Le fotocamere della Tokyo Kogaku – seconda parte

Prosegue dalla prima parte.

Lasciate alle spalle le vicende del secondo conflitto e superati i primi e difficili anni della ripresa, si apre per il Giappone una fase nuova.

Con la firma del trattato di San Francisco l’8 settembre 1951 prende il via un graduale allentamento dell’occupazione americana che terminerà circa un anno dopo consentendo al paese di indirizzare gli sforzi su una nuova fase di ripresa economica.

Firma del trattato di San Francisco l’8 settembre 1951

La ripresa economica fu nei primi anni alimentata dall’alleanza economico militare con gli Stati Uniti durante la guerra di Corea, alleanza favorita dalla vicinanza del Giappone al fronte bellico.

Nel mentre la conversione al petrolio della fonte energetica utilizzata dalle industrie, favorita da una maggiore disponibilità e dal prezzo più accessibile del greggio rispetto alla produzione interna di carbone, accelera il processo che in qualche anno affrancherà il Giappone dall’importazione di materie prime quale l’acciaio.

Gli anni di occupazione americana comportarono profondi stravolgimenti anche in campo politico ed economico soprattutto per mano del Generale MacArthur che come scritto in chiusura della prima parte scioglie a fine del 1945 gli Zaibatsu e baratta, anche se la vicenda è un po’ più articolata e complessa, l’immunità dell’imperatore rispetto all’accusa di crimini di guerra con la rinuncia da parte di quest’ultimo alla prerogativa divina.

Si avvia quindi per il paese la fase di monarchia costituzionale attraverso la stesura della “carta” sempre sotto il vigile occhio statunitense.

La figura di MacArthur appare molto controversa, da un lato per le forti ingerenze nella vita sociale ed economica del Giappone, con una ispirazione talvolta eccessivamente progressista per l’epoca e per il contesto, dall’altro per la presa di posizione negli anni della guerra in Corea a sostegno di un nuovo intervento risolutivo che gli costerà la destituzione per insubordinazione nel 1951.

Sulla base dei disciolti Zaibatsu prende forma una nuova organizzazione delle imprese in strutture molto simili dove scompare la figura della famiglia a capo dell’agglomerato di imprese, sostituita da un gruppo finanziario che affida la direzione delle attività esclusivamente a manager.

Di questa nuova forma, denominata Keiretsu, ho parlato nell’articolo sul modello industriale giapponese del dopoguerra.

Questa pervasività dell’amministrazione militare americana lascerà parecchie tracce anche nell’ambito del settore di produzione delle fotocamere.

Nippon Kogaku svilupperà ad esempio delle copie Contax a telemetro, in una operazione per la quale vi fu certamente un contributo americano che in quegli anni vede sempre gli Stati Uniti artefici, almeno sotto il profilo organizzativo ed economico, della rinascita della Carl Zeiss occidentale.

Del resto il valore strategico in ambito militare della Carl Zeiss e della Nippon Kogaku erano, sebbene in ambiti diversi, di grande interesse per l’amministrazione USA.

Sarà proprio durante la guerra di Corea che compariranno, al collo di qualche inviato, al posto di Leica e Contax, delle copie di queste ultime, fabbricate in Giappone.

Ad inizio anni ‘50 dunque, il modello della Contax prebellica si era propagato con diverse modalità in almeno tre differenti siti produttivi: in Ucraina dove erano state trasferite dai Sovietici attraverso le ben note vicende quel che restava degli impianti Zeiss Ikona di Dresda, nella Germania Ovest dove la rinata Zeiss Ikon aveva rimesso in produzione una nuova versione della Contax II e III e in Giappone dove Nippon Kogaku produceva appunto la propria reinterpretazione delle Contax con interessanti innovazioni sotto il profilo meccanico che contribuiranno al successo dei modelli Nikon a telemetro in continua evoluzione sino fino alla fine degli anni ’50.

