Banco (ottico) di prova

Nella vasta famiglia delle fotocamere analogiche ancora in uso, le macchine di grande formato sono sicuramente quelle di più antica origine.

Sopravvissute alla miniaturizzazione dei formati, che si è affermata via via nel ‘900 con lo scopo di rendere maggiormente trasportabili gli apparecchi, esse consentono tutt’ora di superare i limiti di utilizzo delle più piccole fotocamere a corpo rigido siano esse digitali che analogiche.

In relazione a ciò le macchine di grande formato hanno avuto e hanno campi specifici dove ancora oggi, a distanza di anni e nonostante l’avvento del digitale, possono dare risultati che con la post-produzione non si riuscirebbe ad ottenere.

Questo è uno dei motivi per i quali esistono fotocamere ancora in produzione che consentono movimenti di decentramento e basculaggio, oggi progettate specificatamente per l’utilizzo dei dorsi digitali.

Come preannunciato dunque nell’articolo sulle fotocamere folding Linhof, affronto ora la questione delle fotocamere a banco ottico.

Questa famiglia di apparecchi apre l’orizzonte verso una vasta gamma di marche e formati la cui scelta è spesso condizionata dalla disponibilità di materiale e dal relativo costo.

Ad esempio, il formato 4×5, parliamo di misure in pollici, consente con una spesa ragionevole, di acquistare un banco ottico, di trovare pellicole piane in un buon assortimento di tipologie, e di sensibilità diverse.

Il 4×5 è il formato più diffuso anche per la maggiore facilità di sviluppo delle pellicole rispetto agli altri formati 5×7 o 8×10 che richiedono attrezzature più complesse e costose. Di contro i formati maggiori consentono di effettuare stampe a contatto di maggiori dimensioni.

Saprete certo, per averlo letto e visto nei numerosi articoli e video disponibili sul tema, che una fotocamera a banco ottico è caratterizzata da quattro parti fondamentali:

Nell’utilizzo pratico, la fondamentale differenza tra un banco ottico e una folding risiede, oltre che nella diversa forma, anche nella versatilità dei movimenti.

Il banco ottico normalmente dispone di regoli micrometrici che consentono spostamenti precisi sia in caso di basculaggio sia in caso di decentramento. Su alcuni apparecchi questi regoli servono, oltre alla misurazione dei movimenti in gradi o in millimetri, a calcolare la profondità di campo in modo automatico, come ad esempio su alcuni apparecchi SINAR.

Nelle fotocamere più recenti e sulle SINAR P e P2, che furono le prime ad introdurre questo sistema, vi è poi la possibilità di basculaggio sull’asse asimmetrico anziché centrale, con indubbi vantaggi sul piano pratico.

Queste fotocamere sono riconoscibili perché il porta dorso e il porta piastra per l’ottica non hanno il movimento di rotazione centrale ma decentrato come è visibile nella foto della SINAR P qui sopra.

Tutte queste caratteristiche hanno una certa rilevanza ai fini dell’utilizzabilità di questi apparecchi.

Sulle folding può essere di contro utilizzato esclusivamente il vetro smerigliato per impostare le regolazioni, con alcuni limiti che per esempio si manifestano quando si utilizzano obiettivi poco luminosi, si opera in condizioni di luce poco favorevole o a diaframma chiuso. In generale ogni qual volta l’immagine che si forma sul vetro smerigliato non è ben leggibile.

La versatilità tuttavia si paga in peso e ingombro, salvo non optare per apparecchi più recenti e costosi come ad esempio la serie Technikardan Linhof nella quale è anche presente il sistema di basculaggio asimmetrico sopra descritto.

Peso e dimensioni aumentano poi all’aumentare del formato: la FATIF DS mostrata ed utilizzata per le foto di questo articolo pesa, con il dorso 5×7 e l’obiettivo standard 210 mm, circa 6kg!

Il peso arriva tranquillamente ad 6,5kg con montato il 300 mm.

Trovo tuttavia che questo modello FATIF abbia un rapporto prezzo prestazioni molto favorevole e più in generale sono consapevole, perché adoro questo mezzo creato da una grande eccellenza italiana, di non essere pienamente obiettivo.

Tra i banchi che mi è capitato di utilizzare in questi anni, quali ad esempio la SINAR F, la Cambo SCX o la Linhof Kardan Color questa FATIF ha movimenti precisi e con un blocco molto efficace, è robusta al limite dell’indistruttibilità e fa parte di un versatile sistema del quale purtroppo si trova oggi molto poco sul mercato dell’usato.

