Canon Reflex con ottiche FL – seconda parte

segue dalla prima parte

Nonostante le particolari caratteristiche e i limiti descritti nella prima parte dell’articolo, la Canon Pellix ha buoni risultati di vendita, supportati nei primi anni dalla curiosità che si crea attorno a questo modello.

Nel 1966, ad un anno dal lancio, Canon presenta una nuova versione di questa macchina alla quale vengono apportate alcune modifiche di dettaglio che tuttavia miglioreranno l’usabilità dell’apparecchio.

La nuova versione adotta anche il nuovo sistema QL che troveremo anche sul modello FT presentato lo stesso anno.

Questo sistema, dettagliatamente descritto da Marco Cavina in questo articolo, risponde ad una esigenza manifestatasi nel primi anni ’60 di rendere più agevole il caricamento della pellicola nell’apparecchio.

L’introduzione nel 1963 del sistema Instamatic da parte di Kodak e nel 1964 del sistema Rapid da parte di Agfa aveva creato attorno alla semplicità di caricamento un fenomeno di mercato che raccoglieva la massa di utilizzatori occasionali e poco esperti attorno ad un principio di maggiore accessibilità nell’utilizzo delle fotocamere.

Canon in questa occasione è la sola ad applicare sulla propria produzione di apparecchi un sistema di caricamento rapido con caratteristiche anticipatorie delle soluzioni che si trovano qualche decennio dopo su apparecchi compatti o reflex soprattutto nelle versioni con trascinamento motorizzato della pellicola.

Sequenza di caricamento del film con il sistema QL di Canon

La Pellix QL e la FT QL sono due fotocamere pressoché identiche nella meccanica e nelle principali funzioni, le differenzia lo specchio reflex, fisso e semiriflettente sulla Pellix, mobile sulla FT, il posizionamento della cellula dell’esposimetro e la tipologia di tendine, metalliche sulla Pellix, in tessuto gommato sulla FT.

Su entrambe le fotocamere, in sostituzione del comando dell’autoscatto, è presente la nuova leva multifunzione posta, guardando l’apparecchio, sul lato sinistro a fianco del bocchettone delle ottiche.

La leva funge per l’attivazione dell’esposimetro, il controllo della profondità di campo e l’attivazione dell’autoscatto.

Il nuovo meccanismo ha inoltre un comando di blocco che permette di mantenere attivo l’esposimetro.

La questione ha sulla Pellix una notevole rilevanza pratica poiché il primo modello non consentiva di mantenere la cellula dell’esposimetro in posizione operativa se non tenendo premuta la leva di accensione.

Dettaglio della leva multifunzione su una Canon Pellix; con il cerchio arancione è indicato il comando di blocco

Sulla versione QL è invece possibile mantenere la cellula in posizione operativa il che tuttavia comporta l’inserimento di un blocco del pulsante di scatto per evitare che in fase di ripresa la cellula copra una parte del fotogramma.

Un’altra novità rilevante è l’introduzione per i modelli Pellix QL ed FT QL di un accessorio per potenziare la lettura esposimetrica a basse luci.

Questo accessorio, denominato Booster, viene applicato sulla slitta posta sopra la calotta e collegato alla fotocamera tramite un cavo il cui spinotto deve essere posizionato nel vano batteria.

Canon Booster montato su una Pellix e una FT; notare che sulla FT il cavo di collegamento è in posizione di riposo con lo spinotto inserito nel vano portabatterie dell’accessorio

Su questi modelli la slitta non ha ancora i contatti flash.

Il coperchio del vano batterie viene utilizzato sul Booster per chiudere lo spazio per la batteria di comando della luce di illuminazione del galvanometro.

Per il funzionamento del sistema di amplificazione della luce il Booster ha poi due batterie al mercurio da 1,35V poste in un secondo vano posizionato accanto a quello della singola batteria per l’illuminazione.

Con questo accessorio la lettura esposimetrica è estesa sino a -3,5 EV un valore rivoluzionario per quei tempi su una reflex 35mm.

L’ago indicatore è posizionato sopra il Booster

Per consentire una lettura precisa è necessario coprire l’oculare, operazione questa che sulla Pellix è possibile utilizzando il comando di chiusura del mirino e sulla FT utilizzando l’apposito tappo in dotazione all’accessorio.

Mi sono sempre chiesto perché sulla FT Canon non mantenne il sistema della Pellix di oscuramento dell’oculare anche in considerazione del fatto che il tappo in dotazione al Booster, nelle prime versioni addirittura incernierato sott la leva di blocco dell’accessorio alla slitta, veniva di norma perso.

