Le reflex di Dresda – seconda parte

Prosegue dalla prima parte

Fino all’autunno del 1944 la zona di Dresda fu esclusa del raggio di azione dei bombardieri alleati: il mutare del quadro bellico portò però, dopo la Conferenza di Jalta del 4 febbraio 1945, all’inclusione della città sassone nella lista degli obiettivi strategici.

La decisione fu rafforzata dall’esplicita richiesta sovietica di attacchi aerei sulle linee di comunicazione.

Lungo le linee ferroviarie che attraversavano Dresda passavano infatti ogni giorno rinforzi, munizioni e materiali diretti all’ormai vicino fronte orientale.

L’attacco fu condotto congiuntamente dalla Royal Air Force britannica e dalla United States Army Air Force. Il 13 febbraio 1945 più di 800 aerei inglesi volarono su Dresda, scaricando circa 1.500 tonnellate di bombe esplosive e 1.200 tonnellate di bombe incendiarie. Il giorno dopo la città fu attaccata dai B-17 americani che in quattro raid la colpirono con altre 1.250 tonnellate di bombe.

Nella mattinata del 15 febbraio ci fu l’ultima incursione di 200 bombardieri statunitensi sulla città ancora in fiamme. I bombardieri alleati rasero al suolo una gran parte del centro storico con un bombardamento a tappeto, causando una strage.

Ciò che doveva essere un’azione incentrata prevalentemente su obiettivi militari finì per colpire indiscriminatamente soprattutto obiettivi civili.

Di li a poco gli americani sarebbero entrati in città, in anticipo rispetto alle truppe sovietiche, prelevando quanto possibile nell’ambito delle attività industriali strategiche. Tra queste vi era la Ziess Ikon le cui unità produttive risultavano, come detto nella prima parte, fortemente danneggiate.

Il trasferimento forzato e frettoloso di una parte delle maestranze e di quel poco altro che era trasportabile, nella sede di Oberkocken, appartiene alla storia delle rinascita della Zeiss occidentale.

Sull’altro fronte, fu al pari rocambolesca la storia del tentativo, da parte delle truppe sovietiche, di trasferire le linee di produzione della Contax a telemetro in Ucraina: dapprima fermo al confine sovietico per un problema di diverso scartamento ferroviario che impediva ai convogli di proseguire, il materiale, stivato sui vagoni, subì numerosi furti e arrivò a Kiev con danni tali da non consentire l’avvio della produzione.

Venne quindi organizzato in uno degli impianti produttivi Zeiss presso Jena un piccolo gruppo di maestranze che ripristinò la linea produttiva dalla quale si stima uscirono tra il 1946 e il 1947 un limitato numero di apparecchi marchiati Carl Zeiss Jena.

Anche queste fotocamere rappresentano, se non più delle prime Contax S, una assoluta rarità collezionistica, vantando purtroppo la presenza sul mercato di esemplari assemblati ad arte successivamente.

Verificata la completezza e il funzionamento dell’impianto i sovietici smantellarono le linea e la trasferirono in Ucraina presso la Arsenal di Kiev dalla quale in breve tempo uscirono le prime copie Contax in parte realizzate con pezzi ancora prodotti in Germania.

Differente sorte subì invece la produzione delle ottiche che fu trasferita presso la KMZ di Krasnogorsk a sud di Mosca, al pari di quella delle folding su base Ikonta e Super Ikonta.

Spogliata da Americani e Sovietici dei progetti più rilevanti, e trasformata in azienda statale, la VEB Zeiss Ikon avviò, come detto nella prima parte, la produzione della monreflex Contax S.

VEB, la sigla sta per Volkseigener Betrieb, è la formula giuridica con la quale vennero trasformate le aziende presenti nel territorio passato dal 1945 sotto il controllo sovietico, nonché la formula utilizzata successivamente nella DDR fino al 1990.

Almeno inizialmente una sorte diversa capitò a Ihagee, la cui società, di proprietà olandese, fu l’ultima ad essere inglobata in uno dei Volkseigener Betrieb che verranno via via costituiti e successivamente fusi tra loro.

Nel febbraio 1945, durante il bombardamento di Dresda, la fabbrica di Schandauer Strasse, che costituiva il pricipale impianto produttivo della Ihagee, fu anch’essa completamente distrutta dagli alleati.

Dopo le bombe e il fuoco arrivò il saccheggio a ridurre a zero anni di lavoro.

Così, come per Zeiss Ikon, nulla rimase degli archivi, dei documenti o del materiale pubblicitario tanto da rendere difficoltosa se non impossibile la ricostruzione, ad esempio, di un elenco completo di modelli e dei loro accessori.

