Baby Rolleiflex

Spesso le Rolleiflex 4×4 sono considerate fotocamere di minor interesse nel mondo degli estimatori delle biottiche di Braunschweig e, complice anche la difficile reperibilità delle pellicole 127, relegate a fare bella mostra su uno scaffale o dentro una vetrinetta.

Se appartenete a questa categoria di entusiasti Rollei non vi preoccupate, non siete i soli né i primi ad esprimere un sentimento di questo genere.

copertina della brochure della Rolleiflex 4×4 di fine anni ’50

Spero che queste righe contribuiscano a rivalutare l’apprezzamento e l’utilizzo delle Baby, vincendo anche la ritrosia di chi, ben consapevole del fatto che una biottica 6×6 darà certamente risultati migliori di una 4×4, tiene questa fotocamera come soprammobile.

Se poniamo la questione del confronto tra 6×6 e 4×4 sul piano meramente razionale, non possiamo trascurare il fatto che una pellicola 127 costi il doppio di una 120, fornisca rispetto a quest’ultima una superficie del fotogramma pari al 45% e sia oggi disponibile in una ridottissima gamma di marche e sensibilità.

Iniziamo con il dire che di Rolleiflex 4×4 ne esistono tre generazioni che fanno riferimento a tre momenti diversi nella storia della produzione della Franke e Heidecke.

Non ci troviamo quindi di fronte ad una produzione in continuo, pur con differenti modelli e varianti, come è stato per le biottiche 6×6.

Ciò che spesso è trascurato nel celebrare gli inizi della casa di Braunschweig è il fatto che vede l’azienda sviluppare il concetto di biottica 6×6 con il modello Original e poi subito dopo scommettere su una versione più compatta per film 127 di dimensioni e peso inferiori come voleva la tradizione dell’epoca.

I due fondatori dunque, preso atto del successo iniziale, presentarono nel 1930 una nuova versione della biottica che utilizzava pellicola 127 con formato dei fotogrammi 4×4 cm, accompagnata da importanti innovazioni che ritroveremo poi nel 1932 sul modello Standard, con il probabile intento di seguire la tendenza di mercato avviata da altri produttori che avevano in quegli anni presentato modelli di più ridotte dimensioni che in quasi tutti i casi adottavano pellicola 127.

Quando uscì nel 1930, la Rolleiflex 4×4 era la fotocamera più costosa nell’ambito dei modelli che adottavano la stessa tipologia di pellicola e avevano simili dimensioni.

Anche nel caso della 4×4 l’appellativo Baby fu affibbiato successivamente e questo vale, come abbiamo visto nell’articolo dei modelli Rolleiflex tra le due guerre, per tutta la prima produzione di biottiche, segno della volontà iniziale di non creare un distinguo rispetto al nome scelto per queste fotocamere.

La 4×4, marchiata semplicemente Rolleiflex, comparve in un periodo nel quale la riduzione delle dimensioni era un tema di grande attualità e di certo una buona opportunità di mercato visto anche il contemporaneo approccio a questa filosofia di prodotto da parte degli altri produttori.

Leitz aveva qualche anno prima, nel 1925, presentato la sua fotocamera per pellicola 35mm che ad inizio anni ’30 rappresentava ancora una serie di piccoli apparecchi che, pur di elevata qualità, avevano appena iniziato a farsi strada sul mercato.

Sul fronte della neo costituita Zeiss Ikon, abbiamo ad esempio nel 1927 la Bobette II di Ernemann piuttosto che la Baby Box Tengor del 1930 derivata dalla fortunata e longeva seria di box avviata da Goerz poi anch’essa confluita nella Zeiss Ikon, o sempre nel 1930, la Colibrì.

Tutte queste fotocamere utilizzavano pellicola 127.

Nonostante il mercato manifestasse un notevole interesse per questa nuova tipologia di apparecchi e nonostante la Rolleiflex 4×4 avesse caratteristiche costruttive ben al disopra degli altri modelli della concorrenza, la piccola biottica di Braunschweig fu un fiasco probabilmente anche in ragione del prezzo elevato.

brochure Rolleiflex di metà anni ’30 nella quale non si fa più cenno al modello 4×4

In questa circostanza emerge la capacità di reazione dell’azienda che poi si perderà negli anni ’50 con scelte eccessivamente conservative.

Nel 1932 esce infatti il nuovo modello 6×6 che riprende per intero le caratteristiche innovative presentate con la 4×4.

