Kiev 10 – la modernità ai tempi del Soviet

La collezione nasce dal bisogno di trasformare lo scorrere della propria esistenza in una serie di oggetti salvati dalla dispersione, o in una serie di righe scritte, cristallizzate, fuori dal flusso continuo dei pensieri.

Italo Calvino

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Recentemente, cercando tra le fotocamere non funzionanti che tengo ben riposte in alcune scatole, mi è capitata tra le mani una Kiev 10 acquistata anni fa per pochi euro. Tengo spesso da parte apparecchi che acquisto con l’intento di mettervi mano più per la curiosità di vederne i meccanismi interni ed i materiali utilizzati per la loro realizzazione che per la velleità di poter contribuire a ripristinarne il funzionamento.

Kiev 10 con l’ottica standard Helios 50 mm f2

Il mio riparatore che da qualche anno ha ormai interrotto l’attività sosteneva che ciascun apparecchio, obiettivo od accessorio è di per sé un esemplare unico non meritevole di essere smontato senza cognizione di causa, o cannibalizzato, se vi è un seppur minimo margine per riportarlo al pieno funzionamento.

Ne deriva che quando mi capita, come in questo caso, di contribuire al ripristino di un oggetto inanimato, rendendolo in grado di scattare fotografie, provo un’immensa soddisfazione.

in questo caso la fotocamera scattava sempre con la stessa velocità qualsiasi fosse il tempo impostato; questo è spesso sintomo del blocco del ritardatore dovuto a sporco o lubrificante rappreso; tolto il fondello un po’ di isopropanolo messo con un minimo di criterio può risolvere; in questi casi va assolutamente evitato l’uso di sbloccanti o lubrificanti spray che a differenza dell’alcool lasciano residui oleosi e possono compromettere il funzionamento dell’apparecchio andando, ad esempio, a sporcare le lame dell’otturatore

Dopo il ritrovamento della Kiev assunta ormai, visto il peso, al ruolo di fermacarte, ho avuto la tentazione di rimetterla nella scatola ignorando del tutto a quale tipologia si riferisse quello strano agglomerato di solidi geometrici irregolari che ne fanno un oggetto venuto da un’altra dimensione.

La produzione sovietica, come del resto una parte di quelle realizzata nella DDR, viene spesso associata a copie di apparecchi europei per lo più realizzate con materiali scadenti.

Il che è verosimile, seppure con alcuni distinguo, come del resto è vero che accanto alla povertà dei materiali usati e ai criteri di progettazione e realizzazione spesso distanti dalle conoscenze comuni è abbinato l’uso di lubrificanti ed ingrassanti dell’epoca dal classico odore che caratterizza molte delle fotocamere di produzione sovietica.

Queste sostanze il cui impiego era volto a facilitare il funzionamento dei meccanismi, con il tempo e senza una opportuna manutenzione sono divenute deleterie per il buon uso di macchine e ottiche.

La questioni di grassi e lubrificanti non colpisce solo la produzione dell’est ma riguarda anche marchi ben più blasonati della vecchia Germania Ovest come Zeiss Ikon che utilizzava per gli elicoidali delle ottiche Contarex un grasso a base animale che degenera e cementifica le ghiere rendendo inservibili gli obiettivi che soffrono di tale problema.

Del resto, è utile ricordare che un vero e proprio studio sui lubrificanti sintetici applicato al mondo della costruzione di apparecchi e ottiche ha in Europa un’evoluzione dalla seconda metà degli anni ’60 quando nell’ambito della collaborazione tra Hasselblad, Compur, Zeiss e Nasa si iniziò a porre il problema del comportamento nel vuoto e in presenza di forti sbalzi termici delle attrezzature utilizzate per le riprese nelle missioni spaziali.

Non che in Unione Sovietica fossero meno addentro a queste problematiche, vista la competizione in atto all’epoca nella conquista dello spazio. Dall’est arrivavano semplicemente meno informazioni così come, con buona probabilità, la durevolezza ed affidabilità della produzione su vasta scala di apparecchi fotografici non era tra le priorità dell’industria d’oltre cortina di allora.

In tutti i casi il tempo trascorso dagli esempi sopra descritti, le condizioni di uso, conservazione e manutenzione dei corredi sono ulteriori variabili che determinano oggi la maggiore o minore probabilità che gli apparecchi siano giunti a noi ben funzionanti.

