Chiudo la breve rassegna delle ultime settimane sul passo ridotto trattando il formato Pathé 9,5 mm, presentato dalla casa francese tra il 1921 e il 1922.

L’occasione è sempre quella di parlare di pellicola, in attesa dell’ormai imminente Ferrania Film Festival che si terrà in Val Bormida, in provincia di Savona, dall’11 al 13 settembre 2026.

Il formato 9,5 mm ebbe un grande sviluppo anche in relazione alla tipologia dei dispositivi di ripresa e proiezione che Pathé commercializzò sin da subito e che resero accessibile, soprattutto in ambito familiare, la fruizione di riprese e proiezioni.

La risposta di Kodak a questo processo di democratizzazione del cinema arriva solo dieci anni dopo con il doppio. 8 che tuttavia per caratteristiche e formato del fotogramma nulla ha a che spartire con la qualità del 9,5 mm di Pathé.

Ricordavo di avere, tra gli oggetti fotografici che tengo qui in Abruzzo, luogo dal quale sto scrivendo, un proiettore Pathé Kid, versione economica presentata nel 1930, del più famoso Pathé Baby.

proiettore Pathé Kid, esemplare risalente alla prima metà degli anni ’30

Questo proiettore arriva dalla famiglia di mia moglie portando con sé molti filmini di quando mia suocera, classe 1936, era piccola.

Alcuni di questi sono frutto di riprese dell’epoca, in famiglia, ambientate nella casa dell’Aquila.

Recuperai questo materiale a metà anni ’90, il proiettore non era purtroppo più funzionante né riparabile, e da allora ho cercato di reintegrare il corredo senza tuttavia profondere grande impegno e senza riuscirci.

In uno di questi tentativi recuperai, anni dopo, una Motocamera Pathé ad ottiche intercambiabili, risalente alla fine degli anni ’30, molto rimaneggiata negli anni ma ancora ben funzionante. Il nome Motocamera caratterizza le cineprese Pathé dedicate al sistema Baby con avanzamento a molla. I primi modelli di cinepresa del sistema Baby di inizio anni ’20 avevano invece l’avanzamento del film tramite manovella.

Motocamera Pathé della fine degli anni ’30 con il sistema di caricatori type H; è possibile avere idea delle ridotte dimensioni del corredo dal raffronto con un rullino 35 mm

Da qui parto riavvolgendo il nastro della storia sino alle origini della società cinematografica francese.

La Pathé, originariamente Pathé Frères, viene fondata nel 1896 dai fratelli Charles ed Émile Pathé a Vincennes, comune situato nel dipartimento della Val-de-Marne nella regione dell’Île-de-France a est-sud-est di Parigi.

Pathé è una delle più antiche e influenti società cinematografiche della storia.

Insieme alla storica rivale Gaumont, ha contribuito in modo sostanziale alla trasformazione dell’invenzione dei fratelli Lumière da attrazione da fiera a una vera e propria industria globale.

Nel 1894 Charles Pathé acquista un fonografo di Thomas Edison per mostrare la riproduzione sonora nelle fiere, sviluppando una fiorente attività di vendita di questi dispositivi.

Visto il successo dell’iniziativa, il 28 settembre 1896 Charles ed il fratello Émile fondano la Pathé Frères divisa in due distinti rami aziendali: Émile assume la guida della divisione fonografica e dei dischi, mentre Charles si concentra sulle immagini in movimento.

Già nei primi anni del Novecento, Pathé diviene una azienda cinematografica di rilevanza mondiale potendo controllare, in via diretta, l’intera filiera che va dalla produzione industriale di pellicola vergine a quella delle cineprese e proiettori per terminare con la produzione dei film e la gestione delle sale cinematografiche, arrivando ad esportare nel mercato americano il doppio delle pellicole prodotte dalle stesse aziende statunitensi.

“alla conquista del mondo” così recita il claim di questa pubblicità Pathé di inizio ‘900

Nel 1907 Pathé affianca al sistema di vendita quello del noleggio dei film, ponendo così le basi economiche e organizzative del cinema moderno.