Della Old Standard ho già ampiamente parlato in questi articoli.

La 4×4 verrà sostituita nel 1938 dal modello Sport dopo una produzione di circa quindicimila pezzi.

tra le interessanti caratteristiche del modello Sport uscito nel 1938 è l’aumento della luminosità del Tessar portata a 2.8

Della Sport ne furono invece prodotti tra il 1938 ed il 1944 duemilasettecento pezzi.

Questo spiega il motivo della rarità delle prime due versioni.

A proposito di rarità, sempre dal catalogo di fine anni ’30 ho tratto su suggerimento di Gianni Giovannini collezionista, appassionato, creatore e animatore del sito sulla GaMi 16 prodotta a Milano dalle Officine Galileo, questa interessante pagina sul Magnar, aggiuntivo ottico prodotto dalla Carl Zeiss Jena ed utilizzabile sulle Rolleiflex Standard Automat e Sport.

dalla brochure Rolleiflex di fina anni ’30 che mostra il Magnar montato su una Automat

Interessante notare come vi sia una notevole somiglianza tra il Magnar e il successivo aggiuntivo ottico per GaMi 16, somiglianza che trovate ben descritta nel pagina del sito sulla piccola fotocamera italiana.

Pubblico anche volentieri le foto della Rolleiflex Sport di Gianni, che alla rarità del modello somma quella della versione italiana come è possibile rilevare dalle scritte sulla tabella per i valori di esposizione posizionata sul dorso.

Rolleiflex 4×4 Sport prodotta per il mercato italiano – fotografie di Antonello Natale per cortesia di Gianni Giovannini
particolari della Rolleiflex 4×4 Sport: sopra il dorso con il posizionamento della finestrella per l’individuazione del fotogramma 1 sulla carta protettiva del film 127, sotto il particolare dell’ottica – un Carl Zeiss Jena Tessar 60mm 2.8fotografie di Antonello Natale per cortesia di Gianni Giovannini

Ma torniamo alla Baby del 1930.

Le principali novità che troviamo nella prima Rolleiflex 4×4, anticipatorie come dicevo delle caratteristiche della successiva Standard, riguardano la presenza del mirino sportivo, la leva di ricarica al posto della manopola e il sistema automatico di avanzamento del film previo posizionamento sul fotogramma 1.

Prima ancora che per il film 120, il problema del non avere sulla carta protettiva l’indicazione numerica per i fotogrammi quadrati, si pose infatti per la pellicola 127 che aveva numerazione soltanto per i fotogrammi 3×4 o 6×4.

Il repentino cambio di programma, pur per valide e comprovate ragioni, conferirà alla Baby Rolleiflex l’immagine del modello di ripiego rispetto alla sorella maggiore che occuperà sempre più la scena relegandola spesso ad un interesse puramente collezionistico.

Anche la versione del 1938 fu destinata ad una breve vita e per trovare una nuova versione della Baby Rolleiflex occorrerà attendere fino al 1957, un balzo temporale di circa quindici anni.

A riprova della grande attenzione che le case giapponesi dedicavano in quel periodo ai produttori tedeschi, basti pensare che l’anno successivo con una tempestività veramente incredibile, Yashica e Tokio Kogaku presentarono le rispettive versioni per pellicola 127.

Delle due mi piace ricordare la Yashica 44 che trovo particolarmente interessante per quanto il modello in mio possesso, una 44LM con esposimetro, non abbia in realtà mai funzionato per un problema di caricamento/trascinamento.

Yashica 44LM simile anche nella finitura grigia alla Baby Rolleiflex del 1957 con la quale condivide lo stesso innesto dei filtri baionetta I

L’ultima versione della Rolleiflex 4×4 è stata prodotta dal 1957 al 1968 per complessivi 67 mila esemplari dei quali solo cinquemila in finitura nera prodotti dal 1963 al 1968.

Anche per questa versione, la vita del modello fu breve con volumi produttivi di maggior rilievo rispetto alle prime due serie che, come detto sopra, totalizzarono quindicimila esemplari per il primo modello prodotto dal 1930 al 1938 e duemilasettecento esemplari per la Sport prodotta dal 1938 al 1944 costituendo quindi al pari della più recente 4×4 in finitura nera degli anni ’60, una rarità collezionistica.