A seguito dell’entrata in città dell’Armata Rossa, quanto si era salvato dalla distruzione nella seconda fabbrica Ihagee, quella di Blasewitser Strasse, fu smantellato, rendendo così il futuro dell’azienda piuttosto incerto.

Tuttavia, in alcuni locali dell’impianto produttivo che furono parzialmente risparmiati dalla distruzione e dai saccheggi, fu ricostruita una linea che permise a una squadra di ex ingegneri e operai di riavviare progressivamente la produzione della Kine Exakta.

Il ripristino delle attrezzature sembrava un compito impossibile che fu svolto grazie alla capacità e alla tenacia del gruppo di tecnici che riuscirono, con il recupero delle attività produttive, a salvare il marchio.

Johan Steenbergen nel frattempo aveva lasciato Dresda già nel 1942 senza più rimetterci piede. Questo con tutta probabilità gli evitò di fare la fine di Charles e John Noble, come a breve vedremo.

La Jhagee divenne dunque, almeno sulla carta, l’unico produttore di fotocamere a beneficiare dello status di azienda commerciale privata a capitale estero operante nella Germania Est.

La nuova amministrazione realizzò tuttavia ben presto il vantaggio economico che sarebbe derivato dalle sostanziose entrate che le vendite della Kine Exakta avrebbero portato, soprattutto al di fuori della Germania.

Negli anni successivi la Ihagee fu dunque oggetto di una aspra controversia tra la famiglia che ne deteneva, almeno formalmente la proprietà, e l’amministrazione statale della DDR, come sottolineato nel libro di Clement Aguila e Michel Rouah dal quale sono in parte tratte queste informazioni.

L’azienda sottoposta da un lato alla pressione per la nazionalizzazione e dall’altro alle legittime spinte rivendicative di Steenbergen, non riuscì più a sviluppare pienamente il grande potenziale innovativo del periodo prebellico.

Prova ne è l’interruzione nella prima metà degli anni ‘50 della produzione della Exakta 6×6, scelta subita dall’azienda che dovette forzatamente cedere il passo alla neonata Praktisix prodotta dalla KW.

Ihagee nel frattempo continuò a produrre diversi modelli reflex 35 mm, tutti derivati ​​dalla Kine Exakta, quali la Kine Exakta II, la Varex, la Varex VX, ed i successivi modelli IIa e IIb fino alla bellissima VX 1000 con lo specchio a ritorno istantaneo.

La curiosa forma trapezioidale, il pulsante di scatto azionabile con la mano sinistra e la strana leva di ricarica, divennero dunque le caratteristiche distintive della serie Exakta, unitamente alla particolare procedura di selezione dei tempi lenti che richiede, almeno a me, un minimo di concentrazione e raccoglimento prima di poter essere correttamente eseguita.

Per questa linea di fotocamere furono creati un gran numero di obiettivi ed accessori dedicati alla fotografia macro, micro, alla foto stereo, e alla fotografia astronomica, nonché per applicazioni mediche come, ad esempio, l’adattatore per endoscopia.

Furono inoltre prodotti modelli semplificati, ma noti per la loro robustezza e capacità di integrazione con il sistema, nella serie EXA, introdotta nel 1950 e prodotta fino agli anni ‘80 con modelli, come la Ib, che adottarono l’innesto per le ottiche a vite 42×1 in luogo della classica baionetta Exakta.

Il sistema Exakta era ritenuto una tale eccellenza che la giapponese Tokyo Kogaku adottò il sistema di innesto degli obiettivi sui propri apparecchi reflex Topcon già con il lancio del modello R avvenuto nella seconda metà degli anni ’50.

Una sorte diversa toccò invece alla KW.

L’azienda venne nazionalizzata nel 1946 e la ragione sociale trasformata in Kamera-Werkstätten VEB Niedersedlitz.

La storia di come i sovietici riuscirono a mettere le mani sull’azienda merita di essere citata.

Alla fine del 1945, Charles Noble, proprietario della KW, e il figlio 22enne John, entrambi di nazionalità americana, furono arrestati a Dresda dalle forze di occupazione sovietiche e incarcerati in un ex campo di concentramento nazista che era allora sotto il controllo sovietico.

L’arresto avvenne con l’accusa, puramente inventata, di spionaggio e fu mossa da un tedesco nominato commissario sovietico locale, con l’intento di mettere le mani sull’azienda di proprietà della famiglia Noble.

Il campo di concentramento era quello di Buchenwald, ribattezzato Soviet Special Prison Number 2.

A differenza del padre, che fu rilasciato nel 1952, John fu condannato per altri 15 anni e trasferito nel sistema sovietico Gulag, quando la Special Prison Number 2 fu chiusa dai sovietici all’inizio del 1950.

