Gli esposimetri clip on – prima parte

Sulla storia e sull’utilizzo dei sistemi di misurazione dell’esposizione è stata dedicata tempo fa una serata da NOC nel corso della quale avevo descritto l’iter di integrazione degli esposimetri negli apparecchi fotografici, integrazione sviluppata, in modo significativo, solo dalla seconda metà degli anni ’60 con l’avvento dei primi sistemi di misurazione attraverso l’obiettivo o TTL.

La storia dei sistemi di calcolo dell’esposizione presenta alcuni step fondamentali che seguono nella prima fase della loro diffusione, tra fine ‘800 e gli anni ’20 del ‘900, l’evoluzione dei materiali sensibili e dei sistemi di otturazione e sono a grandi linee rappresentati da dispositivi basati su sostanze che reagiscono alla luce in modo stabile ed identificabile denominati attinometri chimici, piuttosto che da sistemi cosiddetti ad estinzione ovvero basati sulla lettura di una scala esposta da una fonte luminosa attraverso la trasparenza di un vetro con differenti livelli di annerimento.

slide tratta dal materiale della serata NOC che descrive sommariamente il principio di funzionamento degli esposimetri ad estinzione

attinometro chimico di inizio ‘900; il funzionamento si basa sul tempo di annerimento dei dischetti di carta sensibile contenuti all’interno del dispositivo la cui esposizione viene attivata ruotando la ghiera esterna e lasciando scoperto il foro che si trova sotto il vetrino arancione; il tempo di annerimento sino al tono di grigio indicato nella scala presente sull’attinometro, deve essere riportato sull’apposita tabella contenuta nel libretto che si vede a destra in foto; dalla tabella si ottengono i corretti valori in tempo e diaframma in base alla tipologia di materiale sensibile utilizzato

Il secondo passo riguarda l’introduzione, dai primi anni venti, dei sistemi basati su materiali che reagiscono alla luce con l’emissione di un segnale elettrico misurabile, denominati attinometri assoluti. Questa applicazione consentì di stabilire uno standard di maggiore precisione nella lettura della luce consentendo anche di abbinare al sistema di lettura della luce riflessa dal soggetto e quello della luce incidente, ovvero quella che colpisce il soggetto.

I primi attinometri assoluti prodotti da Weston Electric negli Stati Uniti o dalla Bertram e Will, meglio nota come BEWI, in Germania stabilirono un nuovo standard e diedero il via ad una nutrita generazione di apparecchi di misurazione che ebbero poi il successivo salto evolutivo nell’introduzione dagli anni ’60 di nuovi materiali fotosensibili con caratteristiche di maggiore precisione e versatilità, che avevano necessità di una fonte di alimentazione elettrica per funzionare.

differenti versioni del Weston Master II post bellico che fu prodotto anche in Inghilterra dalla filiale europea dell’azienda americana

Della fortunata serie di esposimetri Master prodotti dalla Weston fa più volte cenno Ansel Adams nelle sue pubblicazioni.

due versioni dei primi esposimetri BEWI al selenio

Siamo di norma portati a classificare, in modo forse un po’ sommario, i primi come gli esposimetri con cellula al selenio ed i secondi con cellula al solfuro di cadmio o CdS.

Già dagli anni trenta su alcuni apparecchi fotografici fanno la comparsa i lettori di esposizione con cellula al selenio, ne sono un esempio la Contax III o la Super Ikonta 533/16 prodotte da Zeiss Ikon.

In questi casi l’esposimetro passa da accessorio separato a dispositivo integrato nella fotocamera senza tuttavia alcun collegamento con la regolazione diretta di tempi e diaframmi.

L’accoppiamento diretto dei valori di esposizione sulla fotocamera avviene nel periodo post bellico con differenti modalità ed avverrà in modo definitivo e completo da metà anni ’60 con l’introduzione sugli apparecchi 35 mm dei sistemi TTL.

Vi sono tuttavia delle eccezioni quali ad esempio quella delle Rolleiflex 2,8F e 3,5F presentate nel 1958 che sono dotate di un esposimetro al selenio incorporato ed accoppiato a tempi e diaframmi, piuttosto che il primo sistema di misurazione di Nikon con la F, Il Nikon Exposure Meter tipo I del 1959 che è un esposimetro applicabile alla fotocamera con accoppiamento, anche in questo caso, alla ghiera dei tempi e all’anello dei diaframmi.