Esclusi i primi due modelli che in ragione della loro rarità hanno un prezzo elevato che giustifica un acquisto per collezione e non per uso, resta la 4×4 grigia che si trova a prezzi abbordabili.

un esemplare di Rolleiflex 4×4 grigia completo di imballo e del paraluce con esposimetro Rolleilux

Questa versione della Baby oltre ad essere un oggetto molto interessante, soprattutto se corredato dagli accessori originali in finitura grigia, è ben utilizzabile e molto più compatta delle altre biottiche di casa Rollei.

dalla brochure della Rolleiflex 4×4 di fine anni ’50 una panoramica degli accessori dedicati a questa fotocamera che comunque condivide con gli altri modelli di biottica i filtri baionetta I ma ad esempio non i paraluce della stessa misura per via del diverso angolo di rotazione della baionetta

I risultati ottenibili con l’eccellente Schneider Xenar 60mm 3.5 sono peraltro di assoluto rilievo.

Rolleiflex 4×4 – Duomo di Firenze – Ilford FP4 sviluppata con Compard R09 One Shot

Un’altra delle particolarità dei modelli di Rolleiflex 4×4 è quella dell’ottica che sulle due serie prebelliche era un Tessar, 3.5 per il primo modello, 2.8 per la Sport, e sulla successiva serie della fine degli anni ’50 è esclusivamente lo Xenar, senza quindi nessuna opzione di scelta tra Schneider e Carl Zeiss come sugli altri modelli contemporanei.

Se siete abituati ad utilizzare una Rolleiflex post bellica, troverete nella 4×4 grigia, o nera se siete fortunati e l’avete trovata ad un prezzo abbordabile, un’esperienza di utilizzo simile benché qualitativamente meno avanzata.

tratto dalla brochure della Rolleiflex 4×4 grigia di fine anni ’50

Questo in ragione di alcune caratteristiche un po’ in controtendenza rispetto alla scelta iniziale che vide la 4×4 come prima protagonista delle novità e la 6×6 come sviluppo successivo.

Nel 1957 era imminente il lancio della serie F che rappresenta l’apice dello sviluppo delle biottiche e in questo contesto la Baby grigia, come del resto lo sarà anche la 3.5T anch’essa in finitura grigia, rappresenta un modello semplificato dedicato ad un target più amatoriale.

dal listino ERCA del 1963: il prezzo della Rolleiflex 4×4 è allineato a quello della Rolleicord e riportato in una sezione a parte rispetto ai modelli F, Tele e Wide; a titolo di esempio, una 3.5T con esposimetro costava 152.000 lire, una 2.8F 225.000 lire e la Wide 276.000 lire

La Rolleiflex 4×4 grigia, codice interno K5, ha, al pari delle Rolleicord, la manopola di riavvolgimento al posto della classica manovella, una lente al posto del semplice vetro smerigliato e non è corredata di esposimetro incorporato.

particolare dell’accessorio Rolleilux, esposimetro che fornisce i valori in EV che possono essere poi agevolmente riportati sulla scala presente nell’anello accoppiato tempi diaframmi; anche in questo caso l’accessorio per Rolleiflex 4×4 non è compatibile con l’analogo Rolleilux per Rolleiflex 6×6 (benché nel caso del paraluce esposimetro sia possibile, attraverso una vite di blocco, ruotare la campana del paraluce a seconda del modello)
dal libretto di istruzioni della Rolleiflex 4×4 il sistema di regolazione tempi diaframmi, simile a quello adottato nella 3.5T o nei modelli della serie E con scale accoppiate

Di contro dispone di un sistema di caricamento della pellicola completamente automatico che non richiede alcuna collimazione iniziale tra fotocamera e film.

dal libretto di istruzioni della Rolleiflex 4×4:a differenza della 6×6, la Baby ha un comodo sistema di espulsione dei rulli che rende molto più agevole il caricamento dell’apparecchio

Un’altra caratteristica di questa versione della Rolleiflex 4×4 è che la chiusura del pozzetto inserisce il blocco del pulsante di scatto. Occorre quindi fare mente locale quando si utilizza la fotocamera giacché a mirino chiuso il pulsante di scatto è bloccato causando spesso fraintendimenti sul corretto funzionamento dell’apparecchio.

Da un rullo 127 si ottengono 12 fotogrammi 4×4 mantenendo quindi la stessa capacità in termini di numero di pose dei modelli 6×6.

La questione della reperibilità delle pellicole 127 merita un breve approfondimento.

Sgomberiamo subito il campo da considerazioni sulla difficoltà di acquisto: il film 127 per quanto non facilissimo da trovare, è comunque disponibile presso alcuni rivenditori con negozi on line benché con una ridottissima gamma di tipologie e sensibilità ed un prezzo di norma superiore ai rulli 120.

