Le fotocamere SRL ad otturatore centrale

L’innovativo otturatore Compur, che i progettisti hanno integrato nel Bessamatic, è il fratello minore di quello sostanzialmente utilizzato per la Hasselblad fino ad oggi. 

Bessamatic e Hasselblad uscirono entrambe nel 1957. 

Sorge ora la domanda sul perché la produzione della Bessamatic CS sia stata interrotta nel 1969 e perché la Hasselblad sia ancora in circolazione oggi?

Claus Prochnow – Voigtländer Report vol. 2

Nella narrazione dei modelli Zeiss Ikon e Voigtländer è arrivato ora il turno della nutrita serie di apparecchi reflex ad otturatore centrale che caratterizzarono la produzione delle due case dalla seconda metà degli anni ’50 e fino alla fine degli anni ’60 ispirando anche, come vedremo in seguito, alcuni produttori giapponesi nell’applicazione di questo standard progettuale a reflex 35 mm di loro produzione.

Prima di dare il via alla trattazione dei singoli modelli, in particolare della famiglia Contaflex per Zeiss Ikon e di quella Bessamatic – Ultramatic per quella Voigtländer, credo sia opportuna una premessa sui motivi che spinsero le aziende tedesche a sviluppare questa tipologia di fotocamere in un periodo nel quale l’adozione degli otturatori a tendina, pur già percorsa da alcuni produttori di reflex 35mm nel periodo prebellico, stentava ancora a raggiungere standard qualitativi compatibili con il prestigio e l’affidabilità consoni ai due marchi.

Exakta Varex VX IIa del 1961, ultima e da l mio punto di vista più interessante evoluzione del modello prebellico

Vi fu poi con buona probabilità la presunzione di insistere nella realizzazione di modelli alternativi a quelli già presenti sul mercato che vedevano da sempre le fotocamere a telemetro Leitz, sia con innesto delle ottiche a vite sia, dal 1954, a baionetta, primeggiare per precisione di funzionamento ed affidabilità pur utilizzando un otturatore a scorrimento orizzontale con tendine in tela gommata.

Del resto, le prerogative progettuali degli otturatori Leitz, molto diverse dagli standard adottati da Exakta, Praktina ed Edixa, furono invece fonte di ispirazione per i giapponesi della Nippon Kogaku che su di essa basarono lo sviluppo di quel capolavoro che fu l’otturatore della Nikon F.

Nikon F, presentata nel 1959 fu come, più ho volte sottolineato, il vero spartiacque nel concetto di reflex 35mm moderna

La questione, dunque, dell’alterno successo delle fotocamere ad otturatore centrale ha aspetti molto particolari ed abbraccia un orizzonte temporale di oltre quarant’anni che prende il via all’inizio degli anni ’50 e si manifesta sino a tutti gli anni ’90 con il perdurare di produzioni, europee e orientali, limitate agli apparecchi medio formato.

La frase di Prochnow riportata in apertura ben sintetizza questa evoluzione.

Questa citazione è inserita nella presentazione della Voigtländer Bessamatic contenuta nel secondo volume dedicato a Voigtländer che Claus Prochnow scrive ad inizio anni 2000 dopo il successo dei volumi Rollei Report, decisamente l’opera più articolata e importante sulla produzione della casa di Braunschweig.

Delle opere di Prochnow, figlio d’arte e con un passato con un ruolo di rilievo nella direzione tecnica della Franke e Heidecke, non se ne è mai parlato abbastanza dal mio punto di vista, da un lato per l’approccio, ai più ostico, alla lettura in tedesco e soprattutto ad un tedesco tecnico spesso di difficile traduzione anche per coloro che un po’ la lingua la masticano.

Dall’altro per la scomparsa dell’autore non molti anni dopo le ultime pubblicazioni i cui diritti furono acquisiti e difesi dalla moglie Brigitte del cui sito, almeno per quanto abbia avuto modo di vedere, si sono ora perse le tracce.

Trattando la descrizione di alcuni modelli Voigtländer ho fatto spesso riferimento o citato in modo più dettagliato alcune informazioni contenute nella trilogia di Prochnow che in quei volumi fornisce uno spaccato interessante della storia del marchio e dell’epilogo iniziato negli anni ’50 che porterà lentamente l’azienda alla debacle dei primi anni ’70 con la conseguente acquisizione da parte di Rollei.