In questo quadro ritroviamo la Tokyo Kogaku che ha nel frattempo riavviato la produzione di fotocamere per uso civile attraverso lo sviluppo del modello Minion visto nella prima parte, che adotta pellicola 35mm al posto del film 127.

All’inizio degli anni ’50 accade nella produzione della Tokyo Kogaku un fatto interessante: viene avviata la produzione di biottiche.

Il fatto non è di per sé una novità giacché le imitazioni della biottica di Braunschweig prenderanno piede già negli anni ’30 e negli anni ’50 molti produttori giapponesi si cimenteranno con alterne fortune nella produzione di apparecchi TLR.

Primoflex IVa

Sono invece interessanti le modalità con le quali Tokyo Kogaku avvia dal 1951 questo filone, sia per essere stata tra le prime aziende nipponiche a sviluppare questa tipologia di fotocamere sia per il buon assortimento di versioni a partire dalla Primoflex I marchiata anche Laurelflex o Topcoflex e nei successivi dieci modelli che seguiranno un filone evolutivo sino alla Automat del 1956 e alla Automat L del 1957 che, al pari della Rolleiflex 3.5 MX EVS o della 2.8C di qualche anno prima, introdurrà la scala dei valori di esposizione in EV

Primoflex Automat – come sulla Rolleiflex il bottone viene sostituito dalla leva di ricarica

Nella gamma di biottiche prodotte, verrà presentata nel 1958 anche una versione per pellicola 127, la Primo Jr, una anno dopo il lancio della nuova Rolleiflex 4×4.

Avviene così che per buona parte degli anni ’50 la produzione tra telemetro ad ottiche intercambiabili e biottica viene ordinatamente distribuita tra le due aziende in passato maggiormente impegnate nelle forniture belliche per marina ed esercito giapponese.

Questo con buona probabilità spiega il motivo della presenza tra i prototipi della Nippon Kogaku di una biottica che non entrò mai in produzione.

Ma il mercato è in rapida evoluzione ed in Giappone si stanno affermando nuovi produttori di ottiche e fotocamere con i quali fare i conti.

Nel 1957, con due anni di anticipo rispetto a Nikon, Topcon presenterà il primo modello di reflex che rappresenta, dal mio punto di vista, uno dei più interessanti apparecchi SRL di quegli anni.

Come ho fatto cenno nella prima parte, la Topcon R adotta per l’innesto delle ottiche la baionetta Exakta, scelta abbastanza originale e spiegabile attraverso due distinte e possibili motivazioni.

Da un lato la grande diffusione che la serie di reflex di Dresda aveva registrato nel periodo post bellico e di conseguenza il nutrito parco di ottiche disponibile, prodotte sia dalla Carl Zeiss Orientale sia da altri produttori nella Germania Ovest quali ad esempio Schacht, Steinheil, Schneider o Enna giusto per citarne alcuni.

Esempio di un’ottica Enna con sistema Sockel forzatamente montata su una Topcon R. Notare come l’obiettivo sia innestato al contrario in modo da far collimare il rinvio automatico del diaframma al pulsante di scatto. In questa posizione non funziona il blocco della baionetta e i diaframmi sono sotto anziché sopra. Una posizione scomoda per l’utilizzo e pericolosa per la possibilità che l’ottica non bloccata possa sganciarsi improvvisamente e cadere.

Dall’altro il particolare momento vissuto da Ihagee e dal suo fondatore Johan Steenbergen costretto dagli eventi bellici al rientro in Olanda, suo paese di origine, ed in lotta, almeno fino a poco prima della sua morte avvenuta nel 1967, con l’amministrazione della Germania Est per la rivendicazione dei diritti sul marchio.

La storia di questo periodo è raccontata negli articoli sulle Reflex di Dresda.

