Delle attività realizzate in oriente dalla Rollei Werke dai primissimi anni ’70 ho più volte fatto cenno non solo negli articoli sulla storia del marchio ma anche in quelli riferiti ai singoli modelli della casa di Braunschweig prodotti a Singapore.
È inoltre noto che quello adottato a Braunschweig fu uno dei modelli di delocalizzazione produttiva messi in atto nel periodo da aziende tedesche operanti nel settore ottico fotografico. Un secondo esempio è fornito dalla collaborazione tra Leitz e Minolta ed un terzo da quella tra la Fondazione Zeiss e Yashica.
La storia dice poi che gli ultimi due modelli ebbero un successo decisamente migliore del primo.
L’operazione di delocalizzazione produttiva rientrò per la Franke e Heidecke nel piano di rilancio realizzato da Henrich Peesel che fu chiamato nel 1964 a guidare l’azienda con il mandato di rinnovare la gamma produttiva sino ad allora sostanzialmente basata sui modelli biottica.
Trascorso il primo periodo in una approfondita fase di valutazione ed in una conseguente ristrutturazione aziendale, già nel 1966 escono i primi due modelli che si discostano dalla precedente produzione se non per la microcamera Rollei 16 presentata nel 1960.
La Rolleiflex SL66 e la Rollei 35 furono dunque il primo passo seguito nel 1970 dalla Rolleiflex SL35.
Abbagliati, con buona probabilità, dal successo commerciale della compatta Rollei 35, fotocamera che si rivelerà poi negli anni una tra le più longeve e tra le più prodotte nella panoramica dei modelli 35 mm, iniziò a maturare l’idea, peraltro comune ad altre aziende occidentali operanti anche in altri settori, di ricercare in oriente un modello industriale che consentisse un sensibile abbattimento dei costi di manodopera e potesse allo stesso tempo soddisfare un crescente livello produttivo.

estratto da Notiziario ERCA pubblicato nella primavera del 1973, in occasione della conferenza stampa a Singapore
Entrambe queste condizioni erano rese difficili in Europa da un lato per l’aumento del costo del lavoro dovuto alle rivendicazioni salariali e normative, dall’altro, almeno nel settore ottico fotografico, per una necessaria fase di rinnovamento degli impianti che, nel caso del sito storico della Franke e Heidecke, avevano subito l’ultimo sviluppo di una certa rilevanza nel corso del periodo prebellico.
Ad inizio anni ’70 si aggiunge, sempre a Braunschweig, quello che restava della dotazione impiantistica ex Voigtländer a seguito dell’operazione di acquisizione dell’azienda da Zeiss Ikon che aveva già provveduto a smantellare le principali linee produttive.

estratto da Notiziario ERCA pubblicato nella primavera del 1973, in occasione della conferenza stampa a Singapore; la produzione di proiettori era stata acquisita da Voigtlander che a sua volta aveva incorporato anni prima la Zett Projector di Braunschweig
A quanto sopra esposto, pur in estrema sintesi, si aggiunge il fatto che la Franke e Heidecke era nata su un modello produttivo che dipendeva in buona parte da fornitori terzi per l’approvvigionamento di otturatori, esposimetri ed ottiche senza poter quindi governare e beneficiare dei margini industriali sulla loro produzione diretta e sopportando, in aggiunta, i costi di logistica conseguenti alla distribuzione sul territorio tedesco delle aziende partner.

estratto da Notiziario ERCA pubblicato nella primavera del 1973, in occasione della conferenza stampa a Singapore
Poter costruire da zero nuove e moderne linee in grado di gestire l’intera filiera, godendo di benefici fiscali e risparmiando sul costo della manodopera, doveva quindi all’epoca apparire per il management Rollei una opportunità da cogliere al più presto.
Il piano realizzato da Peesel, che mise in opera ben cinque siti a Singapore nei quali operavano a regime circa quattromilasettecento dipendenti, fu portato a termine in tempo record così come fu messa in atto un’articolata azione di formazione in Germania della prima linea di maestranze singaporesi alla quale seguì l’implementazione, direttamente in patria, di un apposito centro di addestramento per il resto dell’organico.

estratto da Notiziario ERCA pubblicato nella primavera del 1973, in occasione della conferenza stampa a Singapore
Il 1973, dunque, non solo fu l’anno del compimento del disegno industriale ma rappresentò anche per Rollei l’occasione per dare sfoggio del grande sforzo prodotto compiuto negli anni precedenti nella realizzazione di un disegno che, anche a distanza di decenni, non ha eguali nel settore per le dimensioni economiche e di risorse umane coinvolte dell’investimento.

