Le folding 35mm Kodak Retina

Se attribuiamo a Leitz il merito di aver introdotto in ambito fotografico il formato di pellicola cine attraverso lo sviluppo della serie di fotocamere a telemetro ad ottiche intercambiabili, dobbiamo di contro attribuire alla altrettanto nutrita serie di apparecchi Retina quello di aver sviluppato il concetto di folding 35mm.

In entrambi casi ci troviamo di fronte a fotocamere presentate tra il 1925, come nel caso di Leica, ed il 1934, come per le Retina, non nuove in assoluto ma portatrici di novità che ispireranno poi numerosi produttori.

La sostanziale differenza, al di là delle caratteristiche tecniche e dell’iconicità, sta nella longevità della produzione che nel caso delle folding Retina scontò la maggiore diffusione dagli anni ‘60 delle fotocamere 35 mm a corpo rigido che finirono per soppiantare il concetto di folding.

Ho fino ad ora appositamente utilizzato solo il nome Retina perché Kodak, che produrrà sotto il proprio marchio questa fortunata serie di fotocamere, ha ben poco merito nella creazione del concept iniziale che deriva dalla visione di un uomo geniale quale fu August Nagel.

Riavvolgiamo a questo punto il nastro della storia.

August Nagel nasce il 5 giugno 1882 a Pfrondorf sobborgo di Tubingen cittadina a sud di Stoccarda nel Baden-Württemberg.

August Nagel

Industriale, inventore e appassionato di volo, a lui si devono importanti contributi ai primi approcci della fotografia aerea da mongolfiera nonché la creazione di interessanti apparecchi fotografici prodotti con il marchio Contessa nella fabbrica di Stoccarda che egli fondò nel 1908 con il socio Carl Drexler.

Il nome Contessa, oltre ad entrare nel 1909 nella ragione sociale che passò da Drexler & Nagel a Contessa Camerawerke Stuttgart, sarà il marchio che contraddistinguerà una serie di fotocamere prodotte da Nagel e comparirà poi su quelle prodotte a seguito di una nuova operazione societaria avvenuta nel 1919: la fusione con la Nettel Camerawerke.

pubblicità della Contessa Nettel

Quest’ultima aveva sviluppato sempre dal 1909 una fotocamera folding con otturatore a tendina denominata Deckrullo il cui nome deriva dal tedesco deck che significa ponte e rullo che richiama il tipo di otturatore.

In questa tipologia di otturatore viene infatti adottato lo schema a due tendine che consente di ricaricare senza il rischio di far prendere luce alla pellicola come invece accadeva ad esempio sugli otturatori Thornton-Pickard che avevano una tendina unica con il foro rettangolare nel centro.

schema di funzionamento dei due tipi di otturatore: nel caso Thronton Pickard era necessario posizionare il tappo sull’obiettivo in fase di ricarica, piuttosto che posizionare la pellicola solo dopo aver ricaricato l’otturatore in entrambi i casi per evitare che prendesse luce. L’impostazione della Deckrullo è invece quella classica che vedremo poi su tutti gli otturatori a tendina moderni

Per quanto non mi sia mai molto interessato alla produzione di quel periodo, né abbia di conseguenza una conoscenza di dettaglio della molteplice serie di marche e modelli, ho invece da sempre una grande passione per le Deckrullo sebbene non sia mai riuscito a possedere il modello che più di tutti mi affascina ovvero la versione tropicalizzata rigorosamente con il suo kit di dorsi in legno e borsa in cuoio.

Contessa Nettel Deckrullo Tropen – il fascino di questa fotocamera è spesso ormai relegato solo ad una questione estetica non potendone apprezzare le caratteristiche di utilizzo sia nel caso si possegga la versione con il particolare formato di pellicola 10×15 cm, sia, a prescindere dalla versione, per le tendine dell’otturatore quasi sempre deteriorate a causa dell’età. Questi aspetti ed il costo elevato di un corredo di questo tipo relegano questi modelli a finalità prettamente collezionistiche

La fusione del 1919 tra Contessa e Nettel fu animata dalla necessità di riavviare nella fase post bellica l’industria fotografica, convertita all’inizio del conflitto nella produzione di forniture militari.

