Questa rara versione di Nikon F, modificata dal famoso laboratorio newyorkese di Marty Forscher, mi ha dato lo spunto per approfondire un tematica ben più diffusa all’epoca delle fotocamere che facevano un largo suo della meccanica, ovvero quella dei riparatori che contribuirono all’adattamento di apparecchi e ottiche o produssero accessori, il tutto finalizzato a soddisfare particolari esigenze dei loro clienti.

L’esemplare che viene mostrato nelle immagini, che ho recuperato sempre grazie all’amico, appassionato e collezionista di Nikon F Claudio Torrini, ha inoltre la particolarità di recare sul corpo macchina e sul Photomic FTn l’incisione di un seriale numerico che se da un lato ne deturpa l’integrità, dall’altro fornisce ulteriori ed interessanti notizie sulla sua storia.

Nikon F Photomic FTn del 1969 modificata dal laboratorio di Marty Forscher

questo esemplare riporta l’incisione 87-363

L’abitudine di incidere, spesso a mano, fotocamere e ottiche era all’epoca piuttosto ricorrente non solo negli Stati Uniti ma anche in Europa, in particolare in Germania, dove è ancora possibile trovare esemplari con scritte impresse su calotte, fondelli o ghiere, recanti il nome del soggetto o dell’ente che avevano in origine posseduto il corredo.

altro esemplare di Nikon F Photomic button con la scritta in tedesco bloch n° 6748 incisa sulla parte superiore del mirino

Di norma questi apparecchi subivano e subiscono, sebbene non in tutti i casi, un deprezzamento ai fini collezionistici poiché ne viene compromessa l’integrità e spesso anche l’estetica.

Inoltre, è solitamente piuttosto difficile che queste scritte siano parlanti, come nell’aesempio visto sopra della Nikon F Photomic, rendendo così quasi impossibile a svelare un pezzo di storia dell’esemplare che le riporta. Si tratta spesso per l’appunto di nomi e cognomi oppure di serie di numeri non decodificabili.

Di contro quello degli apparecchi con impressi scritte e codici è stato in passato una nicchia del mercato del collezionismo, animato da coloro che, affascinati dal mistero delle sequenze numeriche, amavano vestire i panni dell’archeologo nei cospetti della Stele di Rosetta.

Un po’ come fu per la famosa Stele, scoperta nel 1799, che riportava tre iscrizioni in geroglifici, demotico e greco antico, fungendo così da chiave per decifrare la scrittura egizia, l’esemplare oggetto di questo articolo fornisce una lettura a tre dimensioni rispetto al modello, alla modifica e all’incisione che reca.

Il risultato finale, di certo meno ambizioso e rilevante ai fini storici del reperto conservato al British Museum a Londra, posiziona l’esemplare di Nikon F in un contesto storico e operativo ben preciso nell’ambito dell’impiego di attrezzature fotografiche da parte di enti governativi americani, nel nostro caso, negli anni ’70.

Partiamo quindi dalla notizia più rilevante ovvero quella della presenza sul corpo macchina, vicino al comando di sollevamento dello specchio, di un piccolo pulsante inserito dal laboratorio di Marty Forscher con la stessa funzione di sollevamento dello specchio reflex, senza tuttavia rendere necessaria l’effettuazione di uno scatto affinché lo specchio resti in pozione alzata.

visibile nella foto il pulsante aggiuntivo per il sollevamento dello specchio installato dal laboratorio di Forscher

Nella letteratura sulla Nikon F, questa operatività, spesso descritta come perdita di un fotogramma per consentire poi di scattare a specchio sollevato, è sovente indicata come un’ingenuità progettuale.

Orbene, io non ho l’ardire di confutare tesi formulate negli anni da soggetti ben più esperti di me su una materia approfondita e discussa come quella del primo modello di reflex Nikon.

