La sindrome di Icar(ex)

La sindrome di Icaro riguarda il narcisismo ed in particolare il comportamento di persone che per eccessiva sicurezza finiscono per non raggiungere i loro obiettivi. Questa condizione si verifica soprattutto negli individui con un talento speciale.

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La narrazione dei modelli Zeiss Ikon fatta in alcuni articoli, non poteva che arrivare a Icarex che rappresenta una nutrita serie di fotocamere reflex 35 mm che hanno attraversato, dalla seconda metà degli anni ’60, un complesso periodo di transizione dell’industria fotografica tedesca dando poi origine a versioni a marchio Voigtländer e Rollei che traguarderanno gli anni ’80.

Se ci limitassimo ad osservare la sorte di questa serie di apparecchi, verrebbe da pensare che il nome scelto all’epoca ben ricordi la figura di Icaro citata in apertura, non certo per chi li ideò quanto per coloro che ne osteggiarono e ritardarono il lancio sul mercato.

Tuttavia l’origine del progetto e la scelta del nome nulla hanno a che fare con la mitologia ma piuttosto con l’adozione di una serie di compromessi che caratterizzarono il lancio del primo modello avvenuto nel 1966, agli albori della creazione del golden program Zeiss Ikon Voigtländer.

Come già osservato, la lunga mano Zeiss sull’azienda di Braunschweig inizia circa un decennio prima in piena fase di ricostruzione della Fondazione Zeiss nei territori della Germania Ovest. Voigtländer aveva all’epoca il pregio di disporre di un consolidato team di progettazione ottica guidato da Albrecht Tronnier che proveniva da Schneider, dall’attività del quale derivarono, già nell’immediato dopoguerra, alcune nuove ed interessanti realizzazioni.

Sarà proprio nell’ambito di questo team che nel 1956 si staccherà Walter Swarofsky incaricato di mettere a punto una nuova reflex con otturatore a tendina sul piano focale il cui progetto acquisisce la sigla interna 132.

In Voigtländer erano a ragione convinti che gli sviluppi messi a punto dalla Deckel con i nuovi otturatori centrali Syncro Compur per reflex 35 mm avrebbero, presto o tardi, dovuto fare i conti con gli otturatori a tendina, non solo meno complessi dal punto di vista meccanico ma ben più pratici per via della minore limitazione nella progettazione delle ottiche ad essi dedicate.

Contaflex II del 1954 reflex ad otturatore centrale con l’aggiuntivo ottico Teleskop 1,7x e l’aggiuntivo stereo, entrambi da applicare davanti al Tessar 45mm 2.8 tramite l’apposito supporto – dal modello III verrà adottato il sistema ad ottica scomponibile con i Pro Tessar 35 – 85 e 115 mm

Nel precedente articolo sulla Prominent abbiamo visto come l’elaborazione di questo progetto che rappresentava una novità per il mercato delle telemetro 35 mm ad ottiche intercambiabili, avesse presentato notevoli ritardi nell’uscita del parco ottiche ad esse dedicato, questo, con buona probabilità, per via della più complessa progettazione in riferimento all’uso dell’otturatore centrale.

La definizione del progetto 132 partiva quindi da una serie di requisiti che l’apparecchio avrebbe dovuto necessariamente avere, tra questi l’otturatore a tendina sul piano focale con la velocità di sincronizzazione flash di almeno 1/100 di secondo e l’intercambiabilità dei mirini.

Il team di Swarofsky per quanto avesse lavorato in modo efficiente, non riuscì a mettere a terra il nuovo progetto se non nel 1958: nel frattempo Voigtländer aveva presentato la Bessamatic, ultima arrivata per l’epoca tra le reflex tedesche 35 mm ad adottare l’otturatore centrale Compur per questa tipologia fotocamere.

Era chiaro che in Zeiss la concorrenza di Voigtländer anziché essere percepita come una opportunità per aumentare le quote di mercato soprattutto all’estero, fu vista da subito come una limitazione alla possibilità di successo dei propri modelli. Anche sulla base di questa convinzione matura con buona probabilità la decisione di entrare in modo significativo nel capitale di Voigtländer e di condizionarne o addirittura limitarne le scelte commerciali.

