Canonflex, unprecedented!

Le fotocamere Canonflex completano il quadro delle novità apparse sul finire degli anni ’50, novità che, almeno dal mio punto di vista, segnarono uno stacco rispetto al passato.

Tra queste annovero Contarex e Nikon F sulle quali ho già scritto.

In realtà anche di Canonflex ho già fatto cenno nella prima parte dell’articolo sul sistema Canon FL e riprendo ora il filo per approfondire meglio queste strane e interessanti reflex.

Dai modelli sopra citati ed in generale dalle novità che molte case costruttrici presentano tra la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60, c’è da aspettarsi una origine, in termini di concept, più radicata nel tempo, anche in considerazione delle necessità che la produzione di norma richiede per poter passare dai prototipi all’uscita sul mercato in serie di corpi, obiettivi e accessori.

Può quindi capitare che in anni di grande fermento e di repentino cambiamento dei target di prodotto, le idee innovative invecchino precocemente e che quindi prodotti, pur studiati nei minimi dettagli, risultino già fuori mercato all’epoca del lancio.

Ed è questo il caso delle Canoneflex.

In realtà, mi viene da dire, è il caso di tutti i modelli che in quegli anni, invecchiarono precocemente per via dell’uscita di un nuovo punto di riferimento sul quale non sto a ripetermi.

Vi è tuttavia da dire che all’epoca il concetto di invecchiamento era meno evidente e limitante di quanto sia, ad esempio, nell’era del digitale nella quale le fotocamere invecchiano e perdono di valore già sugli scaffali dei rivenditori, nel breve lasso di tempo tra l’ingresso in commercio del modello e l’arrivo di un acquirente disposto a comprarselo.

Questo accade tutt’ora spesso a causa della stessa politica delle case costruttrici che aggiungono un sensore AF, una nuova funzione, qualche megapixel, rendendo quindi più appetibili e desiderabili la nuove versioni, ed è iniziato, a dire il vero, già dagli anni ’90 con l’affermarsi delle fotocamere elettroniche e dei sistemi autofocus.

Il mondo sul finire degli anni ’50 non era meno crudele ma funzionava con maggiore lentezza e con margini di fallimento decisamente meno minacciosi per i rivenditori soprattutto nel rischio di trovarsi a magazzino merce che valeva meno del costo, per via dell’ingresso di nuovi modelli.

All’epoca dunque si poteva morire, mais de mort lente come nella famosa canzone di Georges Brassens.

Negli anni ’50 Nikon e Canon sviluppano modelli a telemetro rispettivamente ispirati alle Contax, benché solo nell’estetica, e a Leica con un progressivo stacco per Canon, ad esempio con i modelli della serie V che in realtà arrivarono ad assomigliare solo a loro stessi.

Questo stacco nella progettazione di Canon, che fornirà dal mio punto di vista la vera alternativa al sistema a telemetro Leica per buona parte degli anni ’60, condizionò molto il progetto della reflex entrate in produzione alla fine del 1958 e commercializzata dal marzo del 1959.

Il condizionamento ebbe di certo un influsso positivo su alcune caratteristiche peculiari della nuova fotocamera, in primis il sistema di ricarica rapida presente sul fondello che già aveva fatto la sua comparsa, anche se in altra forma, sui modelli a telemetro.

il particolare sistema di ricarica Rapida presente sulle Canonflex R, R2000 ed RP
analoga leva si trova anche sulla nuova serie di fotocamere a telemetro con ottica non intercambiabile Canonet presentata nel 1960

Per poter utilizzare la fotocamera sul treppiedi, per la Canonflex viene realizzato un curioso supporto che consente di azionare la leva di ricarica.

