Gli scatti rubati: breve viaggio tra submini e spy cameras

Il fenomeno delle submini, che letteralmente significa fotocamere di piccole dimensioni, si sviluppa con la progressiva riduzione dei formati di pellicola che vede, nei primi quarant’anni del ‘900, la comparsa ad esempio dei rulli 127, presentati da Kodak nel 1912, e successivamente l’impiego della pellicola cine 35mm in ambito fotografico.

In questo frangente vi sono numerosi altri casi di miniaturizzazione di pellicole e fotocamere, che tanto entusiasmano i collezionisti di questo genere di apparecchi, che tuttavia non raggiungeranno mai una dimensione di notorietà e diffusione tale da farli sopravvivere nel tempo.

Un esempio è questa fotocamera realizzata a Milano da G.P.M. Giuseppe Pozzoli Milano, alla fine degli anni ’30, che utilizza pellicola in rullo larga 20 mm producendo 12 fotogrammi quadrati 19x19mm.  

fotocamera submini Fotonesa

Un altro esempio è rappresentato dalla realizzazione di versioni, di dimensioni ridotte, di fotocamere in produzione come la Baby Box Tengor prodotta da Zeiss Ikon alla fine degli anni ’20 o la Rolleiflex Baby prodotta all’inizio degli anni ’30.

Entrambe le fotocamere utilizzano pellicola 127.

Zeiss Ikon Baby Box Tengor

 

Tra le submini occorre anche citare le Robot la cui vocazione a divenire apparecchi utilizzati per rilevare immagini per scopi bellici o per sorveglianza, inizia nella seconda guerra mondiale e si sviluppa nel dopoguerra fino a divenire il core business dell’azienda.

Un approfondimento sulla storia delle fotocamere Robot potete trovarlo in questi articoli.

La classificazione legata alle dimensioni dell’apparecchio fotografico sfrutta tuttavia un termine di paragone relativo che nel tempo si è adattato all’uscita di nuovi modelli sempre più piccoli, anche a parità di formato di pellicola, fino a diventare un fenomeno rientrato nella più ampia classificazione delle fotocamere compatte che si sviluppa dalla fine degli anni ’60.

Vent’anni prima, siamo alla fine degli anni ’40, complice anche il clima di guerra fredda ed il proliferare dei racconti di spionaggio, prende piede nell’ambito delle submini il concetto di spy camera che ha nei due decenni successivi rappresentato un modello molto sfruttato dai costruttori di fotocamere in miniatura.

Nessuna fotocamera è peraltro mai stata espressamente prodotta per attività di spionaggio, piuttosto alcuni modelli si sono nell’uso rivelati adatti per catturare in modo sicuro e discreto informazioni il cui accesso o la cui divulgazione era proibita.

Altri si sono semplicemente dimostrati validi per avere sempre a portata di mano un piccolo apparecchio fotografico per catturare in modo furtivo scene di vita quotidiana.

Il segmento delle spy camera, che ha nella Minox 8×11 l’indiscussa rappresentante, è dunque riferibile a quegli apparecchi così piccoli e discreti da consentire la presa di fotografie senza dare nell’occhio, apparecchi spesso associati ad un completo sistema di accessori che arriva anche ad una attrezzatura dedicata allo sviluppo e alla stampa della pellicola.

Nel 2018 Netflix ha prodotto una mini serie intitolata The Spy, ispirata a fatti realmente accaduti negli anni ’60, che narra le vicende di Eli Cohen, una spia israeliana del Mossad che negli anni antecedenti alla Guerra dei Sei Giorni riesce ad infiltrarsi nel contesto politico siriano fino ad essere nominato viceministro della difesa per via della relazione di fiducia che instaura con il presidente Amin al-Hafiz che nel 1963 prende il potere attraverso un colpo di stato.

 

 

La vicenda raccontata nella serie, si sviluppa attorno alla figura di Cohen che assunta la falsa identità di Kamel Amin Thaabet, riesce attraverso peripezie di ogni genere a raggiungere la Siria, cosa non banale per l’epoca, e ad insediarsi a Damasco impiantando una florida attività di esportazione di artigianato locale, riuscendo così ad accedere all’enturage di Amin al-Hafiz che di lì a poco prenderà il potere.

La sua posizione gli consente di carpire molte informazioni di carattere militare che fa avere al Mossad per mezzo di un rudimentale telegrafo occultato in un piccolo elettrodomestico Moulinex e con una Minox con la quale riesce ad inviare immagini al proprio quartier generale nascondendo i negativi nei mobili che esporta verso Israele.

Quanto raccontato in questa serie descrive bene come si potessero catturare scene o documenti con una fotocamera in miniatura che diversamente, per l’epoca nei quali si svolgono i fatti, nessun componente di una nazione straniera avrebbe mai potuto acquisire.

