Fotocamere subacquee Calypso e Nikonos

Siamo arrivati a quel periodo dell’anno nel quale gli argomenti più impegnativi cedono il passo a temi più spensierati, in linea con lo spirito vacanziero.

Benché trattare argomenti più impegnativi rappresenti comunque per me un rilassante momento di stacco rispetto alla mia professione, che mi assorbe sempre molto, mi proietto volentieri, in questo caso sotto l’ombrellone, a scrivere o leggere di temi legati alla fotografia e al mare.

Chi mi conosce sa che non amo il mare, ovvero non amo in particolare la vita da spiaggia benché apprezzi ad esempio, senza eccessivi entusiasmi, il mare vissuto in barca in contesti nei quali siano a portata di vista nuotando a pelo d’acqua ed utilizzando magari la maschera, scenari sottomarini da godere.

Dovendo scegliere quale fotocamera portare con me per qualche giorno di stazionamento sulla costa abruzzese, mi è venuta per le mani una Nikonos III, fotocamera che ha sempre suscitato in me grande interesse e curiosità.

Già mi vedo alzarmi dalla sdraio ed entrare in acqua con in mano la Nikonos.

A fotografare cosa, non so ma questa scena mi ha per un momento fornito un guizzo di entusiasmo rispetto alla mia insofferenza balneare.

Le fotocamere subacquee Nikon hanno una storia interessante e soffrono negli ultimi due decenni di un progressivo adombramento della loro longeva fama, raggiungendo ormai quotazioni più che popolari soprattutto per i modelli più datati.

copertina delle brochure del primo modello Nikonos derivato dalla francese Calypso

Del resto, l’avvento delle custodie subacquee per molte compatte digitali, conservo ancora quella della Casio Exilim che regalai a mia moglie con la macchina ad inizio anni duemila, spostarono il mondo di questo tipo riprese verso un ambito più alla portata della fotografia escursionistica che fino a qualche anno prima aveva come alternativa le compatte impermeabili usa e getta o, per gli utenti più evoluti, i modelli 35 impermeabili prodotti ad esempio da Minolta e Fuji.

La disponibilità di custodie per apparecchi digitali compatti a prezzi abbordabili che reggevano profondità di 15 o 20 metri, finì per cannibalizzare anche i corredi tradizionali di chi della fotografia subacquea ne aveva maggiore passione o addirittura, nei casi dove la profondità di immersione lo richiedeva, di coloro che utilizzavano modelli più performanti nell’ambito di attività di documentazione professionale.

Leggevo che vi sono aziende specializzate che producono custodie subacquee per modelli digitali utilizzabili a profondità dai quaranta ai sessanta metri eguagliando quindi la profondità massima raggiungibile dai modelli Nikonos, purché in perfetta efficienza.

Non da ultimo vi è da osservare che i fenomeni sopra descritti seguirono, come in altri settori della fotografia, il destino del definitivo abbandono della pellicola.

La foto subacquea è inoltre indissolubilmente legata al colore ed in questo ambito gli apparecchi digitali che dispongono di una custodia impermeabile opzionale, hanno di norma una modalità di ripresa sott’acqua che consente di corregge in modo automatico le dominanti e addirittura di sfruttare lo stesso flash incorporato nella macchina attraverso uno speciale diffusore da applicare sulla custodia a tenuta.

Da qualche parte sono tuttavia convinto vi sia ancora qualche entusiasta che si immerge con un corredo fotografico analogico e questa cosa mi incuriosisce, così come mi incuriosisce chi porta con sé una macchina grande formato in montagna (a proposito, ad inizio ottobre avremo ospite a Milano Giulio Speranza per la presentazione del suo libro sulla Maiella – trovate sul sito e sulla pagina Facebook di NOC tutte le informazioni al riguardo).

Per le immersioni mi immagino un soggetto che brandisce una Rolleiflex nella custodia Rolleimarin, esempio di come già dall’inizio degli anni ’50 alcune case costruttrici si erano poste il problema di spaziare nella creazione degli accessori sino a questo tipo di applicazioni.

estratto da una brochure Rolleiflex di inizio anni ’50 nella quale la custodia subacquea appare già tra gli accessori

Il Rolleimarin è un accessorio piuttosto raro che consente attraverso una serie di rimandi a tenuta stagna un controllo completo di pressoché tutte le funzioni delle famose biottiche ed è utilizzabile sino a 100 metri di profondità.

estratto da una brochure Rolleiflex di fine anni ’50 nella quale alla custodia Rolleimarin viene ora dedicata una pagina esplicativa; notare che l’accessorio è solo per fotocamere dotate di ottica 75mm 3.5

Fu per l’epoca e per molti anni, come sottolineato da Marco Cavina in questo articolo, l’unica alternativa per coloro che volessero praticare la fotografia subacquea con velleità professionali.

