Foto Quelle e i primi sistemi AF per reflex 35 mm a marchio Revue

Il precedente articolo sui primi sistemi AF per reflex 35 mm ha coperto la descrizione sintetica di gran parte, ma non tutto, di quanto presentato nei primi anni ’80 da produttori giapponesi di materiale fotografico.

Oltre ai contributi di Andrea Aprà sull’esperienza Minolta, devo ringraziare Sandro Giorgetti – ex Foto Camera Milano – che mi ha segnalato la produzione a marchio Revue di due interessanti ottiche di produzione Chinon che adottavano un sistema AF ad infrarossi.

Revue 50 mm 1,7 Revuenon AF montato su una Revue AC3s

Questo mi ha dato la possibilità di completare il quadro della produzione di quegli anni ma soprattutto di riprendere ed approfondire la storia di Revue, del suo distributore tedesco Foto Quelle e di altri distributori per corrispondenza del settore che hanno operato dagli anni ’50 per i successivi trent’anni.

Una delle diatribe che da sempre anima le discussioni sull’andamento dei mercati di beni di consumo riguarda quale sia il soggetto, produttore o distributore, in grado di determinare in via principale il successo o meno di un prodotto.

Le attività, di progettazione/realizzazione e di promozione/vendita, sono in realtà strettamente correlate e proprio per questa ragione la distribuzione di una o dell’atra componente su diversi attori della filiera può determinare maggiori rischi nella realizzazione di una attività profittevole.

Il potere negoziale di ciascuno degli attori coinvolti può risentire di numerosi fattori quali la componente innovativa del prodotto i margini di profitto della produzione, i costi di trasporto e gli oneri doganali sostenuti dal sito produttivo al mercato di vendita, la forza commerciale di chi lo distribuisce e, da ultimo, le politiche sul prezzo di vendita.

Dalla fine degli anni ’40 ad esempio, quasi tutti i produttori che si affacciavano al mercato fotografico americano dovettero affidarsi a distributori locali; fu così per Nikon con Erenreich, per Hasselblad con Willoughby piuttosto che per Topcon con Beseler, giusto per citarne alcuni.

Il potere contrattuale dei distributori, che si accollavano anche l’assistenza in loco, arrivò non solo ad imporre le politiche di prodotto, di prezzo e di quantità distribuite ma in alcuni casi anche di quello di brandizzazione con l’apposizione del proprio marchio sugli apparecchi in via esclusiva o affiancato a quello del produttore.

Un ulteriore esempio è rappresentato dalla politica imposta da Bell e Howell a Canon ad inizio anni ’60 volta a privilegiare lo sviluppo delle nuove reflex 35 mm a discapito degli apparecchi a telemetro ad ottiche intercambiabili sui quali la casa giapponese aveva puntato dopo la produzione dei modelli Canonflex di fine anni ’50.

Anche in Europa, per quanto in modo non così evidente come negli Stati Uniti, vi sono stati interessanti casi di grandi aziende commerciali che hanno imposto il proprio marchio sulle attrezzature da loro distribuite.

Mentre oltre oceano gli importatori dei prodotti tedeschi di punta facevano riferimento a proprie catene di distribuzione che vendevano anche per corrispondenza o collocavano a loro volta i prodotti a commercianti al dettaglio, in Europa si svilupparono sistemi di vendita per corrispondenza che in via sussidiaria si avvalevano di una propria rete di negozi sul territorio o di una rete che oggi definiremmo in franchising.

Occorre precisare che il sistema di vendita per corrispondenza nasce negli Stati Uniti per opera di Aaron Montgomery Ward a Chicago nel 1872 e rappresenta da sempre oltre che un modello esportato in altri paesi anche un importante canale di commercializzazione dei prodotti sullo stesso mercato americano.

