Kodak made in Germany – la Duo six-20 II

L’affermazione dei prodotti Kodak ad opera di George Eastman, sulle cui dinamiche è dedicato un articolo a parte, finì per dettare un preciso modello nell’ambito del quale Kodak detenne sempre un ruolo di assoluta egemonia.

L’azienda di Rochester aveva da subito creduto nella formula del full service, ovvero nella possibilità di gestire direttamente con i propri clienti non solo la vendita delle pellicole ma anche lo sviluppo e la stampa delle fotografie.

Famoso è il motto “you press the button, we do the rest”

Già alla fine dell’800 Kodak aveva introdotto negli Stati Uniti la vendita di una semplice fotocamera con pellicola precaricata che al termine dell’esposizione veniva inviata allo sviluppo e stampa. Il possessore della fotocamera riceveva una nuova pellicola che, con una semplice operazione, poteva essere inserita nella camera, pronta così per scattare nuove fotografie.

Con l’uscita nei decenni seguenti di nuovi formati di pellicola, la casa di Rochester cercò di mantenere salda l’egemonia nel lanciò delle novità; questo già a partire dal 1900 con l’introduzione del formato di pellicola a rullo denominato 117 utilizzato sulle prime fotocamere della serie Brownie. Segue nel 1901 l’introduzione del formato 120 sempre nell’ambito della stessa popolare serie di fotocamere Kodak.

Sarà così anche nel 1923 quando Kodak lancerà la pellicola 16 mm, con il probabile intento di dettare legge anche nel settore delle riprese cinematografiche dove il 35 mm era l’incontrastato protagonista, rendendo le macchine da presa più compatte e maneggevoli e dunque più alla portata di utilizzo da parte di un pubblico amatoriale.

Ciò che probabilmente Kodak non comprese in tempo o se lo comprese non riusci subito a contrastare, fu il rapido sviluppo nella seconda metà degli anni ’20 del formato 35 mm applicato al mondo della fotografia.

Lo stacco fondamentale è certamente quello della presentazione della fotocamera della Leitz progettata da Oskar Barnack che, per quanto pronta già nel 1914 in una prima versione, fu presentata alla fiera di Lipsia solo nel 1925. Da allora, un incedere di eventi costrinse Kodak ad adottare contromisure per riprendere le redini di una situazione nella quale si stava affermando un nuovo formato fotografico, che si prospettava potesse avere largo sviluppo, senza che Kodak ne avesse determinato il lancio.

Tra le misure adottate, la casa di Rochester sbarcò in Germania nel 1932 acquistando da un tale August Nagel una azienda di produzione di fotocamere. Anche alla figura di Nagel è dedicato un capitolo a parte.

Uomo di grandi capacità tecniche e con spiccate doti imprenditoriali, aveva fondato e sviluppato nel 1908, all’età di 26 anni, la DREXLER & NAGEL di Stoccarda, ridenominata, già dal 1909, CONTESSA. Nel 1919 acquisisce la NETTEL- CAMERAWERKE, fino all’incrporazione, nel 1926, dell’intera azienda nella neonata Zeiss Ikon AG. Nonostante Zeiss avesse offerto al Dr. Nagel di ricoprire la carica di direttore tecnico, questi dopo un primo periodo passato nell’azienda di Dresda, se ne andò per fondare, nel 1928, una nuova realtà produttiva che, come abbiamo visto, verrà di li a poco venduta a Kodak.

August Nagel dopo la cessione dell’azienda a Kodak non solo mantenne i diritti su alcune fotocamere di sua produzione, poi rimarchiate con il nome dell’azienda statunitense, ma collaborò fattivamente allo sviluppo del progetto Retina, fotocamera derivata dal modello Vollenda già realizzato da Nagel.

Con l’uscita nel 1934 della fotocamera 35 mm Retina I modello 117, Kodak fece un’operazione apparentemente ininfluente ma che fini per condizionare il mondo della fotografia: inventò il rullino.

Badate bene, i contenitori a tenuta per caricare la pellicola 35 mm in luce diurna già esistevano. Kodak li istituzionalizzò ed iniziò a vendere la pellicola 35 mm in piccoli caricatori già pronti all’uso.

Il seguito degli anni ’30 sarà poi caratterizzato dal lancio delle nuove versioni della serie Retina che verranno dotate di telemetro, con il modello 122 o II lanciato nel 1936.

La diffusione delle pellicole a rullo nel formato 120, spinge probabilmente l’azienda di Rochester a inserire una discontinuità presentando dal 1932 una serie di fotocamere che utilizzano una variante del film 120, denominata 620.

Tra queste fotocamere viene prodotta nel 1939, nella fabbrica Kodak di Stoccarda, un modello a mio avviso di assoluto pregio, la Kodak 620 DUO II per il formato 6×4,5.

Dotata di telemetro integrato nel mirino, rappresenta l’evoluzione del primo modello che ne era privo, oltre ad avere il blocco contro le doppie esposizioni ed un sistema di avanzamento automatico del contapose.

Prodotta in meno di duemila esemplari, destinati quasi esclusivamente al mercato americano, l’esemplare qui fotografato è uno dei pochi ad avere la scala della distanza in metri e non in piedi come quella prevista sui modelli esportati oltre oceano.

Il formato 620 non avrà una vita felice: il progressivo affermarsi del formato 120, del quale il 620 condivide le esatte caratteristiche in termini di larghezza e lunghezza del film, lo relegherà ad un ruolo di secondo piano, limitato solo ad alcuni modelli direttamente prodotti da Kodak.

Unica differenza tra i due formati è la dimensione del rocchetto che nel 620 è molto più fine a vantaggio di un complessivo minor ingombro del rullo.

Con un’operazione di sbobinamento e ribobinamento è possibile utilizzare la pellicola ed il rivestimento di carta del formato 120 su un rocchetto 620 potendo così utilizzare ancora la fotocamera e la sua ottica, una Schneider Xenar 75 mm 3.5, non trattato antiriflesso, con grande soddisfazione.

Massimiliano Terzi


26 gennaio 2019 – Kodak Duo SIX-20 II, Rollei Retro 400s, Ilfosol 3

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