Gli esposimetri clip on – seconda parte

prosegue dalla prima parte

Restando in Giappone ad approdando alla Asahi Pentax troviamo una interessante serie di modelli precedenti all’uscita della Spotmatic avvenuta nel 1964.

Nel 1957 prende infatti il via la commercializzazione di una fortunata saga di reflex 35 mm con specchio a ritorno istantaneo, prerogativa anche dei precedenti modelli Asahiflex, con ottiche a innesto a vite 42 x 1 ed il selettore dei tempi sdoppiato in pieno stile Leica a vite.

La prima versione è denominata semplicemente Asahi Pentax ed ha la velocità massima a 1/500 di secondo.

Seguono poi nel 1958 due nuovi modelli S e K, quest’ultimo con velocità massima ad un millesimo da cui la sigla K.

Occorre tuttavia attendere sino al 1960 per assistere alla presentazione della seconda versione del modello S2, uscito l’anno precedente, che viene dotata di accessorio clip on declinato.

Pentax S1 con l’esposimetro clip on primo tipo

Nella Asahi Pentax S2 il selettore dei tempi gestisce tutte le velocità rendendo quindi non più necessario il posizionamento del secondo selettore per i tempi lenti posto sul frontale della fotocamera.

estratto dal libretto di istruzioni del 1959 della Asahi Pentax S2 o H2 come veniva commercializzata negli Stati Uniti; la prima versione della S2 è priva della tacca di riscontro sul selettore dei tempi necessaria per l’accoppiamento con l’esposimetro clip on che sarà invece una prerogativa della seconda serie

I modelli evolvono poi nella S3 del 1961, S1 del 1963 che ne è la versione più economica, ed SV sempre dello stesso anno che è l’esemplare mostrato sotto.

La SV presenta alcune novità tra le quali il carter di copertura del contapose nonché un nuovo esposimetro clip on dalla forma più squadrata rispetto al tondeggiante modello precedente per S2.

estratto dalla brochure degli accessori della Asahi Pentax SV del 1963; notare l’esposimetro accoppiabile di forma squadrata

Vi è comunque compatibilità per questi modelli tra le versioni tonda e squadrata degli esposimetri clip on.

Asahi Pentax SV con esposimetro clip on dedicato

Come facevo prima cenno, nel 1964 viene presentata la nuova Spotmatic dotata di esposimetro TTL con le cellule di lettura al CdS posizionate sul prisma a fianco dell’oculare. A questa macchina si attribuisce il merito di aver contribuito, con il grande successo di vendite degli anni successivi, ad incoraggiare le altre case costruttrici nello sviluppo dei successivi sistemi di lettura esposimetrici incorporati.

E’ curioso osservare, anche in questo caso, come la produzione di versioni senza esposimetro, attraverso i modelli SV ed S1a che arriveranno ad essere commercializzati sino al 1968, viene comunque mantenuta anche dopo l’introduzione del fortunato sistema TTL.

Dal 1968, pensionando definitivamente la precedente serie S, viene presentata la SL che altro non è che una versione senza esposimetro della Spotmatic.

La SL adotta numeri di matricola superiori a tre milioni e si stima ne siano state prodotte meno di centomila esemplari per quanto l’azienda lasciò uno stacco, rispetto al successivo modello SP500, di circa duecentomila numeri di matricola in una previsione forse un po’ troppo ottimistica.

Per la SL fu necessario ridisegnare l’esposimetro clip on per via della maggiore dimensione del selettore dei tempi e del diverso posizionamento rispetto a quello della SV. I due esposimetri esterni sono identici nella forma il che suggerisce di porre sempre molta attenzione in fase di acquisto di questo accessorio a seconda del modello di fotocamera sul quale si vuole montare.