estratto da Notiziario ERCA pubblicato nella primavera del 1973, in occasione della conferenza stampa a Singapore; la sommatoria dei dipendenti riportata nelle didascalie genera un totale di quasi quattromiladuecento unità
L’azienda, già fortemente indebitata a seguito di questa operazione industriale, aveva grande necessità di far rendere le neonate linee produttive attraverso l’immissione di nuovi modelli soprattutto nel listino delle fotocamere che era all’epoca ancora incentrato, in termini di volumi produttivi di un certo rilievo, sulla Rollei 35.
Accompagnavano i nuovi siti a Singapore i tre insediamenti industriali storici di Braunschweig prima citati dove venivano ancora assemblate le biottiche la Rolleiflex SL 66 e gli ultimi esemplari delle Rollei 35 e delle Rolleiflex SL 35 Germany la cui produzione di lì a poco sarebbe stata interamente trasferita in oriente, nonché la produzione a marchio Voigtländer.
Nella concezione del management Rollei, forse un po’ troppo visionaria per il mercato di allora, il 1973 doveva essere l’anno della riscossa ed a questo proposito furono mobilitate le emanazioni internazionali del marchio e gli importatori esteri in una kermesse di eventi che si svolsero a Singapore, nell’ambito dei quali furono presentate le novità di immediato lancio che l’azienda aveva in serbo.

estratto da Notiziario ERCA pubblicato nella primavera del 1973, in occasione della conferenza stampa a Singapore
Tra gli importatori coinvolti troviamo naturalmente l’italiana ERCA fondata a Milano nel 1947, presente sul mercato italiano dell’epoca con più di venticinque anni di esperienza con una vasta gamma di prodotti di primarie aziende del settore.
Di ERCA ho scritto nell’articolo relativo ai modelli Rolleiflex biottica marchiati Jt.
La società italiana diede ampia risonanza delle mosse Rollei attraverso la propria pubblicazione istituzionale, Notiziario ERCA, che costituisce ancora oggi una preziosa fonte documentale in relazione alle attività delle aziende i cui prodotti venivano importati nel nostro paese dalla casa milanese.
Nella primavera del 1973 il management di ERCA guidato da Carlo Henkel, socio fondatore, è a capo della delegazione italiana in visita a Singapore per partecipare ad una conferenza stampa epocale nella storia del marchio.

estratto da Notiziario ERCA pubblicato nella primavera del 1973, in occasione della conferenza stampa a Singapore
Della delegazione facevano anche parte i giornalisti delle principali testate del settore oltre a quelli di periodici come Panorama e L’Espresso.
Il viaggio si sviluppa nel periodo 21 – 28 marzo 1973 ed ha poi ampia risonanza nella stampa nazionale attraverso articoli dedicati che sottolineano la grande impresa condotta dalla casa di Braunschweig in oriente.

estratto da Notiziario ERCA pubblicato nella primavera del 1973, in occasione della conferenza stampa a Singapore – rassegna stampa delle pubblicazioni italiane relative all’evento
Tuttavia, dei modelli di nuove fotocamere preannunciati in occasione dell’incontro, nessuno di questi varca la soglia della commercializzazione in quell’anno.
Inoltre, ciò che costituiva la reale novità, ovvero la nuova monoreflex 6×6 ad esposizione automatica, la Rolleiflex SLX, verrà poi effettivamente commercializzata due anni dopo, nel 1975, e prodotta esclusivamente in Germania.

da Nuova Fotografia di maggio 1973, immagini scattate in occasione della conferenza stampa a Singapore – Henrich Peesel mostra il prototipo della nuova Rolleiflex SLX la cui sigla era all’epoca SLX-66
Quello che nelle intenzioni del capo azienda doveva essere l’anno degli ambiziosi obiettivi di produzione e vendite segnò invece per la Rollei Werke l’inizio della fine con l’ambizioso progetto che inciampò già al nastro di partenza.

due modelli Rolleiflex annunciati negli anni ’70 e poi commercializzati con ritardo; la Rolleiflex SL2000F presentata nel 1976 e commercializzata nel 1981; la Rolleiflex SLX presentata nel 1973 e commercializzata nel 1975

estratto dal catalogo ERCA del gennaio 1975 – la Rolleiflex SLX in Italia è annunciata per l’autunno di quell’anno a quasi tre anni dalla presentazione
Lo stesso Peesel fu costretto a lasciare le redini della Società poco più di un anno dopo.
Viene a questo punto spontaneo chiedersi con quale consapevolezza, rispetto alla reale situazione finanziaria dell’azienda, l’ampio comparto mondiale dei distributori Rollei partecipò agli eventi di inizio 1973 e soprattutto con quale consapevolezza la stampa diede risonanza all’operazione.
La risposta è, almeno dal mio punto di vista, piuttosto complessa anche in ragione della scarsità delle informazioni arrivate sino a noi rispetto al piano industriale di Rollei dell’epoca e della reale articolazione dell’esposizione finanziaria.
Occorre poi osservare che di norma, soprattutto in una fase di lancio della portata che aveva quello del nuovo insediamento industriale orientale, nessuna azienda metterebbe mai alla luce situazioni debitorie o criticità che potrebbero scoraggiare il mercato.