Ciò che tuttavia impedì la ripresa, più in generale dell’economia tedesca, furono le limitazioni imposte dal trattato di Versailles del 1919 che videro la Germania condannata al pagamento di una somma a titolo di riparazione dei danni di guerra non sostenibile né esigibile, nonché le limitazioni introdotte in alcuni settori produttivi che vietavano, tra l’altro, l’evasione di qualsivoglia commessa militare.

Molte aziende del settore ottico fotografico si trovarono quindi nel mezzo di una congiuntura economica negativa, con limitatissime risorse proprie per tentare la riconversione verso produzioni civili, spesso in presenza di crediti inesigibili nei confronti dello stato per precedenti forniture.

La Contessa Nettel subì la sorte di altre aziende e confluì nel 1926 nella neonata Zeiss Ikon.

Processo di aggregazione delle imprese che portò alla creazione di Zeiss Ikon nel 1926

Ad August Nagel fu offerto un ruolo di rilievo nell’ambito della nuova realtà industriale che egli tuttavia esercitò per un limitato periodo di tempo, preferendo nel 1928 dedicarsi alla realizzazione di una nuova impresa, sempre con sede a Stoccarda.

Nella nuova realtà egli diede impulso alla produzione di nuovi modelli per pellicola in rullo 120 e 127 precursori della produzione, dal 1934, della prima versione Retina che uscì a marchio Kodak in seguito all’acquisizione avvenuta nel dicembre del 1931 della Nagel Kamerawerke da parte della Kodak AG, emanazione tedesca della casa di Rochester.

Kodak mantenne Nagel nella posizione di comando dell’impresa e consentì anche all’industriale l’acquisizione dei diritti sui modelli creati in quegli anni.

Uscirono quindi a marchio Kodak esemplari della Pupille o della Vollenda dalla quale deriva la creazione del successivo modello Retina per pellicola 35 mm.

Nello storytelling di Kodak, la genesi del modello Retina non viene mai raccontata nella prospettiva anzi descritta.

Con il solito approccio autocelebrativo ecco come nella metà degli anni ’50 viene descritta l’avvio della produzione di questa serie di fotocamere in una pubblicazione dedicata alle Retina.

La prima delle Retina è stata introdotta nel 1934, un prodotto della Kodak Company in Germania, molto in linea con la tradizione di un’azienda il cui fondatore, George Eastman, fu il pioniere riconosciuto della pellicola in bobina.  Fu così denominata, perché la sua piccola immagine affilata come un ago simboleggia quella registrata sulla retina umana.

Il passaggio successivo cita Leica senza pronunciarne il nome.

Già la fotocamera in miniatura basata sull’uso di pellicole cinematografiche di larghezza standard, ora note ai fotografi come 35 mm – era un fatto accettato.  In effetti, aveva stabilito una nuova moda nella fotografia; il suo obiettivo veloce e a fuoco corto ha reso possibili immagini spontanee in quasi tutti i tipi di condizioni di luce e con uno standard di definizione non molto inferiore a quello offerto da fotocamere che adottano formati più grandi.  Ha dato vita al ritratto “spontaneo” ed è stata molto apprezzata dai fotografi della stampa in cerca di personalità.  Molti fotografi, tuttavia, lo consideravano un giocattolo per ricchi che gli appassionati non potevano permettersi.

L’intuizione di Nagel di scalare dal formato 127 della Vollenda a quello 35 mm della Retina si rivelò vincente così come l’idea di standardizzare il caricatore 35mm in modo da velocizzare la fase di inserimento della pellicola nella fotocamera.

Interessante notare come le Retina introducano la caratteristica del dorso incernierato senza alcun comando per le cartucce ricaricabili per pellicola 35mm con le quali era nato l’utilizzo fotografico di questa tipologia di film.

Queste cartucce, in uso dal principio sulle fotocamere Leitz e successivamente ad esempio sulle Contax a telemetro prebelliche e postbelliche, sulle Contax Reflex, sulle Contarex, sulle Nikon F e da ultimo sulle Canon a telemetro e sulle prime Canonflex, hanno la necessità di restare chiuse quando sono esposte alla luce diurna e, una volta inserite nell’apparecchio e mantenute al buio, di dover essere aperte attraverso il comando di una chiavetta esterna, in modo da consentire il regolare scorrimento della pellicola.

