Canon FD AF vs Pentax ME F – i primi sistemi autofocus per reflex

Nella matematica esistenziale il grado di lentezza è direttamente proporzionale all’intensità della memoria; il grado di velocità è direttamente proporzionale all’intensità dell’oblio.

Milan Kundera, La lentezza

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 La questione della messa a fuoco automatica in fotografia arriva, nella seconda metà degli anni ’70, applicata a fotocamere non pensate per un uso professionale quali furono la Polaroid SX70, di fatto la prima reflex ad adottare questo automatismo, e la compatta Konica C35 AF.

Questo tipo di automatismo è tuttavia già in cantiere, anche se con principi più rudimentali, da almeno un decennio con applicazioni che arrivano prima, anche in questo caso, al mondo delle riprese cine amatoriali rispetto che a quello fotografico.

Accade poi, nei dieci anni successivi alla comparsa delle prime fotocamere, che il mondo dei sistemi AF rivoluzioni la politica commerciale delle case costruttrici portando in alcuni casi alla riprogettazione dell’innesto delle ottiche come fu per Canon e Minolta.

Canon EOS 300D, Canon EF 300 f4 L stabilizzato – questo scatto che realizzai alle prove libere del Gran Premio di Monza 2004 ritrae Rubens Barrichello, all’epoca pilota Ferrari, alla prima variante del circuito; l’evoluzione dei sistemi AF e l’avvento del digitale consentirono un notevole salto di qualità soprattutto in condizioni di ripresa complesse

È curioso osservare come anche in questo caso l’introduzione dei sistemi AF, come per gli esposimetri integrati, nasce da esigenze non professionali e su corredi non dedicati a professionisti, finendo poi per evolvere in soluzioni adottate da tutti gli utilizzatori di apparecchi fotografici.

I primi casi di applicazione dell’automazione di messa a fuoco su SLR ad ottiche intercambiabili arrivano nel 1981 attraverso due principi applicativi diversi tra loro nel funzionamento, ma accomunati dalla prerogativa di costituire, sebbene ancora in fase embrionale, la base sulla quale si svilupperanno le successive politiche commerciali del settore.

Questi due sistemi, visti oggi alla luce delle evoluzioni in velocità ed accuratezza della messa a fuoco delle attuali fotocamere, possono far sorridere per la loro arretratezza che tuttavia siamo portati a valutare nella prerogativa, dei moderni corredi, di sostituirsi al fotografo al fine di determinare il miglior risultato tecnico in termini di nitidezza ed esposizione.

All’epoca, al di là del più limitato supporto che la tecnologia riusciva a fornire, il criterio era diverso ed orientato ad assistere più che a sostituire l’operatore nell’impostare le corrette condizioni di ripresa.

Continuava ed esistere quindi una tecnica, nell’utilizzo dei corredi, che sopravviveva alle prima avvisaglie di automazione, consentendo di sfruttare il valore aggiunto, di quanto timidamente la tecnologia iniziava a proporre, ai fini dell’ottenimento di migliori riprese.

Vi propongo quindi di esaminare insieme in questa dimensione i prodotti Canon e Pentax usciti per primi ad inizio anni ’80 al difuori della quale apparirebbero, inevitabilmente, vecchi e superati.

Partiamo dal prodotto proposto da Canon.

Nel pieno dello sviluppo del sistema FD e in coincidenza all’uscita della versione Program del modello AE-1 presentato qualche anno prima, nel 1976, Canon veste lo zoom FD new 35 – 70 mm f4, di buon successo commerciale e discrete caratteristiche ottiche, di un sistema di messa a fuoco automatica denominato SST, acronimo di Solid State Triangulation, già utilizzato dalla casa giapponese nel 1979 sulla compatta AF35M.