1959, brochure Canonflex -supporto per utilizzo con treppiedi

In seconda battuta su un’ergonomia ed immediatezza di utilizzo che devo dire ho trovato in pochissime altre fotocamere, anche ben più recenti.

il particolare posizionamento dei comandi sulla Canonflex frutto anche dell’assenza della leva di ricarica sulla calotta

Molto interessante anche il sistema di blocco per la posa T che mantiene l’otturatore aperto e può essere sbloccato con lo stesso comando senza necessità di compiere operazioni più complicate come ad esempio sulla Nikon F.

particolare del comando di blocco per la posa T

Vi furono tuttavia altri aspetti, non strettamente derivati dalla produzione precedente, che pur mantenendo una buon margine di innovazione furono in breve tempo superati dalle soluzioni proposte dalla concorrenza.

Tra questi vi è di certo il sistema automatico di funzionamento del diaframma.

La questione dell’automatismo del diaframma nasce con lo sviluppo delle fotocamere reflex e si rafforza nella seconda metà degli anni ’60 con il diffondersi dei sistemi di misurazione TTL.

Per tutti gli anni ’50 è abbastanza normale per i produttori realizzare ottiche con diaframma a preselezione, perfette per gli apparecchi a telemetro, o in alternativa sistemi che permettano la chiusura del diaframma al momento dello scatto grazie ad un dispositivo a molla che tuttavia richiede, dopo lo scatto e in aggiunta all’operazione di avanzamento della pellicola/ricarica dell’otturatore, la ricarica della molla del diaframma attraverso un cursore posto sull’ottica o tramite la rotazione dello stesso anello del diaframma.

Su queste ottiche il diaframma si chiude al valore selezionato tramite un pulsante che si sovrappone a quello di scatto come sulle Exakta o sulle ALPA o tramite un comando interno al bocchettone delle ottiche come sulle Praktina, Praktica ed Edixa Reflex.

Sulle Canoneflex le due operazioni, carica della molla e attivazione della chiusura al valore selezionato, sono gestite direttamente dalla fotocamera che contestualmente all’avanzamento della pellicola/ricarica dell’otturatore carica anche la molla di comando del diaframma, attivandolo poi in fase di scatto con un secondo comando tra corpo macchina ed obiettivo.

doppio comando di funzionamento del diaframma sulle Canonflex: il cerchio arancione indica il dispositivo di caricamento della molla la freccia azzurra quello di comando del diaframma in fase di scatto

Il diaframma inoltre dopo lo scatto ritorna a tutta apertura.

Sulle Contarex il sistema è simile: anche in questo caso la carica della molla di chiusura del diaframma viene effettuata con la ricarica, tuttavia dopo lo scatto il diaframma resta chiuso nella posizione di lavoro selezionata.

Bene ma non benissimo se consideriamo che nel 1959 Nikon presenta con la Nikon F le nuove ottiche completamente automatiche che non richiedono nessuna carica preventiva della molla del diaframma, non hanno necessità di rispettare una particolare fase prima di essere montate, come accade per la Canonflex, ma soprattutto, e questa è una caratteristica che Nikon capitalizzerà anni dopo, sono già pronte per adattarsi ai nuovi sistemi di lettura TTL con lettura a tutta apertura.

Un’altra caratteristica delle ottiche Nikkor è quella di consentire la trasmissione dei valori di apertura ad un esposimetro esterno attraverso la classica forcella posizionata sull’anello del diaframma.

La Canonflex dispone ben prima di Nikon F del suo esposimetro dedicato da montare sull’apposita slitta, esposimetro che tuttavia è accoppiato solo al selettore dei tempi rendendo poi necessario riportare sull’obiettivo il valore del diaframma indicato dalla lettura.

esposimetro per Canonflex accoppiato ai tempi

La nuova Reflex Canon, lanciata con lo slogan unprecedented si ritrova quindi ben presto dotata di soluzioni superate in uno scenario nel quale Canon stessa sembra non credere più molto nelle prerogative della nuova fotocamera.

1959, copertina della brochure della Canonflex

Nata modulare, per questa macchina viene sviluppato solo un secondo mirino in aggiunta al pentaprisma standard, e la modularità sparisce ben presto con la presentazione, un anno dopo il lancio del primo modello, della Canonflex RP che perde appunto l’intercambiabilità del sistema di visione.