Viene in aiuto il fatto che il raro accessorio per SL riporta questa sigla nella targhetta descrittiva del modello.

estratto dalla brochure sul sistema Pentax di inizio anni ’70 che riporta, accanto al famoso esposimetro Spotmeter anche la versione clip on per la SL ancora in produzione

La SL al pari delle precedenti Canon FP, Nikkormat FS e Contarex Professional non fu un successo commerciale rispetto agli altri modelli Pentax del periodo e di certo una sorte peggiore toccò all’esposimetro clip on dedicato che è molto raro trovare sul mercato dell’usato come è più raro trovare la fotocamera rispetto agli altri modelli derivati dalla Spotmatic.

Del resto che senso aveva acquistare il corpo con esposimetro separato quando si poteva avere quello con esposimetro incorporato?

In chiusura della carrellata sulle prime Pentax con innesto a vite 42×1 e sulla loro nutrita serie di esposimetri clip on, giova osservare la relazione temporale che associa alla scelta di Canon con il modello FP il fatto di essersi anche in questo caso ispirata ad un modello già esistente, il che fa il paio con la Canon FX del 1964 citato nella prima parte dell’articolo rispetto alla Minolta SR-7.

Siamo ora giunti, con l’esempio appena accennato, alla casa costruttrice di Osaka.

Minolta, o meglio Chiyoda Kogaku, inaugura nel 1958 una fortunata serie di reflex 35 mm il cui primo modello, la SR-2 ha caratteristiche innovative per l’epoca introducendo, da subito, la specchio a ritorno istantaneo e la gestione automatica del diaframma.

Questa serie è composta da un vasto numero di versioni che traguarderà sino agli inizi degli anni ’70 nonostante l’avvento nel 1966 del nuovo modello SRT-101 che non solo introduce l’esposimetro con lettura TTL a tutta apertura ma lo dota del sistema CLC, acronimo di Contrast Light Control, già citato negli articoli sulla collaborazione tra Leitz e Minolta.

per coloro che fossero interessati ad approfondire il vasto repertorio dei modelli Minolta SR, segnalo l’articolo a firma di Andrea Aprà e Danilo Cecchi sul numero 41 di Classic Camera del gennaio 2002

Un anno dopo la presentazione della SR-2, anche in ragione della necessità di proporre un modello di fascia di prezzo più contenuta, viene presentata la SR-1 che limita la gamma dei i tempi a un cinquecentesimo.

Vengono in parallelo introdotti una varietà di modelli di esposimetri clip on con cellula di lettura al selenio e successivamente al CdS.

versioni in finitura cromata degli esposimetri clip on per Minolta SR – per cortesia di Andrea Aprà

Minolta SR-1 nella versione prodotta dal 1967 con esposimetro clip on Minolta SR Meter 2

Come accade per Pentax, anche Minolta produce differenti modelli di esposimetro in ragione, oltre che del diverso sistema di lettura sopra richiamato, dell’evoluzione che la fotocamera ha durante l’ampio periodo di produzione.

per avere un’idea della grande varietà della produzione legata ai modelli SR ecco un’immagina esplicativa delle sole versioni in finitura nera con la serie completa di esposimetri clip-on neri – collezione di Han Fiasco per cortesia di Andrea Aprà

Tra il 1959 ed il 1971 sono ben sette le versioni della SR-1 culminate nell’ultima del 1967 che guadagna il 1/1000 di secondo ed ha un esposimetro clip on dedicato denominato SR Meter 2.

estratto dal libretto di istruzioni della Minolta SR-1 nella parte dedicata all’esposimetro applicabile alla fotocamera

Una particolarità, già citata nell’articolo sulla biottica cinese Pearl River, è che della Minolta SR fu prodotta una versione in Cina marchiata Seagull basata sul modello SR-3.

Di Minolta occorre anche citare la reflex modulare XM presentata nel 1973 che ha il sistema di mirini modulari, esposimetrici e non, sullo stile delle Nikon F1 ed F2.