Occorre infatti considerare che pur molto più sofisticate, le prime fotocamere sopra citate, possono risentire con il passare del tempo, di movimenti bloccati per l’indurimento dei lubrificanti o per frizioni consumate con non consentono più il corretto serraggio.

Ne deriva un uso difficile e a volte impreciso.

Una delle situazioni più dannose è usare una fotocamera che, pur avendo serrato bene i movimenti, si muova, anche impercettibilmente, quando viene messo in posizione lo chassis porta pellicola. In questo caso se la standarta posteriore cambia di posizione rispetto a come era stata messa vi è il serio rischio ad esempio di aver poi una foto non perfettamente a fuoco.

Anche movimenti che offrono una eccessiva resistenza sono fonte di problemi: a fermo sbloccato il movimento in decentramento o basculaggio deve essere fluido e regolare per non rischiare di spostare regolazioni già effettuate su altri assi.

La manutenzione di questi apparecchi è costosa e a volte non possibile per assenza dei pezzi di ricambio.

Occorre quindi porre molta attenzione in fase di acquisto verificando accuratamente che tutto funzioni a dovere e per farlo è necessario che la macchina sia messa su un cavalletto in modo da simulare la condizione di ripresa.

Altro controllo importante è la presenza delle livelle ben funzionanti, normalmente almeno due per standarta. Queste sono di grande aiuto per mettere nella corretta posizione la macchina soprattutto nei decentramenti indiretti.

La DS non soffre di norma di problematiche di funzionamento e pur molto usata e maltrattata conserva una precisione dovuta anche alla grande razionalità costruttiva. Un’altra caratteristica interessante della FATIF DS è che il soffietto, realizzato in vera pelle, all’epoca cucito a mano direttamente in azienda, va bene, pur con alcune riserve, sia con gli obiettivi grandangolari sia con quelli di lunga focale.

Un’altra prerogativa di queste macchine è quella di disporre, su entrambe le standarte, di un doppio sistema di basculaggio, sulla base e sull’asse dell’ottica. Da questa caratteristica, deriva il nome della macchina: DS sta infatti per Doppio Sistema o Duoble System.

Questa prerogativa permette di estendere il soffietto oltre la lunghezza del banco o di ridurre la distanza tra le ottiche anche quando tra le due standarte è montato l’attacco per il treppiede. In questa configurazione il decentramento verticale è possibile ma con una più limitata escursione in ragione del movimento obliquo anziché verticale della piastra.

Prima di passare alle nozioni sull’utilizzo pratico di questo modello, ecco un breve cenno stoico della marca.

La FATIF nasce nel 1944 a Milano come produttore di apparecchi fotografici di grande formato in legno e di attrezzature per la fotografia professionale.

Nel 1969 esce il banco ottico DS, realizzato in metallo, progettato dall’Ingegner Quintino Piana, uno dei titolari dell’azienda, e dal designer Joe Colombo.

La FATIF DS fu da subito disponibile con la parte superiore delle standarta posteriore intercambiabile e disponibile nei tre formati 4×5 – 5×7 e 8×10.

Negli anni ’70 FATIF presenta, prima al mondo, il nuovo e rivoluzionario sistema di illuminazione a Bank Aereo, acquisendo, grazie al suo know how, la leadership del settore.

Nel 1986 viene lanciato il nuovo banco ottico DS2 poi esposto al MOMA di New York.

Negli stessi anni l’Ing. Piana sviluppa strumenti ottici di supporto all’ipovisione, settore nel quale l’azienda è tutt’ora attiva. Dal 2012 il marchio FATIF Vision Care è distribuito da SwedOptik Srl.

Vediamo ora qualche indicazione pratica derivante dall’esperienza sul campo nell’utilizzo del banco ottico, in particolare della FATIF DS ed applicabili comunque in generale a questa tipologia di fotocamere.

Escluderei l’utilizzo in studio poiché questo presuppone per l’appunto un minimo di attrezzatura come luci e fondali.

Dell’applicazione del banco in studio parlammo esattamente un anno fa in occasione di un Workshop organizzato da NOC con il fotografo Antonello Natale.

Rolleiflex 6008, Planar 80 mm 2.8, Ilford HP5 Plus

Vediamo quindi ora le possibilità di utilizzo del banco in esterno.

Partiamo innanzitutto dal trasporto.

