Le reflex di Dresda – prima parte

Dresda è stata, per l’industria fotografica, uno dei maggiori distretti industriali tedeschi almeno sino all’inizio del secondo conflitto mondiale.

Città barocca, adagiata nella valle del fiume Elba, con i suoi campanili e le sue cupole, viene comunemente chiamata “la Firenze del nord”.

Per comprendere meglio quale fosse la portata delle attività che dalla fine dell’800 e per tutta la prima metà del secolo successivo caratterizzarono la città sassone, faccio berevemente riferimento al concetto di distretto industriale.

Per distretto industriale si intende una concentrazione territoriale di imprese, in generale di piccola e media dimensione, specializzate nella realizzazione di una ristretta categoria di prodotti ed integrate mediante un complesso di interrelazioni di carattere economico e sociale.

Questo modello, tipicamente europeo, si sviluppa come alternativa al modello americano delle “big company” e di quello giapponese dei “Keitretsu” dei quali ho già fatto cenno in altri articoli.

Tra le principali caratteristiche dei distretti industriali, la cui diffusione in Italia ha rappresentato un grande motore di sviluppo dell’economia nel secondo dopoguerra, vi sono:

– processi produttivi caratterizzati dalla prevalenza di lavoro umano rispetto all’automazione;

– limitato fabbisogno di capitale come ad esempio per investimenti in complesse attrezzature;

– scarsa possibilità di realizzare economie di scala, ovvero sistema produttivo nel quale il costo di produzione non decresce all’aumentare della quantità prodotta;

– meccanismo di innovazione legato al concetto di “imparare facendo”.

Se pensiamo ad esempio all’industria ottica e meccanica di Jena, dall’avvio nel 1848 ad opera di Carl Zeiss del laboratorio per la costruzione di strumenti ottici, ritroviamo molte delle caratteristiche sopra citate, non da ultima quella del “learning by doing” ovvero dell’imparare facendo.

Carl Zeiss fu principalmente un innovatore per aver con rigore ideato, realizzato e testato, ad esempio nell’ambito della microscopia, tipologie di vetro ottico e sistemi di costruzione che, pur basati su un approccio artigianale, gli valsero un ufficiale riconoscimento per aver contribuito e supportato ad esempio la scoperta nel 1880 da parte di Robert Koch del bacillo della tubercolosi.

Ma torniamo a Dresda.

Dresda, dicevo in apertura, sorge sul fiume Elba ed è la capitale e il secondo maggiore centro, dopo Lipsia, del land della Sassonia. Tra il 1806 ed il 1918 è stata la capitale del regno di Sassonia, che dal 1871 fece parte dell’Impero tedesco.

La popolazione della città, attualmente di 530.00 abitanti, ebbe nella seconda metà dell’800 un forte sviluppo passando dai 95.000 abitanti del 1849 ai 396.000 del 1900.

Fu quindi il principale centro dell’industria fotografica tedesca sin dall’inizio del secolo scorso quando iniziarono a stabilirsi numerosi produttori come Ememann, Ica, Kochmann, Loeber, Zeiss, Balda, Welta, Certo, solo per citarne alcuni.

Per ciascuna di queste e per le molte altre aziende che operarono nella città sassone, molto si potrebbe raccontare.

Mi soffermo tuttavia sulla storia di una precisa tipologia di apparecchi che ebbero una grande portata innovativa nel periodo prebellico e caratterizzarono la produzione delle aziende sopravvissute al conflitto e al dominio sovietico.

Il concetto di reflex, così come abbiamo visto per quello di biottica, non ha un preciso inventore.

Sviluppatosi già nella seconda metà dell’800 su apparecchi di grandi dimensioni, dagli anni ’20 del’900 fu ripreso e perfezionato nelle reflex mono obiettivo che utilizzavano pellicole piane, in rullo 127 o 120 e, negli anni ‘30, pellicole 35 mm.