Rollemarin 4, ultima versione tratta dalla brochure Rolleiflex del 1972; la custodia fu progettata da Hans Hass, 1919 – 2013 biologo austriaco e pioniere delle immersioni. Nel 1950 Hass realizzò anche una custodia subacquea per Leica

Più avanti presero poi piede le custodie universali che in molti casi altro non erano che sacchetti a tenuta, disponibili in diverse dimensioni, dotati di un guanto interno che consentiva di agire sui comandi dell’apparecchio che vi veniva infilato prima dell’immersione.

Non ho, di questi accessori, né esperienza d’uso né conoscenza, ricordo solo, ad esempio, le pubblicità sulle riviste specializzate delle custodie della tedesca Eva Marine introdotte nel 1969 e tutt’ora in produzione.

home page del sito di Eva Marine

Nikon, già nella seconda metà degli anni ’50, più precisamente nel 1956, avviò lo sviluppo di una custodia subacquea per contenere la Nikon S2 dotata delle ottiche Nikkor 3,5 cm f/2,5 e Nikkor 2,8 cm f/3,5.

La custodia, denominata Nikon Marine, fu in seguito migliorata ed adattata ai successivi modelli SP ed S3 risultando tuttavia eccessivamente pesante e poco pratica all’uso.

Qualche anno più tardi, sempre Nikon approcciò ad un interessante progetto sviluppato in Francia, di questo ne acquisì i diritti sviluppando sino alla fine degli anni ’70 una linea di fotocamere sul concept della prima macchina francese.

Dal 1980, con l’uscita del modello IVa, cambia la struttura del corpo macchina che adotta un nuovo design, il dorso incernierato ed un sistema TTL di misurazione dell’esposizione.

la Nikonos IVa introduce notevoli novità rispetto ai precedenti modelli e rappresenta lo stacco rispetto alla precedente e, dal mio punto di vista, affascinante, produzione Nikonos

Visto che oggi possiamo valutare questa produzione più per il valore storico e per il fascino costruttivo, rispetto a quello pratico di utilizzo, trovo che la gamma di modelli sino alla Nikonos III sia in assoluto la più interessante ad affascinate rispetto ai successivi, tecnologicamente più avanzati ma del tutto simili, nella forma, ad una comune macchina fotografica.

La nascita dell’idea Nikonos avviene in un contesto particolare, riferito alla figura di Jacques Cousteau, francese, ufficiale di marina, oceanografo, regista e autore.

Cousteau, nato l’11 giugno 1910 e scomparso il 25 giugno 1997 sviluppa e brevetta con Émile Gagnan nel 1943 un nuovo tipo di erogatore per immersioni che viene commercializzato nel 1945.

Jacques Cousteau durante una immersione – The Cousteau Society – tutti i diritti riservati

Nel 1946, Air Liquide, multinazionale tutt’ora operativa nel settore dei gas industriali e biomedicali, fonda La Spirotechnique per la produzione del respiratore di Cousteau, creando così una longeva impresa nell’ambito della produzione di attrezzature per attività subacquee.

Nel 1961 la Spirotechnique presenta un nuovo tipo di fotocamera a tenuta stagna fino a sessanta metri di profondità, che utilizza pellicola in formato 35 mm.

Il nuovo apparecchio Calypso, il cui nome richiama quello dell ninfa che viveva sull’isola di Ogigia dove, secondo quanto narrato da Omero nell’odissea, venne trattenuto Ulisse con la promessa dell’immortalità, deve invece, con buona probabilità, la sua denominazione all’imbarcazione utilizzata da Cousteau per le ricerche oceanografiche.

La Calypso era originariamente un dragamine costruito dalla Ballard Marine Railway Company di Seattle nel 1941 per la Marina degli Stati Uniti e successivamente data in uso da questa alla Royal Navy britannica.

Posta in disarmo nel secondo dopoguerra, fu acquistata dal milionario britannico Thomas Loel Guinness nel luglio 1950. e affidata a Cousteau per il prezzo simbolico di un franco all’anno. L’affidamento aveva due condizioni: che Cousteau non gli chiedesse finanziamenti per le sue imprese e che non rivelasse mai la sua identità, che fu poi resa nota solo dopo la morte dell’oceanografo avvenuta nel 1997.

Cousteau ristrutturò e trasformò la Calypso in nave da spedizione e base di appoggio per immersioni, riprese e ricerche oceanografiche.

nave Calypso ripresa a Montreal nel 1980

Ma torniamo alla fotocamera Calypso del 1961.

Un anno più tardi la Spirotechnique, nella ricerca di una nuova azienda specializzata che potesse sfruttare l’idea per una produzione su più vasta scala, cedette i diritti esclusivi di produzione e di vendita alla Nippon Kogaku, ad eccezione dei paesi che componevano la neo nata Comunità economica Europea tra i quali vi era anche la Francia.

Nasce così il marchio Nikonos che negli anni successivi affiancherà in alcuni paesi quello Calypso, vi sono casi anche di fotocamere marchiate Calypso Nikkor.

copertina della brochure del modello Calypso Nikkor II – il nome Nikkor in alternativa a Nikon verrà utilizzato in alcuni paesi anche per marchiare i tradizionali modelli 35 mm

La Calypso nasce con una struttura estremamente semplificata e si ispira ai criteri costruttivi delle attrezzature subacquee dell’epoca. Dotata di tre o-ring che garantiscono la tenuta stagna dell’apparecchio, il caricamento della pellicola avviene attraverso la separazione, dal guscio principale, del gruppo otturatore mirino che è posizionato verticalmente su di esso a mo’ di coperchio.

