Con una Minox nel taschino

L’estate è tempo di vacanze e le vacanze sono l’occasione spesso per dedicare più attenzione alle attrezzature fotografiche che non si hanno modo di usare nel corso dell’anno.

Zaini traboccanti di materiale, lunghe meditazioni sul corredo da portare, caratterizzano i giorni prima della partenza di molti appassionati siano essi analogici o digitali.

In controtendenza a questa febbre fotografica vacanziera, vi propongo un breve approfondimento su una piccola fotocamera analogica che da qualche tempo porto spesso con me.

Per farlo riavvolgo, come faccio di sovente, il nastro della storia.

Come già osservato, la spinta alla miniaturizzazione delle fotocamere ebbe a valere dagli anni ’20 del secolo scorso un notevole impulso legato all’adozione, in fotografia, delle pellicole cinematografiche 35 mm.

Tuttavia, se già nel 1911 Barnack sperimentava un nuovo apparecchio per spezzoni di pellicola cine, prima del lancio della Leitz Camera, un tale Walter Zapp lavorava al progetto di una piccola fotocamera in grado di produrre fotogrammi 8×11 su pellicola non perforata larga 9,2 mm.

Walter Zapp, che nasce nel 1905 a Riga, era un Baltendeutsche, ovvero un abitante tedesco delle coste orientali del Mar Baltico nelle regioni che oggi sono Estonia e Lettonia.

Egli ideò nel 1922 ma produsse dal 1937 a Riga, la fotocamera miniaturizzata Minox.

L’introduzione e la diffusione di questa fotocamera, non l’unica nel suo genere in quel periodo, rappresenta una interessante eccezione nel panorama di quegli anni: per una volta non si trattava infatti di un formato di pellicola introdotto o distribuito dalla casa di Rochester e pur essendo un formato proprietario di Minox esso fu destinato ad avere successo e dunque continuità di produzione nei decenni seguenti.

Ideata inizialmente da Zapp per essere uno strumento di semplice utilizzo, dedicato a coloro che avessero limitate conoscenze nell’uso di una fotocamera, egli produsse la prima versione della Minox nella fabbrica lettone Valsts Elektrotehniskā Fabrika o VEF di Riga dal 1937 al 1943.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale la fotocamera fu riprogettata e prodotta in Germania, più precisamente dal 1948 a Giessen Heuchelheim, vicino a Wetzlar dove ha tutt’ora sede l’azienda.

La seconda prerogativa della Minox è quella di aver portato alla conoscenza del grande pubblico il concetto di “spy camera” benché la storia, anche nel periodo antecedente la seconda guerra mondiale, avesse visto il comparire di numerose fotocamere miniaturizzate che utilizzavano le più disparate tipologie di pellicola, tanto che su questi apparecchi si è scritto e raccontato moltissimo.

Tuttavia se escludiamo le microcamere che nel secondo dopoguerra verranno progettate attorno al formato cine 16 mm, Minox rimane indiscutibilmente come unico esempio di ideazione e diffusione nel tempo di un formato di pellicola proprietario, grazie anche al supporto di AGFA.

Qui sopra l’esempio delle dimensioni di un fotogramma cine a doppia perforazione su formato 16 mm, pari a 10,26×7,59 mm. Le submini 16 mm sfruttavano il formato in orizzontale che portava la grandezza del fotogramma a 10×15 mm maggiore dunque dell’8×11 Minox.

Ma torniamo ad AGFA.

Quest’ultima aveva, sappiamo, tutto l’interesse ad insidiare il calcagno di Kodak in un segmento di mercato nel quale la casa di Rochester entrerà solo nel 1972 con l’introduzione del formato pocket 110.

Il formato 110 altro non è che il remake della pellicola 16 mm sviluppato con la filosofia del caricatore instamatic.

Agli inizi degli anni ’70 Minox comprese probabilmente che la sola produzione di fotocamere 8×11 non avrebbe garantito lo sviluppo futuro dell’azienda, visto anche che il nuovo formato 110 consentiva di realizzare fotogrammi 13×17 mm, grandezza che andava anche oltre il formato della Rollei 16S che utilizzava film 16 mm ad una sola perforazione, consentendo per l’epoca il miglior sfruttamento di questa tipologia di pellicola con fotogrammi 12×17 mm.

Se dunque Minox resse il confronto sino a tutti gli anni ’60 per il buon rapporto tra le dimensioni della fotocamera e la qualità delle immagini, a Wetzlar dovettero seriamente pensare ad un nuovo capitolo.

Molto probabilmente lo spunto arrivò dal lancio della Rollei 35 avvenuto nel 1966, lancio che introdusse un nuovo standard nelle dimensioni delle fotocamere 35 mm.