Canon FD 35 70 mm f4 AF montato su una F1 old

L’ottica è dotata di un sistema di misurazione della distanza attraverso la collimazione di due letture che convergono nel sistema attraverso altrettante finestrelle poste sulla parte frontale del carter dell’ottica. Il principio ricorda, sebbene più nella forma che nella sostanza, quello utilizzato dagli apparecchi a telemetro.

estratto dalla brochure del sistema Canon FD del 1981

Di fatto l’ottica, così corredata, è utilizzabile su qualsiasi corpo Canon FD, o FL con le limitazioni del caso, conservando sempre la messa a fuoco assistita, azionabile attraverso un pulsante posizionato sul barilotto.

Canon FD 35 70 mm f4 AF montato su una Pellix

Il controllo della focheggiatura, che ha un indicativo punto di riferimento nella parte centrale del campo inquadrato, avviene attraverso l’immagine che si forma sul vetro smerigliato del mirino reflex della fotocamera utilizzata.

Vediamo come vengono descritte le caratteristiche di questa ottica nella brochure dell’epoca.

Nello zoom FD 35-70 mm f/4 AF la messa a fuoco automatica è affidata all’inedito sistema SST della Canon, nel quale l’uso di sensori CCD, non comportando alcun movimento degli clementi di telemetria, si traduce in una maggior durata del sistema ed in un più silenzioso funzionamento. I sensori CCD fanno sì che il dettaglio inquadrato al centro del mirino venga scelto come distanza di messa a fuoco sulla quale poi un motorino elettrico regola l’obiettivo.

Il gran vantaggio dell’FD 35-70 mm f4 AF è la sua assoluta compatibilità con qualsiasi SLR Canon con l’ormai famoso attacco a baionetta, di modo che la messa a fuoco automatica risulti alla portata di moltissimi modelli della casa e quindi di milioni di fotoamatori. Il montaggio di quest’obiettivo è assolutamente identico a quello degli altri FD. Grazie alla sua perfetta intercambiabilità, lo zoom AF si rivela ideale in tutti i casi in cui il fuoco-auto è il più adatto per cogliere determinate scene nel momento più suggestivo. Se poi si utilizza una reflex Canon dotata di motore, la messa a fuoco automatica eliminerà anche l’ultima operazione manuale, trasformando l’apparecchio in un insieme interamente automatico nel vero senso della parola.

Già in questo caso ci si scontra, più che sulla velocità di focheggiatura dell’elicoide azionato da un motore elettrico, sulla difficoltà del sistema nel rilevare soggetti a basso contrasto o in situazione di scarsa illuminazione ottenendo, in questi frangenti, se si insiste nel tenere premuto il pulsante di messa a fuoco, un effetto di escursione continua della scala metrica.

Appennino piacentino – Canon T90, Canon FD 35 70 f4 AF – Ilford FP4 sviluppata con RO9

Una prima lezione chi si impara utilizzando i sistemi più datati è la necessità di dosare l’azione del comando di messa a fuoco evitando di continuare a tenerlo premuto come oggi capita di fare sui moderni sistemi AF che, prima o poi, il punto per focheggiare lo trovano.

L’obiettivo ha una messa a fuoco minima 0,52 metri il che lo rende ancor più interessante ampliando la gamma di possibilità di ripresa anche a quelle ravvicinate.

Il sistema di messa a fuoco è alimentato da due batterie AA.

Sotto il profilo dei risultati questa ottica non delude anche in relazione al più che collaudato zoom FD dal quale deriva, benché la scarsa luminosità la faccia più apprezzare nell’utilizzo in esterni ed in buone condizioni di illuminazione, richiedendo per le altre situazioni di ripresa il ricorso ad un appoggio della fotocamera soprattutto nel caso di utilizzo di pellicole a bassa o media sensibilità.

l’obiettivo consente una buona presa soprattutto nelle inquadrature orizzontali; in quelle verticale, la mancanza di un secondo pulsante, fa diminuire la comodità d’uso

Lo Zoom FD 35 70 mm f4 AF rimarrà in produzione solo per qualche anno e verrà sostituito nel 1985 dal nuovo sistema AF della Canon T80 composto dal classico 50 mm 1.8 che guadagna il prefisso AC, dalla riedizione dello zoom 35 70 mm nel frattempo evoluto in una versione con apertura f 3,5-4,5 e da uno zoom AC 75-200 mm f 4,5.

corredo Canon T80 con due delle tre ottiche disponibili; notare la fila di contatti presenti sull’ottica e nel bocchettone di innesto sul corpo macchina

Le ottiche Canon AC perdono l’anello dei diaframmi e sono quindi utilizzabili solo sulla T80 o sui corpi FD che consentono il comando dell’apertura attraverso le funzioni della fotocamera, perdendo ovviamente la funzione autofocus.