Antina per coprire l’oculare, componente spesso non più presente su questi accessori

Ancora oggi, pur con le dovute riserve legate al diverso voltaggio delle batterie disponibili, il Booster è un accessorio interessante per l’estesa gamma di lettura che unita alla modalità di lettura dell’esposimetro, comune alle due fotocamere, pari al 12% del campo inquadrato, consente di ricavare esposizione precise anche in condizioni di luce molto scarsa.

Prima dello scatto si dovrà comunque tenere conto del difetto di reciprocità della pellicola che si sta utilizzando.

Prima di addentraci nell’ultimo scorcio degli anni ’60 vediamo che fine hanno fatto i primi due modelli FP ed FX presentati nel 1964 dei quali ho fatto cenno nella prima parte.

La Canon FP esce ben presto di produzione e questo giustifica la maggiore rarità di questo modello e dell’esposimetro ad esso dedicato.

Canon FP, copertina del libretto di istruzioni nella rara versione italiana

Questo modello corrispondeva all’esigenza, coperta anche da altri produttori, di offrire versioni senza esposimetro per una fascia di utilizzatori esperti o professionisti che cercavano apparecchi essenziali, quindi con minori rischi di malfunzionamenti, e con buona probabilità non amavano affidarsi alle letture esposimetriche effettuate dai neonati sistemi incorporati nella fotocamera.

Ne sono un esempio la Nikkormat FS del 1965 e la Contarex Professional del 1966.

Una ulteriore curiosità della FP è che il sistema di apertura del dorso è differente da tutti gli altri modelli Canon reflex e si basa su un cursore ed un pulsante, anziché sulla classica chiavetta presente sul fondello e comune anche alle versioni a telemetro.

Dettaglio del comando di apertura del dorso: da sinistra – a chiavetta sulla FX, Pellix ed FT – a cursore e pulsante sulla FP

Nei modelli a telemetro, la chiavetta serve, oltre che ad aprire il dorso, per aprire le cartucce porta pellicola dedicate che venivano adottate da coloro che utilizzavano la pellicola 35mm a metraggio.

In realtà questo sistema, mutuato sin da subito dalle fotocamere Leica, serviva negli anni in cui non erano disponibili o non facilmente reperibili i rullini già preconfezionati che sappiamo essere stati introdotti da Kodak nella seconda metà degli anni ’30.

Per garantire una migliore tenuta di luce i contenitori porta pellicola, se ne trovano ad esempio facilmente anche a marchio Zeiss Ikon, Robot o Nikon, consentono l’apertura completa della fessura di scorrimento del film solo una volta introdotti nella fotocamera e dopo aver azionato la chiusura del dorso con l’apposita chiavetta.

A parte i contenitori Robot che hanno un sistema dedicato, gli altri appaiono di norma come normali rullini 35 mm ma possono essere utilizzati solo sugli apparecchi predisposti per la loro apertura una volta inseriti nella fotocamera.

Tra le fotocamere più note che dispongono di questo sistema vi sono ad esempio le Contarex, le Contaflex, le Contax o le Nikon F.

La caratteristica peculiare delle Canon reflex è quella di essere dotate della chiavetta di apertura del dorso solo per una questione di family feeling con i modelli a telemetro, giacché la chiavetta non comanda nessun meccanismo interno e di conseguenza non abilita l’utilizzo degli speciali contenitori per pellicola.

Peraltro, visto lo sforzo di Canon di produrre la prima serie di apparecchi reflex con ottiche FL su di un unico chassis sarebbe logico attendersi che alcune componenti già presenti sulle Canon 7 e 7s, venissero ripresi sulla nuova produzione.

Questo non accadde ed anche elementi semplici come il manettino di riavvolgimento della pellicola o l’interruttore di attivazione dell’esposimetro erano diversi, e addirittura componenti in comune come la chiavetta di apertura del dorso non assolvevano alle stesse funzioni come visto sopra.

Il modello FP esce di produzione nel 1966.

La Canon FX invece, nonostante le caratteristiche non certo all’avanguardia nemmeno per il periodo nel quale era stata presentata, rimane in produzione sino al fino al dicembre 1969 e di questo modello non viene realizzata la versione QL.

La FX ha la particolarità di mantenere la lettura esposimetrica anche durante l’uso del 19mm FL retrofocus che per essere utilizzato richiede il ribaltamento dello specchio.

Estratto dal manuale di istruzioni della Canon FX con le istruzioni per l’uso del 19mm retrofocus

La Canon FX dispone inoltre di una lettura esposimetrica molto estesa che va da EV1 ad EV10 nella posizione High e da EV9 ad EV18 nella pozione Low entrambe selezionabili tramite la leva a sinistra del manettino di riavvolgimento.

