Contax RTSII vs Rolleiflex 3003

Può ai più apparire strano il paragone tra queste due fotocamere.

Dal punto di vista di impostazione e di soluzioni costruttive non hanno effettivamente molto da condividere.

Rappresentano tuttavia un modello di collaborazione tra oriente ed occidente che ben si inserisce nella panoramica tracciata negli scorsi mesi sulla collaborazione tra Leitz e Minolta ripresa anche nalla serata su Leica reflex.

Sia la nuova reflex Contax prodotta in Giappone, sia la nuova reflex 35mm modulare prodotta dalla Rollei Werke, vengono presentate a metà degli anni ’70, entrambe montano ottiche Carl Zeiss di produzione orientale, entrambi i modelli presentano, pur con un distinguo, soluzioni nuove rispetto alla classica impostazione dell’epoca.

Ecco, quindi che queste due serie, apparentemente senza nulla in comune, hanno invece una storia che per uno strano scherzo del destino le ha viste percorrere un seppur breve tratto comune nell’adozione delle versioni orientali delle ottiche Planar.

Contax RTSII e Rolleiflex 3003 a confronto

La Contax RTS viene presentata nel 1974 e commercializzata l’anno successivo, quale frutto della collaborazione tra la Fondazione Zeiss e Yashica dopo la decisione da parte di Zeiss di abbandonare definitivamente nel 1972 la scena dei produttori di fotocamere.

L’operazione, come del resto abbiamo visto accadde per quella tra Leitz e Minolta, ha contorni quasi sempre definibili da sole congetture poiché la valenza strategica di questo genere di accordi fa emergere ciò che i protagonisti vogliano che emerga. Il che spesso non corrisponde alle reali intenzioni e motivazioni.

A differenza dell’accordo tra la casa di Wetzlar e quella di Osaka, sviluppatosi solo pochi anni prima, quello tra Zeiss e Yashica trasferisce interamente in Giappone sia la produzione di fotocamere, sfruttando il marchio Contax che Zeiss ripone nel cassetto grossomodo alla fine degli anni ’50, sia quella di gran parte delle ottiche che adottano, con la RTS, il nuovo innesto a baionetta Contax/Yashica.

Abbiamo quindi ad inizio anni ‘70, nel panorama dei produttori tedeschi del settore, una seconda filosofia che anima l’accordo con un produttore orientale ovvero la delocalizzazione di gran parte della produzione, pur contribuendo con il proprio know how alla progettazione degli apparecchi.

In questo caso abbiamo, in aggiunta, la sostanziale delocalizzazione anche delle produzione delle ottiche.

Nel caso di Leitz, come abbiamo visto, la casa di Wetzlar manterrà in Europa la propria filiera produttiva di apparecchi pur sfruttando sinergie con Minolta e, salvo casi minoritari di ottiche R realizzate in Giappone e marchiate Leica, non arriverà mai a far produrre nel paese del sol levante i propri obiettivi.

La differente scelta di Zeiss si basa fondamentalmente su due possibili motivazioni: la prima dipendente dall’abbandono, prima citato, della produzione di fotocamere con il conseguente smantellamento delle linee produttive. Quando nel 1966 vi fu la fusione dei marchi Zeiss Ikon e Voigtländer fu da subito evidente che i siti produttivi di Stoccarda e Braunschweig non avrebbero proseguito entrambi nella produzione.

Come descritto nell’articolo sulla Zeiss Ikon S310, l’ultima Contessa, il processo di smantellamento iniziato già nel 1969 aveva portato già ad inizio anni ’70 una parte delle maestranze di Voigtländer a passare in Rollei.

Quest’ultima acquisirà nel 1972 da Zeiss il marchio Voigtländer e con esso negozierà i diritti per la produzione a Singapore a proprio marchio di ottiche Zeiss. Questo suggellerà anche la fine del marchio Zeiss Ikon.

È quindi abbastanza logico immaginare che in Zeiss non ritenessero più profittevole la produzione in Germania di apparecchi fotografici, tanto da cercare una partnership in grado di contenere i crescenti costi, soprattutto di manodopera, ai quali erano assoggettate le aziende tedesche.