Interessante è il passaggio nel quale gli agenti del Mossad ricevono ed esaminano le prime fotografie inviate da Cohen che rivelano, osservate e riosservate, particolari sempre più interessanti, un po’ come succede a David Hemmings negli scatti con la Nikon F fatti a Vanessa Redgrave a Maryon Park nei pressi di Londra.

Quanto raccontato nella scena sopra descritta fa un po’ tenerezza se pensiamo che oggi, anche semplicemente per andare al supermercato, possiamo consultare le immagini del satellite, vedere lo Street View con le foto del luogo che ci interessa e sapere quanto traffico troveremo per strada consultando con Maps la rete di informazioni raccolte da Google.

Come accennavo prima, una spy camera ha anche di norma un sistema dedicato che consente ad esempio di sviluppare la pellicola sempre con accessori di piccole dimensioni e facilmente trasportabili.

Nella serie The Spy non viene mostrato come Cohen sviluppa i negativi della sua Minox, fatto questo rilevante ai fini della nostra curiosità ma evidentemente abbastanza irrilevante a quelli della produzione dello sceneggiato.

Devo dire che Minox produsse un completo set di accessori per lo sviluppo e per la stampa arrivando addirittura a mettere in commercio delle fiale monodose di rivelatore ed automatizzando il sistema di caricamento della tank, che può avvenire in luce diurna, rendendo quindi possibile l’operazione in qualsiasi situazione ambientale.

 

 

Un breve accenno al funzionamento del sistema Minox di sviluppo verrà fatto alla fine dell’articolo.

Questa completezza di accessori incoronò da subito questa macchina come la spy camera per eccellenza, sino ad essere ufficialmente presente tra le dotazioni dell’intelligence di molti paesi tra i quali Stati uniti ed Inghilterra.

Un’altra apparizione cinematografica della Minox, risalente a molti anni prima di The Spy è nel film Call Northside 777 del 1948 diretto da Henry Hathaway.

 

 

Anche questo film è il riadattamento di un episodio realmente accaduto all’inizio degli anni ’30 quando un giornalista del Chicago Times, interpretato nel film da James Stewart, indaga su un caso di omicidio avvenuto nel 1932 ai danni di un poliziotto. Per il reato viene condannato un innocente che verrà riconosciuto tale proprio grazie alla caparbietà del giornalista.

Qui trovate alcune scene del film nelle quali si vede il protagonista all’opera con la Minox.

Da notare che all’epoca reale dei fatti, la Minox non era ancora stata commercializzata, tantomeno negli Stati Uniti.

Benché il progetto di Walter Zapp risalisse al 1922, il brevetto e la successiva produzione risalgono alla seconda metà degli anni ’30.

 

Walter Zapp

 

Della storia di Walter Zapp ho scritto nell’articolo “con una Minox nel taschino”.

Anche nel film Cal Northside 777, ambientato alla fine degli anni ’40, la fotografia riveste un ruolo chiave poiché sarà proprio attraverso una immagine che il giornalista del Chicago Times riuscirà a provare l’inattendibilità del test chiave dell’accusa, dimostrando quindi l’innocenza del presunto omicida.

Una Minox compare anche nel film della saga su James Bond “Al servizio segreto di Sua Maestà” del 1969 nella scena girata al Piz Gloria, famoso ristorante panoramico rotante sulle pendici del Schilthorn in Svizzera che nella realizzazione cinematografica è il covo di Blofeld, capo della SPECTRE.

In questo episodio, il primo senza la partecipazione di Sean Connery, il ruolo dell’Agente 007 è interpretato da George Lazenby con accanto una splendida Diana Rigg nei panni della Contessa Tracy di Vicenzo e Telly Savalas nel ruolo del perfido Blofeld.

 

scena tratta dal film 007 al servizio segreto di sua Maestà

 

Nonostante il discreto successo di pubblico, George Lazenby non partecipò come protagonista nei successivi episodi di James Bond, tanto che nel 1971 nel film “Una cascata di diamanti” ritornerà Sean Connery per il sesta ed ultima volta a vestire i panni del noto agente segreto.

Sarà anche l’unica partecipazione della Minox nella serie dei film di 007 e tra le pochissime di una fotocamera, peraltro l’unica apparizione nella quale l’apparecchio viene usato per scattare un fotografia.

Nel precedente film “dalla Russia con amore” del 1963, l’Agente 007 interpretato da Sean Connery compare in una scena con una Rolleiflex all’interno della quale si cela tuttavia un registratore audio.

 

scena tratta dal film 007 dalla Russia con amore

 

Il “modello” Minox, viene seguito nel dopoguerra da moltissimi produttori che in alternativa al formato proprietario dell’azienda lettone, che nel dopoguerra si insedierà nei pressi di Wetzlar, sfruttano prevalentemente la pellicola cine 16 mm.