Se tuttavia restringiamo il campo in ambito fotografico, il mercato interno statunitense era già coperto da produttori di materiale fotografico di livello amatoriale, un esempio su tutti fu Kodak nella produzione di apparecchi fotografici, tanto da lasciare interessanti opportunità per i produttori esteri che lo rifornivano, tramite importatori locali, di attrezzature di target decisamente più elevato. Basti pensare al successo che riscossero le biottiche Rolleiflex, gli apparecchi Hasselblad o le fotocamere e ottiche Zeiss Ikon.

Non cito di proposito Leitz poiché, come noto, la casa di Wetzlar aveva storicamente negli USA una propria filiale.

Pur con diversi distinguo, prese invece piede in Europa una formula distributiva per corrispondenza prevalentemente indirizzata al mercato amatoriale.

Tra i distinguo è necessario citare un caso nostrano rappresentato dalla ditta Vasari che aveva sede a Roma con un vasto punto vendita con annessi uffici ammnistrativi in Piazza della Repubblica – all’epoca Piazza Esedra – i cui cataloghi, a partire dalla fine degli anni ’50, contenevano un vasto repertorio di marchi che copriva pressoché tutta la produzione tedesca dell’epoca ed il cui approvvigionamento di materiale avveniva prevalentemente attraverso gli importatori italiani.

estratto del catalogo Vasari del 1960 dal quale si rilevano le aziende con le quali collaborava il rivenditore romano nonché la distribuzione delle sedi

Le guide fotografiche Vasari rappresentano ancora oggi una interessante fonte documentale e di norma contengono anche una articolata descrizione dell’organizzazione aziendale e dei servizi forniti primo fra tutti quello di sviluppo e stampa.

Appuntiamoci, per il momento, che la filosofia commerciale di Vasari era quella di disporre del più completo catalogo senza necessariamente evidenziare una politica di prezzo favorevole rispetto ai commercianti al dettaglio.

estratto del catalogo Vasari del 1960

pubblicità Leica nel catalogo Vasari – l’azienda romana distribuiva una vasta gamma di apparecchi fotografici che andava da semplici compatte ad apparecchi di prestigio e di elevato target di costo come la Leica M3

È invece interessante notare come in Germania, grossomodo nello stesso periodo, con un mercato interno già coperto dai big del settore, si svilupparono iniziative di commercializzazione su vasta scala di materiale di importazione con la formula della vendita per corrispondenza.

Tra i casi più significativi vi fu quello di Foto Quelle, divisione nata nel 1957 del distributore per corrispondenza Quelle fondato a Norimberga nel 1927.

Foto Quelle realizzò anche una catena di negozi fisici che i miei coetanei ricorderanno presenti anche in Italia con il servizio che, in un’ora, era in grado di consegnare un rullo a colori 35mm sviluppato e stampato.

Di questo distributore è noto anche il marchio Revue con il quale venivano brandizzate le attrezzature fotografiche di produttori giapponesi, sovietici e della Germania Est.

Per quest’ultima ragione non si trova traccia sui cataloghi dell’azienda di altro materiale fotografico di produzione tedesca quale Zeiss, Leica o Rollei. Famoso è l’episodio che ho citato negli articoli sulle fotocamere Robot.

Nel 1957 Hans-Heinrich Berning indirizzò la politica aziendale verso la gamma di prodotti per la fotografia tecnico scientifica interrompendo la produzione del modello di punta dell’epoca rappresentato dalla Royal nelle versioni 24 e 36.

Robot Royal 36

Nello stesso periodo Berning avviò le trattative con due grandi società tedesche di vendita per corrispondenza, Neckermann e Quelle, con l’obiettivo di smaltire le scorte di fotocamere tradizionali che ancora erano giacenti nei magazzini o per le quali vi erano ancora componenti per la produzione da assemblare.

L’affare andò in porto attraverso la stipula con Quelle di un contratto di cessione di un elevato numero di esemplari di Robot Royal con ottica Zeiss.

La notizia che una fotocamera di fascia alta prodotta in Germania potesse essere commercializzata da un’azienda che trattava prevalentemente la vendita di prodotti per corrispondenza, causò un discreto sconcerto nel settore fotografico tedesco di allora.