La vita della T80 è molto breve e purtroppo oggi è abbastanza difficile trovare un esemplare ancora ben funzionante.

Le ottiche AC, di fatto riedizioni di classiche ottiche FD, introducono alcune prerogative che poi si trovano nel più moderno sistema EF quali la tipologia di messa a fuoco, singola o continua, nonché la possibilità di selezionare l’intera escursione dell’elicoide o una parte più limitata.

Devo dire, per esperienza diretta, che vale più la pena di utilizzare, se si ha l’opportunità, l’FD 35 70 AF su qualsiasi corpo FD piuttosto che acquistare un corredo T80 che ha oggi una possibilità di uso veramente anacronistica nonché un livello di affidabilità molto limitato, parlo per esperienza personale, soprattutto per corpo macchina.

i due zoom AF Pentax e Canon a raffronto

Nello stesso anno di uscita dello zoom Canon con il primo sistema AF, Pentax presenta un interessante progetto con un notevole contenuto innovativo per l’epoca.

Basandosi sul modello ME Super del 1979, che era a sua volta un aggiornamento del modello ME del 1976, prende il via la commercializzazione della ME F che integra nel corpo macchina un nuovo sistema autofocus il cui sensore, posizionato nella parte inferiore della scatola reflex, riceve l’immagine proveniente dall’obiettivo tramite micro forature ed un secondo specchio ausiliario di rinvio.

Pentax ME F con lo zoom SMC Pentax AF 35 70 mm 2.8 e il motore

Si tratta di un sensore in silicio formato da un semiconduttore di ossido di metallo MOS suddiviso in due parti che forniscono al sistema autofocus il differenziale di contrasto.

Al sistema di lettura arriva la parte centrale del fotogramma pari al 25% dell’area inquadrata.

Il particolare posizionamento della cellula è analogo a quello in uso, già a fine anni ’60, per la lettura esposimetrica della Leicaflex SL, della successiva SL2, della Leica R3 nonché dell’ammiraglia di casa Nikon, la F3.

spaccato della Pentax ME F nel quale è possibile osservare il posizionamento del sensore AF nonché lo schema ottico di sette lenti in sette gruppi dello zoom

Nella nuova fotocamera viene integrato nella parte inferiore del mirino un display aggiuntivo che segnala la corretta messa a fuoco con un led verde e con due frecce rosse che indicano il senso di rotazione della ghiera MF per raggiungere il punto corretto.

nel mirino della Pentax ME F è riportata la scale dei tempi come sulle ME Super e l’indicatore della messa a fuoco

Se le due frecce sono simultaneamente accese, il segnale indica l’impossibilità per il sistema di messa a fuoco automatico di operare. Anche in questo caso ciò può accadere per scarso contrasto del soggetto o per insufficiente illuminazione della scena.

estratto dal libretto di istruzioni della Pentax ME F con l’indicazione del funzionamento del display AF; notare le due frasi sulla necessità di centrare il soggetto nel mirino che sembrerebbero in contraddizione tra loro il che, come spesso accade, potrebbe dipendere in una traduzione in italiano dell’originale non accurata

La Pentax ME F è quindi la prima reflex ad adottare un sistema di messa a fuoco automatica con misurazione attraverso l’obiettivo.

La fotocamera viene corredata da una sola ottica, lo zoom SMC AF 35 70 mm f 2,8, che costituisce anch’essa per l’epoca una interessante soluzione.