A differenza di altre aziende come Zeis Ikon o KW, confluite nel 1959 nel Volkseigener Betrieb Kamera und Kinowerke Dresden, ribattezzato nel 1964 VEB Pentacon Dresden, Ihagee rimane una azienda a sé stante pur sotto l’influsso dell’amministrazione della DDR almeno sino alla fine degli anni ’60.

Non è quindi da escludere, benché ufficialmente non ve ne sia traccia, un possibile accordo tra Steenbergen e la Tokyo Kogaku da inquadrare nell’ambito delle iniziative che l’industriale olandese mise in atto per rilanciare il marchio Ihagee ed Exakta.

La Topcon R è una fotocamera modulare che ricorda, nel concept, la produzione del primo modello Miranda, la T, presentata un paio di anni prima, nel 1955 dalla Orion Camera divenuta poi nel 1957 Miranda Camera.

Sulle fotocamere Miranda, che adotteranno un innesto delle ottiche proprietario, dedicherò a breve un articolo a parte.

Vi è tuttavia tra i due modelli una sostanziale differenza in termini di qualità costruttiva e materiali impiegati che vede dal mio punto di vista prevalere nettamente Topcon.

Per la nuova fotocamera la Tokyo Kogaku produce una ristretta serie di ottiche dedicate con diaframma semi automatico, dotate del classico pulsante che ad ottica montata si sovrappone a quello di scatto.

L’aspetto interessante è che il braccetto con il pulsante, come del resto il pulsante di scatto della Topcon R si trova, guardando la fotocamera dall’alto, sul lato destro anziché su quello sinistro come nelle Exakta.

Come nell’esempio visto nella foto sopra, questo rende non utilizzabile sulle fotocamere Topcon le ottiche per Exakta con il comando del diaframma esterno e viceversa, limitando fortemente la compatibilità dei due sistemi ottici.

La motivazione è probabilmente da inquadrare in una possibile scelta cautelativa effettuata dalla Tokyo Kogaku nell’adottare la baionetta Exakta in un periodo nel quale non era poi così chiaro, soprattutto in ambito internazionale, se i diritti di produzione spettassero all’azienda rimasta a Dresda o al legittimo proprietario in Olanda.

Di certo nessuna ottica Topcon, soprattutto le successive a diaframma automatico per RE, poteva essere montata su Exakta e solo le ottiche per Exakta con meccanismo del diaframma a preselezione potevano essere montate sui corpi Topcon.

Con il lancio del modello R, che viene sviluppato in quattro versioni, si apre anche per la Tokyo Kogaku lo scenario del successo internazionale ed in particolar modo di quello americano, successo che, un po’ come per Nikon, viene favorito dall’azione dell’importatore.

Nel caso di Topcon l’importatore è la Charles Beseler di Stroudsburg in Pennsylvania, azienda fondata nel 1869 e tutt’ora operante come produttore e distributore anche di attrezzature per camera oscura.

Beseler chiederà ed otterrà, al pari di altri importatori americani di materiale fotografico, di marchiare con il proprio nome le fotocamere Topcon distribuite nel mercato statunitense variando anche la sigla dei modelli.

Ecco quindi che le prime reflex distribuite negli USA sono le Topcon Beseler B, modello del tutto analogo alla Topcon R.

Topcon R per mercato americano con la sigla del modello B ed il nome dell’importatore che qui appare con la scritta “BLSELER”

Nel 1963 a seguito dell’ingresso della Tokyo Kogaku nel Keiretsu Toshiba viene presentato un nuovo modello di reflex modulare con esposimetro TTL con lettura a tutta apertura, selezione automatica del diaframma interno all’innesto delle ottiche, non più tramite il braccetto esterno con il pulsante di scatto.

Di conseguenza aumenta il diametro complessivo dell’innesto degli obiettivi per far posto al generoso anello esterno alla baionetta Exakta che deve ospitare il doppio comando di trasmissione del diaframma.

Tocon RE Super in finitura nera: visibile il particolare del nuovo innesto delle ottiche.