Attraverso una travagliata vicenda John Noble riuscì a contrabbandare una cartolina indirizzata a un parente nella Germania occidentale che si premurò poi di trasmetterla alla famiglia, che era nel frattempo rientrata negli Stati Uniti.

La missiva fu trasmessa al Dipartimento di Stato americano che richiese formalmente al governo sovietico di rilasciare John Noble.

La liberazione avvenne nel 1955 a seguito del personale intervento del presidente Eisenhower.

Ma torniamo per un momento a Dresda.

I sovietici, messe le mani sulla KW, rivendicarono il progetto Praktiflex come riparazione di guerra suggellando così il pieno controllo dell’azienda.

Nel 1946 il giovane ingegnere Siegfried Böhm fu trasferito dalla Zeiss Ikon alla Kamera-Werkstätten con l’obiettivo di aggiornare la Praktiflex.

La produzione della nuova fotocamera che va dal 1947 al 1949 è contraddistinta dal pulsante di scatto riposizionato, impugnandola, sul fronte dell’apparecchio a destra della cassetta reflex. Fu anche adottato l’attacco dell’obiettivo con filettatura 42×1.

La capacità produttiva della Kamera-Werkstätten ebbe grande espansione negli anni seguenti così come il numero di dipendenti passato dai 288 nel 1946 agli oltre 1.000 nel 1953.

Nel 1949 venne sviluppato dalla Praktiflex una nuova serie di fotocamere denominata Praktica.

Nel 1949 Siegfried Böhm fu incaricato di progettare anche una nuova fotocamera monoreflex con prestazioni avanzate, obiettivo che Böhm e il suo team misero a segno in soli due anni.

Nel 1952 fu presentata la Praktina, prima fotocamera reflex 35 mm con intercambiabilità di obiettivi, mirini, schermi di messa a fuoco, dorso posteriore e con la possibilità di utilizzare un motore elettrico o, in alternativa, un winder a molla.

Questa fotocamera è il primo esempio di sistema reflex 35 mm professionale.

Con sette anni di anticipo rispetto alla presentazione della Nikon F veniva lanciata in Germania Est la più rivoluzionaria ed ispiratrice fotocamera a sistema per il formato 35 mm.

Nel 1953 inizia quindi la produzione del primo modello Praktina, la FX, che dura fino al 1958.

Tra le particolarità della Praktina vi era il mirino ausiliario galileiano per focale 50 mm che consentiva di inquadrare in verticale anche quando sulla macchina era montato il mirino a pozzetto, particolarità in pieno stile ALPA.

Nel 1956 fu lanciata la FX2 che restò in produzione sino al 1959 dotata di un meccanismo interno per la chiusura del diaframma dell’obiettivo al momento dello scatto.

Con la stesse caratteristiche venne lanciata nel 1956 da Kamera-Werke la Praktisix 6×6.

Due anni dopo viene presentata la Praktina IIA che rimane in produzione sino al 1960 con vari miglioramenti tra i quali il completo controllo automatico del diaframma dell’obiettivo.

Nel gennaio del 1959 cinque società, VEB Kamera-Werke Niedersedlitz, VEB Kinowerke Dresden ex Zeiss Ikon, VEB Altissa-Camera-Werke, VEB Aspecta Dresden e VEB Welta-Kamera-Werke furono fuse nel VEB Kamera und Kinowerke Dresden.

Il logo “KW” venne quindi sostituito dalla torre Zeiss.

Dopo la fusione, la produzione fu concentrata su tre diverse serie di fotocamere SRL 35 mm: Contax/Pentacon, Praktica e Praktina. Queste fotocamere avevano due diversi set di obiettivi, con attacco a vite 42×1 per Contax/Pentacon e Praktica, a baionetta per Praktina.

Nel frattempo la Zeiss di Oberkocken aveva intentato numerose cause a livello internazionale per rivendicare, oltre l’uso del marchio Carl Zeiss anche quello del marchio Contax. Per questa ragione le fotocamere SRL prodotte nella DDR e inizialmente marchiate Contax, furono progressivamente rimarchiate Pentacon.

Non esiste quindi una datazione certa rispetto all’adozione del logo Pentacon. Quella mostrata in foto ad esempio è una fotocamera già con il marchio della torre Zeiss ma ancora con il logo Contax.

Nell’ambito del VEB Kamera und Kinowerke Dresden fu in seguito presa la decisione di interrompere nel 1960 la produzione di Praktina, nel 1962 quella di Contax/Pentacon e di sviluppare solo gli apparecchi della linea Praktica, la cui produzione era più semplice ed economica rispetto a quella delle altre fotocamere.

Questa scelta percorreva il solco, già tracciato dalle aziende sovietiche come ad esempio LOMO e KMZ, di produrre per esportazione apparecchi a prezzo concorrenziale, in un mercato che vedeva in quegli anni l’entrata in massa dei produttori giapponesi.

