Con una Linhof nello zaino

La tentazione di utilizzare il grande formato è per me, come per molti appassionati della pellicola, una questione sempre in agguato.

Da un lato la disponibilità di corredi a prezzi abbordabili e dall’altro la buona reperibilità e gestibilità, anche oggi, delle pellicole piane consentono di sperimentarsi in questo tipo di fotografia con minori difficoltà, almeno sul piano economico, di un tempo.

Vi è tuttavia da dire, soprattutto in relazione ai corredi, che versatilità e trasportabilità non sempre viaggiano di pari passo nelle fotocamere di grande formato, così come trasportabilità e prezzo abbordabile.

In altre parole, è molto più facile trovare a basso prezzo attrezzature da studio che, pur versatili in termini di decentramenti e basculaggi, sono ingombranti, pesanti e quindi di non facile trasporto se si pensa di farne un utilizzo in esterno.

Quali sono quindi le possibilità di utilizzo oggi di questa tipologia di fotocamere?

Iniziamo con il dire che esistono due macro famiglie di apparecchi: la prima è quella delle folding della quali parlerò in questo articolo.

La seconda quella dei banchi ottici che tratterò in un successivo articolo.

Queste due categorie hanno caratteristiche ed una conseguente versatilità, molto differenti tra loro il che ci fa subito capire che occorre partire con un progetto, evitando l’errore, che vedo spesso compiere a chi si avvicina alla fotografia analogica, di iniziare dal corredo o dalla fotocamera acquistati magari a poco prezzo.

Questi, pur di buona qualità, potrebbero rivelare i propri limiti solo una volta utilizzati sul campo.

La questione, se per il piccolo o medio formato è in qualche modo bilanciata dalla maggior versatilità degli apparecchi, nel grande formato assume un’importanza capitale, rischiando di condizionare di molto l’esperienza e il risultato finale, trasformando grandi aspettative in cocenti delusioni.

Riassumo quindi in tre punti i vincoli, a mio giudizio più importanti, dei quali tenere conto:

primo – quanto più la fotocamera di grande formato è compatta e trasportabile, meno è versatile nei decentramenti e nei basculaggi, rischiando così di non poter sfruttare del tutto le potenzialità soprattutto in particolari situazioni di ripresa. Questo fatto non è sempre vero nei banchi ottici ed è invece assolutamente vero nella comparazione tra banchi e folding.

secondo – quanto più basso è il costo, tanto di norma l’apparecchio sarà più ingombrante e pesante e quindi di più difficile trasporto. Occorre tenere presente, ad esempio, che solo alcuni modelli di banco ottico sono stati pensati per essere trasportati. Questi e in generale le folding, sono più ricercati e di conseguenza più costosi.

terzo – quanto più sceglieremo un tipo di fotografia per la quale ci sia la necessità di trasportare “a spalla” il corredo per medi lunghi tratti, tanto più peso e ingombro, richiederanno sforzi a danno della lucidità necessaria quando dovremo poi scattare. In queste situazioni si rischia di spendere il novanta percento delle risorse fisiche e mentali in un lavoro da sherpa e il dieci percento nella concentrazione sull’immagine.

Un buon compromesso dunque fra peso/ingombro e versatilità è rappresentato dalle folding.

Dopo aver parlato delle piccole folding Minox, adatte ad essere portate con se per catturare scene del quotidiano, vediamo ora storia e possibilità di utilizzo di una gloriosa macchina grande formato che rappresenta, in base alla mia esperienza, un buon compromesso tra peso/ingobro e versatilità di utilizzo: la Linhof Technika 4×5.

Posseggo ed uso questa fotocamera da tanti anni: la comprai dal precedente proprietario che l’aveva prevalentemente usata per foto in montagna. Così nella continuità di utilizzo del mezzo, mi sono sentito in dovere anch’io di perpetuare la tradizione portandola con me in occasione di qualche escursione.

Gran Sasso – vista da Pizzo Cefalone 2.533 mt. – Linhof Technika – Fuji Velvia 50 4×5

Iniziamo, come tradizione, con qualche cenno storico.

La Linhof fu fondata a Monaco nel 1887 dal maestro meccanico Valentin Linhof, 1854 – 1929, per la produzione di fotocamere e otturatori.