Osservo tuttavia, contestualizzando la F nel momento storico nella quale uscì ed analizzando, dopo aver smontato un esemplare, la geometria dei movimenti della cassetta reflex, come quella che può apparire come una carenza sia in realtà spiegabile dalle esigenze di mantenere una assoluta razionalità nella realizzazione meccanica, utile soprattutto ai fini manutentivi, soddisfacendo nel contempo l’unica vera esigenza che alla fine degli anni ’50 era avvertita sotto il profilo pratico, ovvero quella di poter montare il grandangolare non retrofocus Nikkor da 21 mm che richiedeva per l’appunto che l’ingombro dello specchio potesse essere rimosso per poter fare spazio al corposo gruppo ottico posteriore che arrivava a lambire le tendine in titanio della fotocamera.

vista dai due lati della cassetta reflex della Nikon F: ci furono ragioni tecniche, sulle quali non mi dilungo ulteriormente, che portarono sulla Nikon F a queste modalità di sollevamento dello specchio, ragioni poi variate sulla F2 e sui modelli successivi attraverso l’inserimento del comando in posizione coassiale al pulsante della profondità di campo

Del resto sulla Contarex, vicina alla F dal punto di vista della cronologia di presentazione e come per Nikon grande reinterpretazione del concetto di reflex 35 mm, il sollevamento dello specchio non comporta perdite di fotogrammi ma deve essere azionato prima di ogni scatto poiché in questo modello possiamo parlare di pre-sollevamento manuale ma non di blocco in posizione alzata.

Nel caso quindi di utilizzo del Carl Zeiss Biogon 21 mm, è il gruppo ottico posteriore stesso a mantenere sulla Contarex lo specchio sollevato, il che è sinonimo di una certa scomodità se questo tipo di funzione è necessaria per impieghi quali fotografia astronomica, foto al microscopio o riprese con l’ausilio di stativi per riproduzioni, tutte situazioni nelle quali non vengono impiegate ottiche con uno schema tale da non richiedere necessariamente il sollevamento dello specchio che, in questi frangenti, ha semplicemente la funzione di ridurre le vibrazioni in caso di scatto.

Passiamo ora alla modifica presente sulla Nikon F.

Marty Forscher, considerato anche a livello internazionale una vera istituzione, è stato negli Stati Uniti il più famoso riparatore, nonché ideatore di modifiche a fotocamere e creatore di accessori e strumenti fotografici per soddisfare particolari esigenze dei propi clienti.

Per oltre quarant’anni ha gestito il celebre laboratorio Professional Camera Repair Service nel cuore di Midtown Manhattan, trasformandolo nel punto di riferimento assoluto per generazioni di fotoreporter, artisti e celebrità.

non ho trovato immagini che ritraggano Forscher nel suo laboratorio identificandolo in modo preciso – vi propongo questa che è tra, quelle che ho scovato, quella riferibile a lui in modo più verosimile per quanto non certo; di certo vi è il fatto che sia stata scattata nel suo laboratorio

Nato nel 1921, Martin “Marty” Forscher sviluppò fin da giovane uno straordinario talento intuitivo per la meccanica di precisione e l’ottica. Durante la Seconda Guerra Mondiale la sua abilità venne notata dall’esercito: fu infatti reclutato nella prestigiosa unità fotografica della Marina statunitense Steichen Unit, diretta dal leggendario fotografo Edward Steichen. Il compito di Marty era concentrato nel mantenere in perfetto stato di funzionamento l’equipaggiamento fotografico utilizzato dai reporter di guerra al fronte.

In quel contesto Forscher divenne celebre anche per la sua capacità di preparare le fotocamere destinate ai teatri di guerra o alle condizioni climatiche più estreme, modificandole per resistere a urti, polvere e fango.

Spinto e incoraggiato dagli stessi fotografi militari che avevano beneficiato dei suoi interventi tecnici, decise di aprire nel 1946, subito dopo la fine del secondo conflitto mondiale, la propria attività a New York.