Il primo gennaio 1964 il VEB Kamera-und Kinowerke Dresden prese definitivamente il nome di VEB PENTACON DRESDEN Kamera und Kinowerke, nell’ambito della quale confluì definitivamente dal 1970 anche la produzione Ihagee a marchio Exakta.

Nel frattempo per diversi anni la famiglia Steenbergen continuò ad intraprendere numerose azioni legali, nei diversi paesi, per poter avere l’esclusiva nell’utilizzo del marchio Ihagee, con una vicenda che per certi versi ricorda il contenzioso tra la Zeiss occidentale e quella orientale.

Johan Steenbergen fondò nel 1959 la Ihagee Kamerawerk AG a Francoforte, nella Germania occidentale.

Nel 1962 fu fondata la Ihagee-Exakta Photo AG a Monaco di Baviera e fu presa la decisione di realizzare una nuova fotocamera: l’Exakta Real.

Questo modello, che rappresenta un’altra rarità collezionistica, doveva essere lanciato nel 1963, ma apparve solo nel 1966 dopo che la compagnia si era nuovamente trasferita, questa volta a Berlino.

Nel frattempo, le difficoltà intrinseche della Jhagee nella Germania dell’Est, dovute al calo delle vendite e delle esportazioni e alle procedure legali che ne limitavano via via la sfera di azione, permisero a Steenbergen di recuperare progressivamente i diritti di utilizzo dei marchi di Ihagee ed Exakta.

Dopo la morte di Johan Steenbergen, avvenuta nel 1967, e con la prospettiva di non proseguire nella costruzione delle fotocamere a Berlino, la produzione di Exakta fu avviata in Giappone, attraverso Cosina e Petri, con i modelli Exakta Twin TL, Exakta TL 500, TL 1000, FE 2000, Exakta EDX 3, EDX 2.

Queste fotocamere, che non avevano nulla a che vedere con le loro sorellastre prodotte in Germania, generarono un ulteriore contenzioso con la Jhagee di Dresda, che portò ben presto all’interruzione della produzione.

Gli apparecchi prodotti in Giappone adottavano il passo degli obiettivi della Real, una baionetta simile alla classica Exakta ma con un diametro di 46 mm, o a vite 42×1 come nel caso della TWIN 42 TL mostrata qui sotto.

La storia Ihagee Exakta a Dresda stava comunque volgendo al termine e i modelli derivati ​​dalla fotocamera del 1933 si avviavano verso la fine della produzione.

Il marchio Jhagee prima e successivamente quello Exakta, non fu più utilizzato da VEB Pentacon che riuscì tuttavia a smaltire, rimarchiandole, lo stock di macchine fotografiche e pezzi di ricambio ancora a magazzino.

In prima battuta senza la scritta Ihagee, successivamente rimarchiando le fotocamere con il nuovo logo Elbaflex, come per le VX 1000, VX 500, VX 100, VX 200: erano questi modelli derivati dalla VX 1000 e dalla Exa 500.

Nel 1974 VEB Pentacon iniziò la commercializzazione della Praktica VLC che derivava dall’Exakta RTL 1000, uscita cinque anni prima, ultimo modello ad essere marchiato Exakta.

Questo, al pari delle giapponesi brandizzate con il logo della casa di Dresda, non può a ragione essere considerato una vera Exakta.

Con la produzione della linea di fotocamere Praktica e con la Pentacon Six, derivante dalla Praktisix, terminarono nel 1990 le attività del VEB Pentacon che fu messo in liquidazione.

Nel frattempo dalla Pentacon Six fu derivata la Kiev 60 prodotta in Ucraina dalla Arsenal e la Exakta 66 il cui progetto fu sviluppato negli anni ‘80 nella DBR ad opera di Heinrich Manderman, fondatore della Beroflex.

Una curiosità: il responsabile del progetto Exakta 66 fu Otto Stemme che precedentemente aveva lavorato alla Durst.

All’inizio degli anni ’90, John Noble, che nel frattempo aveva scritto tre libri sulla sua esperienza di prigioniero in Unione Sovietica, era tornato nuovamente a Dresda, riuscendo a rientrare in possesso di quando era rimasto della KW.

Nella fabbrica che aveva visto nascere dagli anni ‘20 fotocamere di grande successo, John Noble avviò nel 1992 la produzione degli apparecchi per foto panoramiche NOBLEX.

Ma questa è tutta un’altra storia.

Massimiliano Terzi

Bibliografia e sitografia:
Aguila C., Rouah M., Exakta cameras 1933-1978
http://www.john-noble.de
http://www.exaktacircle.org/cameras.html
http://www.praktinar.com
http://www.pentaconsix.com/14praktina.htm
https://www.dresdner-kameras.de

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