Nella narrazione, l’autore non nasconde mai una vena critica nei confronti della Carl Zeiss che non solo di Voigtländer aveva acquisito la maggioranza del pacchetto azionario nella seconda metà degli anni ’50 ma che ne condizionò in maniera rilevante le scelte tecniche e commerciali come ho descritto nell’articolo sulle Icarex.

La vendita del marchio, la chiusura dello storico stabilimento di Braunschweig ed il parziale assorbimento di tecnici e maestranze da parte di Rollei nel 1972, doveva aver generato un profondo rammarico, in parte alimentato dalla convinzione che dietro alla fine della storica azienda ci fosse stata la decisione, pur motivata, di abbandonare la produzione di fotocamere maturata da Zeiss in quegli anni.

Il racconto dell’evoluzione dei modelli reflex ad otturatore centrale non può tuttavia che partire dal 1953 anno di uscita dei modelli Contaflex di Zeiss Ikon ad ottica fissa evoluitisi poi nel 1956 nei modelli ad ottica scomponibile.

Contaflex II con aggiuntivo ottico Teleskop 1,7 ed aggiuntivo stereo che vengono montati sulla fotocamera per mezzo dell’apposito accessorio a slitta

Già il fatto che Voigtländer fosse uscita solo nel 1957 con il proprio modello di reflex ad otturatore centrale è sempre sintomatico del fatto che in casa Zeiss cercarono di fare il possibile per non adombrare la produzione del proprio marchio, rappresentato da una serie di fotocamere, le Contaflex appunto, che pur molto interessanti, si erano scarsamente evolute sino ad allora ed avrebbero avuto solo nel 1962 i più moderni ed interessanti modelli con la nuova Super e la Super B.

Tuttavia Contaflex sino all’ultimo dei modelli, la S, non introdusse mai un vero e proprio sistema di ottiche intercambiabili mantenendo fede alla scelta iniziale che vedeva la lente frontale del Tessar 50mm 2.8 sostituibile con gli aggiuntivi ottici 35, 85 e 115mm oltre a quello macro con rapporto di ingrandimento 1:1.

Contaflex nuova Super con applicato il cannocchiale 8×30 Zeiss; dal punto di vista del corredo ottico, per quanto Zeiss Ikon fece ricorso a fantasiose soluzioni come questa, non arrivò mai a competere con quello della Bessamatic

Nel 1957 accade però che anche Kodak AG presentasse il primo dei loro modelli reflex ad otturatore centrale, la Retina Reflex anch’essa dotata di ottica scomponibile sulla falsa riga dei modelli Contaflex.

la Retina reflex del 1957 montava gli stessi aggiunti ottici delle Retina folding

Quando lo stesso anno Voigtländer presenta la Bessamatic, il modello, pur in ritardo rispetto al mercato, introduce novità interessanti ma soprattutto adotta il sistema Compur di otturatore centrale per fotocamere reflex che troviamo lo stesso anno sulla Hasselblad 500C.

esemplare di Hasselblad 500C del 1960: il format Hasselblad farà scuola per decenni e porterà i principali produttori giapponesi di fotocamere medio formato a sviluppare le produzioni degli anni ”70 su questo standard

Unica differenza è che la fotocamera svedese monta il gruppo otturatore su ciascuna ottica mentre nella Bessamatic è presente sul corpo macchina, lasciando sulle ottiche il solo diaframma oltre all’elicoidale di messa a fuoco. Quest’ultimo fatto è di una certa rilevanza se consideriamo che nel precedente modello Prominent a telemetro l’elicoidale di messa a fuoco era anch’esso montato sul corpo macchina.

Lo stesso sistema visto per la Bessamatic verrà adottato nel 1959 nel modello Kodak retina Reflex S.

I due innesti delle ottiche, Bessamatic e Retina sono sostanzialmente uguali e differiscono solo nella sagoma della baionetta, facilmente modificabile con una piccola fresa così da rendere assolutamente compatibili i due sistemi.

Voigtländer Bessamatic con Retina Schneider Xenar 50mm 2.8 opportunamente modificato

il cerchio rosso indica la piccola modifica che occorre effettuare sulle ottiche Retina Reflex affinché possano essere montate sulle Voigtländer Bessamatic; è possibile viceversa modificare anche le ottiche Bessamatic perché possano essere montate sulle Retina Reflex. Il corredo ottico Retina ha tuttavia alcune ottiche interessanti che mancano nel corredo Bessamatic quali ad esempio il Retina Curtagon 28mm.