La necessità di favorire il più possibile la lettura del sistema AF spinge, con buona probabilità, Pentax a dotare la nuova macchina di un’ottica zoom luminosa su tutte le focali, con gli svantaggi che una progettazione di questo tipo poteva comportare in termini di peso ed ingombro.

Nella narrazione delle prerogative della Pentax ME F, se per un attimo rimuovo la patina di entusiasmo che ha sempre caratterizzato la mia valutazione per questo apparecchio e per la sua ottica che furono per l’epoca realmente innovativi, non posso fare a meno di considerare alcuni limiti che riguardano da un lato la negativa tendenza, già manifestata da Pentax con la serie ES, di posizionare sul fondello le componenti elettroniche aggiuntive e il sistema di alimentazione potenziato.

raffronto tra i due corpi macchina Pentax ME Super ed ME F; notare per quest’ultima il maggiore spessore del fondello e la serie di cinque contatti presente sul bocchettone delle ottiche

Questo a discapito della raggiungibilità della meccanica la quale, soprattutto con il passare degli anni, ha necessità di interventi spesso invasivi soprattutto sulla scatola dello specchio.

Anche la ME F soffre infatti, al pari della ME ed ME Super di un impigrimento del meccanismo di sollevamento dello specchio che di fatto la rende inutilizzabile, problematica di norma abbastanza banale da risolvere ma che sulla versione autofocus sconta la necessità di farsi largo, con estrema cautela, tra i cablaggi del circuito AF ed il cicalino di segnalazione della corretta messa a fuoco per poter raggiungere i leveraggi della ricarica sui quali intervenire.

raffronto tra la ME Super, sopra, e la ME F, sotto, con il fondello smontato; in caso di difetto di funzionamento nel ritorno dello specchio, sulla ME Super è quasi sempre sufficiente smontare il manovellismo indicato dall’ovale rosso per poter accedere all’area da pulire/lubrificare; nella ME F l’operazione è resa molto complicata dal circuito e dal cicalino tra i quali non è semplice farsi strada per raggiungere il manovellismo della ricarica; questa operazione è preferibile la esegua un riparatore esperto, pena il danneggiamento irreversibile della parte elettronica; nelle foto si intravedere anche il diverso alloggiamento delle batterie, due PK13 per la ME Super e ben quattro per la ME F

Per quanto riguarda lo zoom, il rispetto del criterio di compattezza che ha caratterizzato le ottiche SMC si scontra in questo caso con una progettazione che lascia qualche perplessità soprattutto nella fastidiosa distorsione a 35 mm e in un altrettanto fastidioso flare che si manifesta a tutte le focali e con tutti i diaframmi non appena si presentano nella scena fonti di illuminazione laterali.

la distorsione a 35 mm è piuttosto evidente su inquadrature come questa – Pentax ME F, SMC AF 35 70 mm – Kentmere 400 sviluppata con Ilfotec LC29

per quanto di dimensioni più generose rispetto al Pentax SMC 35 70 mm 2.8 – 3.5 principalmente per l’ingombro del motore AF e del comparto batterie, l’ottica della ME F mantiene tutto sommato un ingombro ragionevole se paragonato alla luminosità

Un ulteriore punto a sfavore è rappresentato dalla messa a fuoco minima a 1,2 metri che limita molto inquadrature ravvicinate e non ne fa certo un’ottica da primi piani.

Peraltro, per questo zoom non è facilmente recuperabile il paraluce originale né è banale adattarne uno che non comporti il rischio di vignettatura con la focale grandangolare, considerato poi che qualsiasi prova va effettuata con un vetro smerigliato sul piano pellicola e non attraverso il mirino che ha purtroppo una copertura di solo il 92% del fotogramma e può comportare il rischio di non rilevare possibili perdite di luminosità agli angoli.

L’ottica ha incorporato il motore AF nonché il sistema di alimentazione composto da ben quattro batterie AAA.

La Pentax ME F è una macchina energivora.

Se consideriamo l’insieme di motore, corpo macchina ed obiettivo arriviamo ad un totale di ben sedici pile perché il tutto possa funzionare: quattro AAA per l’ottica, quattro AA per il motore e quattro PK13 per la macchina.