Nel 1908 l’azienda lancia il celebre cinegiornale o Pathé Journal, proiettato nei cinema prima dei film per informare il pubblico sui fatti di attualità. Anche in questo caso la mossa farà per molti anni scuola e verrà imitata in numerosissimi paesi.

Ne sono un esempio le produzioni dell’Istituto Luce e, nel secondo dopoguerra, la Settimana Incom che è stato il più importante cinegiornale privato italiano tra il 1946 ed il 1965 con la produzione di oltre duemilacinquecento numeri.

Con l’avvento della televisione e dei telegiornali serali, i cinegiornali affrontarono, dalla seconda metà degli anni ’60, una parabola discendete fino alla scomparsa.

Dopo la Prima Guerra Mondiale, l’ascesa di Hollywood ridimensionò lo strapotere francese. Nel 1918 i fratelli separarono la branca musicale, che confluì in seguito nella celebre etichetta discografica Pathé-Marconi.

Nel 1921, in anticipo rispetto a Kodak che lancerà il formato 16 mm nel 1923, l’azienda sviluppa un prodotto per il mercato amatoriale con particolare attenzione ad una nicchia ancora inesplorata ovvero quella dell’intrattenimento domestico.

Viene presentata così la pellicola 9,5 mm e il relativo sistema formato da proiettore e cinepresa Pathé Baby.

raffronto in ordine cronologico dei formati del passo ridotto

È opportuno a questo punto fare una piccola digressione perché in quegli anni la storia di Pathé si incrocia con quella di Ferrania, attraverso la partnership tra la multinazionale francese e la neocostituita F.I.L.M., Fabbrica Italiana Lamine Milano.

Attraverso questo accordo societario, tecnologico e commerciale, nato per riconvertire la produzione bellica italiana in industria civile, si costituisce il nucleo originario di quella che poi diventerà Ferrania.

La F.I.L.M. nasce a fine 1917 da un accordo tra la S.I.P.E., Società Italiana Prodotti Esplodenti, e la Pathé Frères. Il capitale sociale iniziale di 10 milioni di lire viene ripartito equamente tra i due partner.

La S.I.P.E. mette a disposizione gli stabilimenti di Ferrania, in provincia di Savona, prima usati per produrre esplosivi.

Pathé partecipa con capitali e con il proprio know how per la produzione industriale di pellicola.

Le successive vicende economiche della F.I.L.M. porteranno Pathé ad abbandonare già all’inizio degli anni ’20 la partnership cedendo le proprie quote al Credito Italiano che già deteneva il resto del capitale societario.

Da quel momento in poi si snoda la storia di Ferrania.

Torniamo alle vicende di Pathé.

Nel 1929 Charles Pathé vendette la sua partecipazione che fu rilevata da Bernard Natan, trasformando la ragione sociale dell’azienda in Pathé-Natan. Sotto questa gestione la compagnia produsse i primi film sonori, ma crollò in bancarotta nel 1936 a seguito della congiuntura economica sfavorevole creatasi dopo la crisi americana del ‘29.

Nonostante la crisi e i successivi passaggi di proprietà, Pathé produsse pietre miliari del cinema, stringendo, tra gli anni ’50 e ’60 accordi stabili con la italiana Titanus per la co-produzione di capolavori tra i quali figura, nel 1963, Il Gattopardo diretto da Luchino Visconti.

Titanus è la più antica casa di produzione cinematografica italiana, fondata nel 1904 a Napoli da Gustavo Lombardo

Nel 1990 il colosso dei media Chargeurs acquisisce la società, risanandola e rilanciando massicciamente la produzione cinematografica e la creazione di moderni cinema multisala.