1960, brochure Canon RP, versione che perde l’intercambiabilità del prisma

Con l’uscita dei nuovi modelli nel 1960, la prima versione chiamata in origine semplicemente Canonflex, viene ridenominata R per distinguerla dai modelli successivi.

Unitamente alla RP viene presentato anche il nuovo modello R2000, sostanzialmente identico al primo modello Canonflex ma con l’estensione della velocità massima dell’otturatore a 1/2000 di secondo, velocità record per l’epoca.

Canon R2000 con Super Canomatic 50mm 1.8 – notare il comando circolare dell’autoscatto ulteriore caratteristica affascinante di questa serie

Di Canonflex R2000 che resterà in produzione sino al 1962, ne verranno tuttavia prodotti solo poco meno di novemila esemplari e questa versione non apparirà mai ad esempio ufficialmente nei listini dell’importatore italiano.

Per la R2000 viene predisposto un nuovo esposimetro opzionale con la scala dei tempi aggiornata a 1/2000 di secondo.

Se già è raro poter trovare l’esposimetro dedicato alla Canonflex R, immaginate quanto lo sia per quello con la scala dei tempi fino a 1/2000.

Sia la R sia la R2000 hanno il mirino intercambiabile ma non lo schermo di messa a fuoco che tuttavia è facilmente amovibile tolte le quattro di viti, quelle con la testa di maggiori dimensioni.

Se togliete quelle con testa più piccola aprite di fatto il sandwich del vetrino che da rimettere insieme, posso garantirvi, non è assolutamente banale.

Una seconda differenza tra la R e la R2000 è rappresentata dal diverso schermo di messa a fuoco che sulla R è dotato di immagine spezzata e sulla R2000 di una parte circolare di microprismi che tuttavia non fanno una grande differenza rispetto alla superficie smerigliata del vetro.

In compenso il mirino è luminoso e dotato di un ampio oculare tondo che tuttavia non ha nessuna filettatura per poter montare accessori per agevolare la visione, ivi comprese le lenti di correzione diottrica.

vista posteriore della Canonflex, notare l’oculare fisso

Un altro aspetto curioso è legato al parco delle ottiche: per la Canonflex viene inizialmente prodotto solo un limitato numero di focali, molte di queste derivate da quelle per le fotocamere a telemetro, e nell’ambito di queste non verranno sviluppate diverse luminosità nemmeno sull’ottica standard rappresentata dal 50mm 1.8 se non verso la fine del periodo produttivo della RM quando fa la comparsa il 50mm 1.2 che poi troviamo nella versione FL.

ottiche inizialmente proposte a corredo della Canonflex R molte di queste con diaframma a preselezione – il 50mm con comando automatico del diaframma guadagna l’appellativo Super Canomatic
il Super Canomatic 35mm 2.5 uscirà successivamente alla presentazione della Canonflex è costituirà un ripiego rispetto alla preannunciata focale che avrebbe dovuto avere l’apertura massima a f2

Le focali della serie Canomatic R vengono quasi tutte adattate e riportate nella versione FL con l’uscita della Canon FX ed FP nel 1964.

il diverso sistema di comando del diaframma tra corpi Canonflex R e corpi FL

Dal punto di vista dell’impostazione meccanica le due serie, R ed FL, sono simili ed il passo per l’adeguamento al nuovo standard non dovette comportare grandi stravolgimenti dal punto di vista produttivo.