La RE Super è per l’epoca un apparecchio rivoluzionario e supera di gran lunga per caratteristiche la Nikon F uscita qualche anno prima, inaugurando la lunga stagione dei sistemi esposimetrici TTL che ad esempio Nikon incorporerà poi nei mirini Photomic.

In termini di filosofia di progettazione, se Nikon F nasce attorno al concetto del rivoluzionario sistema di visione reflex che copriva il 100% del formato di ripresa, la Topcon RE Super nasce attorno al nuovo sistema di lettrura esposimetrica.

due accessori per il sistema RE Super, qui montati sul successivo modello Super D: il vetro per la lettura del grigio medio 18% a luce incidente per foto al microscopio o di trasparenti e la sfera opalina per da porre davanti all’obiettivo per la lettura esposimetrica sempre a luce incidente in normali situazioni di ripresa

La fotocamera ha la cellula dell’esposimetro posizionata all’interno dello specchio reflex dotato di una sottile trama di fori che consentono la lettura della luce.

sistema esposimetrico TTL a tutta apertura di una Topcon RE-2 analogo a quello montato sulla RE Super

I valore del diaframma e del tempo vengono trasmessi all’esposimetro, situato sotto la calotta accanto al manettino di riavvolgimento del film, attraverso un sistema di catenelle e carrucole che per quanto affascinante e geniale è anche il principale punto debole di questa fotocamera, soprattutto con il passare degli anni.

spaccato di una RE Super nel quale sono ben visibili carrucole e catenelle per la trasmissione del valore dei tempi e dei diaframmi all’esposimetro

Mirini, vetrini di messa a fuoco dorsi e ottiche intercambiabili, un motore per avanzamento automatico e un dorso per 250 fotogrammi sono le caratteristiche base dell’apparecchio che consente un’ampia versatilità di utilizzo.

motore e dorso 250 pose montati su una Topcon RE Super
vi sono alcune eccezioni sulla retro compatibilità degli accessori: Auto Winder montato su Topcon RE Super. Questo accessorio sarà una prerogativa della nuova Topcon Super DM presentata nel 1973, sui modelli precedenti può essere montato ma non funziona.

Il design della Topcon RE Super viene messo a punto negli Stati Uniti dalla Beseler, principale cliente di Topcon che, visto tempo prima il prototipo dell’apparecchio in occasione di una delle periodiche visite all’impianto produttivo giapponese, chiede ed ottiene, anche in questo caso, la possibilità di intervenire questa volta per curare la progettazione estetica della nuova fotocamera.

Ne esce così un apparecchio fuori dai canoni stilistici adottati all’epoca con linee molto squadrate ed un prisma di forma alquanto strana, nata, si dice, dalla volontà di rendere omaggio alle forme della Rectaflex, mantenendo la calotta squadrata e non a forma piramidale come sulla Topcon R ed in generale sulle fotocamere reflex.

a confronto le due forme della Topcon, in questo caso una Super D, del tutto analoga alla RE Super, ed una Rectaflex

Sappiamo peraltro che sulla Rectaflex tale forma fu condizionata dall’adozione sul prototipo di un prisma che non raddrizzava orizzontalmente l‘immagine, prisma che fu poi sostituito prima dell’ingresso in produzione della fotocamera con un nuovo tipo in grado di correggere la visione. Questo fatto contribuì a consolidare il mito di questa fotocamera inserendola a pieno titolo nella stretta cerchia degli apparecchi, insieme alla Contax S e ad Alpa, che per primi adottarono questo sistema di visione.

Le Topcon reflex con otturatore a tendina, non ebbero mai numeri di produzione rilevanti se consideriamo che la RE Super, nonostante la sua grande portata innovativa, rimase in produzione per una decina d’anni in quattro versioni e non arrivò a novantamila esemplari prodotti, così come il modello semplificato, la RE-2 uscito nel 1965 fu prodotto in poco più di cinquantamila esemplari.

brochure della Topcon RE-2, versione semplificata della RE Super, priva dei mirini intercambiabili e con un otturatore a lamelle metalliche a scorrimento verticale

La filosofia con la quale fu pensata e poi prodotta la RE Super ed i successivi analoghi modelli si basava su un prodotto di ottima qualità, realizzato in un numero di esemplari che ricorda più l’importazione tedesca rispetto a quella nipponica che baserà il proprio successo sullo sviluppo di grandi produzioni.