Contax II – esempio di apertura e chiusura di una cartuccia Zeiss Ikon per pellicola 35mm; il riferimento cerchiato di arancione viene agganciato dalla chiavetta del dorso in fase di apertura e di chiusura

Questo spiega perché le fotocamere sopra citate hanno le speciali chiavette sul fondello che fungono anche da comando di apertura del vano pellicola, caratteristica che fu, fino agli anni ’60, una prerogativa degli apparecchi 35mm destinati ad un uso professionale.

Nello storyrtelling Kodak la nascita della Retina è quindi di norma affiancata alla nascita del caricatore standard per pellicola 35mm con il quale, dal 1934, la casa di Rochester inizia a commercializzare questo tipo di pellicola in rullini preconfezionati.

La nascita dei rullini standard 35mm ha quindi una radice europea e si deve con buona probabilità al genio di August Nagel.

L’industriale muore a Stoccarda nel 1943 lasciando la direzione al figlio Helmuth.

esemplare di Kodak Retina type 010 del 1949

A differenza della prima produzione della Nagel Camerawerke, i cui apparecchi adottarono svariate tipologie di ottiche, come descritto da Marco Cavina in questo articolo, la produzione sotto il marchio Kodak porta ad una certa razionalizzazione che riguarderà tutti i modelli prodotti a Stoccarda successivamente all’acquisizione da parte di Kodak.

Il fatto di corredare i propri apparecchi con tipologie di ottiche di diversa qualità e luminosità, era all’epoca una caratteristica diffusa tra i produttori di fotocamere, in special modo tra coloro che non producevano gli obiettivi e si approvvigionavano da aziende terze.

L’ottica costituiva quindi un modo per differenziare il prodotto ed applicare una diversa politica di prezzo a parità di modello.

Sulle Retina I troviamo invece una gamma estremamente ristretta di ottiche quali i Kodak Ektar o gli Schneider con un successivo ampliamento della gamma a Rodenstock.

Nel 1937 il modello I viene affiancato dalla Retina II che introduce il telemetro accoppiato per la misurazione delle distanze di messa a fuoco sulla scia di quanto realizzato da Leitz e Zeiss ikon negli anni precedenti.

La Retina II monta inoltre un’ottica più luminosa con apertura massima a f2 che diviene un’altra caratteristica peculiare di questo modello.

Kodak Retina II type 122 del 1937, notare come la calotta che integra mirino e telemetro non è un pezzo unico ma ha nella parte superiore, anteriore e posteriore un pannello removibile come sulla Kodak Duo SIX alla quale ho dedicato questo articolo

I modelli Retina e Retinette, presentata nel 1939, arriveranno alla soglia del secondo conflitto mondiale con all’attivo una produzione di circa trecentocinquantamila esemplari in poco meno di sette anni, con versioni via via più perfezionate che saranno d’ispirazione a numerose case costruttrici.

Tra i modelli folding 35mm prebellici che seguirono il format Retina vi è ad esempio la prima versione della serie Vito di Voigtländer, la Super Dollina prodotta dalla Certo o la Super Baldina prodotta dalla Balda, queste ultime due aziende con sede nei pressi di Dresda.

Tutti questi apparecchi, per quanto interessanti, non arrivano ad eguagliare le caratteristiche delle Retina I e II.

Certo Super Dollina
Balda Super Baldina

Sia la Super Dollina sia la Super Baldina furono commercializzate con differenti obiettivi a conferma della regola prima descritta. Le versioni con le ottiche più luminose costituiscono oggi una rarità collezionistica.

estratto del catalogo Balda del 1938 nel quale vengono illustrate le tipologie di ottiche e i prezzi della Super Baldina nelle differenti versioni

Tra i modelli post bellici mi fa piacere ricordarne in prima battuta quello il cui nome ci riporta alla Contessa di Nagel vista in apertura la cui fabbrica a Stoccarda fu utilizzata dalla rinata Zeiss Ikon occidentale per avviare la produzione di fotocamere del dopoguerra.

