolarsi costellando il mirino di fastidiosi puntini neri.
In sintesi, se volete cambiare il vetrino di messa a fuoco della XD-7, invero abbastanza rari da trovare, armatevi di buona pazienza, di un piccolo cacciavite a croce, di una pinzetta per vetrini, quella per Leica R4 va benissimo, e di una pompetta per soffiare via polvere e i residui di guarnizione.
Come per la Contax RTS, anche alla Minolta XD-7 fu applicato un rivestimento in finta pelle con una base leggermente imbottita per meglio impugnare la macchina durante l’utilizzo.

il rivestimento in finta pelle della Minolta XD-7 tende in alcuni casi a ritirarsi e solevarsi
Pur non essendo un problema comune a tutte le XD-7, può succedere di incontrare esemplari con il rivestimento rovinato.
I ricambi originali non si trovano più ma sono disponibili in rete kit di finte pelli colorate tagliate a misura come del resto accade per le Contax.
La XD-7 ha, nella tradizione delle fotocamere sviluppate in collaborazione con Leitz, un sistema di ammortizzazione dello specchio che eguaglia la morbidezza dello scatto a quello della Leica R4 che fu sviluppata sulla base di questo modello Minolta.
Utile ricordare che la R4 ha in più la funzione program, inutile dal mio punto di vista, la lettura spot combinabile con le diverse funzioni di calcolo dell’esposizione e un sistema più agevole per la sostituzione dei vetrini di messa a fuoco.

comparazione dei due sistemi di selezione delle modalità di esposizione, a sinistra quello della Minolta XD-7 a destra quello della Leica R4
Per il resto le caratteristiche sono del tutto analoghe a quelle della XD-7 che tuttavia consente di acquistare un set di ottiche Minolta di buona qualità a prezzi decisamente inferiori a quelli delle corrispondenti focali Leitz.
Chiude la carrellata delle caratteristiche peculiari ed innovative di questo modello l’introduzione delle cellule dell’esposimetro in Silicio al posto di quelle al Solfuro di Cadmio che avevano caratterizzato il sistema CLC sin dalla seconda metà degli anni ’60. Con la XD-7 viene inoltre introdotto un nuovo sistema di lettura media ponderata al centro.

Genova, Via XX Settembre, manichino in vetrina – Minolta XD-7, Tele Rokkor – X 100 mm 2.5 MC – Kentmere 400 sviluppata con Bellini Hydrofen – scatto a sera tardi a negozio chiuso con forte differenza di illuminazione; interessante la risposta dell’eposimetro
Ho testato recentemente questa fotocamera in riprese in notturna a mano libera stressando quindi le caratteristiche del sistema di ammortizzazione delle vibrazioni dello specchio con tempi nell’ordine di 1/15 e 1/8 di secondo nonché il sistema esposimetrico in contesti di forti differenze tra luci ed ombre.

Genova, portici in zona porto antico – Minolta XD-7, Tele Rokkor – X 100 mm 2.5 MC – Kentmere 400 sviluppata con Bellini Hydrofen – tempo di scatto 1/8 di secondo
Per il test ho montato un interessante Tele Rokkor – X 100 mm 2.5 MC per il mercato americano, escludendo quindi con quest’ultima lente la possibilità di utilizzare il sistema a priorità di tempi.

configurazione utilizzata nella prova – Minolta XD-7 corredata del Tele Rokkor – X 100 mm 2.5 MC
La pellicola è la collaudata Kentmere 400 esposta alla sensibilità nominale e sviluppata con Bellini Hydrofen.

Genova, portici in zona porto antico – Minolta XD-7, Tele Rokkor – X 100 mm 2.5 MC – Kentmere 400 sviluppata con Bellini Hydrofen – tempo di scatto 1/4 di secondo – con questo tempo di scatto il mosso è quasi inevitabile – mi colpiva di questo scorcio il cartella con la scritta foto in 20 minuti in un mondo che le foto le vuole vedere subito e non le vuole più di carta (del resto io stesso sto condividendo scatti su pellicola digitalizzati)
Vi propongo quindi alcuni scatti che, sotto il profilo squisitamente tecnico, evidenziano una buona risposta della fotocamera anche in condizioni critiche.

Genova, carrugi in zona porto antico – Minolta XD-7, Tele Rokkor – X 100 mm 2.5 MC – Kentmere 400 sviluppata con Bellini Hydrofen – tempo di scatto 1/8 di secondo – in questo caso per guadagnare un po’ di profondità di campo sarebbe stato necessario chiudere di almeno un paio di diaframmi rendendo così indispensabile l’uso di un cavalletto

Genova, Via XX Settembre – Minolta XD-7, Tele Rokkor – X 100 mm 2.5 MC – Kentmere 400 sviluppata con Bellini Hydrofen

Genova, Via XX Settembre – Minolta XD-7, Tele Rokkor – X 100 mm 2.5 MC – Kentmere 400 sviluppata con Bellini Hydrofen
Un’ultima notazione figlia della collaborazione tra Leitz e Minolta, è la finitura black chrome della mia XD-7 con la quale veniva proposta la fotocamera, in alternativa, alla versione solo chrome.

dettaglio della finitura black chrome di derivazione Leica
Questa finitura, tanto bella quanto delicata, era una prerogativa degli apparecchi Leica già adottata sulla R3 e poi mantenuta sulle successive realizzazioni M6 compresa.

Minolta XD-7 e Leica R4s mod. 2 entrambe in finitura black chrome
Fu introdotta su corpi Minolta con la XD-7 e poi mai replicata sulle successive fotocamere della casa di Osaka.
Il che ne fa un’altra interessante prerogativa di questo apparecchio.
Max Terzi
un particolare ringraziamento ad Andrea Aprà che anche in questa occasione mi ha fornito numerosi dettagli e curiosità che ho poi rielaborato e sintetizzato in questo articolo

Genova – Minolta XD-7, Tele Rokkor – X 100 mm 2.5 MC – Kentmere 400 sviluppata con Bellini Hydrofen – scatto all’imbrunire

la fotocamera nella configurazione utilizzata nella prova

ripresa in diurna a Pescara con la Minolta XD-7 corredata dal Rokkor 50 mm 1,4 MD con una pulizia delle linee orizzontali e verticali degna di un Planar – Kentmere 400 sviluppata in Bellini Hydrofen
Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo volume può essere riprodotta, memorizzata o trasmessa in alcuna forma e con alcun mezzo, elettronico, meccanico o in fotocopia, in disco o in altro modo, compresi cinema, radio, televisione, senza autorizzazione scritta dell’Editore. Le riproduzioni per finalità di carattere professionale, economico o commerciale o comunque per uso diverso da quello personale possono essere effettuate a seguito dei specifica autorizzazione rilasciata da New Old Camera srl, Via San Michele del Carso 4, 20144 Milano, Italy. info@newoldcamera.it
All rights are reserved. No part of this book may be reproduced, stored or transmitted in any form or by any means, electronic, mechanical or photocopy on disk or in any other way, including cinema, radio, television, without the written permission of the publisher. The reproductions for purposes of a professional or commercial use or for any use other than personal use can be made as a result of specific authorization issued by the New Old Camera srl, Via San Michele del Carso 4, 20144 Milano, Italy. info@newoldcamera.it