estratto da Notiziario ERCA pubblicato nella primavera del 1973, in occasione della conferenza stampa a Singapore – rassegna stampa delle pubblicazioni italiane relative all’evento
Un elemento certo è la congiuntura economica sviluppatasi nel 1973 con la crisi petrolifera che sulle sorti della situazione di Rollei Singapore produsse effetti negativi sia nell’approvvigionamento di materie prime sia nella movimentazione dei prodotti verso i mercati internazionali.
Inoltre, occorre tener conto dei riflessi valutari e di aumento del costo del denaro che la crisi di quel periodo produsse ed in questo caso l’aver investito in infrastrutture divenne fonte di ulteriori sovraccosti.
Su questi due aspetti ritorno più avanti.
All’epoca poi l’abissale distanza di quindicimila chilometri, circa venti ore di volo di un aereo di linea, che separava Braunschweig da Singapore era un’enormità se paragonata alle possibilità di allora di comunicare ed operare in remoto.
Da ultimo è necessario osservare che agli importatori non mancarono mai le forniture di materiale sebbene con la gamma di modelli in alcuni casi più ridotta rispetto a quelli preannunciati in occasione degli eventi.
Pur in crisi finanziaria, gli impianti di Singapore continuarono a funzionare determinando in alcuni periodi giacenze di magazzino che furono smaltite con ribassi di prezzo che in alcuni paesi costarono a Rollei l’accusa di dumping.
Nell’autunno del 1976 – l’anno è al momento stimato e la datazione precisa in fase di approfondimento – ERCA compie un nuovo viaggio a Singapore con una delegazione italiana di ottanta persone ed anche in questo caso vi è la testimonianza di una situazione pienamente operativa nei cinque siti produttivi ancora presenti.

0estratto da Notiziario ERCA in occasione del viaggio a Singapore dell’autunno 1976* con la delegazione italiana di ottanta persone ritratta con alle spalle il Mc Donnell Douglas DC-10 di KLM
Sulle vicende di Rollei Singapore ho recuperato tempo fa grazie a Maurizio Vagnozzi un documento edito nel 2019 dal Malaysia Singapore Brunei Studies Group Association nel quali gli autori ripercorrono le tappe principali dell’avvio e della fine dell’esperienza orientale dell’azienda di Braunschweig soprattutto attraverso le testimonianze di alcuni ex dipendenti che avevano lavorato all’epoca per l’azienda tedesca.
Per quanto l’esperienza di Rollei durò sino al fallimento avvenuto ad inizio anni ’80, la piega che la situazione prese già negli anni immediatamente successivi il 1973 fu tale da lasciare pochi dubbi sull’incertezza che circondava il futuro dell’azienda ed in particolare il futuro degli insediamenti di Singapore.
Si legge spesso nella storia di Rollei, anche in relazione alle dichiarazioni effettuate all’epoca dall’azienda stessa, che la colpa del fallimento dell’esperienza industriale orientale, che contribuì in modo rilevante alla debacle del 1981, era dipesa dalla crescente presenza della concorrenza giapponese.
Questa motivazione avrebbe potuto reggere un decennio prima quando le aziende nipponiche iniziarono a proporre nuovi prodotti con un contenuto di modernità di certo superiore a quanto proponevano le case tedesche.
All’avvio degli anni ’70 era già abbastanza chiaro che il mercato sarebbe prima o poi interamente finito in mano alle case del sol levante anche in ragione del volume di nuovi modelli sfornato da queste in relazione al totale del settore.
Andare a produrre in oriente con l’obiettivo di contenere i costi di produzione per contrastare la concorrenza nipponica, come più volte sostenuto da Peesel, era di fatto inutile se la politica di prodotto non supportava per omissioni, ritardi o inadeguatezze, l’evoluzione del settore in quegli anni.