Tutti i modelli sopra descritti portano con loro una notevole complessità meccanica il cui malfunzionamento, anche di lieve entità, può complessivamente pregiudicare il buon uso degli apparecchi.

Tra tutti la Bessamatic è ancora la più accessibile in termini manutentivi, non richiedendo, come per le Retina, complicate operazioni di messa in fase prima del rimontaggio, piuttosto che l’utilizzo indispensabile di attrezzi dedicati.

Le Contaflex, d’altro canto, dalla meccanica complicata e dall’accesso allo smontaggio controintuitivo, richiedono oggi il contributo di riparatori esperti a fronte di interventi costosi anche per la soluzione degli aspetti più banali.

Basti pensare che un difetto tipico che ho riscontrato sui modelli Contaflex III e IV è il mancato abbassamento dello specchio in fase di caricamento a causa della guarnizione battispecchio che invecchiando diviene appiccicosa e lo trattiene in posizione alzata. Questo soprattutto se la macchina è stata poco utilizzata ed è stata riposta, come giusto, con l’otturatore scarico.

Per poter sostituire la guarnizione e pulire gli eventuali residui sullo specchio, operazione che su una normale reflex con otturatore a tendina richiede pochi minuti, sulla Contaflex diventa estremamente impegnativa in quanto la fotocamera deve essere completamente smontata.

L’idea di sviluppare una fotocamera ad otturatore centrale compatibile con un sistema ad ottiche intercambiabili nasce senza dubbio con il modello Prominent ad inizio anni ’50.

Per la Prominent, come ho descritto nell’articolo a questa dedicato, Deckel predispose il Compur 0, misura che di norma veniva adottata per le ottiche di fotocamere medio e grande formato.

Voigtländer Prominent con il raro Skopar 50mm 3.5

Questo permise un maggiore agio nella progettazione delle ottiche tanto da poter eguagliare con il Nokton il luminoso Sonnar 1.5 montato sulle Contax a telemetro.

Mentre lo stesso standard verrà obbligatoriamente mantenuto sulle ottiche per Hasselblad così da consentire aperture adeguate, per quanto non necessariamente luminose in relazione alla maggiore focale, per la Bessamatic si ricorse al Compur 00 che limitò le scelte progettuali portando la luminosità massima a f2 per lo standard a sette lenti Septon e condizionando conseguentemente le scelte sull’intera gamma delle ottiche

La scelta del Compur 00 sulla Bessamatic fu indotta dalla necessità di contenimento delle dimensioni della fotocamera e da ragioni di costo, vista anche l’esperienza di Prominent che pur innovativa per l’epoca, portava in sé oneri economici di produzione ed un conseguente elevato prezzo di vendita che furono tra i fattori determinati lo scarso successo di questo modello.

Bessamatic CS con l’ottica Septon 50mm 2

In quegli anni i produttori tedeschi erano tuttavia convinti che gli otturatori centrali avrebbero superato per precisione e versatilità d’uso, in particolare con i nuovi flash elettronici, gli otturatori sul piano focale.

Se fu così per le fotocamere medio formato, tra le quali Hasselblad non solo fece per anni scuola ma ispirò il ritorno ad inizio anni ‘70 di produttori come Mamiya o Zenza Bronica all’utilizzo di ottiche intercambiabili con otturatore integrato, ciò non accadde nel settore delle 35 mm dove la progressiva evoluzione degli otturatori a tendina finì per soppiantare definitivamente l’utilizzo di quello centrale.

Del resto, è assolutamente vero che i primi modelli di reflex 35mm Exakta e Praktiflex, le loro successive evoluzioni postbelliche, nonché i nuovi modelli Contax Reflex ed Edixa, soffrivano tutti dello stesso problema di difettosità di esposizione del fotogramma soprattutto in caso di utilizzo tempi veloci

Il difetto, legato all’irregolare scorrimento delle tendine, era già riscontrabile in fase di produzione e si accentuava con l’invecchiamento e la scarsa manutenzione.

Agli utilizzatori di Exakta o di Edixa potrebbe essere capitato di riscontrare, di norma sul lato sinistro del fotogramma, una banda verticale sottoesposta: di questo ho scritto illustrando, anche esempi pratici, proprio negli articoli su Edixa.

esempio di cattivo scorrimento delle tendine: notare la banda verticale sottoesposta a sinistra del fotogramma – Edixa Mat Reflex, Schneider Curtagon 35mm 2.8 – Rollei Retro 400S sviluppata con Rollei Supergrain

Il difetto fu da altri produttori risulto attraverso differenti sistemi, da un lato aumentando il diametro del tamburo della seconda tendina e dall’altro montando i tamburi su sistemi di rotazione decisamente più evoluti del semplice perno inserito nel foro sul guscio dell’otturatore.