Almeno per le Rolleiflex 4×4 il tema della limitazione dell’utilizzo dovuta all’elevata sensibilità del film, non si pone in quanto la fotocamera è dotata di otturatore con tempi fino a 1/500 e diaframmi sino a 22.

Come sottolineavo nell’articolo che spiega come ricavare film 127 da rulli 120, la velocità del film è invece un problema per tutte quelle fotocamere, come ad esempio le Baby Box Tengor o le Ferrania Ibis 4×4 che hanno un otturatore con un solo tempo che di norma oscilla tra 1/50 ed 1/80 di secondo, con diaframmi che hanno chiusura massima tra 8 e 11.

Per questi apparecchi, fotografare in piena luce diventa spesso impossibile anche con pellicole 100 ASA rendendo obbligatorio l’uso di un filtro ND o in alternativa uno arancione o rosso sistemato spesso in modo posticcio davanti all’obiettivo.

È di contro altrettanto vero, salvo per esigenze di riprese con scarsa luminosità, che una pellicola 400 ASA non contribuisce a valorizzare le buone prerogative dello Xenar montato sulla Baby Rolleiflex.

Resta quindi come valida alternativa la possibilità di fare da sé, tagliando un rullo 120 a misura.

Sui sistemi di taglio dei rulli 120 travate in rete notevoli contributi, non sempre in grado di garantire la buona riuscita sia in termini di precisione del taglio sia soprattutto in termini di preservazione della pellicola da possibili infiltrazioni di luce.

La prima nota positiva è che se usate una Rolleiflex 4×4 potete anche non avere a disposizione la back paper di un film 127 ma semplicemente i due rocchetti dei quali quasi sempre uno è già presente nella macchina.

Userete la carta protettiva del film 120 avendo comunque l’accortezza di riposizionare la pellicola tagliata in modo che i bordi del taglio film e carta non siano a filo.

il film deve essere più stretto della carta in modo da evitare infiltrazioni di luce parassita durante le fasi di caricamento della fotocamera

Il film 120, più lungo del 127, potrà anche darvi la possibilità una volta rifilato e dopo aver fatto qualche prova, di ottenere qualche fotogramma in più rispetto ai 12 canonici.

Se invece volete fare le cose in modo preciso, scelta sempre consigliata, riducete la lunghezza del film 120 e una volta tagliato utilizzate la back paper di un rullo 127 che potrete poi con un minimo di attenzione riutilizzare più e più volte.

Per tutte le specifiche rimando al contenuto di questo articolo nel quale ho descritto uno dei possibili approcci benché, osservo ora a distanza di qualche anno, forse non il più economico in ragione della recente lievitazione del materiale della casa svedese e tra questo anche il magazzino Hasselblad che utilizzo per il taglio.

Un ultimo consiglio riguarda la protezione dalle infiltrazioni di luce aspetto che ho sopra accennato con riguardo al corretto posizionamento del film sulla carta protettiva.

Non esiste un sistema che consenta di tagliare in modo sicuro la pellicola 120 in luce diurna.

Qualsiasi approccio usiate fate quindi sempre questa operazione al buio e abbiate anche l’accortezza di avvolgere il rullo 127 in un pezzo di carta di alluminio o di inserirlo in un contenitore a tenuta prima di tenerlo in luce ambiente.

Come sopra accennato, riposizionare la pellicola dopo il taglio sulla back paper 127 consente di centrare il film rispetto alla carta e, se il taglio è stato effettuato alla misura corretta, di avere ai lati della pellicola un margine di carta protettiva a maggior tutela dalle infiltrazione di luce.

E’ comunque sempre raccomandabile in fase di caricamento della macchina l’utilizzo delle normali precauzioni evitando di esporre il rullino a fonti di luce diretta.

Rispettando gli accorgimenti visti sopra, eviterete di trovarvi fastidiosi baffi di luce sui fotogrammi che vanificherebbero gli ottimi risultati che una Baby Rolleiflex può darvi.

Ma soprattutto eviterete di dover poi giustificare come effetto creativo il pressapochismo che avrete impiegato nel maneggiare il materiale sensibile.

Massimiliano Terzi
maxterzi64@gmail.com

Rolleiflex 4×4 – Firenze Santa Maria Novella – Ilford FP4 sviluppata con Compard R09 One Shot

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