Numerosi progetti si concretizzarono dando vita alla produzione di questa tipologia di apparecchi, altri rimasero a livello di prototipo e vennero poi ripresi nella fase post bellica.

Vi sono in particolare tre esempi sui quali mi soffermerò che rappresentano, a mio giudicio, il grande spirito innovativo dell’epoca e l’influenza reciproca che i costruttori esercitavano operando sulla stesso piazza.

Questi esempi, che mi rendo conto non descrivono in maniera pienamente esaustiva il quadro dell’epoca, si riferiscono a tre aziende che amo particolarmente e delle quali scrivo volentieri.

I tre costruttori di fotocamere sono: Ihagee, Kamera-Werke Niedersedlitz o KW e Zeiss Ikon.

Iniziamo dalla prima.

La società Ihagee è stata fondata da Johan Steenbergen nato a Meppel in Olanda il 7 dicembre 1886, la cui famiglia gestiva un’azienda di commercio all’ingrosso di fotocamere a L’Aia.

Steenbergen scelse Dresda come sede per la sua impresa di costruzione di macchine fotografiche, senza dubbio per la possibilità di trovare su quella piazza le competenze e la manodopera necessarie per realizzare il suo progetto.

La Industrie und Handels Gesellschaft, come fu chiamata la società, aveva sede a Dresda in Marcolini Strasse 8, da dove nel 1912 uscirono i primi esemplari della fotocamera “Photorex”.

Il nome commerciale Ihagee fu adottato in un secondo momento e deriva dalla fonetizzaione delle iniziali IHG della ragione sociale della società.

Accade spesso che alcune aziende optino per trasformare la loro ragione sociale da quella originaria a quella che il mercato adotta per riferirsi all’impresa. In Italia vi sono esempi illustri come quello di “Esselunga” la cui ragione sociale iniziale era “Supermarket” scritto per l’appunto nel logo aziendale con una “S” lunga. Altro esempio è quello di “Montedison” nato dalla contrazione dell ragione sociale “Montecatini-Edison” creata dopo la fusione delle due aziende.

Nel 1919 dunque la Industrie und Handels Gesellschaft cambiò il suo nome in Ihagee Kamerawerk Steenbergen &Co. Il marchio, una mezza luna da cui emerge un sole nascente, si trova su tutte le fotocamere prodotte da Ihagee fino alla fine degli anni trenta.

Alcuni dei modelli erano veri e propri capolavori dal punto di vista dell’ingegno: questo è particolarmente vero nel caso delle fotocamere reflex.

La PatentKlappreflex, prodotta tra il 1924 e il 1936 fu realizzata per tre diversi formati di fotogramma 5×9, 9×12 e 10x15cm, poteva essere piegata in modo che formasse un pacchetto estremamente compatto per il trasporto.

La Nacht Reflex prodotta dal 1929 al 1935, aveva invece un corpo cubico rigido e adottava un più ridotto formato pari al 4×6 o 6,5×9 cm ed era dotata di di un’ottica molto luminosa sullo stile della Ermanox.

La Parvola era invece una fotocamera con mirino a traguardo realizzata interamente in metallo, utilizzava film in rullo e aveva una messa a fuoco con elicoidale invece che tramite un soffietto.

In queste tre fotocamere si trovano i principi con i quali fu sviluppata la refelex Ihagee più famosa: l’Exakta.

Fu nel febbraio del 1933, che alla fiera di Lipsia, vennero presentati i primi modelli Vest-Pocket di Exakta, la cui produzione era iniziata nel 1932.

Stava così prendendo il via la nuova era degli apparecchi monoreflex.

Questa fotocamera, che adottava uno specchio a 45° con meccanismo di sollevamento e un mirino a pozzetto pieghevole, utilizzava film a rullo 127 ed ebbe un successo immediato.

Con esso, com’è lecito attendersi per un prodotto così innovativo, ebbe anche un buon numero di detrattori.