Nel 1958 in Zeiss Ikon si lavorava agli ultimi dettagli della Contarex e la prerogativa di Braunschweig di uscire con una reflex modulare 35 mm fu ritenuta da subito una minaccia al buon successo della loro nuova realizzazione.

Per la nuova reflex Voigtländer aveva già deciso il nome, si sarebbe chiamata Bessaflex ed avrebbe avuto a corredo alcune ottiche classiche della gamma 35 mm dell’epoca opportunamente ridisegnate in base alla caratteristiche del nuovo apparecchio.

la Bessaflex aveva numerosi tratti caratteristici che troviamo poi sulla Icarex ma soprattutto era una reflex con soluzioni molto all’avanguardia per l’epoca

Claus Prochnow nel secondo volume di Voigtländer Report descrive nel dettaglio le caratteristiche della versione Bessaflex del 1958:

  • forma compatta ed elegante senza comandi sporgenti.
  • otturatore a tendina sul piano focale a scorrimento orizzontale con sncro flash a 1/100 di secondo.
  • ritorno automatico dello specchio e riapertura del diaframma dopo lo scatto
  • mirini intercambiabili
  • esposimetro incorporato con fotocellula retrattile nel percorso ottico del mirino
  • esposimetro accoppiato a tempi e diaframmi
  • regolazione tempo-diaframma tramite un unico anello
  • riferimento dell’esposimetro visibile nel mirino.
  • contapose ad azzeramento automatico e commutabile per 36 e 20 esposizioni

Appare abbastanza evidente come, con queste caratteristiche, l’apparecchio progettato da Swarofsky precorresse i tempi di almeno un lustro rispetto alla concorrenza ma soprattutto presentasse prerogative che avrebbero messo certamente in ombra quel mostro autocelebrativo che Zeiss Ikon si apprestava a presentare con la Contarex.

Fu così che il progetto 132 del 1958 che avrebbe potuto insidiare il calcagno anche a Nippon Kogaku ed alla loro nuova reflex che sarebbe stata di lì a poco presentata, fu chiuso in un cassetto.

Prochnow indica questo passaggio come l’inizio della fine di Voigtländer.

L’azienda nata su un furto industriale perpetrato ai danni di Petzval nella prima metà dell’800, per ironia della sorte finisce per subire, più di un secolo dopo, un destino simile che la porterà allo smembramento nell’arco di un decennio.

Nella prima metà degli anni ’60, l’uscita di nuovi modelli di reflex 35 mm principalmente ad opera degli emergenti produttori giapponesi determinò, come osservavo nell’articolo sulla Contarex, un progressivo invecchiamento di questa fotocamera, probabilmente già vecchia all’epoca della sua presentazione, che pur mantenendo caratteristiche assolutamente peculiari ed una qualità che non temeva paragoni era, anche per ragioni di prezzo, fori mercato.

Contarex ID con Carl Zeiss Biogon 21 mm non retrofocus – il sentimento che mi lega alla serie Contarex è radicalmente diverso a seconda dell’ambito nel quale colloco questa fotocamera. Pura autocelebrazione se inquadrata nel contesto industriale di riferimento piuttosto che affascinate oggetto quando la considero nel contesto storico e collezionistico

La necessità di correre ai ripari spinse Zeiss Ikon che nel frattempo stava completando l’acquisizione dell’intero capitale di Voigtlander, a riprendere il vecchio progetto Bessaflex che avrebbe permesso in breve tempo di mettere sul mercato una fotocamera dalle caratteristiche ancora interessanti nonostante il tempo trascorso.

Il limitato margine temporale a disposizione spinse il team di Swarofsky a tassare alcune interessanti ed ancora quanto mai attuali prerogative del progetto 132.

La nuova fotocamera lasciò sul campo l’esposimetro incorporato e la selezione tempi/diaframma da un’unica ghiera ma mantenne altre interessanti caratteristiche quali ad esempio l’intercambiabilità dei mirini che permise poi l’introduzione del prisma esposimetrico con cellula al CDS.

L’apparecchio, pur prodotto a Braunschweig e derivante da un progetto Voigtländer, sarebbe stata marchiato Zeiss Ikon come del resto accadde con alcuni modelli successivi quali ad esempio la Contessa S310 della quale ho scritto in questo articolo.