Zeiss Ikon Contessa del 1950 – tra le caratteristiche introdotte dalla Contessa vi è il carter a protezione del soffietto che diventerà una caratteristica delle Retina dal 1954 in poi

Della Zeiss Ikon Contessa trovate maggiori dettagli in questo articolo.

Nel 1951 viene introdotto la Retina Ia e l’anno successivo la IIa.  In entrambi i casi la principale novità fu l’introduzione della leva di ricarica al posto del bottone che aveva caratterizzato le precedenti versioni.

Retina II type 016 del 1951 – terza ed ultima versione del modello II è dal mio punto di vista la più interessante ed affidabile; dispone della sincronizzazione flash ed ha ancora il bottone di ricarica che le conferisce maggiore robustezza rispetto al successivo modello IIa il cui meccanismo di ricarica che trasmette il moto rotatorio ai manovellismi delle fotocamera attraverso un asta e cremagliera è, anche sui modelli successivi alla IIa, il tallone d’Achille delle Retina

Prende inoltre piede in quegli anni lo sviluppo di speciali accessori per aumentare la versatilità delle fotocamere.  In linea con quanto Leica e Zeiss Ikon avevano già sviluppato per le loro fotocamere prebelliche, compare il set di due lenti aggiuntive per brevi distanze corredato da uno speciale telemetro che consentiva anche la correzione della parallasse, lo stativo per la riproduzione di documenti, e un flash elettronico dedicato.

Il verso salto di qualità avviene nel 1954, con la presentazione alla Photokina di Colonia dei nuovi modelli Retina Ib, IIc e IIIc, insieme a una nuova versione a corpo rigido della Retinette.  Tra i cambiamenti radicali, introdotti vi è, in anticipo rispetto alle realizzazione delle aziende concorrenti, un sistema completamente nuovo di obiettivi scomponibili ed intercambiabili, con elementi che trasformano la lunghezza focale standard in un teleobiettivo o in un grandangolare, senza rinunciare all’otturatore centrale che consentiva la fotografia con flash sincronizzato anche sui tempi veloci.

copertina del libretto di istruzioni della Retina IIIc type 021 del 1954

Un analogo sistema verrà adottato anche da Zeiss Ikon sulla Contaflex III.

Tutte le tre nuove versioni sono dotate del Synchro Compur con il sistema EV o Exposure Value nel quale la leva di controllo del diaframma è collegata alla ghiera della velocità dell’otturatore in modo da poter impostare a parità di esposizione, la coppia tempo/diaframma preferita.

Il sistema può essere disaccoppiato agendo sulla leva dei diaframmi.

Come poi accade su numerose fotocamere degli anni ’50, questo sistema, combinato con l’esposimetro integrato ma non accoppiato della IIIc o con l’esposimetro opzionale Kodalux L, velocizza il tempo di lettura ed impostazione della corretta esposizione.

Kodak Retina IIc type 020 del 1954 con l’esposimetro opzionale Kodalux L
estratto dal libretto di istruzioni della Kodak Retina IIIc type 021: una peculiarità del contapose di questa versione è il blocco al termine delle 36 pose che impedisce di ricaricare la macchina e quindi di scattare; per rimuovere il blocco occorre agire sul pulsante 26 muovendo contemporaneamente il cursore 34; mi è capitato di trovare apparecchi dichiarati come non funzionanti che avevano solo il contapose bloccato a fine corsa

Tra le altre caratteristiche delle nuove Retina vi sono le forme più arrotondate ed armoniose, un mirino con la correzione automatica del parallasse ed una gamma di messa a fuoco aumentata fino a 80 cm, nonché il posizionamento della leva di ricarica dell’otturatore e di avanzamento della pellicola sul fondello della fotocamera.

Kodak retina IIIc seconda versione già dotata dell’esposimetro che troveremo poi sulla successiva versione IIIC – questa caratteristica porta spesso a confondere i due modelli che hanno tuttavia la principale differenza nelle dimensioni del mirino, maggiori nella IIIC, e nella presenza, su quest’ultimo modello, delle cornici luminose per le focali 35 – 50 e 80 mm.
pubblicità della Kodak Retina IIIc dotata del nuovo esposimetro

Con le nuove fotocamere vengono presentati anche nuovi accessori tra i quali il dispositivo di messa a fuoco a vetro smerigliato che può essere utilizzato con le lenti addizionali o gli aggiuntivi ottici per mettere a fuoco e inquadrare l’immagine con la stessa facilità di una fotocamera reflex, anch’esso ispirato all’analogo accessorio disponibile nel sistema Contax.