Inizialmente situato in una piccola stanza su Lexington Avenue, il Camera Repair Service si trasferì successivamente al nono piano di un edificio al numero 37 di West 47th Street, a Manhattan. Il CRS fu più di un semplice centro di riparazioni servendo negli anni maestri della fotografia quali ad esempio Richard Avedon, Annie Leibovitz, Joel Meyerowitz e Mary Ellen Mark.

Google Maps – Street View, immagine attuale della via nella quale aveva sede il laboratorio di Marty Forscher

Nonostante avesse una clientela d’élite composta da grandi celebrità, tra le quali molti divi di Hollywood, Forscher era famoso per trattare l’ultimo degli studenti squattrinati o l’amatore con che si presentasse con un vecchio apparecchio, esattamente con la stessa cura, attenzione e rispetto dedicati ai professionisti più famosi.

a riprova di quanto ho scritto sopra pubblico in forma anonima questo contributo ricevuto sulla Nikon F modificata che ho postato sul gruppo Nikon F di FB

Tra le sue creazioni più famose vi è Il Pro-Back presentato tra 1981 e il 1982, un ingegnoso dorso Polaroid adattabile alle fotocamere 35mm. Questo strumento permetteva di ottenere la riproduzione del fotogramma 35 mm su pellicola Polaroid mantenendo gli stessi parametri di esposizione utilizzati per la ripresa della scena su normale pellicola, grazie all’impiego di uno speciale schermo in fibra ottica che consentiva, allo stesso tempo, di mantenere una estrema compattezza del dorso rispetto ai precedenti dorsi Polaroid.

Tra le modifiche più famose vi è di certo quella ideata sui corpi Nikon F per il sollevamento istantaneo dello specchio senza necessità, come accennavo poc’anzi, di scattare un fotogramma a vuoto per compiere la medesima operazione tramite il comando originariamente presente sulla fotocamera.

Oltre che per il genio meccanico, Marty Forscher si distinse per una profonda coscienza etica e sociale. Nel 1963, su esplicita richiesta del suo amico e cliente Richard Avedon, il suo laboratorio donò ben 70 fotocamere al SNCC, acronimo di Student Nonviolent Coordinating Committee, supportando i giovani attivisti impegnati nella documentazione delle lotte per i diritti civili degli afroamericani nel Sud degli Stati Uniti.

Dopo aver venduto l’attività nel 1987 per ritirarsi a vita privata, il suo nome è rimasto vivo nel settore anche grazie alla fondazione del Marty Forscher Fellowship, un prestigioso premio annuale istituito per supportare gli studenti e i giovani professionisti specializzati nella fotografia documentaria a sfondo umanistico.

Forscher è scomparso nel 2009 a ottantasette anni.

Veniamo ora alla scritta incisa sul nostro esemplare ovvero GSA 87-363.

seriale GSA 87-363 inciso anche sul Photomic FTn

Facendo qualche ricerca in rete ho trovato due principali riferimenti: quello della Geological Society of America ed il secondo all’agenzia governativa General Service Administration.

Sono partito dai primi ai quali ho inviato una richiesta di informazioni che è stata evasa con una rapidità ed una cortesia esemplari. Non si trattava di una fotocamera appartenuta alla loro associazione come spiegato nelle mail di risposta che riporto di seguito.

Sono quindi passato al General Service Administration che si occupa di tutte le forniture nell’ambito delle attività gestite da enti federali statunitensi. Un’organizzazione infinitamente grande!

Ho tuttavia scoperto che nella marcatura sistematica di tutti i beni acquistati da GSA vi è un sistema di codifica che identifica l’ente al quale è destinata la fornitura. Nel nostro caso il codice 87 è riferito al CPSC acronimo di Consumer Product Safety Commission che svolge tuttora un ruolo cruciale nel garantire la sicurezza dei prodotti di consumo negli Stati Uniti.