In tutti questi casi ci troviamo di fronte allo sviluppo commerciale dell’idea di fotocamera piccola che tuttavia in nessun modo riuscirà mai a scalzare la fama e la popolarità di Minox.

 

la viennese Minicord del 1951

 

L’utilizzo della pellicola cine 16 mm in fotografia ha una dimensione base del fotogramma, disposto in orizzontale al pari del formato fotografico nel 35 mm, che varia da 8×12 a 10 x 15 mm, superiore quindi al formato Minox 8×11.

 

Dimensioni del fotogramma nella pellicola cine 16mm

 

Tra queste fotocamere cito in ordine cronologico, la viennese Minicord della Goertz presentata nel 1951, una originale biottica con otturatore penumatico che utilizza pellicola 16 mm a doppia perforazione.

 

 

Per la Minicord è stato prodotto da Goertz un ingranditore molto compatto che si smonta e si ripone nella scatola di legno che fa anche da base.

 

 

Tra le fotocamere 16 mm occorre fare una distinzione rispetto alla tipologia di pellicola usata che è strettamente dipendente dal sistema di trascinamento che ad esempio sulla Minicord avviene attraverso due graffe che agganciano le perforazioni della pellicola al pari di una cinepresa.

Abbiamo quindi fotocamere che utilizzano:

  • pellicole senza perforazione, che di norma venivano distribuite dalla stessa azienda che produceva gli apparecchi;
  • pellicole a una perforazione la cui diffusione corrisponde alla distribuzione di film 16 mm predisposto per il sonoro ottico o magnetico la cui pista è posizionata al posto della seconda perforazione;
  • pellicole a due perforazioni che rappresentano il formato storico lanciato da Kodak nel 1923.

Per sfruttare formati di fotogramma maggiori alcuni apparecchi utilizzano quindi pellicole senza perforazione con il sistema di avanzamento tramite il rocchetto ricevente, come ad esempio nel caso della GAMI 16 nella quale la dimensione del fotogramma è di 12×17 mm.

 

 

La GAMI 16 viene lanciata nel 1953 su progetto dell’Ing. Ambrogio Carini ed è prodotta a Milano dalle Officine Galileo di Firenze nello stabilimento ex Fratelli Koristka.

Della GAMI 16 e della sua completissima serie di accessori è possibile trovare informazioni dettagliate sul sito di Gianni Giovannini www.gami16.it.

Torniamo in Germania cito la Edixa 16 del 1959 e la Rollei 16 del 1962 che condividono lo stesso tipo di caricatore. La Edixa 16 fu progettata da Heinz Waaske che realizzerà, qualche anno dopo, il progetto della Rollei 35.

 

 

Per la Rollei 16 la Franke e Heidecke fece realizzare dalla Carl Zeiss gli aggiunti tele e grandangolare. Da notare che questa fotocamera diede il via all’tilizzo del nome Rollei che anni dopo entrerà anche nella ragione sociale dell’azienda.

 

 

Della Rollei 16 esiste la successiva versione 16S che sfrutta la pellicola 16 mm ad una sola perforazione consentendo quindi il raggiungimento di una maggiore dimensione del fotogramma che arriverà a 12×16 mm.

Del 1961 è la giapponese che preferisco, la Mamiya 16 De Luxe che utilizza pellicola 16 mm a due perforazioni in speciali caricatori riutilizzabili.

 

 

Del 1966 è invece la Minolta 16 MG completa della tank per lo sviluppo della pellicola. La serie 16 di Minolta viene prodotta in diversi modelli dal 1955 al 1974. Le 16 MG utilizza pellicola 16 mm non perforata contenuta in speciali caricatori.

 

 

Rimanendo sempre in Giappone troviamo uno dei pochi casi di adozione del formato Minox 8×11 nella Yashica Atoron del 1965.

 

 

Gli altri casi di utilizzo di pellicola Minox sono riferibili a fotocamere sempre prodotte da Yashica del tutto simili alla Atoron e marchiate Revue o Porst.

Veniamo alle fotocamere submini che utilizzano pellicola 35 mm.

Sempre in ordine cronologico, un’affascinante fotocamera che usa pellicola 35mm, prima in singoli spezzoni e sulla successiva versione in rullo in appositi caricatori, è la Compass prodotta alla fine degli anni ’30 dalla Jaeger Le Coultre su progetto dell’Inglese Noel Pemberton Billing. 

La Compass fu prodotta in circa quattromila esemplari e rappresenta ancora oggi una ambita rarità collezionistica.