Il successo della Rollei 35 fu immediato e la diffusone raggiunse in pochi anni numeri di produzione mai visti prima da una azienda tedesca.

Sappiamo tuttavia che la produzione su scala industriale della Rollei 35 fu assolutamente sostenuta dalla delocalizzazione a Singapore.

Alla Photokina del 1974 Minox presenta dunque la sua nuova macchina fotografica 35 mm: La Minox EL.

Più piccola, leggera e compatta della Rollei 35, essa introdurrà la casa di Wetzlar nell’ampio mondo dei produttori di fotocamere 135, con una macchina realizzata in gran parte in plastica in puro stile seventy.

Ad onore del vero il materiale utilizzato per la scocca è Makrolon®, marchio di proprietà Bayer, tutt’ora utilizzato ad esempio in edilizia per la forte resistenza agli agenti atmosferici.

Dotata al pari della Rollei 35, di un obiettivo rientrante, di focale tuttavia più corta rispetto al Tessar o al Sonnar, la Minox utilizzava un ingegnoso sistema a “ponte levatoio” che consentiva di estrarre l’ottica abbassando il piccolo coperchio anteriore incernierato in basso.

Nella piena tradizione Minox l’obiettivo, con schema ottico a quattro lenti e con apertura massima a 2.8, doveva consentire, così come già sulle prime Minox Riga, di sfruttare al il più possibile l’iperfocale per agevolare la messa a fuoco che sulla 35 era a stima e andava da 0,90 metri all’infinito.

Le due ottiche tuttavia non sono paragonabili, se pensiamo che sulle prime Minox 8×11 l’obiettivo era una tripletto di Cooke di focale 15 mm 3.5 che consentiva alla massima apertura una messa a fuoco da 20 cm all’infinito.

Sulla Minox 35 invece l’uso del diaframma per aumentare la profondità di campo è indispensabile. Nell’immagine qui sopra è comunque già visibile una buona profondità di campo a f8 con un range di messa a fuoco da tre metri ad infinito (Minox 35GT, Rollei RPX100, Milano City Life interno Torre Hadid).

A differenza della Rollei 35 che consentiva solo l’esposizione manuale e disponeva di un esposimetro accoppiato a tempi e diaframmi ma visibile solo sulla parte superiore della calotta, la nuova Minox poteva disporre di una lettura esposimetrica a priorità di diaframmi con la possibilità di visualizzare il tempo impostato, anche se solo nel range 1/30 – 1/500, attraverso un comodo indicatore ad ago presente nel mirino.

Degli oltre venti modelli prodotti successivamente sulla base della Minox 35 EL viene lanciato nel 1981 il modello GT dotato di autoscatto e predisposizione per l’uso dei flash dedicati.

Un anno prima del lancio della GT avviene un fatto destinato a fare storia, fatto fortemente condizionato dal successo e dalla diffusione delle fotocamere Minox 35 e dell’uscita, qualche anno prima, di un’altra grande compatta 35mm, la Olympus XA.

La giapponese Cosina introduce sul mercato un nuova fotocamera 35 mm compatta in tutto e per tutto simile alla Minox 35 salvo che in alcuni particolari, uno fra tutti l’assenza del “ponte levatoio” sostituito da una piccola carena che funge anche da tappo per l’ottica, che come sulla XA non è rientrante.

Quest’ultimo aspetto costringe anche Cosina, al pari di Olympus, ad una più ardita progettazione dell’obiettivo, progettazione che ha sulla fotocamera progettata da Maitani la maggiore ed innovativa espressione, come sottolineato nell’articolo dedicato Olympus XA.

La Cosina CX-1 non ha un grande valore in sé se non per aver a sua volta ispirato, qualche anno più tardi, la produzione di una esatta copia russa: la LOMO LC-A.

LOMO, ЛОМО acronimo lingua russa di Ленинградское оптико-механическое объединение, che tradotto in inglese suona come Leningrad Optics Mechanics Amalgamation, è un’azienda specializzata nella produzione di strumenti ottici e macchine fotografiche con sede a Leningrado, l’attuale San Pietroburgo.

Produttore ad esempio delle fotocamere biottica Lubitel, della vasta serie di fotocamere 35 mm SMENA e di alcuni modelli Zenit, il succeso della LC-A è dovuto ad un gruppo di ragazzi di Vienna ideatori del fenomeno Lomography.

La produzione della LC-A, è proseguita sin a tutto il 2005 a San Pietroburgo.

In seguito alla decisione di LOMO di interrompere la linea di assemblaggio di queste fotocamere, Lomography ha avviato dal 2006 in Cina la produzione del nuovo modello denominato LC+.