Veniamo ora alla produzione di cineprese e proiettori legati alla diffusione del formato 9,5 mm in ambito amatoriale, partendo dal materiale in mio possesso.

pubblicità anni ’30 dei prodotti Pathé

Il Pathé Kid è un piccolo proiettore cine presentato nell’ottobre del 1930. Nacque, come facevo cenno sopra, per offrire un’alternativa decisamente più economica, costava meno della metà, al modello Pathé Baby, utilizzando sempre il formato 9,5 mm con la storica perforazione centrale tra i fotogrammi.

proiettore Pathé Kid – nell’immagine è possibile raffrontare le dimensioni con quelle di un rullino 35 mm

Questo sistema garantiva un’ampia area d’immagine, pari a 6,5 x 8,5 mm, ben maggiore di quella del doppio 8 che Kodak presenta solo nel 1932, pur mantenendo la pellicola una larghezza molto più contenuta rispetto al 16 mm.

Il formato nasce dall’ottimizzazione del taglio di una pellicola cine 35 mm dalla quale venivano ricavate tra strisce da 9,5 mm.

Il Pathé Kid è caratterizzato da una struttura molto semplice in acciaio stampato, solitamente rifinita con uno smalto nero raggrinzato o lucido, e da dimensioni estremamente ridotte.

Il trascinamento della pellicola avviene manualmente tramite manovella. Non dispone di bracci lunghi per poter alloggiare grandi bobine ed è progettato per ospitare esclusivamente le piccole cartucce metalliche standard da 8,2 metri di pellicola.

esempio di bobina Pathé per film da 9,5 mm contenuta nel tipico guscio metallico di questo formato

Questo piccolo proiettore ha rappresentato, come facevo cenno in apertura, un passo fondamentale per l’introduzione, ad un prezzo accessibile, del cinema in ambiente domestico permettendo a moltissime famiglie e bambini di accedere alla visione di cortometraggi, documentari e comiche dell’epoca. Nel 1931 fu affiancato e poi superato dal modello Pathé Lux, che ne corresse i difetti strutturali introducendo la motorizzazione elettrica.

Già il sistema Pathé Baby disponeva, oltre che di un proiettore motorizzabile, anche di una cinepresa in origine azionata anch’essa tramite manovella.

pubblicità del proiettore Paté Baby

Nel corso degli anni ’30 escono i nuovi modelli azionati tramite motori a molla in genere denominati Motocamera Pathé. Viene inoltre reso disponibile un motore a molla da applicare sulle cineprese Pathé Baby con avanzamento a manovella.

pubblicità italiana della Motocamera Pathé

Il modello in mio possesso è per l’appunto una Motocamera Pathé, precisamente il modello National H a obiettivi intercambiabili, o una variante Luxe Motocamera B prodotte entrambe in Francia tra la fine degli anni ’30 e gli anni ’40.

la Motocamera Pathé è molto compatta, nella foto è possibile il raffronto delle dimensioni con quelle di un rullino 35 mm; presente il corredo di ottiche e aggiuntivo grandangolare prodotti dalla francese Bertioth

Questo modelli specifici, con l’obiettivo intercambiabile svitabile, si riconoscono comunque per il corpo in metallo pressofuso spesso rivestito in pelle o bachelite nera, una grossa chiave di carica laterale per la molla e un mirino ottico superiore di tipo galileiano, con una croce interna per l’inquadratura.

L’apparecchio in mio possesso è stato rimaneggiato con l’aggiunta di due flange accanto all’attacco delle ottiche che consentono, in aggiunta al passo a vite, l’aggancio a baionetta dell’obiettivo con un sistema molto simile a quello delle prime cineprese Kodak 16 mm ad ottiche intercambiabili.

Il sistema si innesto delle ottiche nativo di queste cineprese è il classico passo internazionale D da 15,8 mm 5/8″ in uso anche sugli apparecchi 8 mm. Nel caso di Pathé tuttavia il tiraggio dell’innesto è differente e le ottiche non sono compatibili con quelle per 8 mm pur condividendo lo stesso tipo di filettatura.

Il corredo ottico è composto da un Bertioth Cinor Special 20mm f/1,9 obiettivo molto luminoso per l’epoca, prodotto dalla prestigiosa casa ottica francese. Nei cataloghi Pathé, questa lente da 20mm rappresentava la focale normale di alta gamma, ideale per riprese anche in condizioni di luce non perfette grazie all’apertura di 1,9.