Rispetto alla serie R, la prima versione delle ottiche FL perde i valori del diaframma sulla seconda ghiera, che mantiene solo la funzione di selezione della modalità tra automatico e manuale, e perde anche il doppio comando del diaframma che nella serie FL ha un cursore unico con ritorno a molla per il valore a tutta apertura.

le ottiche Super Canomatic hanno il doppio anello di comando del diaframma, quello indicato dalla freccia gialla imposta la modalità automatica, quella dalla freccia verde quella manuale

Il sistema di innesto degli obiettivi rimane invece invariato e lo resterà anche sulle successive ottiche FD.

l’evoluzione dei sistemi Canon: in senso orario partendo in alto a sinistra, R, FL, FD ed FD new

Le ottiche per Canonflex possono essere montate sui successivi modelli FL ma funzionano solo con il diaframma a preselezione.

il Super Canomatic 50mm 1.8 montato su una Canon FX del 1964

Nel 1962 i modelli R2000 ed RP vengono sostituiti dalla Canonflex RM, nuova versione che si spoglia ulteriormente delle caratteristiche della Canonflex originale, perdendo la particolare leva di carica rapida per adottare una leva posta tra il dorso e la calotta superiore lasciando così inalterata la posizione del selettore dei tempi.

1962, brochure Canonflex RM – la nuova leva di ricarica

La RM ha inoltre la classica leva di comando dell’autoscatto che troviamo già sulla RP e poi sui modelli FX ed FP in sostituisce del selettore circolare dei modelli R.

Canonflex RM con esposimetro incorporato

La Canonflex RM incorpora anche un esposimetro con una generosa e vistosa cellula al selenio, che tuttavia, anche in questo caso, è accoppiato solo ai tempi e richiede il riporto manuale sulla ghiera dell’obiettivo del diaframma indicato dall’ago di lettura nell’ampio display.

1962, copertina brochure Canonflex RM

A dispetto di questo appiattimento nelle caratteristiche, la RM è la versione Canonflex che vende più esemplati arrivando ad una produzione di poco meno di ottantamila pezzi.

1963 brochure Canonflex RM – con questo modello si arricchisce anche la gamma delle ottiche disponibili

Come ho fatto cenno negli articoli sul sistema FL, questo successo dipende in buona parte dall’accordo commerciale con Bell e Howell che indirizzerà Canon nella produzione di apparecchi meno originali ed innovativi come le Canonflex ma con maggiore appeal commerciale.

Pur scontando una certa difficoltà di reperimento per via del limitato numero di esemplari prodotti, i modelli R ed R2000 sono dal mio punto di vista i più belli esteticamente e i più interessanti da utilizzare.

Come tutte le fotocamere che hanno all’attivo ormai più di sessantanni di vita, acquistare oggi una Canonflex richiede particolare attenzione per via di alcuni possibili difetti di funzionamento ovviabili attraverso un intervento di manutenzione ad opera di una riparatore che sappia bene dove mettere le mani.

Come accade sovente anche per altri modelli, i sintomi del malfunzionamento si traducono nell’intorpidimento dello scatto, nel non ritorno dello specchio ed in alcuni casi anche nell’inceppamento della macchina.

Nulla di grave, nelle reflex meccaniche in generale ed in queste in particolare, vi è una sorta di principio di circolarità tra le varie componenti che entrano in gioco durante lo scatto, principio che deve consentire l’apertura dell’otturatore solo a specchio alzato ed il ritorno dello specchio solo dopo la chiusura della seconda tendina, nonché la possibilità di riarmo solo dopo l’abbassamento dello specchio.

Basta quindi che una di queste fasi non si completi correttamente per generare il blocco della macchina.

Il fermo prolungato, la conservazione dell’apparecchio in condizioni non ideali quali sbalzi termici o eccesso di umidità, piuttosto che l’otturatore lasciato carico e pronto per lo scatto, possono determinare l’acuirsi di queste problematiche.

Altro aspetto particolare, che potrebbe sembrare un controsenso, è che le fotocamere non andrebbero in generale conservate all’interno delle custodie protettive soprattutto se queste sono realizzate in cuoio.

La tendenza di questo materiale, che per quanto trattato ha sempre una componente organica, ad assorbire e trattenere l’umidità è spesso fonte di ossidazioni e problematiche di funzionamento.