Minolta XM

Sulla falsa riga di quanto presentato da Minolta con la serie SR prende il via ad inizio anni ’60 la produzione a marchio Petri di un’altra serie di fotocamere reflex 35 mm di certo meno nota e fortunata di quella Minolta che vale comunque la pena ricordare.

La Kuribayashi Photo Industry che dal 1962 trasforma la ragione sociale in Petri Camera viene fondata da Yoji Kuribayashi nel 1907 nei pressi di Tokyo. Dal 1918 l’azienda avvia la produzione di fotocamere a lastre e folding per pellicola in rullo con il marchio First.

copertina della brochure sulla fotocamere First

Petri, nome utilizzato dall’azienda dal secondo dopoguerra, è un marchio noto ai più per una serie di fotocamere con ottiche ad innesto 42×1, nata negli anni ’70, che ha nel modello TTL la più nota rappresentante.

Per la Petri TTL ho un particolare affetto perché a questa fotocamera sono legati i miei primi approcci con la fotografia grazie ad un amico di mio padre che ne possedeva un esemplare con il quale fu realizzato uno scatto pubblicato sul quotidiano la Prealpina ad agosto del 1980.

L’aver partecipato alla ripresa, allo sviluppo, alla stampa, alla consegna al giornale che il giorno dopo la pubblicò fu un’esperienza che mi colpì molto e fece nascere una passione che ad oggi non è ancora sopita.

Questo modello già appartiene al periodo di crisi economica dell’azienda al quale fa seguito il fallimento nel 1978 con la conseguente acquisizione del marchio da parte di Cosina che proseguirà la produzione della serie Petri MF con innesto Pentax K da inizio anni ’80.

Negli anni ’60, quando l’azienda è ancora in piena attività, Petri realizza una serie di modelli reflex 35 mm che adottano una baionetta del tutto simile a quella delle Praktina se non per il diverso tiraggio.

Questa serie denominata Petri Flex evolve nel 1963 in un interessante apparecchio denominato V3 con caratteristiche semplificate molto simili a quelle delle prime Minolta SR-1 ed è corredato da una serie di accessori, tra i quali appare un esposimetro clip on anch’esso agganciato sul frontale anteriore sinistro del corpo macchina ed accoppiato con il selettore dei tempi.

Nel 1964 viene presentato il modello V6 che resta in produzione sino al 1970 ed è caratterizzato da un nuovo design più squadrato ed essenziale.

Revue V6 versione distribuita da Foto Quelle della Petri V6

La particolarità del modello V6 è quella di essere stato commercializzato dal 1971 a marchio Revue, distribuito dalla catena tedesca Foto Quelle mantenendo inciso sul pentaprisma il simbolo di Petri.

Sotto il profilo meccanico la Petri V6 fu una macchina rivoluzionaria poiché dotata di un sistema di comando dello scatto costituito da un albero longitudinale a camme che comanda sollevamento dello specchio e apertura dell’otturatore.

vista dell’ingegnoso meccanismo di ricarica e scatto della Petri V6

schema di funzionamento del sistema di scatto e ricarica della Petri V6

brochure in lingua inglese della Petri V6 – questo modello ebbe scarso successo in Europa ed una discreta diffusione negli Stati Uniti

Questa soluzione, della quale Petri deteneva il brevetto, fu poi utilizzata anche sui modelli della serie FT presentata nel 1967 che, pur mantenendo l’innesto delle ottiche a baionetta, anticipano le forma dei successivi modelli con innesto a vite degli anni ’70.

Che io abbia avuto modo di approfondire, il particolare sistema di trasmissione della ricarica e dello scatto non fu mai adottato su altre fotocamere reflex 35 mm al difuori del marchio Petri.

Petri FT del 1967 con esposimetro incorporato e lettura Stop Down

prosegue nella terza parte

Max Terzi

maxterzi64@gmail.com

panoramica dei principali modelli descritti nell’articolo

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