Occorre inoltre considerare che in quegli anni l’operazione fatta da Rollei a Singapore, della quale ho più volte parlato, aveva suscitato un vivo interesse in Germania anche al difuori del mercato dei produttori di fotocamere.

Quello di Rollei è il terzo modello seguito dalle aziende tedesche in quel periodo, in questo assistiamo alla delocalizzazione della produzione degli apparecchi in oriente in un impianto di proprietà di casa madre e all’avvio sempre a Singapore della produzione delle ottiche sul licenza Zeiss sempre in un impianto di proprietà dell’azienda di Braunschweig.

Si era, in quel periodo, ben prima della debacle di Rollei Singapore, iniziata nella seconda metà degli anni ’70 e terminata con il fallimento dell’azienda nel 1980.

La seconda motivazione, anche in questo caso derivante con buona probabilità da quanto realizzato dalla Rollei Optical di Singapore, era la concessione su licenza della produzione degli obiettivi anche in vista di volumi produttivi, soprattutto per le focali classiche Planar, Distagon e Sonnar, difficilmente accollabili, senza nuovi e rilevanti investimenti, dalla realtà produttiva in Germania.

In questo senso Yashica aveva negli ultimi anni ’60 acquisito Tomioka, azienda ottica fondata nel 1924 da Toshioka Masashige che proveniva da Nippon Kogaku ed era quindi pronta ad affrontare un aumento di produttività.

Il nuovo modello Contax, la cui sigla è l’acronimo di Real Time System non è, almeno dal mio punto di vista, un apparecchio del tutto innovativo pur introducendo un sistema di scatto elettromagnetico che riduce drasticamente il ritardo tra la pressione del pulsante e l’azionamento dell’otturatore, smorzando anche le vibrazioni indotte dall’azionamento dei pulsanti di scatto tradizionali.

Occorrerà infatti attendere sino al 1982, con l’uscita della RTSII, per il completamento della fotocamera con caratteristiche pienamente adeguate al segmento nel quale si collocava.

la RTSII come vedremo in seguito, è la versione migliorata soprattutto nel mirino e nel nuovo tipo di otturatore

La RTS presenta infatti, rispetto ai modelli di punta dell’epoca degli altri produttori giapponesi e accanto ad alcune interessanti prerogative, alcune caratteristiche che sembrerebbero dettate da un approccio più conservativo che, a pensar male, potrebbe essere stato in qualche modo condizionato dall’influenza tedesca nel progetto.

Di contro, se consideriamo la produzione Yashica di corpi reflex 35 mm non si può che constatare la considerevole evoluzione del modello RTS rispetto a questa.

La fotocamera, dal funzionamento interamente dipendente dalle batterie, adotta pur nell’epoca dell’evoluzione degli otturatori, uno di impostazione più tradizionale con le tendine in tela gommata a scorrimento orizzontale.

pubblicità della Contax RTS del 1977

Il mirino reflex ha inoltre una copertura che arriva solo al 92%.

La RTS era dotata di una serie di accessori in linea con i modelli di punta dell’epoca ivi compreso il sistema di schermi di messa a fuoco intercambiabili.

Il corpo macchina è firmato da Porsche Design, marchio nato nel 1972 per volere di F. A. Porsche, che qualche anno prima aveva abbozzato le intramontabili forme del modello 911 prodotto dalla casa di Stoccarda.

E’ dunque il primo caso, che io ricordi, di design occidentale applicato ad un apparecchio fotografico prodotto in Giappone.

dalla brochure della Contax RTS del 1976

Per ovviare all’estrema immediatezza di scatto alla pressione del pulsante che funge anche da attivatore del sistema esposimetrico, viene inserito sulla parte frontale del corpo macchina un secondo bottone per l’attivazione dell’esposimetro quando si voglia procedere alla lettura e alle eventuali correzioni prima della ripresa.

La RTS incontrò inizialmente alcuni detrattori in ragione del funzionamento dipendente dalle batterie e per la distribuzione dei comandi sulla calotta che non rispettava lo schema tradizionale delle altre reflex 35 mm.

Ebbe comunque un buon successo commerciale e rimase in produzione per sette anni nella prima versione.