Canon FX, particolare della leva di selezione della lettura esposimetrica Low e High alla quale corrisponderanno i valori in bianco ed in arancione indicati nel display

Sempre nel 1969 termina la commercializzazione della Pellix QL ponendo così fine alla diatriba sulle caratteristiche di questo modello.

Le attese auspicate anche dalla stampa specializzata che il format dello specchio semitrasparente potesse produrre ulteriori sviluppi, si spensero con l’uscita di scena della Pellix e verranno riprese anni dopo sui modelli Nikon e Canon per riprese in sequenza con un elevato numero di scatti al secondo.

Riprendo, a chiusura dei commenti sulla Pellix, quanto scritto dalla rivista fotografare nel 1968 in un articolo intitolato i problemi della Canon Pellix, articolo che ho citato nella prima a parte e che trovo essere un inno al pressapochismo.

I vari modelli Canon reflex monobiettivo costruiti finora hanno avuto una durata media sul mercato inferiore a due anni. La politica della Canon infatti è basata su principi consumistici, e ogni modello viene regolarmente sostituito da un modello definito migliore. In realtà chi ha seguito la produzione Canon rimpiange ancora i primi modelli reflex monobiettivo, e specialmente l’apparecchio Canon 2000, che — salvo l’assenza dell’esposimetro dietro l’obiettivo — appare più versatile e fotografico dei modelli attuali.

Una battuta di arresto nel ritmo di produzione di nuovi modelli si è avuta con l’apparecchio Canon Pellix, che è sul mercato ormai da tre anni, e di cui esiste la necessità di smaltire una cospicua quantità prima di immettere sul mercato il prossimo modello Canon reflex che non presenta lo svantaggio di eseguire le letture dell’esposizione con il diaframma chiuso (sistema stop down).

L’articolo, che qui sotto riporto nell’intera scansione della pagine, cita poi riferimenti tecnici palesemente sbagliati e costituisce a mio avviso un buon esempio del sentimento dell’epoca su questa fotocamera e anche, se vogliamo, dello stile un po’ guascone delle prime annate della rivista.

articolo sulla Canon Pellix apparso nel 1968 sulla rivista Fotografare

Nel 1966 Canon presenta la FT QL che costituisce da un lato il punto di arrivo dell’evoluzione dei modelli con ottiche FL e dall’atro il punto di partenza nella realizzazione della macchina professionale che arriverà con le nuove ottiche FD ad inizio anni ’70.

La FT resta in produzione fino al 1972 in versioni con lievi aggiornamenti prevalentemente di estetica.

Da essa deriva nel 1971 la FTb QL che adotta il nuovo innesto FD e con esso anche la lettura esposimetrica a tutta apertura, a conferma della validità del progetto iniziale.

Il modello FT/FTb nelle diverse versioni rimane complessivamente in produzione per un decennio dal 1966 al 1976.

La meccanica della FT è di buona fattura e presenta soluzioni interessanti come quella dei perni di ricarica montati su cuscinetti a sfere.

particolare del sistema di caricamento di una Canon FT, smontato nelle componenti superiori, dove è visibile il cuscinetto a sfere

L’ultimo scorcio degli anni ’60 vede la netta affermazione della nuova generazione di apparecchi reflex su quelli a telemetro e anche Canon, che nel 1969 interromperà la produzione di questi ultimi, lavora al lancio di una fotocamera reflex professionale che possa sfidare la produzione Nikon.

Basti pensare che dal 1961 al 1964, anni di commercializzazione della Canon 7, questo modello aveva venduto 137.000 esemplari, ben più di quanto i quattro modelli Canonflex fossero riusciti a totalizzare dal 1959 al 1964.

Questo contribuì ad alimentare la visione distorta sul futuro delle fotocamere reflex il cui affermarsi nel corso degli anni ’60 portò ad una netta revisione della politica produttiva dell’azienda giapponese che aveva nel frattempo regalato alla Nippon Kogaku un buon vantaggio competitivo.

Nel 1968 entra in commercio una versione semplificata del modello FT, la TL che troviamo poi anch’essa nella versione per ottiche FD con la sigla TLb.

Canon TL, versione semplificata della FT; l’assenza dell’autoscatto non è visibile in quanto resta la leva multifunzione che comanda l’esposimetro; la gamma dei tempi ridotto a 1/500 di secondo

In questo caso a fare le spese della semplificazione non è più l’esposimetro come sulla FP ma l’autoscatto della quale la TL è sprovvista.

Faccio in chiusura un cenno al nutrito parco ottico di ottiche FL che hanno per molto tempo subito una ingiusta discriminazione, anche in termine di valore, rispetto alle più recenti FD.