Viene poi presentato l’aggiuntivo stereo, che fornisce coppie di immagini su un fotogramma 24 x 36 mm, da utilizzare in combinazione con il Retina Stereo Viewer.

Kodak retina IIC type 029 del 1958 con aggiuntivo stereo e visore

Un’ulteriore novità è il nuovo sistema per riprese a distanze ravvicinate che non si avvale più del telemetro opzionale ma di un set di staffe abbinate alle lenti addizionali che delimitano il campo inquadrato.

set completo di accessori per fotografia a brevi distanze con Kodak Retina: a sinistra il telemetro con le due lenti addizionali e a destra la base da applicare alla fotocamera, base sulla quale agganciare una delle tipologie di staffe disponibili in abbinamento al set di quattro lenti addizionali

Nel complesso le Retina folding dispongono di un vasto corredo di accessori che le rende adatte per le riprese in molteplici situazioni, benché l’utilizzo di una parte di questi sconti le limitazioni di un apparecchio a telemetro di questo tipo e renda non sempre agevole o immediata la ripresa di buone immagini.

Vi è tuttavia da dire che il sistema Retina è ancora divertente da usare e se si tengono in debito conto alcune limitazioni, il suo utilizzo può divenire anche estremamente comodo se si considerano le limitate dimensioni dell’apparecchio e degli accessori.

Tra gli aspetti che ne rendono più complicato l’utilizzo vi è certamente quello legato agli aggiuntivi ottici che per quanto di buona qualità richiedono, per ciascuna presa, una riparametrazione del valore di messa a fuoco indicato dal telemetro attraverso un riporto sulle scale graduate dell’elicoidale della macchina e dell’aggiuntivo, operazione questa non sempre facile ed intuitiva.

Un errore di utilizzo, anche di piccolo conto, può portare all’ottenimento di foto sfuocate soprattutto con la focale da 80 mm.

prima operazione: leggere la distanza riportata sulla scala di messa a fuoco dell’ottica sulla base della lettura del telemetro presente nel mirino, distanza che in questo caso è pari a 2 metri
seconda operazione: riportare il valore di 2 metri sulla parte cromata della scala presente sull’aggiuntivo
terza operazione: leggere il corrispondente valore sulla scala nera dell’aggiuntivo, in questo caso 3,5 metri e riportare questa distanza sulla scala di messa a fuoco dell’ottica; è ora possibile scattare con il soggetto a fuoco
Kodak IIIc type 021 con aggiuntivi ottici e mirino multifocale, notare l’esposimetro nella prima versione, qui dotato del coperchio opalino per la lettura a luce incidente

La serie c piccola ha inoltre la limitazione di dover utilizzare, con le gli aggiuntivi ottici tele e grandangolo, il mirino opzionale multifocale da posizionare sulla slitta porta accessori della calotta.

Gli aggiuntivi ottici Schneider sono i seguenti:

80mm f4 Longar-Xenon C – Filtro 60mm

35mm f4 Curtar-Xenon C – Filtro 60mm

35mm f5.6 Curtar-Xenon C – Filtro 32mm

copertina del libretto di istruzioni degli aggiuntivi ottici

Gli aggiuntivi ottici Rodenstock simili ma non compatibili con le fotocamere con ottica standard Schneider sono i seguenti:

80mm f4 Heligon C – Filtro 60mm

35mm f5,6 Heligon C – Filtro 32mm

Per quanto citato nella documentazione, non mi è mai capitato di trovare la versione dell’Heligon C 35 mm f4.