Nel 1982, con l’uscita della RTSII vengono sanati, come osservavo prima, alcuni limiti del precedente modello con l’adozione di un nuovo otturatore con tendine in titanio e con un mirino notevolmente migliorato, anche in termini di luminosità, con una copertura che sale al 97% del formato, degno quindi di una fotocamera di quel segmento.

un’ulteriore prerogativa della RTSII è il sistema di controllo dei tempi al quarzo che le farà guadagnare l’omonima dicitura. Nella foto la fotocamera monta il nuovo dorso data

La Contax RTSII è, sempre dal mio punto vista, la miglior soluzione, ad esigenze attuali di utilizzo, tra la prima e la terza versione di questo modello.

un altro aspetto che fece discutere già in occasione dell’uscita della RTS era il posizionamento del selettore dei tempi, giudicato anomalo poiché posto a sinistra dell’apparecchio in modo coassiale al manettino di riavvolgimento; in realtà questa posizione consente di impostare i tempi con la mano sinistra potendo così mantenere salda l’impugnatura della macchina

Arriviamo ora alla Rolleiflex 3003 presentata nel 1986 a soli cinque anni dall’uscita della SL 2000F della quale è un’evoluzione.

Rolleiflex 3003 e SL2000F a confronto

Il progetto della SL 2000, realmente innovativo per l’epoca, derivava da un concept elaborato da Voigtländer già alla fine degli anni ’60 di reflex 35mm modulare con l’impostazione classica delle SRL medio formato.

Della Rolleiflex SL 2000F ho parlato in questo articolo di presentazione del modello ed in questo nella quale ho testato un vecchio rullo di Ilford HP5 Auto Winder da 72 pose 24×36.

Una caratteristica curiosa, tra le altre, di questo modello è che i magazzini intercambiabili potevano utilizzare speciali pellicole con supporto da 80 micron e dalla lunghezza di oltre tre metri bobinabili in un normale caricatore 35 mm così da raddoppiare il numero di fotogrammi da 36 a 72 mantenendo il pieno formato.

Rolleiflex SL2000F con accanto le pellicole Ilford HP5 Auto Winder che consentivano di scattare 72 fotogrammi in formato 24×36

L’esperimento durò per pochi anni e quella che doveva essere una caratteristica innovativa si trasformò in un problema soprattutto per i danni che il tipo di supporto, molto sottile ma estremamente resistente, provocava ai motori delle fotocamere in caso di inceppamento.

La pellicola, presentata da ILFORD in occasione dei giochi olimpici invernali di Lake Placid del 1980, rimase in listino sino al 1984 ma, per l’intera durata della produzione del modello 3003 terminata alla fine degli anni ’80, i magazzini furono prodotti con la possibilità di montare tale tipologia di film.

pur non essendo più disponibile la pellicola 72 pose, i magazzini della 3003 continuarono ad essere prodotti con il contapose 36/72; per utilizzare la pellicola di maggiore capacità era necessario montare un pressa pellicola speciale disponibile come accessorio

La Rolleiflex 3003, rispetto al precedente modello, presenta alcuni miglioramenti con la velocità di scatto elevata da 1/1000 della SL2000 F a 1/2000, con l’aggiunta di un terzo pulsante di scatto e con l’attacco per una cinghia che ne favorisce l’impugnatura.

pur mantenendo la stessa disposizione dei comandi, la Rolleiflex 3003 dispone di un terzo pulsante di scatto visibile in foto, nonché della cinghia laterale che ne favorisce l’impugnatura

Secondo la casa di Braunschweig il nuovo modello ha inoltre una meccanica ed una elettronica migliorata rispetto al precedente che ne dovrebbero determinare un più affidabile funzionamento.

Queste fotocamere portano con loro la nomea di essere inaffidabili il che, per esperienza personale, è spesso dovuto a malfunzionamenti legati alla modularità e alla delicata fase che l’apparecchio deve mantenere per poter scattare regolarmente.

Una ulteriore curiosità riguarda il fatto che la SL 2000 presentata un anno dopo la Contax RTS, aveva caratteristiche estremamente innovative per l’epoca quali il sistema di calcolo dell’esposizione a priorità di diaframmi o di tempi e il duemillesimo di secondo.

