Dio mi conceda la serenità di accettare le cose che non posso cambiare, il coraggio di cambiare le cose che posso cambiare e la saggezza di distinguere sempre la differenza.

Kurt Vonnengut – Mattatoio n. 5

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Il 2025 è un anno particolare, non solo per la simbologia e alla numerologia alla quale è legato. quadrato perfetto di quarantacinque le cui due cifre sommate restituiscono il numero nove che corrisponde alla somma dei numeri che lo compongono, due, due e cinque.

Per gli appassionati di fotografia in quest’anno cade il centenario della presentazione della prima fotocamera Leica, marchio tutt’ora attivo e ben presente nell’immaginario collettivo anche per coloro che della fotografia non si occupano per passione o professione.

Vi è anche un altro anniversario, a cifra tonda, che riguarda i fatti che si svolsero nella città sassone di Dresda esattamente ottant’anni fa che segnarono per sempre non solo la vita della popolazione, ma anche il futuro della città che rappresentava il fulcro dell’industria fotografica tedesca.

Mi rendo conto che a fronte della grande devastazione provocata dalle azioni belliche su Dresda del febbraio 1945, il numero di vittime civili, mai quantificato con precisione, si aggira tra venticinquemila e quarantamila, i danni all’industria appaiono come un elemento insignificante.

Trovo tuttavia che la misura della mostruosità di quegli eventi restituisca anche a noi appassionati della storia fotografica un elemento di memoria che non può essere trascurato.

Apro una breve parentesi storica sugli eventi bellici dell’epoca scusandomi in anticipo per l’estrema sintesi e i giudizi netti che esprimo ai quali tuttavia non riesco a rinunciare dopo aver letto e ascoltato dei fatti di quel periodo.

I bombardamenti di Dresda, avvenuti tra il 13 e il 15 febbraio 1945, sono tra i più controversi e devastanti della Seconda Guerra Mondiale sollevando da sempre numerose discussioni riguardo la loro legittimità e necessità sul piano strategico.

Dresda, centro storico dopo i bombardamenti del febbraio 1945

Nel febbraio del 1945, ormai al termine della guerra in Europa, l’avanzata delle forze alleate e di quelle sovietiche aveva ormai ridotto la Germania nazista sull’orlo della sconfitta. Tuttavia, gli alleati decisero di intensificare i bombardamenti sulle città tedesche con la precisa volontà di colpire la popolazione civile con massicce azioni di bombardamento volte a radere al suolo intere città con l’obiettivo, criminale, di indurre nell’opinione pubblica tedesca il sentimento della piena sconfitta.

Il Gemäldegalerie Alte Meister di Dresda è una delle più importanti pinacoteche europee che subì durante i bombardamenti del 1945 ingenti danni; le opere ospitate presso la struttura, messe in salvo durante il periodo bellico, furono requisite dai sovietici e restituite alla città nel 1956; il museo fu restaurato solo tra la fine degli anni ’80 e l’iniio degli anni ’90

Una strategia già utilizzata dai nazisti, ad esempio, nel bombardamento di Coventry e che verrà poi adottata dagli Stati Uniti sul fronte orientale nell’agosto del 1945 a Hiroshima e Nagasaki.

L’attacco fu condotto congiuntamente dalla Royal Air Force britannica e dalla United States Army Air Force. Il 13 febbraio 1945 più di 800 aerei inglesi volarono su Dresda, scaricando circa 1.500 tonnellate di bombe esplosive e 1.200 tonnellate di bombe incendiarie. Il giorno dopo la città fu attaccata dai B-17 americani che in quattro raid la colpirono con altre 1.250 tonnellate di bombe.

Nella mattinata del 15 febbraio ci fu l’ultima incursione di 200 bombardieri statunitensi sulla città ancora in fiamme. I bombardieri alleati rasero al suolo una gran parte del centro storico con un bombardamento a tappeto, causando una strage di civili.

A Dresda si era sviluppato sin dall’inizio del ‘900 un importante distretto industriale legato alla produzione di apparecchi fotografici grazie anche alla vicinanza a Jena che garantiva attraverso le sue vetrerie specializzate nella lavorazione del vetro ottico il rifornimento delle lenti per gli obiettivi e prima ancora per le attrezzature ad uso scientifico.

Come del resto era accaduto per Leitz, l’industria fotografica si sviluppa in un contesto già caratterizzato dalla produzione di apparecchiature ottico scientifiche che vedranno già a metà dell’800 Carl Zeiss aprire il primo laboratorio.