Questo fattore spiega, almeno in parte, l’uscita della Tokyo Kogaku dal mercato delle fotocamera nella prima metà degli anni ’80.

la Tocon RE Super e la sua nuova ed articolato serie di ottiche

Un ulteriore punto di forza della Topcon RE Super è un nuovo e più articolato parco di ottiche che ha pezzi di grande qualità con alcune focali che per anni manterranno il primato tra le ottiche di produzione giapponese nei test MTF.

Alcune di queste ottiche, ad esempio il 25 mm 3.5, si staccano dalle altre analoghe focali di produzione orientale in modo netto, come dimostra la prova comparativa pubblicata in un numero del 1969 della rivista Fotografare che confronta i risultati di ottiche analoghe.

Auto Topcor RE 25 mm 3.5 – notare il sistema di filtri da montare dietro all’ottica. Con il paraluce dedicato si possono montare anche i filtri serie 9
pagina della brochure sulle ottiche Topcor riferita alle focali 25mm 3.5 e 35mm 2.8

Cito questo articolo per introdurre un tema che riguarda il ruolo svolti in Italia rispettivamente dall’importatore Topcon e dalla rivista Fotografare, in particolare dal suo editore, nella valorizzazione di queste fotocamere.

La storia dimostra, non solo in ambito ottico fotografico, che il ruolo di un importatore e distributore è tanto più importante quanto più è animato dalla competenza e dalla passione che spesso si traducono in iniziative divulgative che vanno al di là della semplice rappresentanza del marchio e dell’organizzazione del servizio di vendita ed assistenza.

Ed è questo certamente il caso di Gianni Baumberger importatore Topcon in Italia, figura della quale si hanno oggi poche notizie scritte in relazione alla portata del personaggio, portata che traspare dalle sintetiche testimonianze che è possibile trovare.

Il lavoro di Baumberger fu notevole, basti pensare alla diffusione che ebbero in Italia gli apparecchi Topcon negli anni ’60 e ‘70, soprattutto se rapportato ai bassi volumi prodotti prima citati e alla storica prevalenza dell’importatore americano. Il successo portò seppure per un breve momento le vendite nel nostro paese ad un volume maggiore di quelle di Nikon.

listino prezzi del 1971 dell’importatore GiBi di Milano. Da osservare, rispetto al grafico sotto riportato, che il prezzo del solo corpo della RE Super aumenta in un anno di circa il 30% anche per via della rivalutazione dello Yen.

Occorre anche osservare che la politica di prezzo praticata in Italia per la RE Super la posizionava tra SLR più costose subito prima Nikon F.

andamento dei prezzi di materiale nuovo nel 1970. Il cerchio arancione evidenzia il posizionamento della Topcon RE Super e di Nikon F. Diversa politica di prezzo per la Topcon Uni che troviamo tra le fotocamere più economiche. I pallini rossi indicano le fotocamere con minor differenza percentuale tra il valore a nuovo e il valore usato. Con i pallini gialli le peggiori. La Zeiss Ikon Contarex non aveva all’epoca una quotazione di usato.

Accanto a Baumberger troviamo la figura di Cesco Ciapanna, certamente più nota alla mia generazione che ha mosso i primi passi nel mondo della fotografia sfogliando avidamente le pagine di Fotografare nei primissimi anni ’80.