Nella produzione sovietica intervengono poi ulteriori fattori quali ad esempio lo stoccaggio nei depositi del materiale prodotto. Giusto ricordare che i quantitativi di apparecchi e ottiche, così come in generale accadeva per tutta la produzione industriale, non seguivano una logica di domanda del mercato e quindi erano spesso immagazzinati anche per lunghi periodi in attesa del loro collocamento.

Questo sistema di pianificazione produttiva che qui ho descritto in modo superficiale, era applicato in Unione Sovietica ad un sistema economico chiuso, e sottendeva un elaborato studio delle interdipendenze tra i vari settori economici nazionali.

Il modello fu per decenni il motore della crescita industriale sovietica e fu anche fonte di ispirazione per l’occidente in alcuni contesti produttivi.

Già alla fine degli anni ’50 la necessità di stare al passo con un sistema economico internazionale in continua evoluzione costrinse l’URSS ad intensificare le politiche di scambio con il mercato estero.

Nell’ambito delle attrezzature fotografiche il Mashpriborintorg, organismo che faceva parte del ministero del commercio estero sovietico, esportò in settantaquattro paesi fotocamere, accessori, ottiche, cineprese e proiettori. In Italia era in quel periodo attivo un importatore, la Foto Ottica Sovietica, emanazione della Antares di Calò, azienda brianzola produttore di macchine da scrivere.

copertina del catalogo dei prodotti FOS

La vera invasione deregolamentata di materiale nell’Europa occidentale avvenne poi a seguito della dissoluzione dello Stato sovietico avvenuta a fine 1991.

A proposito di maltrattamenti e conservazione in condizioni avverse si può solo immaginare quanto avesse patito il materiale venduto dagli ambulanti spesso stipato in cassette della frutta e quotidianamente esposto agli eventi climatici nei mercatini o a nelle bancarelle allestite a bordo delle strade.

Sfido qualsiasi apparecchio, anche tra le marche occidentali più blasonate dell’epoca, a sopravvivere funzionante a simili trattamenti.

Prima di entrare nella descrizione della Kiev 10 credo sia utile una breve panoramica dei quattro principali distretti della produzione di apparecchi fotografici ed ottiche in Unione Sovietica.

Partiamo dal più noto, non tanto per essere il più antico quanto perché qui si sviluppò nella prima metà degli anni ’30 l’industria di produzione di apparecchi fotografici su vasta scala nonché la prima fotocamera 35 mm dell’Unione Sovietica.

La FED, acronimo di Felix Edmundovich Dzerzhinsky aveva sede a Charkiv, allora capitale dell’Ucraina. L’insediamento nato come colonia per l’occupazione giovanile, fu creato in memoria del fondatore della polizia segreta sovietica.

La KMZ fondata nel 1942, acronimo di Krasnogorski Mekhanicheskii Zavod situata nelle vicinanze di Mosca e nota, ad esempio, per i marchi Zenit e Zorki.

estratto del catalogo FOS con le reflex Zenit prodotte dalla KMZ

La GOMZ LOMO di San Pietroburgo produttore, ad esempio, delle biottiche Lubitel delle copie Nikon F2 marchiate Almaz o delle fotocamere a telemetro motorizzate Leningrad nonché dele famose Lomo LC-1 dalle quali prenderà il via il fenomeno Lomography.

La Arsenal di Kiev nota per l’appunto per la produzione delle fotocamere a marchio Kiev come le copie Contax, le Vega 16 mm, la 60 simile alla Pentacon Six, la 88 copia Hasselblad 1000F e la serie di reflex 35 mm tra le quali figura anche la 10.

Commercializzata del 1964 la Kiev 10 rappresenta uno dei molti esempi di innovazione nell’ambito della costruzione di apparecchi fotografici in URSS a fronte di una vasta produzione caratterizzata spesso da copie di apparecchi occidentali.

sulla sinistra a lato del bocchettone delle ottiche è visibile la rotella di selezione dei diaframmi e dell’impostazione automatica della fotocamera

Qualche anno prima si era palesata la possibilità anche per Arsenal di avviare la produzione di un apparecchio reflex 35 mm che tuttavia avrebbe dovuto adottare soluzioni differenti dalle fotocamere della serie Zenit la cui produzione era stata avviata dalla KMZ già nel 1952 con i modelli reflex con innesto delle ottiche a vite 39×1 che nella prima versione altro non erano che una Zorki con una cassetta reflex al posto del telemetro.

Gli obiettivi per le prime Zenit reflex, per quanto abbiano una filettatura identica, non sono compatibili con i corpi a telemetro per via del differente tiraggio degli apparecchi reflex ai quali sono dedicati.