A parte il fenomeno Lomography, sul quale si è scritto e detto tanto, la filosofia di utilizzo di questa generazione di fotocamere compatte consente di poter portare sempre con sé una macchina con la quale scattare rapidamente, spesso passando inosservati, delle buone immagini.

Meglio farlo, dico io, senza nulla tagliere alle LOMO, con le originali Minox che oggi sono disponibili sul mercato dell’usato a prezzi molto contenuti.

Personalmente sono molto affezionato al modello GT che peraltro è anche il più facile da reperire in una fascia di prezzo che, a seconda delle condizioni, può variare dai 60 agli 80 euro.

La 35 GT soffre purtroppo, al pari degli altri modelli della famiglia 35, di alcune problematiche legate al funzionamento dell’otturatore che è di tipo elettromeccanico.

Il grosso problema è che quando questo si guasta, solo un orecchio attento e allenato può accorgersi del diverso click: uno degli aspetti subdoli di questa fotocamera è che fa click anche quando l’otturatore non si apre.

Diverso mi direte, ma purtroppo sempre click.

La riparazione, quasi sempre possibile, non è tuttavia conveniente visto il costo contenuto della fotocamera e la probabilità che la problematica si ripeta in futuro.

Il secondo punto di attenzione è rappresentato dalla batteria: la 35 GT funziona con una batteria da 5,6V V27PX, non più in commercio, sostituibile da quattro batterie tipo 675 per apparecchi acustici che hanno una tensione di 1,45V l’una per un totale di 5,8V.

In alternativa, se non si hanno a portata di mano le 675 è possibile utilizzare quattro LR44 o similari che tuttavia portano la tensione complessiva ad oltre 6V.

Sulla questione delle batterie e dei difetti dell’otturatore esiste una nutrita letteratura in rete della quale inserisco un paio di esempi nella sitografia dell’articolo.

Risolti questi problemi la macchina è di facile ed immediato uso, ha vibrazioni di scatto praticamente inesistenti il che consente di arrivare a scatti a mano libera anche di mezzo secondo senza grandi problemi di mosso.

La Minox 35 ha un elevato range di tempi di esposizione che va da 30 secondi a 1/500 di secondo.

Questi scatti sono stati realizzati in notturna a mano libera, con una Minox 35 GT, con pellicola Rollei RPX100 e sviluppati con Rollei Supergrain in diluizione 1+12 utilizzando una Rondinax 35U.

Questa piccola fotocamera mantiene inalterato il fascino che ne decretò il successo è che spinse gli imitatori, prima giapponesi e poi sovietici, a crearne delle brutte copie.

Tutti questi modelli, che siano originali o imitazioni, sono accomunati da un’unica filosofia di utilizzo che si basa sulla immediatezza e sulla semplicità, nel cogliere al volo il momento rubando attimi alla quotidianità.

Quindi scattate, scattate, scattate e portate anche voi un Minox… nel taschino.

Massimiliano Terzi

sitografia:
https://www.flickr.com/groups/minox35/discuss/72157612937954151/
http://www.submin.com/35mm/collection/minox/35mm_serial.htm
https://www.lomography.com/magazine/50701-how-to-modify-your-minox-35-gt

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5 Comments

  1. Luigi Gesi Reply

    Complimenti per l’esaustivo articolo !

    Aggiungo alcune considerazioni da possessore sia della Minox EL che della Kiev 35A … (ne ho smontate diverse). La Kiev 35A è SICURAMENTE la fotocamera sovietica da cui più stare alla larga (!!!) il che è tutto dire… I sovietici/ukraini dell’Arsenal amplificarono esponenzialmente i difetti già cronici della Minox (EL) … principalmente la “morte bianca improvvisa” dell’otturatore elettromagnetico. La Kiev 35A fu clonata negli ultimi anni dell’impero sovietico e questo aumenta di molto il rischio di guasti, vista la già scarsa applicazione dei “” controlli di qualità “” negli anni gloriosi della foto-ottica d’oltre cortina. Voci non controllate che ho trovato su forum ad est, indicavano addirittura che, durante il dissolvimento dell’Unione Sovietica, i magazzini dell’Arsenal furono depredati (dalle maestranze ?) e messe in commercio (al mercato nero ed esportate) molte fotocamere destinate all’allienazione, perchè già guaste o che comunque non avevano passato i già risicati controlli funzionali … !! E questo è tutto sommato un peccato, principalmente per due motivi :

    1) L’elettronica della Kiev 35A prevede come fonte di alimentazione 4 normali LR 44 che erogano complessivamente 6V !! La Minox (EL), come correttamente riportato nell’articolo, necessita di una batteria non più prodotta da 5,6V … La mia Minox EL espone maldestramente sia con le batterie per apparecchi acustici (5,8V) che con le 4 LR44 (6V). Funziona correttamente con 4 LR44 inserite nell’adattatore MR9 … che però costicchia.