Fotografare 1969 – pagina dedicata alla pubblicazione di scatti eseguiti con fotocamere Topcon

Sarà proprio questo spirito divulgativo unito alla grande competenza tecnica ed a uno stile scevro da condizionamenti e cliché a portare una ventata di novità nel mondo dell’editoria fotografica nella seconda metà degli anni ’60 e sino a tutti gli anni ’90 pur con stili, soprattutto negli editoriali di Fotografare, non sempre comprensibili.

Sempre a proposito di ottiche trovo molto interessanti i Macro Topcor 55mm 3.5 e 135mm 4 entrambi utilizzabili solo in abbinamento all’anello elicoidale o al soffietto macro.

Per chi come me utilizza queste ottiche su digitali mirrorless, torna molto utile, soprattutto per le riprese macro che richiedono il massimo recupero della profondità di campo, il sistema di comando della chiusura del diaframma al valore di ripresa.

Le ottiche automatiche costringono la messa a fuoco solo a diaframma chiuso, fattore questo che, in base alla mia esperienza, ne limita di molto la precisione.

Per quanto ormai i moderni apparecchi digitali dispongano di una compensazione della luminosità nel mirino anche a valori di diaframma molto ridotti, la nitidezza e la ricerca del fuoco ne risentono fortemente.

Le ottiche Macro Topcor dispongono invece di un comando del diaframma esterno, costituito da un comodo pulsante sulla ghiera dell’obiettivo. Caricata la molla di chiusura del diaframma, ruotando l’apposita ghiera, e selezionato il valore desiderato, si può mettere a fuoco a tutta apertura e poi chiudere manualmente il diaframma immediatamente prima dello scatto senza spostare le mani dall’impugnatura di corpo macchina e ottica.

Ma torniamo alle reflex Topcon.

Accanto ai modelli con otturatore a tendina, Topcon produce a valere dal 1960 una serie di Reflex ad otturatore centrale che ebbero una diffusione certamente maggiore arrivando a totalizzare una produzione complessiva di oltre trecentomila pezzi, circa la metà di quanto fu prodotto in Giappone per questa tipologia di fotocamere.

Non cito i primi modelli che peraltro non mi è mai capitato di maneggiare e che trovo, ad esempio la Wink Mirror nelle varie declinazioni, non bellissimi.

Nel 1964 esce invece l’interessante modello UNI.

Compatto, dotato di un più ampio parco di ottiche intercambiabili, di esposizione TTL a tutta apertura con cellula al CdS, la UNI rappresentò anche in questo caso una pietra miliare nell’evoluzione di questa tipologia di fotocamere.

Il nome si deve ad una particolare forma di organizzazione della produzione che oggi potremmo paragonare, sebbene per approssimazione, ai sistemi di co-creazione che vanno molto di moda in questi ultimi anni.

È singolare come l’organizzazione del lavoro in Giappone abbia per anni fornito argomenti alle società di consulenza occidentali che, al di là di averne fatto un grande business, sono a mio giudizio raramente riuscite a coglierne il fenomeno culturale riducendo quasi sempre il tutto ad una mera questione di tecnica.

Le settimane UNI, che la Tokyo Kogaku mutua da Toshiba, erano incontri periodici organizzati tra le maestranze con l’obiettivo di analizzare le difettosità della produzione e identificare i rimedi.

Perché il metodo delle settimane UNI potesse funzionare, a vantaggio della crescita della qualità della produzione e del mantenimento di un equilibrato livello di costi, il management doveva dimostrare una capacità di ascolto e presa di decisione impensabile nel mondo occidentale di allora, e per certi versi nemmeno in quello attuale.

Ciò ovviamente salvo rari casi di imprenditori illuminati.

Questo consentì a Topcon di risolvere via via le problematiche di funzionamento legate ad esempio alla complessità meccanica o al sistema di lubrificazione degli otturatori centrali, mantenendo uno standard produttivo adeguato e un rapporto prezzo/prestazioni molto favorevole per gli acquirenti, fattori questi che determinarono un buon successo di vendita.

Fotografare 1969 – articolo dedicato alla nuova reflex ad otturatore centrale UNIREX che sostituisce la UNI.