Nikon Exposure Meter model III del 1962 applicato ad una Nikon F

La Nikon F, infatti, ha tra le sue prerogative anche quella di essere nata con l’idea di consentire la determinazione dei parametri di esposizione attraverso un al sistema di lettura applicabile alla fotocamera con trasmissione diretta di tempi e diaframmi dalla macchina all’esposimetro.

Può apparire scontato ribadire che, come poi vedremo nel prosieguo di questo articolo, la via seguita da Nikon nel creare un esposimetro opzionale da posizionare sulla fotocamera, verrà poi seguito da altri produttori che tuttavia arriveranno ad accoppiare il selettore dei tempi ma non quello dei diaframmi che devono essere impostati dall’utilizzatore dal regolo dell’esposimetro alla ghiera dell’obiettivo.

Nikon F con Photomic II versione del 1963 già dotato di pulsante di accensione spegnimento

Di contro abbiamo anche il caso dell’ALPA 9d del 1964, tra le primissime reflex ad adottare la lettura TTL, il cui esposimetro è accoppiato ai diaframmi impostati tramite la lettura stop down, ma non ai tempi di esposizione che in questo caso devono essere riportati dal regolo dell’esposimetro alla ghiera di selezione dei tempi della fotocamera.

La tipologia di accessori di lettura applicati sulla fotocamera che consentono un accoppiamento almeno dei tempi viene di norma indicata con il termine clip on e rappresenta una varietà di curiosi oggetti la cui diffusione avvenne principalmente dalla fine degli anni ’50, per il decennio successivo, su numerosi apparecchi 35 mm.

Questi accessori si differenziano dai cosiddetti mirini o loupe esposimetrici piuttosto che dagli esposimetri montabili sulla slitta porta accessori, adottati ad esempio sulle Praktina, sulle Exakta Varex, su Hasselblad o su Rollei SL66 nei quali entrambi i valori di esposizione devono essere riportati dall’esposimetro alla fotocamera attraverso indici di conversione dei quali, il più comune, è il sistema EV..

Praktina ed Exakta Varex con mirini esposimetrici non accoppiati; l’accessorio dell’Exakta era prodotto dalla tedesca Shacht

Fa eccezione nel medio formato il curioso loupe esposimetrico della serie S di Zenza Bronica provvisto di uno speciale selettore, applicato sulla ghiera dei tempi della macchina e collegato al mirino con un cavo a spirale. Il tutto conferisce alla macchina un aspetto piuttosto singolare.

estratto dalla brochure della Zenza Bronica S2

Restringendo quindi il campo agli esposimetri clip on non possiamo che ritornare a Nikon ed al primo ed ingegnoso sistema legato alla Nikon F.

Nikon F con mirino a pozzetto ed Exposure Meter model 3 dotato di maschera opalina per la misurazione della luce incidente

Che alla Nippon Kogaku fossero coscienti all’epoca del lancio della F che l’evoluzione di un semplice esposimetro esterno accoppiato avrebbe poi di fatto determinato il grande successo della fotocamera, non è certo e nemmeno ipotizzabile.

 Di fatto, quando nel 1962 uscì il primo mirino dotato di esposimetro e denominato Photomic era già passato qualche anno dal lancio della Nikon F e la successiva evoluzione, il Photomic T che risale al 1965, comportò addirittura una modifica del corpo macchina necessaria per ospitare il nuovo accessorio.

Nikon F con Photomic T; quando uscì questo accessorio fu necessario modificare la cornice di innesto del mirino presente sul corpo macchina. La modifica effettuata direttamente dalla Nippon Kogaku su modelli già prodotti diede origine alle Nikon F red dot per via del puntino rosso inciso prima del numero di matricola; le red dot costituiscono una rarità e sono di norma ricercate da collezionisti ed appassionati del marchio

L’evoluzione dei soli mirini esposimetrici consentirà a Nikon di restare sul mercato per i successivi dieci anni dal lancio del primo Photomic con un costante successo di vendite pur in un frangente di grande evoluzione dell’offerta dei concorrenti.