Procurandosi uno zaino sufficientemente capiente e realizzando delle sagome interne in cartone, è possibile riporre il banco in modo che non si danneggi durante il trasporto, soprattutto il delicato vetro smerigliato, rendendo così il corredo di più comoda movimentazione.

In relazione poi a tempo e distanza che dovremo coprire a piedi con la fotocamera in spalla, consiglio di essere sufficientemente selettivi rispetto al materiale da portare.

Nel caso della FATIF DS 5×7, già la fotocamera pesa 6kg, non che le altre fotocamere analoghe pesino meno, ai quali dobbiamo aggiungere gli chassis, altre ottiche se ne disponiamo, qualche accessorio e il treppiede.

Si può arrivare a superare i 20kg: un peso intrasportabile.

Quindi ecco alcuni consigli pratici:

– portare solo le ottiche che effettivamente utilizzeremo, quindi partire con la chiara idea degli scatti da effettuare: ciascuna ottica pesa dai 500g al chilogrammo a seconda della focale; se avete banchi di diverse lunghezze portate, a risparmio di peso, il più corto in relazione alle ottiche che avrete con voi;

– limitare il numero degli chassis portando con sè una changing bag con la quale, se necessario, cambiare la pellicola esposta con quella da esporre. Gli chassis 5×7 Linhof, belli e robusti, pesano quasi 500g l’uno, i classici Fidelity circa 300g l’uno.

– limitare il numero degli accessori portando esposimetro, un paraluce con porta filtri e filtri 10×10, uno scatto flessibile, il panno nero per oscurare il mirino quando inquadrate, carta e penna per annotare i dati dello scatto.

– scegliere con attenzione il tipo di treppiede investendo su un modello in carbonio che si rivelerà utile anche per gli utilizzi con gli altri apparecchi. Personalmente uso il COMAN TM386CC3 acquistato da NOC. Pesa 2,4kg e porta fino a 20kg. Nella prova sul campo ha retto egregiamente il peso e l’ingombro della FATIF DS anche montata in posizioni limite come questa.

– procurarsi un morsetto universale Manfrotto da utilizzare al posto dell’attacco del banco per treppiedi: avrete un morsetto che vi consentirà di cambiare rapidamente la posizione dell’aggancio senza dover sfilare una delle standarte. Peso 400gr circa, contro i circa 300g dell’attacco originale. Per comodità ho fissato sul morsetto con due viti una piastra per la testa a sfera COMAN C3 in modo che durante l’utilizzo non si corra il rischio che l’attacco filettato della piastra si allenti.

– scegliere una zaino leggero che, comprese le sagome interne in cartone, non superi i 2/3kg.

– pesare scrupolosamente tutto il materiale cercando di portare con sé, se ben allenati, non più di 13-14 kg compreso il cavalletto

– evitare di testare il peso semplicemente indossando lo zaino. Durante la giornata la percezione del peso si moltiplica e quello che inizialmente sembrava leggero rischia di diventare nel corso del tempo, un macigno intrasportabile.

– indossare un abbigliamento adeguato, soprattutto se il percorso è in montagna, utilizzando comodi scarponcini e bastoncini da trekking.

Vi prenderanno comunque in giro perché portate un foto-bisonte sulle spalle ma almeno ci guadagnerete in salute e lucidità.

Se avete letto sin qui e non vi siete irrimediabilmente scoraggiati, ecco qualche indicazione di utilizzo pratico una vota estratta la macchina dallo zaino.

Una delle grandi prerogative legate alla maggiore versatilità del banco rispetto alla folding è la più ampia escursione dei movimenti che personalmente trovo molto utile soprattutto per la ricerca dell’inquadratura. Non potendoci muovere in modo agevole come faremmo con una reflex, la possibilità di decentrare, rispettando il limite del cerchio di copertura dell’obiettivo, è utilissima.

Il decentramento consente poi di variare il punto di ripresa senza variare la prospettiva del soggetto soprattutto nelle riprese dal basso o dall’alto.

In questa immagine è mostrata la fotocamera in decentramento indiretto ovvero in una posizione nella quale è stato inclinato il banco e le standarte sono state basculate sino a riportale in posizione parallela al soggetto. Di norma il decentramento indiretto si utilizza quando vi è necessità di decentrare oltre l’escursione massima consentita dalle singole standarte.

Questo movimento è irrealizzabile su una folding.

L’impostazione dei movimenti della macchina che abbiamo appena visto, consente di inquadrare dal basso senza variare la prospettiva.