 

 

Fotocamera Compass – immagine tratta dal sito di Jaeger Le Coultre

 

Merita poi una citazione uno degli apparecchi a mio giudizio più affascinanti e curiosi, la Tessina nata nel 1957 su progetto originale di Arnold Siegrist, brevettato da Rudolph Steineck.

 

 

La fotocamera utilizza pellicola 35mm in speciali caricatori con fotogrammi 14×21. Fu prodotta da Siegrist a Grenchen nel Giura svizzero e commercializzata dalla Concava SA di Lugano rimanendo in produzione fino al 1996.

Tra i molteplici gadget la Tessina annovera un cinturino in cuoio tramite il quale è possibile portarla al polso come un orologio e, per conferirle un tocco di maggiore veridicità rispetto a questo utilizzo, un vero orologio di forma rettangolare che può essere montato sulla slitta porta accessori.

 

 

Questa fotocamera che consente effettivamente di scattare fotografie inosservati, ha un forte limite nella presenza di uno specchio a 45° tra obiettivo e pellicola, necessario per deviare l’immagine proveniente dall’obiettivo sul piano di ripresa.

Questa caratteristica condiziona in modo rilevante la qualità dell’immagine soprattutto se con il passare degli anni la superficie dello specchio è stata intaccata da maldestre operazioni di pulizia.

Qui sotto un paio di foto che ho scattato anni fa a Genova con una Tessina.

 

Tessina – Fuji Velvia 100
Tessina – Fuji Velvia 100

 

Un’ultima parte sulla utilizzabilità delle spy camera oggi.

Purtroppo la pellicola 16 mm, ancora disponibile, lo è di norma in lunghezze di 100 metri e ad un costo non abbordabile. Il che sconsiglia l’acquisto se effettuato per provare le fotocamere.

Questo fatto rende inutilizzabili tutte le fotocamere che hanno necessità di pellicola perforata per funzionare.

Per le altre, che funzionano anche con pellicola non perforata, vi è sempre la possibilità di costruire taglierine: ad esempio quando si ricavano rulli 127 da pellicola 120, come mostro in questo articolo, ne avanza una striscia esattamente di 16 mm con la quale si possono far funzionare queste mini fotocamere.

Più complicato è ricavare le pellicole per Minox benché abbia avuto la fortuna tempo fa di recuperare una taglierina con la quale è possibile ricavare due strisce di pellicola 9 mm da un rullino 35 mm.

 

 

Un breve cenno al sistema di sviluppo della pellicola Minox va fatto per l’ingegnoso sistema di caricamento della tank al quale prima facevo cenno.

 

 

La pellicola Minox è sagomata in modo particolare all’estremità che compare quando il film è esposto.

Alla luce diurna il caricatore con il film esposto deve essere posizionato nell’apposito alloggiamento e la spirale estratta ruotandola in senso antiorario.

La clip metallica in fondo alla spirale è posizionata in questa fase alla stessa altezza del capo sagomato della pellicola che deve essere inserito nell’apposito fermo come mostrato nella foto.

 

 

A questo punto la parte con la spirale, che funge anche da coperchio, deve essere posizionata sulla tank che si chiuderà garantendo la tenuta alla luce.

Chiusa la tank, la spirale deve essere ruotata in senso orario determinando lo sbobinamento della pellicola dal caricatore e l’automatico posizionamento sulla spirale.

 

 

Nelle foto è mostrata la tank aperta per consentire la visualizzazione della modalità di caricamento.

Con la tank Minox vengono forniti due anelli visibili nella foto sotto che servono per lo sviluppo delle pellicole da 12 e 20 pose, di minore lunghezza, che devono essere posizionati in fondo alla tank a seconda della lunghezza del film da sviluppare, per bloccare la rotazione della spirale al termine della pellicola, impedendo cosi che essa venga strappata.

 

 

Terminato il processo di caricamento è poi possibile procedere all’introduzione dello sviluppo dalla parte superiore della spirale come in una comunissima tank.

 

 

Vi è infine da dire che, a parte la soddisfazione di far nuovamente funzionare questi apparecchi, la qualità delle immagini è fortemente penalizzata dalle dimensioni del negativo soprattutto se messa in relazione a quella delle più recenti Rollei 35 e Minox 35, che sono fotocamere di dimensioni poco maggiori.

Del resto il definitivo tramonto di questi formati iniziò dalla seconda metà degli anni ’60 proprio con l’arrivo delle prime fotocamere 35mm compatte come quelle sopra citate, piuttosto che del formato Kodak 110 nel 1973 che è di fatto un remake della pellicola 16mm consentendo però il raggiungimento del formato di immagine di 13×18 mm..

Se non per l’uso, a causa dei vincoli prima descritti, queste fotocamere sono oggetti curiosi e simpatici da collezionare con il buon vantaggio di occupare poco spazio.

Massimiliano Terzi
maxterzi64@gmail.com

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