Il sistema AF si attiva premendo leggermente il pulsante di scatto, azione che accende anche la scala LED per la lettura esposimetrica posta sulla sinistra dello schermo di messa a fuoco.

dettaglio del pulsante di attivazione del motore AF sullo zoom

Per mettere in funzione la ME F è necessario attivare tre interruttori: quello di accensione, coassiale al pulsante di scatto che serve anche per impostare le modalità di ripresa, quello di attivazione del sistema AF presente a sinistra del prisma a fianco del disco selettore della sensibilità e di correzione dell’esposizione, quello presente sul frontale dell’ottica che serve per avviare il motore AF.

estratto dal libretto di istruzioni della Pentax ME F con riportata la descrizione della sequenza di funzionamento del sistema AF

dettaglio del selettore di accensione e di regolazione delle funzioni di scatto, posto a destra del prisma, e dell’attivazione del sistema AF posto sulla sinistra.

Se si utilizza il motore i comandi salgono a quattro compreso quello di accensione del dispositivo di trascinamento.

Il motore AF sull’ottica, la cui accensione è disgiunta dallo scatto, si aziona poi tramite due pulsanti presenti sul barilotto, pulsanti da usare in alternativa per le inquadrature orizzontali e verticali.

Occorre quindi fare sempre bene mente locale prima di scattare sulla piena attivazione di tutti e tre i selettori.

Vi è tuttavia da osservare che, come poi accadrà sulla generazione di fotocamere AF della seconda metà degli anni ’80, con la Pentax ME F è possibile utilizzare il sistema di messa a fuoco assistita con tutte le ottiche del vasto parco con innesto K purché l’apertura massima non sia superiore a f 5,6,

Il selettore della modalità AF prevede infatti due posizioni: una per le focali con apertura fino a 2.8 contrassegnata in verde ed una per le focali con apertura superiore a 2,8 e fino a 5,6 contrassegnata in arancione.

raffronto tra la disposizione dei comandi della ME Super, sotto e la ME F, sopra

Ai primi due sistemi AF descritti in questo articolo fece seguito nel 1983 la presentazione da parte di Ricoh della versione AF del Rikenon 50 mm f2, che è di fatto la prima focale 50 mm a montare un dispositivo di regolazione automatica del fuoco, le cui caratteristiche ricordano il sistema dello zoom FD AF di Canon.

Nonostante l’innesto Pentax K che ne avrebbe potuto favorire la diffusione, il Rikenon AF, rimase in produzione per un limitato periodo di tempo.

Sempre nelle stesso anno Nikon lancia sul mercato la versione AF dell’ammiraglia F3 che, contrariamente a quanto succederà con la successiva serie di modelli AF, monta il motore di azionamento dell’elicoidale nelle ottiche e non nel corpo macchina.

Da citare è anche l’uscita, sempre nel 1983, dell’Olympus OM30 dotata dello Zuiko AF 35 70 mm, il cui principio di funzionamento è invece molto più simile a quello della Pentax ME F.

Come mi ha fatto notare Andrea Aprà, che ringrazio come sempre per l’attenzione che dedica a SENSEI, la tecnologia adottata da Pentax sulla ME F venne applicata su un modello Minolta, la X-600 e sul modello Canon AL-1 per i quali tuttavia non fu sviluppato alcun obiettivo AF che consentisse l’accoppiamento con il corpo macchina per la gestione della distanza.

secondo quando segnalato da Andrea, la Minolta X-600 fu distribuita dal 1983 esclusivamente in Giappone, anche se esiste il manuale in lingua inglese per gli acquirenti esteri di passaggio sul suolo nipponico; la stima della produzione ricavata dai numeri di serie è di circa 15.000 pezzi, non tanti, ma certo non una piccola serie

copertina della brochure della Canon AL-1 commercializzata nel 1982

estratto dalla brochure della Canon AL-1 nella quale è mostrato lo spaccato della fotocamera che mostra la posizione del sensore AF del tutto simile a quello della ME F; sia per Minolta sia per Canon compare sulla fotocamera un targhetta cromata abbastanza simile con la sigla SF, acronimo di speed focus, per Minolta e QF, acronimo di quick focus, per Canon