Zeiss, in particolare, nonostante l’ancor valido contratto di fornitura con Robot delle ottiche per il modello Star, la cui produzione sarebbe proseguita, distrusse tutti gli obiettivi già pronti per la consegna e quelli ancora in fase di assemblaggio.

Il caso si chiuse in tribunale con la condanna di Zeiss al risarcimento di trentacinquemila marchi all’azienda di Berning corrispondente a circa novecentomila euro attuali.

Di contro, la distribuzione di fotocamere Robot Royal attraverso Quelle non raggiunse le aspettative e fu interrotta dopo pochi mesi dall’inizio della commercializzazione ad ulteriore conferma del diverso target di clienti al quale si rivolgeva la catena tedesca di vendita per corrispondenza.

Foto Quelle non fu l’unico importatore e distributore tedesco di questa tipologia di prodotti ma fu di certo il più grande arrivando alla fine degli anni ’70 a vantare i maggiori volumi di vendita di articoli fotografici a livello mondiale.

PORST reflex C-TL derivato dal modello Cosina Hi Lite HDL

Tra gli importatori e distributori tedeschi che apposero il proprio marchio su apparecchi fotografici vi è anche Porst, azienda fondata nel 1919 sempre a Norimberga la cui offerta, anche a marchio Carena, per quanto molto vasta, non arriverà mai ad eguagliare quella a marchio Revue di Foto Quelle.

numero di modelli di fotocamere complessivamente commercializzati con marchio Revue e Porst/Carena suddivisi per tipologia

Revueflex TL25 del 1983 deviata dalla Praktica MTL5; da notare che Revue introdusse su molti modelli reflex il particolare design frontale del prisma

estratto dal catalogo Foto Quelle del 1983 con reclamizzata la Revue TL 25 a 199 marchi tedeschi che all’epoca corrispondevano a 118.000 lire

Ci siamo sopra appuntati la politica commerciale di Vasari che qui può essere contrapposta con quella di Foto Quelle che era invece volta ad offrire il miglior prezzo.

estratto dal catalogo Foto Quelle della seconda metà degli anni ’60 – l’azienda tedesca arrivò a marchiare Revue anche le Mamiya C3 e C33

estratto dal catalogo Foto Quelle della seconda metà degli anni ’60 – un altro esempio di interessante fotocamera marchiata Revue è quello delle Konica Autoreflex compreso il corredo di ottiche; la Autoreflex presentata nel 1965 consentiva il doppio formato 24×36 e 18×24 ed era dotata di un sistema esposimetrico non TTL

Questa politica, se resse bene sino a tutti gli anni ’70, incontrò nel decennio successivo difficoltà legate alla necessità, per calmierare i prezzi, di offrire prodotti non più all’avanguardia.

Sono in questa prospettiva ben rappresentative le due ottiche AF a Chinon distribuite a marchio Revue in anni nei quali il resto dei produttori offrivano un continuo incedere di prodotti sempre più evoluti.

Degli oltre settanta modelli di Reflex 35 mm commercializzati, mi soffermo quindi su quelli derivati dalla serie Chinon di inizio anni ’80 che hanno attinenza rispetto alle ottiche AF citate in apertura.

In particolare sui modelli CE-4 e CE-4s che diedero vita alla Revue AC3 e sui modelli CE-5 o CG-5 diedero origine al modello Revue AC3s.

Tutti i modelli citati sono dotati di innesto Pentax K.

estratto dal catalogo Revueflex del 1983 con la descrizione del modello AC3; 389 marchi corrispondevano a 230.00 lire dell’epoca prezzo per il quale non si acquistava di certo in Italia una Pentax ME Super che della AC3 era il modello più simile

La Chinon CE-4 darà origine inoltre ad una serie di brandizzazioni, tra le quali quella di ALPA con la Si 3000 o di AGFA con la Selectronic 3.

Agfa Selectronic 3 presentata da Agfa nel 1980 e basata sul modello Chinon CE-4 con il motore e dorso data compatibile anche con i modelli Revue. Notare il pulsante di scatto arancione tipico delle fotocamere Agfa

Successivamente, indicativamente a metà anni ’80, uscì la versione Revue ispirata alla Chinon CE-5 denominata AC3s.