Negli anni successivi furono numerosi i primati raggiunti dalla reflex di Dresda: nel 1933 fu la prima SRL funzionante con pellicola in rullo e sempre nel 1933 fu la prima fotocamera ad adottare un otturatore sul piano focale con tempi da 12 secondi a 1/1000, con un ritardatore di scatto sino a sei secondi, otturatore rimasto senza rivali sino ai primi anni ’70.

Nel 1934 fu la prima ad adottare una leva di ricarica al posto del classico bottone e nel 1935 fu la prima fotocamera dotata di prese flash incorporate collegate al meccanismo​​ dell’otturatore. Questo sistema, attraverso l’impiego di speciali lampadine, permetteva l’uso di uno o più lampeggiatori e una sincronizzazione su tutte le velocità fino a 1/1000 di secondo.

Nel 1936 fu la prima reflex al mondo ad usare il formato di pellicola 35 mm con l’introduzione del modello Kine Exakta.

Ihagee ha anche prodotto due modelli 6x6cm, entrambi dalla breve vita.

Il primo, nel 1939, aveva una forma più arrotondata rispetto alla Vest Pocket. Pur mantenendone le principali caratteristiche, adottava un sistema a leva sul lato inferiore del corpo. La sua produzione fu presto interrotta a causa della guerra, ma avrebbe avuto un impatto sulla storia della fotografia perché ad essa furono ispirati numerosi modelli 6×6 del dopoguerra quali ad esempio la Praktisix, la successiva Pentacon-Six e la Pentax 6×7.

Il secondo modello, l’Exakta 66, è stato prodotto nel periodo dal 1952 al 1955.

Era una splendida fotocamera con obiettivi, dorsi, mirini e vetrini di messa intercambiabili. La produzione fu bloccata per ragioni commerciali che descriverò meglio nella seconda parte di questo articolo.

Questa originale fotocamera fu progettata con una configurazione verticale per il trasporto del film e un sistema di avanzamento e ricarica automatico tramite una chiave posta sul lato.

La 66 pur nella sua breve vita, ha ispirato produttori che hanno tradotto l’originalità delle idee in apparecchi come quello prodotto dalla giapponese Kowa.

Veniamo ora alla Kamera-Werkstätten Guthe&Thorsch GmbH.

Paul Guthe possedeva dal 1915 una piccola fabbrica di attrezzature fotografiche a Dresda.

Nel 1919 Paul Guthe e Benno B. Thorsch diedero vita ad una partnership con il nome “Kamera-Werkstätten Guthe&Thorsch GmbH”.

Nel 1928, la società si trasferì in una nuova sede vicina alla Ica-Werk di proprietà della Zeiss Ikon AG.

Due anni dopo la produzione superava le cento fotocamere al giorno con un organico di centocinquanta lavoratori.

Durante gli anni dal 1920 al 1930, la Kamera-Werkstätten produsse macchine fotografiche a lastra e reflex di medio formato.

Nel 1920 fu lanciata la macchina fotografica per lastre Patent-Etui 9×12, una fotocamera pieghevole piatta che riscosse un grande successo.

All’inizio del 1930, Paul Guthe si dimise dall’azienda per motivi di salute e morì nel dicembre dello stesso anno.

La vecchia partnership fu sciolta nell’aprile del 1930 ma il nome della società non fu cambiato e Benno Thorsch continuò a guidare la società come unico proprietario.

Nel 1937 Thorsch, che era di origini ebraiche, ebbe la necessità di lasciare la Germania nazista, temendo per la propria vita.

L’occasione arrivò dall’incontro con Charles A. Noble. Questi, di origine tedesca, era emigrato Stati Uniti nel 1922, dove aveva acquisito la cittadinanza americana. Noble era proprietario di una azienda commerciale a Detroit e voleva rientrare in Germania per aprire un’attività legata alla fotografia.

Benno Thorsch stipulò quindi un accordo con Charles A. Noble, acquisendo la compagnia di Nobile negli Stati Uniti e cedendo a questi la Kamera-Werkstätten.