Sempre secondo Andrea Aprà, questa identicità tra le fotocamere viste sopra, nella modalità di posizionamento del display nel mirino per la regolazione della massa a fuoco, nei forti consumi elettrici e nell’impiego di un sensore posizionato nel medesimo posto con lo schema dello specchio secondario illuminato da piccole incisioni nello specchio principale, fa dubitare che questa tecnologia provenga dai singoli reparti di ricerca e sviluppo delle aziende produttrici. E’ piuttosto logico ipotizzare una collaborazione tra queste quattro aziende Pentax, Olympus, Canon, Minolta o alla presenza di una non meglio identificata terza parte giapponese che ha sviluppato il sistema e che forniva il progetto su licenza.

estratto dalla brochure della Minolta X-600 in lingua giapponese

Occorre tuttavia notare che il sistema della Pentax ME F e quello della Canon AL-1, dei quali sono disponibili i maggiori dettagli, presentano una diversità, almeno nella diciture presente sul materiale illustrativo, nel tipo di sensore utilizzato, MOS per Pentax e CCD per Canon come del resto è sullo zoom FD AF 35 70 mm f4.

Qui il mistero si infittisce ulteriormente.

estratto della brochure della Pentax ME F con una illustrazione delle funzioni molto simile a quello della Canon AL- 1

Con questa breve carrellata di modelli, la cui diffusione fu comunque limitata nel tempo, la prima serie di fotocamere e ottiche AF lascerà spazio al vero trionfo di questa tecnologia che si paleserà nella seconda metà degli anni ’80 attraverso nuovi e decisamente più evoluti sistemi.

Da quel momento il mondo delle fotocamere 35 mm abbandona pressoché per intero la produzione di ottiche manual focus salvo rare eccezioni come Leica che non introdusse mai questo automatismo nella serie R, Contax che anni dopo fece uscire la nuova reflex AX, in grado di gestire la messa a fuoco automatica con le ottiche Carl Zeiss MF attraverso lo spostamento del piano pellicola ed infine Nikon che mantenne in produzione sino al 2000 la F3 ed un limitato parco di ottiche AiS.

Un’ultima nota su Contax che nel 2001 presenta una nuova reflex con ottiche AF, la N1, che tuttavia capita in un periodo nel quale l’avvento del digitale ha già dato il via al processo di pensionamento della produzione analogica.

Max Terzi

maxterzi64@gmail.com

note finali:

sulla datazione della commercializzazione del Rikenon 50 mm f2 ho trovato fonti contrastanti. L’ottica viene spesso additata come la prima AF applicata ad una reflex 35 mm il che non è vero da quanto ho potuto appurare. Si tratta senz’altro della prima ottica 50 mm AF in quanto, com’è noto, la Nikon F3 AF uscì con un 80 mm 2.8.

ringrazio ancora Andrea Aprà per le informazioni ed il materiale Minolta che ho pubblicato

pubblicità del 1982 della Pentax ME F

Milano, cantiere M4 di Via De Amicis – Pentax ME F – SMC AF 35 70 mm 2.8 – Kentmere 400 sviluppata con Ilfotec LC 29

Milano, cantiere M4 di Via De Amicis – Pentax ME F – SMC AF 35 70 mm 2.8 – Kentmere 400 sviluppata con Ilfotec LC 29 – anche a tutta apertura la focale 35 mm consente di mantenere una discreta profondità di messa fuoco

Castello Valsolda (CO) – Canon T90, Canon FD 35 70 f4 AF – Ilford FP4 sviluppata con RO9

Castello Valsolda (CO) – Canon T90, Canon FD 35 70 f4 AF – Ilford FP4 sviluppata con RO9; in situazioni di minore illuminazione il micro mosso è sempre in agguato con quest’ottica

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