Vi è poi un Cinor 50 mm 3,5.

Chiude la dotazione l’aggiuntivo ottico grandangolare SOM Berthiot Hyper Cinor, celebre componente ottico prodotto dall’azienda francese tra gli anni ’40 e ’50 già dotato di trattamento antiriflesso.

Motocamera Pathé con corredo ottico – per quanto la francese Maison Berthiot fosse confluita già nel 1914 nella S.O.M., acronimo di Société d’Optique et de Mécanique de Haute Précision, le ottiche di questa Motocamera riportano solo il nome della casa originaria; la produzione acquisisce stabilmente il prefisso della holding solo nel secondo dopoguerra attraverso la marcatura SOM Berthiot

Il SOM Berthiot Hyper Cinor è specificamente progettato per essere montato sopra l’obiettivo standard, solitamente il Cinor 20mm f/1.9 o f/2.5.

Sull’apparecchio non sono presenti mirini aggiuntivi per tele o grandangolo ne vi sono particolari attacchi per gli stessi.

Con questa Motocamera possono essere utilizzati i classici caricatori metallici chiamati Chargeur Type H che contenevano 8,2 metri di pellicola, di cui circa 7,5 metri effettivamente utili per le riprese, con un’autonomia di settanta secondi alla velocità standard di sedici fotogrammi al secondo.

Motocamera Pathé con caricatore inserito

I caricatori Type H sono i precursori dei moderni sistemi Super 8 e Single 8.

Ad un’analoga soluzione lavorerà anche negli anni ’50 Jaques Bogopolsky, padre delle cineprese Bolex, quando attraverso la sua azienda americana lancerà la Bolsey 8, una compatta cinepresa 8 mm, grande come un pacchetto di sigarette, che adotta caricatori di pellicola 8 mm pre tagliata in senso longitudinale.

Bolsey 8 del 1956

Il sistema Pathé 9,5 mm subisce soprattutto dal secondo dopoguerra una concorrenza molto forte da parte del doppio 8 che diventerà negli anni ’50 e ’60 il formato più diffuso del segmento amatoriale, sostituito a sua volta, sempre ad opera di Kodak, dal Super 8 uscito nel 1965.

Il 9,5 mm tuttavia rimane in uso anche grazie a molti appassionati che ne apprezzano le caratteristiche come il maggior formato del fotogramma ed il sistema di trascinamento con perforazione centrale, e conta ancora oggi una vasta schiera di entusiasti e collezionisti.

Motocamera Pathé alla quale ho tolto il pressa pellicola per mostrare il sistema di trascinamento a graffa centrale

Nel passo ridotto Pathé non ha prodotto solo cineprese 9,5 mm: vi sono ad esempio splendide realizzazioni come la Super 16 che nulla hanno a che invidiare alle più blasonate Bolex.

la Super 16 è per me da sempre uno degli oggetti del desiderio

L’immagine di questo esemplare, che ho trovato in rete, reca sul fondello la targhetta di Paul Schmitt, importatore tedesco di prodotti Pathé, figura centrale nella distribuzione cinematografica, nell’editoria e nell’assistenza tecnica legata al mondo del cinema a passo ridotto in Europa.

etichetta dell’importatore Ing. Paul Schmitt posizionata sul fondello della Pathé Super 16

Il gigantesco archivio storico di pellicole e documentari accumulato da Schmitt, che conta oltre 24.000 titoli e rari documentari storici, è stato acquisito nel 2009 dalla società tedesca aberle-media, che, in base alle informazioni in mio possesso, continua a preservare il brand storico.

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Attualmente Pathé opera come uno dei principali network europei di intrattenimento, continuando a produrre e distribuire film. Il suo logo storico, il celebre gallo che canta, rimane uno dei simboli più iconici del cinema mondiale.

Max Terzi

maxterzi64@gmail.com

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