La produzione si orientò subito su apparecchi realizzati in metallo e già dal 1889 venne presentato il primo modello interamente costruito in alluminio su progetto di Joseph Barth, un ingegnere di Monaco che utilizzava questo materiale in luogo dell’ottone.

Nel 1892 Linhof deposita il brevetto di un otturatore a lamelle posizionato tra le lenti dell’obiettivo. Il brevetto verrà poi ceduto alla Deckel che svilupperà nel tempo i famosi otturatori Compur.

Con una produzione orientata a principi di assoluta qualità, si dovrà attendere oltre trent’anni prima di assistere alla comparsa della prima folding in alluminio destinata a segnare il futuro produttivo dell’azienda.

Dopo la morte di Valentin Linhof, avvenuta nel 1929, la direzione viene assunta dalla figlia Clara che nel 1933 sposa Nikolaus Karpf. Questi entra in azienda come tecnico l’anno successivo e vi rimarrà assumendo poi un ruolo direttivo sino agli anni ’70.

Nikolaus Karpf nel 1934 mette a punto il prototipo della Technika, fotocamera che verrà stabilmente prodotta dal 1936.

La sua inventiva e la perseveranza furono le qualità che trasformarono la già rinomata officina meccanica in un’industria di importanza mondiale. Dai sette dipendenti iniziali si arrivò, con lo sviluppo avvenuto nel dopoguerra, a settecento. La sede di Monaco ormai insufficiente alle esigenze della crescente attività fu affiancata da un secondo stabilimento, con sede a Gartenberg nell’alta Baviera dove fu trasferita la produzione di stativi e cavalletti.

La Technika sarà la prima fotocamera folding realizzata in alluminio a consentire movimenti della piastra porta ottica e del dorso, verrà perfezionata negli anni seguenti ed avrà nel secondo dopoguerra il periodo di massimo sviluppo e notorietà.

All’inizio degli anni ’70, Linhof era il più grande e importante fabbricante di apparecchi fotografici di grande formato e di attrezzature speciali come ad esempio quelle per fotogrammetria, di accessori e di cavalletti, con rappresentanti in oltre cento Paesi di tutto il mondo.

Nella storia della Linhof vi sono numerosi momenti decisivi per l’espansione dei programmi produttivi e l‘invenzione di nuove soluzioni tecniche, ma su tutto vi è il fatto che Nikolaus Karpf non si lasciò mai allettare dal boom della fotografia di piccolo formato continuando la produzione solo degli apparecchi per il grande formato, basculabili e decentrabili, salvo rarissime eccezioni come ad esempio la Linhof 220.

La Technika, nonostante le numerose imitazioni, è rimasta unica nel suo genere per versatilità, qualità costruttiva e durevolezza nel tempo e può essere ancora usata con soddisfazione anche con riferimento ai modelli più datati.

Sviluppata su tre formati, 6,5×9 – 9×12 – 13×18, adotta nel secondo dopoguerra l’attacco internazionale per i dorsi con possibilità quindi di utilizzare oggi gli chassis 4×5 pollici per i quali si trova in commercio una buona varietà di pellicole piane.

Sullo stesso attacco 4×5 è inoltre possibile montare, una volta tolto il vetro smerigliato, un dorso a rulli per il formato 6×7, che la casa di Monaco identificò come formato ideale, o in alternativa per il formato 6×9, ricorrendo ad esempio ai dorsi Toyo, fino al formato 6×12 dei costosissimi dorsi Linhof o, volendo coprire tutti i formati prima citati, dell’altrettanto costoso dorso SINAR ZOOM.

Passo Bernina Lago Bianco – Linhof Technika – dorso Toyo 6×9 – Fuji Velvia 100

Pur non esistendo molta letteratura storica sul marchio, se si esclude il libro Linhof Camera Story, che tuttavia non è più disponibile da tempo ed è abbastanza difficile da trovare nel mercato dell’usato, la casa di Monaco ha di contro sempre prodotto stupendi e particolareggiati cataloghi.

Questi fungevano anche da piccoli manuali di tecnica sull’uso e sulle potenzialità degli apparecchi ed erano affiancati, al pari di quanto pubblicato da altre aziende che hanno prodotto apparecchi di grande formato, da stupendi ed esaustivi manuali tecnici che affrontavano più in profondità le modalità di utilizzo di queste particolari fotocamere.

