Recuperare vecchie fotocamere non funzionanti e riportarle in efficienza è una delle attività che mi da maggiore soddisfazione.
Più l’intervento è complesso più si crea, in caso di successo, un legame che mi impedisce quasi sempre di privarmi nel tempo di questi pezzi che costituiscono ormai un vero e proprio capitolo della mia collezione.
Voglio quindi raccontarvi, come mi è già capitato di fare in passato, uno di questi casi di recupero che, almeno in questa occasione, non sono riuscito a portare a termine da solo ma per il cui completamento ho dovuto necessariamente avvalermi del servizio di riparazione di New Old Camera.
Ho dato molto spazio, in questi primi mesi del 2026, alle Contarex. Questo è motivato da un lato dal grande fascino di questi apparecchi che, se in efficienza, possono fornire ancora risultati assolutamente eccellenti sul piano tecnico.
Dall’altro per la necessità di mantenere viva l’attenzione sul sistema di punta di Zeiss Ikon che sta vivendo una fase di sottovalutazione dovuta anche alla perdita di interesse del mercato collezionistico, ammesso ve ne sia ancora uno per come lo si percepiva anni fa.
Di fatto la flessione delle quotazioni reali, in rete troverete molte proposte di vendita a prezzi elevati oggi molto lontani dal valore di realizzo, è dovuta anche alla difficoltà nel trovare un riparatore che abbia le idonee competenze per mettere le mani su questi corredi che per alcune caratteristiche si discostano dagli schemi meccanici classici adottati dagli altri produttori in quegli anni.
A questo si aggiunge una cronica carenza di ricambi, fattore ormai comune anche a molte altre marche, soprattutto nel caso di guasti o malfunzionamenti più frequenti che hanno nel tempo finito per drenare le riserve di specifiche parti.
Per questo motivo, se mi capita di trovare esemplari Contarex non funzionanti o lotti di ricambi proposti a prezzi ragionevoli, non mi faccio sfuggire l’occasione di accaparrarmeli.
È il caso della Contarex Super II tipo alla quale è dedicato questo articolo.
Qualche mese fa ho trovato, a qualche decina di euro, sul noto site di aste on line un corpo Contarex messo in vendita da un utente spagnolo.

la Contarex Super II tipo così come si presentava nelle foto dell’annuncio
La fotocamera era incompleta: mancavano l’intero sistema di avanzamento/ricarica, la sfera di blocco dei tempi di otturazione, la ghiera con le impostazioni ASA e DIN dell’esposimetro compreso il manettino di riavvolgimento.
Erano assenti gli attacchi flash sul carter anteriore e la piastra pressa pellicola.
Il dorso era inoltre ammaccato e schiacciato.

dorso deformato, schiacciato e senza il pressa pellicola
Una vota arrivata a casa tramite posta, la Contarex aveva l’aspetto degli oggetti che hanno attraversato troppe mani e troppi accantonamenti. Non era semplicemente una macchina fotografica usata e cannibalizzata: sembrava una piccola architettura meccanica sopravvissuta a una lunga dimenticanza. Il corpo conservava ancora quella presenza severa e solenne tipica di queste grandi reflex tedesche, ma oltre alle parti mancanti, altre apparivano logore, e ogni comando tradiva l’inerzia del tempo.
Nel complesso l’apparecchio non era azionabile lasciando intendere di essere non funzionante come del resto recitava l’inserizione.

mancavano anche le parti interne di alloggiamento del rullino ed il rocchetto di avvolgimento del film: le tendine apparivano invece in buone condizioni
La Contarex non sono fotocamere qualsiasi.
Nate come vertice dell’ambizione tecnica di Zeiss Ikon, portano con loro, ad un primo esame, una complessità quasi ostinata: ingranaggi, leve, rinvii, accoppiamenti e tolleranze pensati per farle funzionare come un organismo unico. Proprio questa raffinatezza, che ne ha fatto un mito tra gli appassionati, rende ogni intervento un confronto delicato con una meccanica esigente, poco incline alle scorciatoie.
Anziché smontarla e catalogare le parti nella mia piccola raccolta di ricambi Contarex, ho provato, un po’ per gioco, a verificare il funzionamento.
In primis l’esposimetro la cui batteria è contenuta nell’apposito alloggiamento sotto lo specchio reflex in una posizione tanto singolare da aver convito persino Nikon a adottare una soluzione simile nella serie Nikkormat EL.

dal bocchettone dell’ottica si accede al vano batteria del quale si intravede il bordo del coperchio sotto lo specchio

Contarex Super vista in sezione – notare la cellula esposimetrica ed il vano batteria entrambi posizionati sotto lo specchio
Di norma per accedere al vano batteria delle Contarex Super è prudente agire sul cursore di sollevamento dello specchio presente sulla calotta a fianco del selettore dei tempi.
L’operazione, possibile solo ad apparecchio carico, era impraticabile in questo caso: la macchina era infatti scarica e priva della leva di ricarica.

particolare delle parti mancanti sulla calotta: in totale erano stati asportati oltre trenta pezzi