L’adozione di un otturatore a lamelle metalliche sul piano focale, al posto del tradizionale in tela gommata, e l’obiettivo di realizzare un apparecchio dalle caratteristiche innovative e di target elevato, spinsero verso la realizzazione di un progetto con caratteristiche di assoluta avanguardia per l’epoca.

Dotata di un sistema di calcolo automatico dell’esposizione a priorità di tempi alimentato dalla vistosa cellula al selenio presente sul frontale, la fotocamera adotta un originale otturatore metallico a ventaglio nonché un sistema di regolazione dei diaframmi direttamente dal corpo macchina che ricorda quello in uso sulle Contarex.

particolare dell’otturatore a ventaglio della Kiev 10

estratto dalla brochure della Kiev 10 – di seguito la traduzione in italiano del testo: La Kiev 10 è una fotocamera reflex di piccolo formato di alta classe con impostazione automatica dell’esposizione. Il dispositivo è destinato a varie riprese amatoriali e professionali e può essere utilizzato nella fotografia scientifica e tecnica.  La Kiev 10 è uno dei primi dispositivi automatici al mondo con uno speciale otturatore a ventaglio. L’esposimetro automatico funziona nell’intervallo di sensibilità della pellicola di 16-500 unità GOST

Il sistema di otturazione ventaglio, il cui brevetto risale al 1958, viene sviluppato in alternativa ai brevetti giapponesi dell’epoca detenuti da Copal, relativi agli otturatori con lamelle metalliche che troviamo ad esempio sulle Nikkorex.

schema di funzionamento del particolare otturatore della Kiev 10

I tedeschi in quel periodo avevano una produzione prevalentemente incentrata sull’utilizzo di otturatori centrali.

Sarà proprio in Germania nel 1961 che vedrà la luce la prima reflex 35 mm ad otturatore centrale dotata di sistema di calcolo dell’esposizione automatico a priorità di tempi con la Voigtländer Ultramatic seguita, nel 1962 dalla Contaflex Super secondo tipo.

Se tuttavia restringiamo il campo alle fotocamere con otturatore sul piano focale, la Kiev 10 detiene il primato nell’adozione dell’automatismo nel calcolo dell’esposizione.

Risale infatti al 1965 il lancio della Konica Autoreflex modello con analoghe caratteristiche prodotto in Giappone.

La Kiev 10 ha inoltre alcuni innovative ed interessanti prerogative per l’epoca nella quale fu commercializzata quali l’indicatore di regolare trascinamento della pellicola e un lumonoso schermo di messa a fuoco con microsprismi che è una novità assoluta tra le reflex 35 mm di produzione sovietica.

Nella descrizione della Kiev 10 che è possibile trovare soprattutto su siti in lingua russa, le linee di questa fotocamera vengono definite retrofuturistiche. Il retrofuturismo è una corrente artistica contemporanea che si ispira al modo con il quale il futuro fu immaginato nel periodo postbellico sino a tutti gli anni ’70 nelle produzioni cinematografiche e letterarie dalle quali spesso le prime traevano spunto.

Restando nel mondo occidentale, al di là del film cult di Kubrik 2001 Odissea nello Spazio del 1968, basti pensare alla nutrita produzione di Gerry e Sylvia Anderson dalle marionette animate di Stingray e Thunderbirds ai telefilm della serie UFO e Spazio 1999 alla quale è legata la mia generazione.

dischetto Viewmaster con il soggetto dei Thunderbirds

Più i per cultori del genere è il film Solaris, di produzione sovietica, del 1972 basato sul romanzo di Stanisław Lem del 1961 ridotto nella versione cinematografica e diretto da Andrei Tarkovsky, film dal quale sembra uscita questa fotocamera.

due locandine del film Solaris di Tarkovsky

La Kiev 10 ha un parco ottiche intercambiabili dedicato e caratterizzato dall’appellativo Automat, il cui innesto è compatibile solo con questo modello e le successive evoluzioni

Riporto nella tabella sottostante l’elenco delle ottiche prodotte con le relative caratteristiche.

estratto dalla brochure in lingua con la descrizione del parco ottiche; la tabella riporta da sinistra: il nome dell’obiettivo, l’apertura massima, la focale, il numero di lenti, l’angolo di ripresa, il passo dei filtri e peso

La specificità dell’innesto fa sì che questi obiettivi non siano oggi facilmente reperibili sul mercato dell’usato ed abbiano, in media, quotazioni non sempre alla portata soprattutto se ben efficienti nel sistema di funzionamento della camma di accoppiamento del diaframma.