Per le Reflex Topcon ad otturatore centrale viene prodotta la serie di ottiche con la sigla UV.

Disponibili in una più ristretta serie rispetto alle RE anche in ragione dei limiti di progettazione dovuti alla tipologia di otturatore, le ottiche UV sono prive di anello del diaframma la cui selezione è comandata, come ad esempio sulle Voigtlander Bessamatic e sulle Kodak Retina Reflex, direttamente dal corpo macchina.

anello adattatore per montare le ottiche UV su corpi RE Super e successivi

Per le ottiche UV è stato prodotto un anello adattatore che consente di utilizzarle sui corpi RE Super e successivi, senza trasmissione automatica del diaframma. Questo accessorio è piuttosto raro da trovare e sostanzialmente inutile, da un lato per la minore qualità e scelta delle ottiche UV rispetto alle RE e dall’atro per la maggior complessità di utilizzo.

esempio di ottica UV montata sul corpo Super D

Siamo così giunti all’inizio degli anni ’70.

Le versioni successive alla RE Super, rispettivamente la Super D e Super DM sono di fatto leggere revisioni ed integrazioni di un modello nato certamente con un buon anticipo sui tempi ma poi invecchiato in assenza di sostanziali evoluzioni.

Nella Super DM, modello ancora ben quotato, viene rivisto il design del prisma le cui dimensioni, soprattutto in altezza vengono ridotte e maggiormente armonizzate anche per far posto al sistema di proiezione del valore del diaframma nel mirino.

Topcon Super DM

La super DM, prodotta dal 1973 in due versioni, solo in finitura nera e in poco più di quindicimila esemplari, è oggi ancora ricercata sul mercato del collezionismo ed unitamente alla Minolta XM è una delle più originali fotocamere dell’epoca soprattutto in termini di design.

spaccato della Topcon Super DM con l’accessorio Auto Winder dedicato

Con questo modello termina la vera produzione Topcon anche in ragione della rinuncia, già evidente anche nella Super D, uscita sempre nel 1973, nel prevedere investimenti nell’evoluzione di queste fotocamere.

Nel 1977 esce la RE200 e l’anno successivo la RE300 che manterranno l’innesto delle ottiche Exakta e verranno marchiate anche Exakta rispettivamente nei modelli EDX-2 ed EDX-3.

L’ultimo modello prodotto sarà la RM300 uscita nel 1979 avrà l’innesto delle ottiche a baionetta Pentax K.

E’ poi doveroso citare l’avvio nel 1981 della produzione di ottiche per la Komamura, produttore delle fotocamere Horseman.

Il mondo del grande formato non è peraltro nuovo alla Tokyo Kogaku che nella seconda metà degli anni ’60 realizza ottiche per fotocamere 4×5 unitamente ad un prototipo di banco ottico che non entrerà mai in produzione.

Qui termina la storia di questo affascinante marchio, trattata per punti salienti, tralasciando per scelta e anche per necessità di sintesi, la citazione di alcuni modelli dal mio punto di vista non così interessanti o innovativi quali ad esempio quelli a telemetro degli anni ’50.

Un ulteriore ed interessante filone produttivo della Tokyo Kogaku fu quello delle fotocamere per apparecchiature biomedicali, normalmente realizzate sulla base dei modelli RE Super.

A chi voglia approfondire ulteriormente le informazioni sulle altre produzioni non riportate in queste righe, suggerisco la lettura del libro Topcon Story di Marco Antonetto e Claudio Russo che ho citato nella prima parte dell’articolo e che è ancora reperibile nel mercato dell’usato.

L’auspicio è come sempre quello di aver contribuito a creare un po’ di curiosità su queste fotocamere e sul loro parco ottiche che ancora oggi costituiscono un unicum nel vasto panorama dei produttori dell’epoca.

Massimiliano Terzi
maxterzi64@gmail.com

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