Restava da stabilire il nome che tuttavia non avrebbe potuto contenere alcun riferimento a modelli Voigtländer come nel caso di Bessaflex.

Tra le ipotesi vi fu anche quella di utilizzare il nome Contarex che tuttavia fu subito scartato per il pericolo, in questo caso reale, di confondere due target di prodotto estremamente diversi.

bozzetto della Bessaflex rivista a metà anni 60 e marchiata Contarex Standard – il nome cedette poi il passo ad Icarex

Fu scelto alla fine il nome Icarex che, come facevo cenno prima, ha una radice legata ad uno storico marchio confluito in Zeiss Ikon nel 1926.

La ICA o Internationale Camera Actiengesellschaftnasce viene fondata a Dresda nel 1909 dall’unione di quattro produttori di fotocamere e confluisce poi nel 1926 nella Zeiss Ikon attraverso le vicende già descritte, ad esempio, per la Contesa Nettel nell’articolo sulle folding Retina.

Accade così che nel 1966 viene presentata la nuova fotocamera con il suo primo corredo di ottiche tutte di derivazione Voigtländer ad eccezione del Color Pantar 50 mm 2.8 che accompagnò l’uscita della fotocamera, consentendo un prezzo di attacco molto competitivo, e del classico 50 mm 2.8 Tessar entrambi di derivazione Zeiss.

L’innesto degli obiettivi avveniva tramite una vistosa baionetta esterna presente sul corpo macchina con un perno di riferimento che consentiva un più agevole posizionamento dell’ottica prima di azionare l’anello di serraggio presente su questa. Un sistema che ricorda l’innesto Canon FL dell’epoca.

Per necessità legate alla trasmissione del valore del diaframma impostato verso il corpo macchina, il prisma esposimetrico presentato nel 1968, che identificava il modello Come Icarex 35 CS, consentiva solo la lettura a diaframma chiuso con il sistema denominato Stop Down.

Icarex 35CS in finitura nera che riportava la dicitura PRO. Notare che sopra l’oculare la fotocamera riportava il doppio marchio

Il successo commerciale della Icarex fu complessivamente discreto nei primi anni di lancio e fu di certo supportato nel 1969 dall’introduzione di una interessante novità che determinò una nuova classificazione dei modelli in base al tipo di innesto delle ottiche.

La Icarex 35 sia nella versione con prisma semplice, sia nella versione S e CS, guadagnò il suffisso TM per quelle con l’innesto delle ottiche a vite.

Di conseguenza furono presentate le ottiche dedicate alla seconda e nuova versione, dotate di innesto con filettatura 42×1.

Si compie in quegli anni la fusione tra Zeiss Ikon e Voigtlander e la conseguente brandizzazione di alcuni modelli con entrambi i marchi.

Nel frattempo all’inarrestabile Swarofsky fu chiesto di sviluppare una successiva versione della fotocamera, presentata poi nel 1968 non molto distante della decisione della Fondazione Zeiss di uscire dal mercato dei produttori di fotocamere abbandonando il marchio Zeiss Ikon.

Nasce così la Icarex 35S che acquisisce l’esposimetro incorporato, mantiene il doppio sistema di innesto delle ottiche e il tipo di lettura Stop Down dell’esposizione ma perde l’intercambiabilità dei mirini.

Nel 1969 viene presentata la nuova versione dell’Ultron dedicata al sistema Icarex. L’obiettivo, completamente ridisegnato dal team di Tronnier rispetto alla versione del 1950, ha la lente frontale concava ed è oggi molto apprezzato e quotato.

L’Ultron, storico nome Voigtländer, verrà marchiato Carl Zeiss.

estratto del brevetto 3,612,663 depositato nel giugno del 1969
Icarex 35 BM con Ultron 50mm 1.8 caratterizzato dalla lente frontale concava – ottica che ha guadagnato oggi un discreto valore di mercato già nella versione BM ed un valore piuttosto elevato in quella TM

La 35S ha alcune particolarità aggiuntive quali l’ago dell’esposimetro visualizzabile anche nella parte superiore della calotta attraverso una piccola finestrella dotata di un sistema di amplificazione della luce naturale che rende visibile i riferimenti nel mirino anche in presenza di scarsa illuminazione.

particolare dell’esposimetro della Icarex 35S a calotta smontata – nella freccia gialla sotto è evidenziato l’indicatore dell’esposimetro visibile sulla parte superiore della fotocamera

Erano tuttavia maturi i tempi per una ulteriore evoluzione verso un sistema di lettura a tutta apertura che fu presentato nel 1971 attraverso un modello solo a marchio Zeiss Ikon denominato SL706.