La fotocamera guadagna la serie di tre contatti visibili in alto a sinistra del bocchettone delle ottiche necessari per il collegamento dello Zoom AF 35 – 70 mm 3,3 – 4,5 Anch’esso di derivazione Chinon.

Revue AC3s con montato il 50 mm 1,7 Auto Revuenon manual focus – si notano in alto a sinistra dell’innesto delle ottiche i tre contatti per il comando dello zoom

La prima ottica AF, già presente nel catalogo Foto Quelle del 1983, è il 50mm 1,7 che non ha alcuna forma di accoppiamento con il corpo macchina e può funzionare con l’automatismo di messa a fuoco su qualsiasi corpo macchina con innesto Pentax K.

estratto del catalogo Revue del 1983 con il 50 mm 1,7 AF, il particolare dorso data ed il motore;  il dorso data consente di imprimere sul fotogramma fino a 30 caratteri, lettere o numeri.  Il testo può essere memorizzato e replicato sui successivi fotogrammi.  Non disponendo di un display per la visualizzazione del testo digitato, vi è uno spazio bianco cancellabile sul quale è possibile annotarlo

“pizzino” che ho trovato nel libretto di istruzioni della Chinon CP-5 relativo al catalogo Foto Quelle nella versione italiana e con i prezzi in lire

il 50 mm Revuenon AF montato sulla Revue AC3s; notare il comando del diaframma il cui azionamento non è comodissimo in quanto la ghiera non può essere afferrata con due dita come normalmente succede sulle normali ottiche

Il 50 mm ha una messa a fuoco minima limitata ad un metro ed un sistema di visualizzazione della corretta messa a fuoco nel mirino attraverso un led verde che illumina la finestrella di lettura del valore del diaframma.

Come recita la didascalia sul catalogo Foto Quelle, l’ottica ha uno schema di 6 lenti in cinque gruppi e dispone di un sistema di misura della distanza del soggetto a luce infrarossa che garantisce un funzionamento affidabile anche al buio.  Un raggio di misurazione (luce infrarossa) viene inviato da una lente ausiliaria e ricevuto nuovamente dopo la riflessione sull’oggetto.  La portata massima è di dieci metri. 

schema ottico del Revue 50 mm 1,7 AF del tutto analogo a quello della versione MF chiaramente di derivazione Planar

Come accennavo sopra, con la Revue AC3s fu commercializzato uno zoom 35 70 mm 3,3 – 4,5 il cui motore AF, a differenza delle altre ottiche con sistema di lettura sull’obiettivo, viene comandato direttamente dal pulsante di scatto della fotocamera anziché da quello presente sul barilotto dell’ottica. Nel mirino è inoltre presente un led che segnala la corretta messa a fuoco.

Revue AC3s con Zoom AF 35 70 mm 3,3 – 4,5 con messa a fuoco automatica comandabile direttamente dalla fotocamera; di quest ottica come del resto del modello AC3s non si fa cenno nel catalogo Foto Quelle del 1983 il che fa supporre che siano di commercializzazione successiva

il display a sinistra del mirino della Revue AC3s ricorda quella della Pentax ME Super ed ha in aggiunta la spia AF e quella di pronto flash

Su entrambe le ottiche è inoltre presente il classico cicalino, disinseribile, che segnala acusticamente la corretta messa a fuoco.

vista posteriore delle due ottiche AF; con il cerchio rosso è indicato il LED di segnalazione di corretta messa a fuoco presente solo sul 50 mm e con il cerchio giallo i contatti presenti per l’accoppiamento con la Revue AC3s

Pur dotato dei contatti per l’accoppiamento con il corpo macchina, lo zoom 35 – 70 mm dispone comunque del pulsante di comando AF e può quindi anch’esso essere utilizzato su qualsiasi fotocamera con innesto Pentax K mantenendo la messa a fuoco automatica

vista laterale dello zoom AF 35 – 70 mm dove è possibile vedere il pulsante verde di attivazione del sistema autofocus

estratto dal libretti istruzioni della Chinon CP-5 con riportata la descrizione degli accessori

Pur basandosi su un sistema ad infrarossi anziché a differenza di contrasto, le due ottiche mantengono nell’uso pratico i limiti già visti per il Canon FD AF 35 – 70 mm soprattutto nell’identificazione dell’area di corretta messa a fuoco rilevabile solo dall’immagine che appare nel mirino della fotocamera.

