Gli esposimetri clip on – terza parte

prosegue dalla seconda parte

Questa carrellata sui sistemi di misurazione clip on prosegue con esempi, sempre legati al mondo delle fotocamere 35 mm, differenti tra loro ma accomunati dal tentativo di reggere l’attualità di modelli rimasti in produzione per lungo tempo con accessori che ne facessero apparire meno evidente l’invecchiamento.

Vediamo dunque il caso Icarex sulla cui nutrita serie di modelli ho dedicato questo articolo.

schema riepilogativo della distribuzione temporale della produzione dei modelli Icarex e derivati – notare l’interruzione della produzione nel 1973 per via della chiusura avvenuta l’anno prima dello stabilimento Voigtländer a Braunschweig

Il progetto di una fotocamera 35 mm con otturatore a tendina nasce in Voigtländer nella seconda metà degli anni ’50 ma vede effettivamente la luce solo nel 1966 in coincidenza con il varo del Gold Program in abbinamento al marchio Zeiss Ikon.

Il progetto Icarex tuttavia, molto innovativo per l’poca nel quale era stato concepito, era giunto al mercato con caratteristiche ormai superate rispetto ai prodotti della concorrenza, soprattutto giapponese, che si stava facendo largo con una grande varietà di nuovi e sempre più avanzati modelli.

Icarex 35 CS in finitura nera e con la scritta PRO che tuttavia non ha alcuna variante specifica rispetto alla 35 CS senza scritta.

La Icarex 35 per quanto corredata sin da subito da due pin per la trasmissione elettrica dal corpo macchina al prisma esposimetrico, sfrutta questa modalità nella successiva versione CS solo per l’accensione e lo spegnimento dell’accessorio che arriva una paio di anni dopo l’entrata in produzione della versione base della fotocamera.

dettagli dei contatti presenti sul corpo macchina della 35 e sul prisma esposimetrico del modello CS

sulla Icarex 35CS il valore dei tempi deve essere riportato dalla ghiera presente sul corpo macchina a quella presente sul prisma che serve anche per impostare la sensibilità del film utilizzato; nessun sistema di accoppiamento meccanico fu mai realizzato tra i tempi del prisma e della fotocamera come negli altri esposimetri clip on visti nell’articolo

In contemporanea all’uscita della Icarex 35 esce anche il modello con esposimetro incorporato e prisma fisso dall’evoluzione del quale deriveranno, negli anni ’70, la Zeiss Ikon SL706 e la Voigtlander SL1.

La scelta di mettere in produzione la Icarex 35CS e la 35S, entrambe nelle versioni con innesto delle ottiche baionetta e a vite 42×1, non giovò ad incrementare in modo significativo le vendite se non per l’effetto della differenziazione dell’offerta che poteva raggiungere nelle versioni nere o cromate, con e senza esposimetro, con ottica a baionetta o a vite, una combinazione di una quindicina di differenti tipologie.

Questo per la gioia di chi oggi le volesse collezionare.

Icarex 35 S in finitura nera e con la scritta PRO che anche in questo caso non ha alcuna variante specifica rispetto alla 35 S senza scritta.

Non può a questo punto mancare la citazione al Leicameter nelle sua varie declinazioni.

Di certo l’esposimetro clip on più longevo, nato con cellula al selenio per Leica M3, evoluto nelle versioni con cellula al CdS e tramontato, almeno sotto il profilo della produzione, nel 1980.

L’accessorio prodotto da Leitz deve la sua longevità anche al ritorno, dopo il modello M5 di inizio anni ’70 dotato di esposimetro incorporato, alla M4.2 nella classica versione senza sistema di lettura. Il Leicameter ritorna quindi ad essere un accessorio utile sino all’uscita della M6 che sdogana definitivamente il concetto di versione M dotata di esposimetro TTL.

brochure della Leica M3 che mostro in copertina la fotocamera dotata di Leicameter

Se pensiamo all’epoca nella quale viene presentato il Leicameter, siamo a metà anni ’50, e ripercorriamo tutti gli esposimetri clip on che sono stati illustrati nelle tre parti di questo articolo, viene naturale concludere che tutto ciò che è stato prodotto con la filosofia dell’esposimetro applicabile alla fotocamera e accoppiato almeno con il selettore dei tempi, trae ispirazione dal Leicameter che si può a ragione considerare il capostipite degli esposimetri clip on.

estratto dalla brochure della Leica M3 con l’illustrazione delle modalità di funzionamento del Leicameter MC

In chiusura della carrellata è necessario fare cenno a due esempi relativi a fotocamere medio formato che ho scelto solo per la grande considerazione che ho di questi due apparecchi potendo in alternativa parlare di altre marche e modelli che tuttavia si sono ispirate o hanno ispirato gli esempi seguenti.