Brochure del sistema FL

La produzione di queste ottiche come del resto quella degli ultimi modelli reflex ad esse associati, terminò dopo l’entrata in scena del sistema FD tant’è che sulle brochure Canon dei primi anni ’70 vengono di norma riportate entrambe le serie.

Elenco delle ottiche FL

Oltre ad una questione estetica, io per esempio apprezzo molto di più la serie di ottiche godronate di Canon, Nikon, Minolta e Pentax rispetto a quelle gommate, gli obiettivi FL annoverano focali estremamente interessanti e di norma disponibili a prezzi accessibili.

Di seguito riporto le immagini ed alcune brevi note di ottiche FL che posseggo tuttora, che ho posseduto in passato ed usato con grande soddisfazione.

Alcune di queste sono oggi abbastanza rare da trovare e di conseguenza più costose.

Parto dalle ottiche normali per le quali la gamma FL prevede tre focali di luminosità diversa, di caratteristiche e prestazioni diverse ma parimenti interessanti.

Le tre ottiche standard, da sinistra il 55mm 1.2 ed i 50mm 1.4 – 1.8
Le classiche tre ottiche grandangolari FL: il 19mm 3.5, il 28mm 3.5 ed il 35mm 2.5
Tra i tele FL l’interessante 85mm 1.8, il 135mm 2.5 ed il 200mm 3.5

Di ottiche FL esistono fondamentalmente due generazioni: la prima risalente all’uscita del sistema nel 1964 ha il comando di selezione della modalità automatica o manuale del diaframma posizionata accanto all’anello di selezione.

I due 50mm 1.8 con il differente sistema di selezione della modalità del diaframma, automatica o manuale; da sinistra il più recente con selettore riportante la sigla A ed M, a destra il primo senza sigle

Per i 50mm 1.8 ed 1.4 di questa generazioni le lenti hanno la classica dominante gialla per via del trattamento che le conferisce anche l’appellativo di ottiche radioattive. Della prima serie esiste poi la versione con il selettore delle modalità del diaframma spostato in posizione arretrata rispetto alla ghiera di messa a fuoco con l’introduzione della sigla A ed M.

Vi è poi per alcune ottiche una seconda serie completamente ridisegnata come nel caso del 50mm 1.4.

Foglietto illustrativo del funzionamento del 50mm 1.8 già con la ghiera con sigla A ed M; sulle prime reflex FP ed FX il selettore è fondamentale per il controllo della profondità di campo, controllo che dalla Pellix in poi è possibile attraverso il comando di attivazione dell’esposimetro

Una curiosità legata al modello Pellix riguarda un singolare obiettivo pancake presentato nel 1965 con l’uscita della reflex. Si tratta del raro 38mm 2.8 FLP, che sfrutta il fatto che lo specchio, rimanendo fisso, non ha necessità di disporre, come sugli altri apparecchi reflex, dello spazio per il ribaltamento in fase di scatto, consentendo quindi la disposizione più arretrata delle lente posteriore.

A causa di questa particolare conformazione, questo obiettivo non può essere montato sugli altri corpi reflex pena il possibile danneggiamento dello specchio.

Per questa ragione sull’anello di serraggio è incisa la scritta FOR PELLIX ONLY.

Il 38mm FLP ha uno schema ottico di quattro elementi in tre gruppi ed una messa a fuoco minima a 24 centimetri. Purtroppo la limitata apertura abbinata al mirino già poco luminoso per via dello specchio semiriflettente, rendono questa ottica, ed in generale anche le altre ottiche FL che non siano il 50mm 1.4 o il 55mm 1.2, abbastanza scomoda da usare soprattutto durante la messa a fuoco.

Il 38mm FLP presentato nel 1965 con la Canon Pellix

Nel 1972 Canon interrompe la produzione di corpi ed ottiche FL. Si è nel frattempo consolidata la nuova serie FD che consente la misura a tutta apertura e, con l’uscita nel 1973 del modello EF, anche l’esposizione automatica a priorità di tempi. La stessa modalità di esposizione è possibile sulla Canon F1 con l’adozione dello speciale mirino Servo EE.

L’articolato sistema di mirini ed accessori della Canon F1

Resta il valore storico di questa serie che consentì a Canon di riconquistare il terreno perso rilanciando negli anni ’70 il marchio nell’ambito della fotografia professionale.

Massimiliano Terzi
maxterzi64@gmail.com

Canon Pellix – 50mm 1.4 FL, esposizione 1/125 f8 con filtro arancione, Fuji Acros 100, sviluppo con Rollei Supergrain

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