Nell’aprile 1938, Noble divenne il nuovo proprietario della “Kamera-Werkstätten, Guthe&Thorsch” che nel 1939 venne ribattezzata “Kamera-Werkstätten Charles A. Noble”.

Noble trasferì l’azienda a Niedersedlitz, vicino a Dresda, scelta questa che si rivelerà lungimirante nell’immediato dopo guerra quando i bombardamenti alleati rasero al suolo la città sassone e con essa gran parte degli impianti produttivi.

Tre anni dopo la Kine-Exakta, la Kamera-Werkstätten presentò alla Fiera di Lipsia nella primavera del 1939, la Praktiflex, su un progetto già avviato nel 1937 da Benno Thorsch.

La nuova fotocamera che rimase in produzione fino al 1947, era una monoreflex che utilizzava pellicola 35 mm, aveva il mirino a pozzetto e l’obiettivo intercambiabile con attacco filettato da 40 mm.

Veniamo ora a Zeiss Ikon.

La monoreflex Zeiss Ikon vedrà la luce solo nel secondo dopoguerra: che già esistesse un progetto per la costruzione di una SLR sviluppato alla fine degli anni ‘30 è certo.

Zeiss Ikon AG sviluppò la nuova fotocamera per contrastare i successi dei concorrenti che aveva evidentemente sottovalutato.

Dotata di otturatore in metallo a scorrimento verticale, innesto delle ottiche a baionetta Contax e mirino a pentaprisma, l’azienda fu in grado, nel settembre del 1941, di depositare i brevetti derivanti dal lavoro di progettazione della nuova fotocamera.

Tuttavia nessuna domanda di brevetto risultò mai depositata.

La successiva devastazione che subì la città di Dresda durante i bombardamenti del 1945, che produssero la completa distruzione del materiale tecnico Zeiss Ikon, perito sotto le bomebe alleate al pari di quello Ihagee, non consentì né alla rinata Zeiss occidentale né a quella orientale di avviare la produzione della nuova fotocamera.

Dopo la guerra, in quel che era rimasto della Zeiss Ikon passata sotto il controllo sovietico, iniziò dunque una riprogettazione quasi completa che pativa però l’assenza dello staff del precedente gruppo di lavoro.

Fu quindi sviluppato un nuovo modello di fotocamera, che corrispondeva grossomodo per dimensioni e forma alla Contax II ed era dotato di otturatore a scorrimento orizzontale in tela gommata e di attacco per obiettivo a vite 42×1.

La presentazione ufficiale della Contax Spiegel ebbe luogo alla Fiera di primavera di Lipsia del 1949 e, già nel 1948, alla più importante fiera del nord Europa a Stoccolma.

Dal 1949-1950, presso lo stabilimento della MECHANIK Zeiss Ikon VEB di Dresda, iniziò la produzione in serie della Contax S.

Proprio per la prerogativa di essere un nuovo progetto sviluppato dalla Zeiss Ikon orientale, la rinata Zeiss di Oberkocken non riuscì o non volle seguirne le tracce.

Un buon numero di Contax S prodotte prima dell’avvio nel 1949 – 1950 della produzione in serie, sono marchiate sul prisma “Zeiss Ikon” senza la dicitura “VEB” e costituiscono una rarità dal punto di vista collezionistico.

Il progetto, al pari di quello prebellico, non prevedeva l’utilizzo di un mirino a pozzetto ma di un prisma fisso che consentiva di visualizzare nel mirino l’immagine raddrizzata anche orizzontalmente.

Per questa prerogativa, questa fotocamera si contende con Rectaflex e con ALPA il primato nell’adozione di questo sistema di visione.

Massimiliano Terzi

Prosegue nella seconda parte

Bibliografia e sitografia:
Aguila C., Rouah M., Exakta cameras 1933-1978
Heinz W. e K., 150 Years Cameras from Dresden
http://www.exaktacircle.org/cameras.html
http://www.praktinar.com
http://www.pentaconsix.com/14praktina.htm
https://www.dresdner-kameras.de

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