Partiamo dal bottone esposimetrico Hasselblad

Hasselblad 500C con bottone esposimetrico; la compattezza e precisione unita all’immediatezza di utilizzo ha determinato il buon successo di questo accessorio; il valore EV, indicato dalla lancetta, deve semplicemente essere riportato sulla scala EV dell’ottica e da li può essere selezionata la coppia tempo/diaframma desiderata

Per quanto non sia riuscito a risalire alla datazione certa della commercializzazione di questo accessorio, esso fa la comparsa già ad inizio anni ’60 sui cataloghi Hasselblad che possiedo, riferiti alla 500C uscita nel 1957.

prodotto dalla tedesca Gossen il bottone esposimetrico è un accessorio ancora molto utile oggi nell’utilizzo degli apparecchi Hasselblad e di norma gli esemplari di questo esposimetro si trovano ancora in buone condizioni di funzionamento

particolare del bottone esposimetrico dotato della maschera opalina per le misurazioni a luce incidente

Per il bottone esposimetrico fu realizzato anche uno speciale accessorio a clip da applicare ai paraluce per focali superiore all’80 mm e fino a 250 mm che consentiva di posizionare l’esposimetro in posizione orizzontale sopra l’obiettivo spostando quindi il campo di lettura dal fianco della fotocamera al centro della scena inquadrata.

La soluzione offerta da questa clip è interessante perché permette quantomeno di ottenere una lettura più coerente, rispetto all’area inquadrata, soprattutto con i tele.

estratto dal catalogo Hasselblad di fine anni ’60; nella pagina del vasto repertorio di accessori sono indicate in altro a sinistra le due clip per paraluce, una con la slitta porta accessori e la seconda con l’attacco per il bottone esposimetrico

Da ultimo un accenno alla Pentax 6×7 ed al suo prisma esposimetrico.

Il prototipo di una reflex per film 120/220 fu presentato da Asahi Pentax già nel 1965. Esso prendeva ispirazione per forma, impostazione dei comandi e struttura modulare della fotocamera, dalla Praktisix/Pentacon Six prodotta in quegli anni dal VEB Pentacon.

Con la versione definitiva della 6×7 commercializzata dal 1969 prende il via una fortunata e longeva serie di apparecchi che non ebbe grande concorrenza se escludiamo il tentativo fatto nel 1984 di produrre una nuova versione della Pentacon Six con l’Exakta 66.

La Pentax 6×7 aveva tuttavia messo in campo notevoli miglioramenti rispetto ai modelli ai quali si ispirava, miglioramenti che si tradussero soprattutto in campo meccanico in una maggiore affidabilità ed in campo ottico attraverso una maggiore qualità del sistema di visione.

Occorre inoltre considerare l’aumento di formato del fotogramma dal 6×6 della Pentacon Six al 6×7 della Pentax.

Dotata di un innesto degli obiettivi decisamente più affidabile rispetto alla reflex prodotta nelle DDR, la 6×7 giapponese disponeva di un parco ottiche assolutamente competitivo rispetto al vero punto di forza del corredo Pentacon che risiedeva per l’appunto nella gamma di obiettivi Carl Zeiss Jena disponibili.

Il corredo Pentax è tuttavia accompagnato da qualche piccolo sacrificio sulla luminosità massima di alcune focali rispetto a quelle Pentacon, a vantaggio di una maggiore compattezza e maneggevolezza.

copertina della brochure della Pentax 6×7

Per la Pentax 6×7 fu realizzato un repertorio di mirini intercambiabili che anche in questo caso ripercorreva, migliorandola, la gamma dei mirini per Pentacon Six.

estratto dalla brochure della Pentax 6×7 nel quale è illustrato il sistema dei mirini e schermi di messa a fuoco

Tra questi la vera novità è rappresentata dal prisma esposimetrico che ha l’accoppiamento sia ai tempi, attraverso la ghiera montata sul selettore delle velocità di scatto, sia al valore del diaframma impostato che viene trasmesso dall’ottica al prisma esposimetrico attraverso un ingegnoso sistema di carrucole, catenelle e cursori.

Pentax 67, seconda versione della fotocamera, con prisma esposimetrico, la classica ed elegante impugnatura in legno e il 35 mm 4 una delle ottiche che ho maggiormente apprezzato tra i grandangoli disponibili per questa fotocamera; questa lente regge ottimamente il confronto con il più spinto Arsat 30 mm per Kiev 88 che può essere agevolmente montato su Pentacon Six attraverso un anello adattatore dedicato

La Pentax 6×7 riscuote ancora oggi un notevole successo ed ha ripreso quotazioni di rilievo che per le versioni più recenti toccano valori ben al disopra dei più blasonati corredi Hasselblad.

Lascio in coda a questo articolo un paio di scatti realizzati con Pentax 6×7 ormai qualche anno fa.

Termina qui la panoramica sugli esposimetri accoppiabili a reflex 35 mm. Se leggendo questo articolo vi vengono in mente altri esempi vi chiedo la cortesia di segnalarmeli e… se siete comunque arrivati a leggere sino a qui vin ringrazio e vi auguro buon divertimento con gli esposimetri clip on!

Max Terzi

maxterzi64@gmail.com

Pentax 6×7 – 35 mm 4 – uno scatto che risale al 2009 nel laboratorio di Gigi Carminati a Milano in Via Lomazzo chiuso un paio di anni fa – devo a Gigi moltissimo della conoscenza che ho di molte fotocamere e tra queste sicuramente vi è la Pentax 6×7 che mi fece scoprire lui in quegli anni

Pentax 6×7 – 35 mm 4 – dalla terrazza del Duomo di Milano, scatto del 2009

Pentax 6×7 – 35 mm 4 – Milano 2009, cantiere Piazza Gae Aulenti ripreso dalla terrazza della sede dell’epoca di Alleanza Assicurazioni in Viale Luigi Sturzo

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