Contarex Super terminata la fase di rimontaggio
Ho quindi sollevato lo specchio manualmente, operazione di norma sconsigliata, ed aperto il vano batteria all’interno del quale faceva bella mostra di sé una PX 625 completamente ossidata. Come vuole la tradizione nei casi nei quali le pile vengono lasciate per lungo tempo dentro le fotocamere.
Tolta la pila, pulito con cura il vano batteria e inseritane una nuova si è materializzato il primo piccolo miracolo: il galvanometro dell’esposimetro dava segni di vita!
Incoraggiato da questo primo segnale positivo ho verificato il corretto ritorno della camma di comando del diaframma, altro punto dannatamente critico di queste fotocamere, operazione che è possibile effettuare anche ad otturatore scarico.
Ultimo step, il più complicato, è stata la verifica del funzionamento dell’otturatore.
Dopo aver recuperato tra i miei ricambi una leva di ricarica, ho provato ad inserirla nel suo alloggiamento e a ruotarla in senso antiorario.
Dopo qualche tentativo sono riuscito a ricaricare sapendo bene che, con buona probabilità, l’operazione non mi sarebbe risuscita di nuovo.
Montato un 50 mm Planar ho provato a scattare sul tempo di un secondo e la macchina, magicamente, ha scattato confermando anche la regolare chiusura del diaframma, benché il suo corretto funzionamento sia sempre da verificare almeno con il tempo di 1/125 di secondo.
Mi rigiravo tra le mani quel corpo malconcio e constatavo di quanto fosse priva di verità l’opinione comune che identifica questa meccanica come delicata. Un esemplare così maltrattato e cannibalizzato era in realtà ancora funzionante.
È quindi scattata la caccia ai pezzi mancanti rovistando tra i miei ricambi il cui accumulo, negli anni, aveva per la prima volta assunto una valenza di utilità dopo aver a lungo rappresentato una complessa ancorché ordinata raccolta di semplici pezzi.
Andando un poi a memoria e un po’ avvalendomi dell’esperienza di aver smontato anni fa una Cyclope il cui schema di base è simile a quello della Super, sono riuscito a recuperare pressoché tutte le parti.
Un bel colpo di fortuna.
Si trattava di rimontare il tutto verificando anche il corretto funzionamento dell’intero sistema, impresa nella quale da solo non sarei mai certamente riuscito.
A prendersene cura è stato il mitico Giorgio tramite il servizio riparazioni di New Old Camera.
Un riparatore che con la sua esperienza e la sua competenza, doti ormai rare direi, è abituato a leggere le fotocamere non solo con gli strumenti, ma anche con l’esperienza delle mani e della conoscenza.

vista posteriore della fotocamera con il dorso rimesso in dima
A questo si aggiunge che le parti mancanti non sono di norma solo vuoti materiali; sono interruzioni in una catena di movimenti, piccoli anelli senza i quali l’intero sistema non avrebbe potuto tornare a respirare.
Questi apparecchi furono progettati e costruiti in un’epoca nella quale la precisione meccanica era un insieme di tecnica e orgoglio industriale. La macchina è stata quindi aperta, ispezionata, liberata dai depositi del tempo. Ogni gruppo funzionale è stato verificato: l’avanzamento della pellicola, il riarmo, l’otturatore, i leveraggi interni, gli accoppiamenti dell’esposizione e i comandi esterni.
Dove il meccanismo opponeva resistenza, non si trattava di forzare ma di restituire gradualità al movimento.
Le parti mancanti sono state reintegrate cercando la massima coerenza con l’identità dell’apparecchio. In un restauro di questo tipo, infatti, non basta rendere una fotocamera funzionante: le Contarex non ammettono interventi approssimativi; pretendono che ogni elemento torni al proprio posto come se non se ne fosse mai andato.
A poco a poco, ciò che all’inizio sembrava un relitto incompleto ha ripreso consistenza. I comandi hanno ritrovato una risposta più netta, le rotazioni sono tornate fluide, lo scatto ha recuperato il proprio ritmo. In quel momento il restauro ha smesso di essere soltanto una riparazione ed è diventato una forma di restituzione: non l’illusione di cancellare il passato, ma il tentativo di renderlo di nuovo leggibile.
La Zeiss Ikon Contarex Super recuperata in Spagna è tornata così a mostrarsi per ciò che era stata: una macchina complessa, ambiziosa, quasi eccessiva, ma ancora capace di testimoniare un’idea altissima di fotografia.
Grazie all’intervento di Giorgio, le sue parti mancanti non sono rimaste una condanna, ma sono divenute il punto di partenza di una rinascita. E quando finalmente il meccanismo è tornato a muoversi con ordine, questa fotocamera non ha solo ripreso a funzionare, ma è tornata in grado di raccontare.
Se questa descrizione tradisce un’enfasi che può apparire eccessiva, sappiate che essa celebra la competenza, la perizia e la passione di chi, spesso in ombra, contribuisce a far ritornare in vita pezzi di storia.
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Non poteva mancare alla fine una breve prova sul campo di questo esemplare della quale trovate di seguito i risultati che confermano il ritorno in vita di questa Contarex Super.

Abbazia di Vezzolano (TO) la Contarex Super durante la prova sul campo

Basilica di Superga . memoriale del Grande Torino – Contarex Super, Carl Zeiss Planar 50 mm 2, Kentmere 100 sviluppata con Ilfotec LC29

Basilica di Superga (TO) – Contarex Super, Carl Zeiss Planar 50 mm 2, Kentmere 100 sviluppata con Ilfotec LC29

Abbazia di Vezzolano (TO), affresco – Contarex Super, Carl Zeiss Planar 50 mm 2, Kentmere 100 sviluppata con Ilfotec LC29

Abbazia di Vezzolano (TO), chiostro – Contarex Super, Carl Zeiss Planar 50 mm 2, Kentmere 100 sviluppata con Ilfotec LC29 – anche la messa a fuoco selettiva sembra funzionare correttamente segno che la macchina non ha subito deformazioni al sistema di mira nonostante lo stato complessivo del corpo macchina sia piuttosto malandato; posto sia effettivamente possibile che una Contarex, pur maltrattata, possa subire un simile danno
Max Terzi

Contarex Super al termine delle operazioni di restauro
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