    2) I sovietici non erano così scarsi nella progettazione delle ottiche … il Korsar della comunista (a detta di molti e anche del sottoscritto) non ha niente da invidiare nel confronto con il Minotar della Minox … tutt’altro … secondo me è addirittura migliore per alcuni aspetti.

    Ricordo che l’obbiettivo della Minox (Minotar) è un tipo Tessar; 4 elementi in 3 gruppi a rivestimento singolo (in seguito fu creato in pochi esemplari un rivestimento multistrato e l’obbiettivo cambiò nome … “Minoxar”)
    Il Korsar della Kiev 35A ha 5 elementi ed è multistrato … forse è qui la risposta nella maggiore nitidezza e saturazione(?).

    Ribadisco la (quasi) totale inaffidabilità della Kiev … E’ una fotocamera per “cuori forti” … Fortunatamente ne ho una, da un paio d’anni, che funziona perfettamente e che mi regala soddisfazione (ha già macinato decine di rullini). Precedentemente ne avevo acquistate, nel corso degli anni, 4 (!!!) … due arrivate già guaste e le altre due si sono guastate durante i primi rullini.

    Ancora grazie per il bell’articolo.

    1. Massimiliano Terzi Post author Reply

      Grazie Luigi, il tuo contributo è sempre illuminante.
      Grazie soprattutto per aver citato la Kiev 35 della quale non ho parlato perché non ne so abbastanza.
      Circa le batterie, devo dire che per la mia GT non ho grossi problemi di esposizione usando le 1,45V per apparecchi acustici. Peraltro mi è morta la macchina mentre scrivevo l’articolo e me ne sono procurato una seconda che sto testando.
      Grazie ancora!
      Max

      1. Luigi Gesi Reply

        “”Peraltro mi è morta la macchina … “” 🙂

        Tendenzialmente la GT dovrebbe essere decisamente più affidabile della primizia EL … ma è cmq un “soggetto a rischio”. Le mie vacanze sono quasi terminate e miracolosamente la K35A è ancora ben funzionante e l’ho usata intensamente… Era sempre nel taschino da quanto è piccola.

        Buona fortuna allora con la nuova Minox !!

  2. Davide Tambuchi Reply

    Ho sia una Minox GT-S (caratterizzata dalla lettura automatica del codice DX, secondo me una limitazione), affidabilissima, ed una Kiev. Quest’ultima è una copia (quasi) fedele della Minox, ma secondo me presenta un grave difetto: se l’esposimetro segna tempi più veloci di 1/500 di secondo l’otturatore NON si apre (è scritto nel manuale!) E non è che si blocca il pulsante di scatto come sulle Canonet QL 17 e Olympus 35RC, no, tu pensi di aver scattato la foto invece… nulla! Un grave errore di progettazione: in condizioni di forte luce rischi di perdere la foto. Devi sempre stare (troppo) attento a non lasciare il diaframma aperto in condizioni di scena luminosa. Per questo motivo la uso pochissimo. Comunque la mia macchina preferita da taschino resta la Olympus XA2, supereconomica ed affidabilissima. Non ha lo sportellino sporgente della Minox (anche se quest’ultima ha un’ottica decisamente superiore), quindi come fotocamera da “battaglia” in mezzo alla folla è meno delicata e suscettibile a rompersi per urti accidentali.

  3. Gianluca Castagna Reply

    Bella reimpatriata… che nostalgia.
    Nel mio cassettone giace ormai da oltre un decennio la Minox 35GT, regalatami nel 1984 dalla allora mia fidanzata, poi divenuta mia moglie. All’epoca la usai moltissimo, portandola sempre con me anche per andare in ufficio.
    Per certi versi quel tipo di fotocamera anticipò un modo di fotografare divenuto poi comune trent’anni dopo con il diffondersi dei…telefonini: ossia consentiva di avere sempre con sè una fotocamera, superando l’idea – comune fino a non molto tempo fa per i non appassionati – che l’atto di fotografare dovesse avvenire solo in determinati eventi e circostanze; invece Minox e compagne aprirono la possibilità di scattare in ogni circostanza, con l’occhio attento alla luce ed alle forme inaspettate che la realtà spesso ci regala.
    Feci riparare ben due volte l’otturatore della mia Minox, ma in tanti anni e tantissimi rullini ho portato a casa situazioni e ricordi che altrimenti sarebbero scomparsi per sempre.
    Complimenti ancora per il bello scritto, e grazie

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