Arriviamo quindi agli aspetti di utilizzo pratico.

La Linhof Technika, dicevamo, permette di effettuare movimenti molto simili a quelli di un banco, in misura tuttavia più limitata.

Nei decentramenti ad esempio, ovvero nella possibilità di variare in orizzontale e verticale l’inquadratura senza variare la posizione della fotocamera, la Technika ha maggiori limiti dovuti principalmente alla ridotta mobilità del dorso e della piastra porta ottica.

Nella ripresa ad esempio di un soggetto dal basso, la tendenza con una macchina a corpo rigido è quella di inclinare verso l’alto l’apparecchio con un conseguente effetto sulla prospettiva dell’immagine.

Con una macchina decentrabile e basculabile abbiamo invece due alternative ovvero possiamo:

– rimettere la macchina perpendicolare al soggetto e decentrare verso l’alto la piastra posta ottica;

– mantenere la fotocamera con l’inclinazione necessaria, basculando la piastra porta ottica e il dorso in modo che ritornino parallele al soggetto, ovvero nella posizione indicata dalle linee rosse nella foto sottostante.

Quando decentriamo o basculiamo dobbiamo tenere conto che i movimenti della macchina potrebbero far uscire il campo inquadrato dal cerchio di copertura che varia da obiettivo ad obiettivo.

In questo schema:

– il rettangolo 1 corrisponde all’area inquadrata prima del decentramento e l’area delimitata dalla linea nera il cerchio di copertura dell’obiettivo.

– il rettangolo 3, l’area inquadrata dopo il decentramento e la zona 4 la parte di fotogramma che non verrà esposta essendo al di fuori del cerchio di copertura dell’ottica.

Benché vi siano criteri generali che identificano i cerchi di copertura a seconda del tipo di obiettivo occorre tuttavia prestare attenzione poiché a parità di focale il cerchio di copertura può comunque variare a seconda dell’ottica.

È quindi buona norma, prima di acquistare l’obiettivo, verificare tra le caratteristiche tecniche il relativo dato sul cerchio di copertura.

Una seconda applicazione del decentramento è quella relativa all’eliminazione dall’inquadratura di parti non desiderate quando non è possibile variare il punto di ripresa.

Vista da Alp Grüm del ghiacciaio del Palu – Linhof Technica – Rollei Retro 100 tonal 4×5

In questo caso, ad esempio, un decentramento verso l’alto ha consentito di non inquadrare la vegetazione, posta nelle immediate vicinanze della posizione di ripresa, che sarebbe comparsa sul lato inferiore del fotogramma creando anche un grosso problema di piani di fuoco.

Un ultimo esempio, più efficace per le riprese da vicino, è quello dell’aumento della profondità di campo senza utilizzare il diaframma dell’ottica.

Questo tipo di ripresa fa riferimento alla la regola di Scheimpflug.

L’austriaco Theodor Scheimpflug, 1865-1911, definisce gli effetti derivanti dal basculaggio della piastra porta ottica, o di quella porta pellicola, in relazione alla zona di profondità di campo, nella sua “Regola di Scheimpflug” che può essere considerata la legge fondamentale della fotografia con apparecchi di grande formato.

La regola recita: “Per ottenere la nitidezza totale quando il piano del soggetto principale si trova angolato rispetto alla fotocamera, prolungando immaginariamente i piani del soggetto, dell’obiettivo e della pellicola, tutti dovranno convergere in un sola retta esterna ai tre piani”.

Lo schema della regola di Scheimpflug è rappresentato in questa immagine tratta proprio dal manuale Linhof.

Un’ultima considerazione va fatta sulla scelta del cavalletto, anch’essa condizionata da vincoli di trasporto e costo ma su questo accessorio dedicherò a breve un apposito articolo.

Questa brevissima carrellata sull’uso e sulle potenzialità di questa fotocamera spero abbia accesso l’interesse verso questo tipo di fotografia.

Per concludere, raccomando la solita regola generale, qui ancor più valida, di annotare sempre per ogni scatto tutte le informazioni che, in questo caso dovranno essere arricchite anche dalla descrizione dei movimenti utilizzati per dorso e piastra porta ottiche.

Buon lavoro e buon divertimento!

Massimiliano Terzi

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