Fondata nel 1972, la CPSC opera come un’agenzia indipendente incaricata di proteggere il pubblico da rischi di lesioni e morte associati ai prodotti di consumo. Nell’ambito del suo mandato, il CPSC stabilisce i requisiti di prodotto e i regolamenti di sicurezza a cui produttori, importatori, distributori e rivenditori devono attenersi quando immettono prodotti sul mercato.

Per gli scopi ispettivi e scientifici governativi dell’agenzia, la modifica di Marty Forscher offriva alcuni vantaggi cruciali, ad esempio, nella documentazione fotografica delle indagini, che i tecnici della CPSC dovevano svolgere in caso di incidente che coinvolgesse un prodotto di qualsivoglia genere presente sul mercato.

In queste situazioni l’esigenza di documentare dettagli minuscoli, come ad esempio crepe millimetriche in plastiche di giocattoli difettosi, filamenti di circuiti elettrici surriscaldati che avevano causato incendi domestici o componenti microscopiche di altri apparati, rendevano necessario l’utilizzo della fotocamera collegata, ad esempio ad un microscopio da laboratorio consentendo il mantenimento di una sufficiente fluidità operativa.

pubblico in forma anonima anche questo contributo ricevuto sulla Nikon F modificata che ho postato sul gruppo Nikon F di FB; qui si fa cenno all’NTSB acronimo di National Transprtation Safety Board; tuttavia il codice GSA che identifica gli acquisti per conto di NTSB risulterebbe essere 424

Dalla condivisione di queste informazioni via social sul gruppo più numeroso ed autorevole per Nikon F, oltre ai contributi sopra riportati, ho scoperto il seriale 363 si riferisce al progressivo della fornitura.

Inoltre, GSA ha un archivio pubblico consultabile attraverso il quale è possibile risalire all’anno e al documento riferito al bene fornito.

Non l’ho ancora fatto ma mi riprometto più avanti di dedicare un po’ di tempo per acquisire, se ancora possibile, la documentazione relativa a questo esemplare la cui produzione originale Nikon risale al 1969. La modifica e la relativa fornitura potrebbe essere quindi databile dall’inizio degli anni ’70.

Questo esemplare non è quindi un semplice strumento commerciale, fu modificato dal più grande artigiano fotomeccanico d’America per trasformarlo in uno strumento da indagine forense e scientifica ad altissima precisione e tutto ciò lo ammanta, almeno ai miei occhi, di un certo fascino.

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Un’analoga modifica sulle Nikon F veniva effettuata anche da QUESTAR per impieghi legati alla fotografia astronomica e gli esemplari si differenziano per la diversa posizione del pulsante di sollevamento dello specchio rispetto a quella scelta da Forscher.

esemplare di Nikon F Apollo modificata da QUESTAR; notare il pulsantino per il sollevamento dello specchio posizionato sotto a quello per la profondità di campo

La Questar Corporation è stata per oltre settant’anni una leggenda indiscussa dell’astronomia amatoriale e della fotografia astronomica. Fondata nel 1950 da Lawrence Braymer a New Hope, in Pennsylvania, l’azienda è diventata celebre in tutto il mondo per aver rivoluzionato il concetto di telescopio portatile introducendo sul mercato nel 1954 il Questar 3.5. Questo strumento si basava sulla configurazione ottica catadiottrica Maksutov-Cassegrain, combinando compattezza a nitidezza d’immagine.

La perdita di interesse che ha negli anni ha coinvolto il collezionismo di Nikon F, ne è un chiaro indice la generale flessione delle quotazioni, ha finito per rendere meno appetibile per i possessori la commercializzazione delle versioni più rare che vengono oggi proposte a valori di poco superiori a quelli degli analoghi esemplari più comuni.

Il che ne determina, come avviene in altri casi, una potenziale minore disponibilità a causa della scelta, fatta da molti, di tenere i modelli più interessanti anziché svenderli.

Max Terzi

maxterzi64@gmail.com

seriale della fotocamera modificata da Marty Forscher

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