Vediamo meglio nella foto esemplificativa qui sotto.

Immaginiamo la scena ripresa con un obiettivo di lunga focale tenendo la fotocamera all’altezza dell’occhio senza inclinarla: riprenderemo in questo modo la parte ricompresa nel riquadro blu. Per comporre l’inquadratura nel riquadro rosso saremo costretti ad inclinare verso l’alto la fotocamera con effetto sulla prospettiva.

Con il banco, decentrando come illustrato prima, otterremo la stessa immagine corrispondente al riquadro rosso senza però variazione di prospettiva.

Solo utilizzando questi apparecchi ci si rende conto di quanto siano versatili e consentano di gestire inquadratura e taglio senza muovere un passo.

Smarcato trasporto e inquadratura veniamo all’esposizione.

Per il calcolo dell’esposizione è possibile utilizzare un normale esposimetro, magari spot per calcolare con più precisione i differenti valori della scena, oppure gli esposimetri con sonda per prendere la lettura direttamente sul soggetto inquadrato, misurando al diaframma di lavoro e calcolando automaticamente gli effetti dovuti al prolungamento o all’utilizzo dei filtri.

I più comuni sono il vecchio SINAR SIX della Gossen o l’accessorio PROFI SELECT per il PROFISIX, sempre della Gossen che è quello mostrato in foto.

In entrambi i sistemi la sonda viene posizionata all’interno di un finto chassis disponibile per i formati 4×5 e 5×7, chassis che viene montato come gli altri nell’alloggiamento del dorso.

La sonda in posizione di riposo ha un foro che viene messo in corrispondenza del punto da misurare. Una volta posizionata occorre chiudere la volet dello chassis in modo che non arrivi luce parassita dal vetro smerigliato, quindi procedere alla misurazione.

L’inserimento del finto chassis comporta la variazione della messa a fuoco a causa dell’arretramento del vetro smerigliato. Non occorre compensare perché la messa a fuoco verrà comunque mantenuta quando inseriremo lo chassis con la pellicola.

Tra gli elementi base da avere con sé durante le riprese, ho citato prima carta e penna. Ho anche in altre occasioni detto che è fondamentale segnarsi i dati di esposizione e di impostazione della macchina. A titolo esemplificativo riporto la tabella che porto normalmente con me magari memorizzata e aggiornabile direttamente dallo smartphone.

La numerazione delle pellicole piane corrisponde a quella che apporrete sugli chassis salvo non portiate con voi la changing bag.

In quel caso avrete con voi anche una scatola di cartone vuota per pellicole piane dentro la quale riporrete al buio ed in ordine per numero di scatto, le pellicole esposte che poi svilupperete nello stesso ordine.

Ho effettuato gli scatti analogici e digitali mostrati in questo articolo durante il Trekking Fotografico organizzato il 13 ottobre 2019 dai fotografi Antonio Biagiotti e Riccardo Vaccaro, con la partecipazione, tra gli altri, degli amici Gianluca Nanna, David Abolaffio, Alessandra Comisso e Mattia Gastaldi presso le Cascate del Dardagna – Lizzano in Belvedere (BO).

E come sempre, buon divertimento!

Massimiliano Terzi

Bibliografia:
E. Frisia, La macchina Fotografica Professionale, Pirovano
Catalogo FATIF 1974
Catalogo FATIF 1987
Materiale del Workshop NOC “Uso del banco ottico e delle folding camera” di A. natale e M. Terzi

Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo volume può essere riprodotta, memorizzata o trasmessa in alcuna forma e con alcun mezzo, elettronico, meccanico o in fotocopia, in disco o in altro modo, compresi cinema, radio, televisione, senza autorizzazione scritta dell’Editore. Le riproduzioni per finalità di carattere professionale, economico o commerciale o comunque per uso diverso da quello personale possono essere effettuate a seguito dei specifica autorizzazione rilasciata da New Old Camera srl, via Rovello 5, 20121 Milano. info@newoldcamera.it

All rights are reserved. No part of this book may be reproduced, stored or transmitted in any form or by any means, electronic, mechanical or photocopy on disk or in any other way, including cinema, radio, television, without the written permission of the publisher. The reproductions for purposes of a professional or commercial use or for any use other than personal use can be made as a result of specific authorization issued by the New Old Camera srl, via Rovello 5, 20121 Milan, Italy. info@newoldcamera.it

©2018NOCSensei-NewOldCameraSrl

Lascia un commento

error: Alert: Contento protetto!!!