la camma di comando del diaframma presente sull’obiettivo ruota su un cuscinetto a sfere la cui cattiva condizione di funzionamento, anche a causa di grasso rappreso, provoca la mancata chiusura al valore selezionato in fase di scatto; sconsiglio di aprire il cuscinetto per pulire sfere e sedi di scorrimento poiché le operazioni di rimontaggio richiedono una certa perizia e tanta, tanta pazienza

un secondo punto debole delle ottiche è rappresentato dal perno di comando del diaframma che è ribattuto sul disco superiore di chiusura delle lamelle, disco che ha uno spessore veramente ridotto; in questo caso ho dovuto tornire una parte del gambo per avere materiale sufficiente per ribattere nuovamente il pezzo

la freccia gialla indica la tacca di accoppiamento della camma dell’ottica, il sistema è assolutamente somigliante a quello Contarex

Rispetto alle reflex tradizionali con diaframma automatico, nelle quali la chiusura dell’iride alla posizione di lavoro è contemporanea al sollevamento dello specchio, sulla Kiev 10 e successivi modelli il diaframma è direttamente comandato dal pulsante di scatto la cui prima fase della corsa serve anche per la verifica della profondità di campo. E’ quindi molto più semplice accorgersi del malfunzionamento della chiusura al valore selezionato poiché in fase di scatto si può verificare, tramite l’oscuramento del mirino, la corretta attivazione del meccanismo.

Nel 1973 Arsenal presenta una nuova versione evoluta della Kiev 10 che porta la numerazione del modello a 15.

Kiev 15 TEE – su questa versione il selettore dei diaframmi viene spostato in alto a destra in posizione speculare rispetto a quella degli apparecchi Contarex

La Kiev 15 TEE perde una parte del fascino extraterrestre della 10 ed accanto a soluzioni già consolidate come gli obiettivi della serie Automat e l’otturatore a ventaglio, migliorato per smorzare ulteriormente le vibrazioni in fase di scatto, fa la comparsa un nuovo sistema TTL con misurazione a tutta apertura.

La 15 TEE, fu sostituita dal 1980 dalla versione denominata TTL che aveva una sola modalità di attivazione dell’esposimetro a differenza della versione precedente cha aveva il commutatore per aumentare la gamma di lettura dell’esposimetro in condizioni di scarsa illuminazione.

differenza tra i comandi della Kiev 10 in alto, e quelli della Kiev 15 TEE in basso; la Kiev 10 ha la scala della sensibilità in GOST, scala adottata in URSS, e in DIN; la Kiev 15 TEE solo in GOST; 100 e 125 ASA corrispondono a 90 GOST

Nel mirino, dotato anche in questo caso di un luminoso schermo di messa a fuoco con area centrale a microprismi, è visibile sulla destra la scala dei diaframmi con l’ago indicatore della lettura esposimetrica e due riscontri rossi mobili che delimitano l’intervallo di valori di possibile esposizione.

estratto del manuale di istruzioni della Kiev 15 nel quale vengono illustrate le funzionalità del mirino molto simili a quelle della Kiev 10

Con la macchina in modalità automatica se la lancetta dell’esposimetro raggiunge una delle due zone rosse la fotocamera non scatta.

Durante la produzione della Kiev fu elaborato un modello privo di esposimetro denominato 11 che da quanto ho avuto modo di verificare non varcò mai la soglia del prototipo.

La produzione della Kiev 15, iniziata nel 1973, termina nel 1985 con all’attivo trentacinquemila esemplari prodotti tra la versione TEE e TTL. La Kiev 10 prodotta tra il 1964 ed il 1974 totalizzò cinquantamila esemplari circa a riprova del fatto che la fotocamera, complessivamente, non ebbe grande diffusione anche per via del prezzo elevato rispetto ad altri modelli di produzione sovietica.

Max Terzi

maxterzi64@gmail.com

un ringraziamento particolare a Davide Cavallaro e Marcelo Soule per i contributi forniti per la realizzazione dell’articolo

le fotto di seguito sono state scattate con l’esemplare di Kiev 10 mostrato nell’articolo utilizzando il sistema esposimetrico in manuale

Milano Naviglio Grande – Kiev 10 con Helios 50 mm f2 con filtro rosso – Kentmere 100 sviluppata con Rollei Supergrain

Milano Naviglio Grande – Kiev 10 con Helios 50 mm f2 con filtro rosso – Kentmere 100 sviluppata con Rollei Supergrain

Milano Naviglio Pavese – Kiev 10 con Helios 50 mm f2 con filtro rosso – Kentmere 100 sviluppata con Rollei Supergrain

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