Questi attributi furono persi nel modello poi commercializzato solo nel 1981 il cui nome rimase SL2000 con l’aggiunta della F, pur avendo perso questa massima velocità di otturazione.

Entrambi i modelli, SL2000F e 3003, hanno il doppio mirino con visione reflex tramite il classico oculare con correzione diottrica e con visione diretta dall’alto tramite pozzetto.

Il doppio sistema fa si che la fotocamera non disponga di pentaprisma ma di un secondo specchio reflex che viene sollevato quando si apre il mirino a pozzetto.

Questo determina una sensibile perdita di luminosità del mirino oculare rispetto alle altre reflex 35 mm ed il paragone è ancora più evidente se si mette a confronto quello della 3003 con il luminoso mirino della Contax RTSII.

il pozzetto della SL2000F/3003 è una prerogativa non del tutto pratica anche in ragione delle ridotte dimensioni e della limitata copertura del formato; ciò soprattutto se messo in relazione a macchine a mirino intercambiabile come la Nikon F2, in foto, o la F3

La luminosità è accentuata, nel caso della RTSII, anche dalla qualità dei vetrini di messa a fuoco intercambiabili, caratteristica a dire il vero comune anche alla Rolleiflex, che hanno tuttavia per Contax caratteristiche di luminosità e nitidezza ben superiori..

La Rolleiflex 3003 fu purtroppo un fiasco commerciale e fu prodotta in quantitativo sensibilmente inferiore a quello della precedente della SL 2000F anche in ragione del prezzo spropositato per l’epoca e oserei dire anche ingiustificato per le caratteristiche della fotocamera rispetto ai modelli concorrenti.

Per supportare le vendite furono prodotte alcune versioni particolari che si differenziano dalla versione originale per la colorazione o il rivestimento, rendendo così di fatto introvabili oggi i relativi accessori con la stessa finitura della fotocamera che, da quanto mi risulta, furono prodotti in limitatissime quantità.

Fu quindi realizzata la “De Luxe” in una serie numerata di soli cinquecento pezzi, versione ritratta in questo articolo, la “Traveller” in finitura a doppia tonalità di grigio e la Versione “Metric” distinguibile per la targhetta con la scritta posizionata sul corpo macchina.

Sulla Metric spendo due parole giacché la fotocamera era dotata di un vetro réseau ovvero di una lastra disposta tra l’otturatore e la pellicola che riporta incise una serie di crocette, come fu per le Hasselblad lunari.

estratto dalla brochure della Rolleiflex 3003 Metric dove si vede il vetro réseau

Rolleiflex 3003 Traveller in finitura grigio chiaro con il rivestimento grigio scuro

La Rolleiflex 3003 edition De Luxe è un oggetto interessante per via delle finiture in lucertola e la particolare colorazione; resta a mio avviso la realizzazione più elegante tra le edizioni speciali

La Rolleiflex 3003, come il precedente modello SL2000F ha un innesto delle ottiche a baionetta Rollei QBM la cui sigla è l’acronimo di Quick Baionet Mount, innesto che vide la luce nel 1970 con l’uscita del modello reflex 35 mm SL35.

Sul viale del tramonto l’epoca della Rollei Optical, queste fotocamere furono dotate degli ultimi esemplari di 50mm Planar By Rollei prodotti a Singapore e di ottiche zoom di produzione Tokina rimarchiate Rollei.

la produzione degli zoom per Rolleiflex per quanto non mise mai a segno focali particolarmente luminose, ne annovera alcune interessanti come il Rolleinar Macro 35 – 105 mm con il quale è stata scattata questa foto utilizzando un corpo digitale Sony A7 mkII

Rolleiflex 3003 Edition Deluxe con Rolleinar 35 – 105 mm 3,5 – 4,3

Tra le versioni di ottiche standard compare anche un 55 mm 1,4 Rolleinar di produzione Mamiya.