L’otturatore, composto da due lamine metalliche a scorrimento verticale, caratterizza la forma oblunga del corpo macchina che è il carattere distintivo di tutta la prima serie di apparecchi a marchio Nikonos.

L’acquisizione del progetto da parte di Nikon consente il progressivo perfezionamento degli apparecchi, lo sviluppo di una serie di accessori e soprattutto l’ampliamento della gamma di ottiche intercambiabili a partire dalla focale standard 35mm 2.5 che deriva dagli apparecchi a telemetro.

estratto dal manuale della Nikonos III con la descrizione del dispositivo per riprese a distanza ravvicinata

Originariamente la fotocamera, coerentemente con le proprie origini, monta ottiche SOM-BERTHIOT nelle focali 28 e 35mm e ANGENIEUX nella focale 45mm.

Le ottiche presentano sin dalle prime versioni le due manopole esterne di comando dei diaframmi e della messa a fuoco che rappresentano un’altra caratteristica iconica di questi apparecchi.

L’apertura di un Nikonos, almeno fino al modello III è controintuitiva per un normale utilizzatore di fotocamere a pellicola poiché non vi è la presenza di alcun dorso incernierato.

estratto dal manuali di istruzioni della Nikonos III, ultimo modello a mantenere lo schema costruttivo della originaria Calypso

Occorre infatti, una volta tolto l’obiettivo, utilizzare i ganci della tracolla per far leva sui due riscontri presenti sul coperchio, operazione che consente di separare il gruppo mirino/otturatore che funge da coperchio dal guscio.

Su quest’ultimo troviamo il primo o-ring di tenuta.

Anche la modalità con la quale si smonta l’obiettivo non è immediatamente comprensibile. Pur dotato di baionetta, sul corpo macchina non si trova, per ovvie ragioni di impermeabilizzazione, alcun pulsante di sblocco. L’ottica va quindi tirata verso l’esterno e ruotata.

Nella parte più interna della baionetta si trova il secondo o-ring.

Il terzo è invece posizionato sul tappo dell’attacco flash posizionato sul fondello dell’apparecchio.

Nikon, per tutti i modelli Nikonos, distribuiva dei kit con gli o-ring di ricambio accompagnati da un piccolo tubetto di grasso speciale con il quale le guarnizioni di gomma devono essere ben cosparse prima del montaggio.

estratto del manuale della Nikonos III con l’illustrazione del kit di sostituzione degli o-ring

Questi kit, di norma specifici per modello o per famiglia di modelli, si trovano ancora nuovi e sigillati a prezzi solitamente abbordabili sul mercato dell’usato. Qualora si abbia l’idea di utilizzare in acqua queste fotocamere è prudente effettuare la sostituzione delle guarnizioni previa pulizia delle sedi sul corpo macchina e della lubrificazione delle nuove componenti.

Occorre comunque agire con cautela nel caso di apparecchi più datati ed in generale in tutti i casi nei quali la fotocamera non viene utilizzata in acqua da lungo tempo.

Prima dell’utilizzo, andrebbero fatte controllare anche le guarnizioni di tenuta dei comandi, operazione che deve essere effettuata da un riparatore.

La ricarica dell’otturatore e l’avanzamento della pellicola sono garantiti da una leva coassiale con il selettore dei tempi che ha una corsa di circa 40 gradi, leva che deve essere ruotata in senso antiorario con l’indice della mano destra.

Dopo lo scatto la leva rimane in posizione verticale ed è quindi molto intuitivo anche in condizioni di ripresa difficoltose come quelle sott’acqua, verificare al volo se l’apparecchio è carico o scarico.

Lo scatto è azionato dalla stessa leva di ricarica.

Tutti i dettagli di funzionamento denotano una certa esperienza e genialità da parte di chi ideò la fotocamera.

estratto dal manuale di istruzioni della Nikonos III con la descrizione delle parti della fotocamera

È opinione comune ritenere la Nikonos III del 1975 il modello più affidabile della prima serie non foss’altro poiché ne rappresenta l’apice dell’evoluzione.

Queste fotocamere hanno un certo fascino e non dovrebbero a mio giudizio mancare tra gli apparecchi in possesso degli appassionati Nikon.

Per quanto il progetto della Calypso sia stato rilevato da quest’ultima e mantenuto inalterato, se non per alcune evoluzioni tecniche per circa vent’anni, non va dimenticato che vi sono altri illustri casi di fotocamere il cui progetto fu acquisito già pronto e messo in produzione senza sostanziali varianti.

Il più famoso di questi è sicuramente quello della Rollei 35, fotocamera di indubbio successo, la cui produzione fu avviata nel 1966 dal prototipo presentato da Heintz Waaske che lavorava per i fratelli Wirgin.

Max Terzi
maxterzi64@gmail.com

Nikonos III

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