Di Nikon F e dei suoi mirini trovate numerosi contributi su SENSEI, non da ultimo la recente serie di articoli a firma di Marco sui Photomic.

Un esposimetro clip on del tutto simile al Nikon Expusure Meter fu disponibile per la Nikkorex F prodotta da Mamiya, dotata di otturatore Copal e di ottiche intercambiabili con innesto F. La serie Nikkorex rappresenta il primo tentativo della Nippon Kogaku, non del tutto felice a mio avviso, di espandere la gamma delle reflex 35 mm ad un segmento più amatoriale.

Nikkorex F con l’accessorio Exposure Meter

Questo esperimento terminò con l’uscita della Nikkormat che non ha nulla a che vedere per progettazione, materiali e accuratezza meccanica con la serie Nikkorex.

Grossomodo nella stessa epoca del primo esposimetro esterno per Nikon F, anche Canon produsse per la nuova serie di reflex 35 mm, nata sempre nel 1959, un interessante esposimetro clip on del quale fu corredata sia la Canonflex nella versione con la velocità massima di 1/1000 di secondo sia il successivo modello con velocità a 1/2000.

Canonflex del 1959 corredata dell’esposimetro opzionale che, a differenza dei modelli della altre marche, ha un accoppiamento al selettore dei tempi tramite una ghiera dentata posta sotto al selettore anziché tramite perno o tacca di riscontro sopra; questo determina la necessità, quando si monta questo accessorio, di far collimare il tempo presente sul selettore a quello presente sul disco dell’esposimetro pena la non corretta restituzione dei valori di esposizione

I due esposimetri differiscono unicamente nella scala dei tempi e sono anch’essi oggetti di grande fascino.

Canonflex R2000 con l’esposimetro opzionale con la scala dei tempi sino a 1/2000 di secondo

Canon arriverà poi a dotare anche i modelli a telemetro di un esposimetro opzionale nello stile del Leicameter, integrando poi nel modello 7s il lettore nella fotocamera così come avverrà per l’ultimo modello della saga Canonflex, la RM del 1962.

A questa serie di apparecchi la cui produzione terminerà nel 1964 per lasciare spazio ai nuovi modelli con ottiche del sistema FL, ho dedicato l’articolo che trovare qui.

Proprio la serie successiva di reflex 35 mm realizzate da Canon parte con un modello, la FX, chiaramente ispirata alla Minolta SR-7 del 1962, con un sistema esposimetrico integrato ed accoppiato per il solo valore dei tempi. Affianca la Canon FX una versione semplificata, la Canon FP, che adotta come accessorio un esposimetro clip on che a differenza del precedente Canon Meter è dotato di una cellula di lettura al CdS al posto di quella al Selenio.

raffronto tra la Minolta SR-7 e la Canon FX dal quale appare evidente la stessa impostazione dell’esposimetro

Canon FP con esposimetro clip on

La sigla FP, la cui P viene attribuita a Professional, fa il paio con un analogo modello lanciato da Zeiss Ikon nel 1966, la Contarex Professional, anch’essa senza esposimetro e senza alcun accessorio per la lettura esposimetrica esterna ad essa dedicato.

Trovo curioso osservare come questa relazione che identifica due apparecchi come professionali perché non dotati di esposimetro la dica lunga sulla scarsa concezione che all’epoca si aveva sull’utilità di un sistema di misurazione dell’esposizione integrato nella fotocamera; tutto ciò in un contesto più evoluto di utilizzo di un corredo fotografico quale quello di un professionista.

Anche Nikon nel 1965 presenta accanto alla Nikkormat FT una versione senza esposimetro, denominata FS, che tuttavia, prodotta per soli due anni, non riscosse un grande successo di vendite e costituisce oggi una rarità collezionistica per gli appassionati del marchio.

Più in generale sulla serie di reflex con attacco FL trovate qui due articoli dedicati.

prosegue nella seconda parte

Max Terzi

maxterzi64@gmail.com

panoramica dei principali modelli descritti nella prima e nella seconda parte dell’articolo

Agfa Karat con il BEWI Automat – esempio di esposimetro applicato sulla slitta porta accessori della fotocamera

Kodak Retina IIc con esposimetro Kodalux anche in questo caso montato sulla slitta porta accessori

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