Tenerife – Teide – Kodak Retina IIIc Schneider 35mm f4 Curtar-Xenon C – Ilford FP4 sviluppata con Ilfosol

Nel 1958 viene presentata la nuova versione dei modelli Ib IIc e IIIc che guadagnano la lettera maiuscola nella sigla ed hanno un il mirino più ampio e luminoso dotato delle cornici per le focali 35, 50, e 80mm.

copertina della brochore di presentazione della nuovi sistema Retina IIIC type 028 del 1958

Sono in genere le versioni più ricercate e costose e per quanto ben distinguibili dalla preveneti nella cui sigla compare la latterà minuscola, possono venire confuse, come scrivevo prima, soprattutto tra modello IIIc di ultima generazione e il modello IIIC distinguibili sono per la dimensione delle finestrelle di mirino e telemetro ma non più per il tipo di esposimetro che è assolutamente identico.

Il declino del sistema folding prende il via sempre nello stesso anno con la presentazione da parte di Kodak della versione a corpo rigido con ottiche interamente intercambiabili denominata IIIS.

Il sistema di ottiche della IIIS, per quanto compatibile con quello adottato sulle reflex Retina, differisce per la presenza del rimando del telemetro che consente di trasmettere al corpo macchina i valori di messa a fuoco impostati dall’elicoidale.

Le ottiche per la Retina IIIS sono marchiate Retina S.

La IIIS che personalmente trovo una fotocamera decisamente più completa e versatile della IIIC, contribuirà a decretare la fine della serie di folding.

Kodak Retina IIIS type 027 del 1958 e IIS type 024 del 1959 – la IIS non ha le ottiche intercambiabili

L’interesse per le folding Retina si spegnerà quindi nei primi anni ’60 a causa dell’introduzione dei modelli a corpo rigido, come fatto cenno sopra, e per l’evoluzione dei modelli reflex che, sebbene non propriamente pertinenti con l’oggetto di questo articolo, meritano una sintetica citazione.

La prima versione del 1956 denominata semplicemente Retina Reflex mutua il sistema di aggiuntivi ottici intercambiabili delle folding. In questo caso, la possibilità di focheggiare direttamente sul vetro smerigliato rende non più necessarie le complesse operazioni di aggiustamento viste prima per l’uso degli aggiuntivi.

Kodak Retina Reflex type 025 del 1956, notare gli stessi aggiuntivi ottici delle Retina folding

I successivi modelli, dalla S del 1959 in poi, adotteranno invece il sistema di ottiche intercambiabili simile a quello delle Bessamatic di Voigtländer che nell’innesto differisce solo per il posizionamento di una delle camme che può essere agevolmente fresata rendendo quindi perfettamente compatibili i due sistemi.

Kodak Retina Reflex IV type 051 del m1964 – ultimo modello reflex prodotto

All’epoca chi era a conoscenza di questo piccolo trucco poteva montare sulle Bessamatic focali per Retina Reflex non presenti nel corredo Voigtländer come ad esempio il grandangolare Schneider Retina – Curtagon 28mm f4.

Tutte le Retina, le reflex in particolare, hanno una meccanica che richiede l’intervento di mani esperte e per alcuni modelli anche l’uso di strumenti di messa in fase che ne rendono spesso complicata e costosa la manutenzione.

Il suggerimento quindi è di valutare bene in fase di acquisto il corretto funzionamento del sistema di trascinamento e ricarica nonché lo stato di efficienza dell’otturatore.

Per la ricarica, come facevo cenno prima, la delicata cremagliera che trasmette il moto rotatorio della leva è la parte che maggiormente viene sollecitata o, in alcuni casi, forzata da maldestri tentativi.

schema del meccanismo di ricarica delle Retina, immagine tratta dalla brochure Kodak
esempio trovato in rete del classico danneggiamento della cremagliera; in questi casi il danno è facilmente individuabile, anche senza smontare la calotta della macchina, ed è percepibile dalla rumorosità, dall’andamento a scatti della leva e dal fatto che l’otturatore non si ricarica

In caso di rottura di uno o più denti della cremagliera la macchina è inservibile e purtroppo quasi sempre non più riparabile per la mancanza del pezzo di ricambio.

Max Terzi
maxterzi64@gmail.com
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Tenerife – Teide – Kodak Retina IIIc Schneider Xenon 50mm f2 – Ilford FP4 sviluppata con Ilfosol
Tenerife – Teide – Kodak Retina IIIc Schneider 80mm f4 Longar-Xenon C – Ilford FP4 sviluppata con Ilfosol

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