Nessuno di questi accorgimenti fu tuttavia mai adottato sulle Edixa o sulle Exakta.

Un’ulteriore evoluzione fu l’adozione di materiali metallici per la costruzione delle tendine.

Il metallo evitava la dilatazione tipica della tela gommata ma di contro presentava notevoli problemi nella lavorazione e nell’estrema fragilità in caso di urto accidentale.

Questa filosofia fu seguita sin da subito da Victor Hasselblad dal 1948 con la 1600 e la successiva 1000F, che avevano tendine in acciaio corrugato Sandvik di 0,014 mm di spessore, ma fu poi abbandonato un decennio dopo con la 500C.

Il vero salto di qualità lo farà Nippon Kogaku nel 1959 con l’adozione delle tendine in titanio dopo i primissimi modelli F che ancora adottavano la seta dei modelli a telemetro.

L’otturatore della F dotato anche del tamburo della seconda tendina di maggiori dimensioni, fu un inno alla perfezione che determinò in buona parte il successo della fotocamera.

In tutto questo è interessante notare come alcune aziende giapponesi non rimasero insensibili all’adozione dell’otturatore centrale, realizzando alla fine degli anni’50 fotocamere di fascia economica dotate di questo otturatore.

sezione della Topcon UNI ad otturatore centrale del 1964

La produzione si sviluppò poi con modelli ad ottiche intercambiabili e vide protagonista Topcon con il modello PR del 1959 e con la famosa serie UNI presentata nel 1964, Kowa con la serie SE, derivata dal Kowaflex E del 1960.

In Giappone furono realizzati oltre seicentomila esemplari di reflex 35mm ad otturatore centrale di fascia economica, metà delle quali prodotti da Tokyo Kogaku.

Alla fine degli anni ’60 si spense definitivamente l’interesse dei produttori tedeschi nella realizzazione di questa tipologia di apparecchi mentre in Giappone fu presentata nel 1972 il modello Topcon Unirex EE che introdusse l’automatismo di esposizione e chiuse la lunga e fortunata serie UNI.

Come facevo prima cenno, sarà invece proprio negli anni ’70 che riprenderà l’interesse da parte di alcuni produttori nella realizzazione di SRL medio formato con ottiche intercambiabili dotate di otturatore centrale.

Gli esperimenti effettuati prima da Bronica con la serie S e poi da Rollei con la SL66 nella produzione di SRL medio formato con otturatore a tendina in tela gommata lasceranno il posto alla nuova generazione di reflex con otturatore centrale.

La serie RB di Mamiya, la ETR ed SQ di Bronica rilanceranno con successo negli anni ’70 il modello classico Hasselblad di reflex modulare con otturatore nell’obiettivo con sincronizzazione flash su tutti i tempi.

Anche Rollei Werke, pur proseguendo nella produzione della SL66 lancerà nel 1975 l’elettronica SLX anch’essa dotata di otturatore centrale nelle ottiche mentre Hasselblad, un po’ in controtendenza, presenterà nel 1977 la 2000FC dotata di otturatore a tendina in titanio.

La FC ed il modello successivo FCM del 1981 che monta un provvidenziale sistema di protezione delle tendine a magazzino smontato, rappresentano dal mio punto di vista l’apice della versatilità nella produzione di SRL medio formato pur non essendo esenti da difettosità di funzionamento dovute soprattutto al particolare tipo di otturatore.

Questa breve carrellata sulla produzione di fotocamere SRL ad otturatore centrale termina con l’appuntamento agli articoli di approfondimento dei modelli Voigtländer Bessamatic – Ultramatic e Zeiss Ikon Contaflex.

Max Terzi
maxterzi64@gmail.com

Voigtländer Bessamatic CS con ottica Zoomar 36 – 82mm 2.8 prodotto da Kilfitt a Monaco; nell’interessante corredo ottico di Bessamati/Ultramatic spicca questo obiettivo del 1959 che fu il primo zoom prodotto per una fotocamera 35 mm; maggiori dettagli nell’articolo dedicato alla Bessamatic

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