Dresda, storica sede di Zeiss Ikon in Junghansstraße con la torre cilindrica; l’edificio fu distrutto durante i bombardamenti del 1945 e ricostruito nel dopoguerra per ospitare la Zeiss Ikon orientale; è attualmente la sede del Museo della tecnologia e dell’industria

Victor Hasselblad stesso visse un’eperienza nella città sassone nella seconda metà degli anni ’20 ed iniziò in quel periodo a scrivere su riviste a carattere naturalistico e fotografico. Il suo primo articolo comparve nel 1926 sulla rivista tedesca Photo-Technik edita a Dresda da alcune tra le più importanti aziende di articoli fotografici quali l’Ica, la Contessa-Nettel, la C. P. Goerz e la Ernemann che di li a breve entreranno a far parte della neonata Zeiss Ikon, presso la quale il giovane Hasselblad lavorò come apprendista in quegli anni.

Negli articoli sulle reflex di Dresda ho descritto la storia di tre aziende simbolo del grande progresso: Zeiss Ikon, Jhagee e Kamera Werkstatten dalle cui linee produttive uscirono, pur in tempi differenti, le prime reflex 35 mm.

Durante gli eventi bellici del 1945 la sede di Zeiss Ikon con l’iconica torre cilindrica e quella di Jhagee furono distrutte e con esse tutta la documentazione, produttiva e commerciale, relativa alle aziende.

la sede della Kamera Werkstatten a Niedersedlitz dopo l’acquisizione della proprietà da parte di Charles Noble avvenuta a fine anni ’30

L’impianto produttivo di KW fu invece il meno colpito perché situato a Niedersedlitz nei pressi di Dresda.

Dopo gli eventi bellici del 1945 nulla sarebbe stato come come prima: alla devastazione fece seguito per la Carl Zeiss la depredazione di quanto vi era ancora di recuperabile che fu portato a Kiev e a Krasnogorsk dai sovietici e nei pressi di Stoccarda dagli americani dando così il via a due soggetti che per decenni si contenderanno la titolarità dei marchi Carl Zeiss.

La successiva occupazione sovietica di quei territori condannò all’oblio la modernità della produzione di molte delle aziende del settore ottico fotografico.

Queste subirono la sorte di tutte le altre realtà produttive e commerciali: furono via via statalizzate e aggregate nei Volkseigener Betrieb o VEB, spesso con espropri e deportazione degli imprenditori che si opponevano, come fu per Charles e John Noble proprietari della KW.

Fu poi la ripresa all’inizio degli anni ’50, da parte di alcune aziende giapponesi dello schema costruttivo che aveva caratterizzato le reflex di Dresda che portò l’industria fotografica orientale a prevalere nel giro di un decennio sull’industria fotografica tedesca.

estratto dal catalogo del 1928 della Jhagee di Dresda con l’immagine della sede anche in questo caso distrutta durante i bombardamenti del 1945

Voglio ricordare in chiusura un interessante libro dello scrittore americano Kurt Vonnengut pubblicato nel 1969 ed intitolato Mattatoio n. 5 che ho riletto nelle scorse settimane in prossimità dell’anniversario dei bombardamenti sulla città del 1945.

Vonnengut, militare americano fatto prigioniero da tedeschi sul fronte delle Ardenne e internato a Dresda, era presente durante i bombardamenti del 1945, esperienza dalla quale sopravvisse grazia ad un rifugio antiaereo situato sotto il mattatoio cittadino.

Il libro, di taglio fantascientifico, ripercorre parte dell’esperienza a Dresda dello scrittore. Bompiani ha pubblicato una versione a fumetti di quest’opera, versione che consiglio agli appassionati del genere.

Max Terzi

maxterzi64@gmail.com

Contax II con il kit di lenti aggiuntive e telemetro per distanze ravvicinate; l’alternativa a Leica sviluppata da Zeiss Ikon negli anni ’30 si trasformerà nel secondo dopoguerra in due filoni produttivi: a Kiev con le copie sovietiche prodotto per almeno il successivo trentennio e a Stoccarda con i modelli IIa e IIa che pur ridisegnati e ammodernati rimarranno in produzione sino alla prima metà degli anni ’50; l’industria tedesca, a parte i fratelli Wirgin di Wiesbaden, si concentrò, nel secondo dopoguerra, sulle produzioni con otturatore centrale anche nel campo delle reflex 35 mm

brochure del 1938 in italiano della Zeiss Ikon Tenax un altro esempio della grande qualità ed inventiva che caratterizzò la produzione Zeiss Ikon prima del secondo conflitto mondiale

estratto dalla brochure di fine anni ’30 in lingua tedesca della Kine Exakta, la prima reflex 35 mm se escludiamo la sovietica Sport

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6 COMMENTS

  1. Grazie per questi bellissimi articoli storici, sempre caratterizzati da una lettura ad ampio spettro del periodo interessato, riferita non solamente alle pur interessanti disamine tecniche degli apparecchi.

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