Questa fotocamera, prodotta in un limitato numero di esemplari e solo con innesto delle ottiche a vite 42×1, è ancora oggi molto ricercata dai collezionisti del marchio Zeiss Ikon.

Nel 1972 si consuma l’ultimo atto della vicenda Voigtländer attraverso la chiusura dello storico stabilimento di Braunschweig ed il contestuale licenziamento di circa 1.900 persone parte delle quali troveranno posto alla Rollei Werke.

Tra questi vi è anche Walter Swarofsky.

Zeiss Ikon chiude quindi definitivamente lo stabilimento Voigtländer a Braunschweig, dove all’epoca veniva ancora sviluppata e prodotta la maggior parte delle fotocamere commercializzate con il nome Zeiss Ikon ed avvia la cessione a Rollei del marchio Voigtländer attraverso una nuova società denominata Optische Werke Voigtländer GmbH partecipata dalla Fondazione Zeiss e dalla Rollei Werke.

Con questo sodalizio le due aziende gettano le basi affinché Rollei possa produrre ottiche Zeiss su licenza anche per alimentare la nuova linea produttiva di fotocamere e obiettivi a Singapore. 

Icarex 35S e Rolleiflex SL35M due evoluzioni della famiglia Icarex

Fa notare Prochnow che la notizia della scomparsa di Voigtländer AG e dell’acquisizione del marchio da parte di Rollei passò di fatto inosservata anche alla stampa specializzata che annunciò nel 1975 l’uscita della Voigtländer VSL 1 come novità della nota azienda Voigtländer, produttore di dispositivi ottici da oltre 200 anni, che presenta per la prima volta una fotocamera SLR da 35 mm con misurazione TTL a tutta apertura.

L’avvento della VSL1 mette definitivamente la parola fine all’uso del nome Icarex e all’utilizzo del marchio Zeiss Ikon.

Voigtländer VSL1 con il 50mm 1.8 Ultron QBM

La Voigtländer VSL1, dal mio punto di vista la migliore fotocamera della serie, raccoglie l’eredità e le forme della Zeiss Ikon SL 706 ma adotta l’innesto QBM con il sistema di trasmissione del diaframma che già troviamo sulle nuove Rolleiflex della serie SL, avviando quindi una nuova edizione di ottiche a marchio Voigtländer comuni ad entrambi i sistemi.

La VSL1 fu anche prodotta in versione TM per ottiche 42×1 e nel 1974 fu siglato un accordo con la catena di distribuzione di prodotti fotografici francese IFBA che commercializzò lo stesso apparecchio con il nome IFBAFLEX M102. L’accordo cessò nel 1975.

l’innesto 42×1 della SL 706 dal quale deriva la versione 42×1 della Voigtländer VSL1 – notare la camma di riscontro per la trasmissione al copro macchina del valore del diaframma sull’ottica con il sistema a tutta apertura

Il progetto della VSL1 fu sempre curato da Swarofsky che seguì anche il trasferimento della linea a Singapore, realizzando così l’avvio della produzione orientale del marchio Voigtländer iniziata nell’estate del ’74.

Al termine del primo anno di produzione della VSL1, la fotocamera, nel frattempo denominata perla nera di Singapore, fu realizzata in dieci esemplari in finitura oro con pelli rosse che furono messi in palio in un concorso indetto attraverso pubblicità apparse nelle settimane precedenti al 10 dicembre 1975.