Capita quindi con maggiore probabilità che nelle foto prese al volo, le ottiche focheggino su una parte della ripresa non corrispondente a quella desiderata a fuoco.

Privo invece di questo sistema di collegamento diretto è il precedente 50 mm 1,7 che costituisce l’attica più luminosa prodotta per sistemi AF di questa generazione.

Questo inconveniente, qui di certo molto più accentuato, è comune anche ai sistemi AF più evoluti.

Con un po’ di pratica e di pazienza i risultati sono discreti e a differenza dei sistemi di messa a fuoco automatica TTL come, ad esempio, quello della Pentax ME F, l’uso di filtri di contrasto per il bianco e nero non toglie luminosità alla scena inquadrata limitando quindi la capacità di messa a fuoco della fotocamera.

Inoltre, essendo basati sulla tecnologia ad infrarosso, la messa a fuoco automatica può potenzialmente avvenire anche in scarse condizioni di illuminazione.

Per quanto realizzate con materiali piuttosto poveri tutti questi esemplari, fotocamere ed ottiche, se ancora ben funzionanti offrono ancora risultati più che buoni.

Milano, Revue AC3s, Revuenon 50 mm 1,7 MF con filtro arancione – Kentmere 100 sviluppata con Bellini Hydrofen

Milano, Revue AC3s, Revue AF 35 – 70 mm 50 mm 3,3 – 4,5 focale 35 mm a diaframma 11 con filtro arancione- Kentmere 100 sviluppata con Bellini Hydrofen – anche in pieno controluce i riflessi sono contenuti mentre appare una leggera vignettatura legata all’utilizzo del filtro

Milano, Revue AC3s, Revue AF 35 – 70 mm 50 mm 3,3 – 4,5 focale 70 mm a diaframma 8 con filtro arancione – Kentmere 100 sviluppata con Bellini Hydrofen – con un soggetto con questa texture il rischio di perdere la nitidezza per un errore di messa a fuoco dell’ottica è sempre in agguato, soprattutto con la regolazione delle focale a 70 mm

Milano, Revue AC3s, Revuenon AF 50 mm 50 mm 1,7 8 con filtro giallo a diaframma 11 – Fuji Acros 100 sviluppata con Bellini Hydrofen

Questa due ottiche con marchio Revue non sono comuni né tantomeno facili da reperire. Ancora più rare sono le versioni a marchio Chinon.

Per quanto abbia avuto modo di verificare, le informazioni su questo materiale sono davvero molto ridotte, le due ottiche AF non sono state commercializzate con nessuna altro marchio.

Max Terzi

maxterzi64@gmail.com

copertina del catalogo Foto Quelle di inizio anni ’80

Agfa Selectronic 3 con SMC Pentax 50 mm 1,4

Milano, Pentax ME F – SMC AF 35 70 mm 2.8 – focale 70 con diaframma 11 – Kentmere 100 sviluppata con Ilfotec LC 29 – per quanto limitata rispetto ai più recenti sistemi AF, la ME F ha performance interessanti anche con soggetti in movimento; una situazione di ripresa di questo tipo sarebbe impensabile per le ottiche Revue AF viste in questo articolo

Milano, Revue AC3s, Revuenon AF 50 mm 50 mm 1,7 8 con filtro giallo a diaframma 11 – Fuji Acros 100 sviluppata con Bellini Hydrofen – l’ottica mostra una buona reazione alla luce proveniente da angolazioni di norma insidiose

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