Rolleiflex SL200F con ottica 55 mm 1,4 Rolleinar di produzione Mamiya

il dettaglio della curiosa dicitura Rollei made in Japan del Rolleinar 55 mm 1,4

Ed è proprio quest’ultima ottica che introduce l’interessante tema della produzione giapponese di ottiche standard per formato 35 mm derivate dallo schema Planar 1,4 della Contarex.

raffronto tra gli schemi ottici del Planar per Contarex, del Mamiya 42×1 e del Rolleinar QBM disposti in ordine cronologico di uscita

Nella produzione delle ottiche luminose per formato 35 mm che conservassero anche a tutta apertura una buona qualità di ripresa, la pietra miliare è sicuramente rappresentata dalla versione per Contarex sopra citata.

Dal Nikkor S auto, ottica a me molto cara, la cui domanda di brevetto fu depositata nel 1962 da Zenji Wakimoto e Yoshiyuki Shimizu della Nippon Kogaku Co., al Mamiya 55mm 1,4 con passo a vite 42×1 del 1968 fino allo Zuiko 50 mm 1,4 del 1972 la radice comune, pur con leggere varianti, è quello dello schema Planar a sette lenti.

Questa moltitudine di ottiche, con una comune radice ispiratrice, determinarono il paradosso che impedì alla Carl Zeiss per numerosi anni, dall’avvio della produzione nipponica dei Planar 50mm 1,4 e 1,7 per Contax, di ottenere il brevetto del sistema ottico in Giappone.

i due Planar 50 mm 1,4 di produzione orientale montati sulla Contax RTSII e sulla Rolleiflex 3003

È curioso pensare come fu difficile per il vero ispiratore della produzione ottica giapponese degli ultimi quindici anni, rivendicare l’originalità della propria.

la dicitura made in Japan per il Carl Zeiss Planar per Contax/Yashica e Made in Singapore per il Planar by Rollei per la Rolleiflex SL2000F/3003

La produzione del Planar 50mm 1,4 per Contax Yashica è di certo quella più vasta e longeva, abbracciando un periodo produttivo ampio anche in relazione alla articolata produzione di modelli Contax reflex 35 mm dai quali fu adottato.

Più raro ma ugualmente interessante è il 50 mm Planar By Rollei made in Singapore in montatura QBM adatto non solo ai modelli SL 2000F e 3003 ma anche alla serie di reflex tradizionali culminata con la Rolleiflex SL35E o la Voigtländer VSL3E, per quest’ultima disponibile anche nella versione marchiata Ultron.

Vediamo quindi alcuni esempio di utilizzo di queste due ottiche sulle rispettive fotocamere.

Contax RTSII – Carl Zeiss Planar 50 mm 1,4 a tutta apertura – Kentmere 100 sviluppata in Ilfotec LC29

Rolleiflex 3003 – Planar by Rollei 50 mm 1,4 a f8 – Kentmere 100 sviluppata in Ilfotec LC29

Rolleiflex 3003 – Planar by Rollei 50 mm 1,4 a f11 con filtro arancione – Kentmere 400 sviluppata in Ilfotec LC29

Contax RTSII – Carl Zeiss Planar 50 mm 1,4 a f8 con filtro arancione – Kentmere 100 sviluppata in Ilfotec LC29

Trova conferma la grande versatilità tipica dei Planar con una morbidezza a tutta apertura interessante soprattutto nel ritratto, ambito questo dove meglio si maschera la perdita di luminosità ai bordi che ho riscontrato su entrambe le ottiche.

Interessante poi la resa a diaframma intermedio con un contrasto in questo caso accentuato dall’uso di un filtro arancione.

Ho provato entrambe le ottiche in digitale e la risposta è del tutto simile così come è curiosamente simile la focheggiatura oltre l’infinito che ho riscontrato sia sui corpi analogici sia sul digitale e che richiede un minimo di attenzione soprattutto in condizioni di ripresa con diaframma più aperto.

esempio di perdita di nitidezza tra posizione all’infinito e posizione tra 10 m ed infinito sulla scala di messa a fuoco del Planar by Rollei riprendendo a tutta apertura; il difetto è leggermente più accentuato sul Planar per Contax/Yashica – Rolleiflex 3003 – Planar by Rollei 50 mm 1,4 a f1,4 – Kentmere 100 sviluppata in Ilfotec LC29

inquadratura intera dalla quale sono stati ricavati i crop visti sopra

Max Terzi
maxterzi64@gmail.com

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