Nelle inserzioni fu comunicata la possibilità di vincere uno degli apparecchi in versione limitata inviando il coupon presente nella pagina.  Parteciparono all’iniziativa oltre 65.000 lettori a conferma del successo di questa campagna.

schema riepilogativo della distribuzione temporale della produzione dei modelli Icarex e derivati – notare l’interruzione della produzione nel 1973 per via della chiusura avvenuta l’anno prima dello stabilimento Voigtländer a Braunschweig

Il mercato in quegli anni presenterà però non solo nuovi e più evoluti modelli da parte dell’industria giapponese ma anche nuove joint venture tra aziende tedesche e orientali, basti pensare alla Contax RTS nata nel 1975 dalla collaborazione tra Zeiss e Yashica, o alla Leica R3 nata nel 1976 dalla collaborazione tra Leitz e Minolta.

Sempre nel 1976 Rollei sfrutta un altro progetto Voigtländer presentando la Rolleiflex SL 2000 che tuttavia vedrà l’inizio della commercializzazione solo cinque anni dopo ed in questo lasso di tempo abbandonerà alcune delle interessanti prerogative del progetto di origine.

Nel frattempo lo sviluppo dei modelli a marchio Rolleiflex e Voigtländer darà vita ad un’altra fotocamera di questa serie denominata rispettivamente SL35 ME e VSL2 Electronic e successivamente ai modelli SL35-E o VSL3-E. Ma questa è tutta un’altra storia.

Tra i corredi analogici nei quali è frequente imbattersi nel mercato dell’usato le fotocamere Icarex sono spesso considerate di livello inferiore a quello degli apparecchi del periodo ed in particolare decisamente inferiori nella scala della produzione Zeiss Ikon.

Questo principio denigratorio porta spesso a non considerarle nel novero degli apparecchi oggi utilizzabili nonostante alcune prerogative, prima fra tutte quella dell’interessate parco ottiche ad esse dedicata, parte delle quali, abbastanza rare a dire il vero, con innesto a vite 42×1.

La serie Icarex, come abbiamo visto, ha di contro una storia interessante ed in generale poco conosciuta, unitamente ad una discreta qualità di progettazione e di costruzione che ne fa ancora oggi una macchina ben utilizzabile se in buono stato di efficienza.

Quest’ultima considerazione, che può apparire banale, cela invece nel caso della Icarex un problema spesso ostativo all’acquisto per via del costo di una revisione generale in relazione alla quotazione media degli apparecchi e di alcuni punti deboli nella meccanica e nella parte elettrica per le versioni dotate di esposimetro.

Può sovente capitare di trovare apparecchi in ottimo stato di conservazione ma con tempi lenti non funzionanti o con esposimetro fuori uso spesso per via della percolazione dell’ossido fuoriuscito dalla batteria incautamente lasciata nell’apparecchio.

il vano batteria è comune a tutti i modelli fino alla VSL1 e alla Rolleiflex SL35M, in foto un caso di ossidazione che ha deteriorato la rottura di uno dei due contatti cerchiato in blu del quale rimane solo una piccola parte;
non solo ossido della batteria ma anche una scarsa protezione dall’umidità della parte interna della fotocamera possono determinare fenomeni come quello rappresentato in foto che di fatto rende fuori uso le cellule dell’esposimetro posizionate a fianco del mirino

Questi aspetti, facilmente riscontrabili su molte fotocamere dell’epoca, hanno in questo caso implicazioni più complicate per via ad esempio della conformazione del vano batterie, interamente in plastica che molto spesso consente all’ossido di corrodere i cablaggi sottostanti, o a causa della procedura di rimozione della calotta, necessaria per la pulizia e manutenzione del ritardatore, che ricorda per certi versi la complessità vista per la Contarex.

In fase di rimozione della calotta della 35S o della 35 occorre fare attenzione alla sfera che determina lo scatto del corretto posizionamento del selettore dei tempi, sfera trattenuta da una robusta molla a lamella che deve essere rimossa con estrema attenzione
sulla Icarex 35S occorre fare attenzione alla corretta posizione dell’indicatore ASA, prima di rimuovere la calotta, per via della particolare conformazione del collare del pulsante di scatto, pena il danneggiamento del disco selettore

Un piccolo investimento in manutenzione, che raccomando sempre di fare effettuare da mani esperte anche per le ragioni rappresentate sopra, vi restituirà una fotocamera ancora in grado di fornire ottimi risultati in abbinamento all’interessante, anche se un po’ limitato, parco ottiche.

Max Terzi
maxterzi64@gmail.com
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