Sulla questione di non lasciare le fotocamere con l’otturatore carico vi sono diverse scuole di pensiero.

Per questi tipi di otturatore, il grosso rischio è che la seconda tendina rimanendo arrotolata possa perdere la tensione della molla e quindi non essere più in grado di garantire l’effettuazione dei tempi veloci.

a otturatore scarico è possibile notare la mancanza di tensione della seconda tendina che ha anche la classica piegatura dovuta al fatto di essere stata a lungo arrotolata

Alla nostra R2000 è con buona probabilità successo questo.

Durante i controlli che è opportuno effettuare prima di acquistare una fotocamera di questa età, oltre al corretto funzionamento dei tempi lenti è anche opportuno verificare quelli veloci, non tanto in termini di precisione che può essere rilevata solo tramite opposita strumentazione, quanto testando, senza obiettivo e verso una fonte di luce, che l’otturatore si apra durante lo scatto.

Quando la molla della seconda tendina è scarica, può infatti accadere che in fase di scatto la seconda tendina scorra sovrapposta alla prima senza quindi consentire il passaggio di luce.

Il fenomeno, subdolamente, non si presenta a partire da un preciso tempo di otturazione ma è di norma graduale manifestandosi ad esempio con mezzo fotogramma esposto prima di passare a fotogrammi completamente non esposti.

Questo fatto dipende dall’irregolarità di scorrimento delle tendine che si manifesta selezionando tempi sempre più veloci.

esempio di irregolarità di scorrimento delle tendine che non consente di rispettare lo stesso distanziamento tra la prima e la seconda durante lo scatto

Nel nostro caso ad esempio la fotocamera scatta regolarmente sino a 1/125 di secondo, a 1/250 sottoespone una parte del fotogramma, a 1/500 ne espone solo metà e nei tempi superiori l’otturatore scatta chiuso.

aumentando la velocità di scatto, la seconda tendina raggiunge la prima determinando la mancata esposizione del fotogramma
fotogramma esposto a 1/250 di secondo, notare la parte a destra leggermente sottoesposta
fotogramma esposto a 1/500 di secondo, notare la parte a destra non esposta

Un altro difetto legato allo scorrimento della seconda tendina in caso di molla scarica, è un arrivo a fine corsa dopo lo scatto con una energia non sufficiente a sbloccare il ritorno dello specchio, che rimane quindi in posizione sollevata.

Questo inconveniente, al contrario del precedente, si manifesta con i tempi lenti per eseguire i quali la fotocamera attiva il meccanismo ritardatore che toglie ulteriore energia al ritorno della seconda tendina.

Per fotocamere di questa rarità nemmeno io, che sono di norma interventista, ho azzardato un intervento di ispezione del sistema di tensionamento delle molle delle tendine, solitamente posizionato sotto il fondello dell’apparecchio.

Il tensionamento, che di per sé è una operazione piuttosto semplice, richiede l’utilizzo di strumentazione idonea a verificare poi la corretta esecuzione dei tempi, pena il mantenimento dell’imprecisione delle velocità anche dopo l’intervento.

Questa R2000 andrà quindi da un buon riparatore e tornerà in perfetta efficienza.

Chiudo da ultimo con una curiosità sul il nome delle ottiche che, limitatamente alla produzione per questa serie di reflex, sono marchiate Canomatic.

Il nome Canomatic è stato nel recente passato utilizzato per una iniziativa ai limiti della frode per la commercializzazione di fotocamere giocattolo spacciate per apparecchi più evoluti in relazione alla loro forma, alla presenza di accessori ed a una particolare forma di packaging.

Di esemplari in vendita se ne trovano tutt’ora, spesso anche a prezzi che possono arrivare ad un centinaio di euro.

Massimiliano Terzi
maxterzi64@gmail.com

Canonflex R2000, Super Canomatic 35mm 2.5, Ilford HP5 sviluppata con Bellini Hydrofen

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