estratto da Notiziario ERCA, in occasione del viaggio a Singapore dell’autunno 1976*
Come accenna sopra, ciò che poi accadde, e qui in realtà giocò la sfortuna per il tempismo con il quale avvenne, riguardò prevalentemente l’insorgere di fattori esogeni al mercato delle apparecchiature fotografiche e ottiche, fattori che influirono di certo sui continui rallentamenti nel piano di uscita dei nuovi prodotti.
Cito a questo proposito un passaggio del documento elaborato dal Malaysia Singapore Brunei Studies Group Association nel quale trovano conferma gli aspetti citati.
Lo shock petrolifero del 1973 e la conseguente recessione costrinsero l’azienda al consolidamento della situazione debitoria e portarono timori di un importante ridimensionamento, anche se questo non si materializzò. Un nuovo presidente, Peter Peperzak – insediatosi nell’aprile del 1975 -, ammise problemi con il marketing e le vendite. Un articolo dello Straits Times del 2 ottobre 1975 dipinse il quadro di un’azienda che lottava per sopravvivere, alle prese con la concorrenza delle fotocamere reflex giapponesi e con gli alti costi di formazione.

foto tratta dalla pubblicazione de 2019 del Malaysia Singapore Brunei Studies Group Association che mostra un dipendente di Rollei Singapore presso la sede Rollei a Braunschweig dove avveniva la formazione delle prime linee; foto per cortesia di Mr Chong Nam Soy
Peter Peperzak subentra alla guida di Rollei nell’aprile del 1975, otto mesi dopo l’uscita di Henrich Peesel.
Di seguito un nuovo stralcio del documento del Malaysia Singapore Brunei Studies Group Association.
Peperzak predisse la ripresa dell’azienda nel 1977 mentre due anni dopo i resoconti della stampa accennarono a nuove linee di prodotti. Ma la narrazione divenne sempre più limitata negli ultimi anni, con notizie di ulteriori cambiamenti nella dirigenza, nella politica di vendita e un’inspiegabile spinta a migliorare il lavoro di squadra in fabbrica.
La Rollei Braunschweig fallì nel giugno 1981 e l’operazione di Singapore seguì presto la stessa sorte.
L’azienda attribuì il fallimento a tre fattori: le fotocamere giapponesi che facevano calare la domanda di prodotti Rollei, la forza del dollaro di Singapore che fece pagare di più alla società madre per i prodotti della sua sussidiaria, con una perdita in valuta estera di un milione di dollari al mese, e l’aumento dei tassi di interesse in tutto il mondo. In particolare, però, gli ultimi due problemi, o il costo della formazione dei singaporiani, non sarebbero stati così problematici senza il primo.
La mannaia del licenziamento arrivò per oltre 4.000 dipendenti, mentre le fabbriche e i macchinari furono messi all’asta e venduti.
Gli ex dipendenti intervistati, rimasti in azienda fino alla sua chiusura, raccontano di come fosse stato facile trovare un nuovo lavoro. Tra le testimonianze vi è quella di un ex dipendente assunto come supervisore presso la fabbrica della General Electric a Kallang, Sebbene la produzione di resistori e i transistor fosse un bel cambiamento rispetto agli otturatori delle macchine fotografiche, un anno dopo, si trasferì a Tandon, dove venne creata una linea di produzione per floppy disk, che segnò la nascita dell’industria delle unità disco a Singapore.
Una considerazione finale su una famosa affermazione di Henrich Peesel.

estratto da Notiziario ERCA pubblicato nella primavera del 1973, in occasione della conferenza stampa a Singapore – rassegna stampa delle pubblicazioni italiane relative all’evento
Questi qualche anno prima della sua uscita dall’azienda amava dire “ la Rollei sono io” imitando, quasi certamente, il protagonista di un fatto che si svolse anni prima in Svezia quando un uomo sbarcato da un volo internazionale porse il passaporto e si senti dire dall’addetto alla dogana “Victor Hasselblad come la fotocamera”.
Egli rispose “io sono la fotocamera”.
Ma questa è tutta un’altra storia.
Max Terzi
un particolare ringraziamento ad Andrea De Donno, nipote di Carlo Henkel, per le copie delle pubblicazioni ERCA e a Maurizio Vagnozzi per il materiale raccolto su Rollei Singapore
* l’anno del secondo viaggio, il 1976 è al momento stimato e la datazione precisa in fase di approfondimento; il range temporale è comunque in modo certo riconducibile all’interno del periodo novembre 1974 – novembre 1976.
Di seguito alcuni scatti effettuati con una Rolleiflex SLX con l’ausilio del sistema di esposizione automatico della fotocamera e realizzati con le tre ottiche che più apprezzo di questo corredo, del tutto analoghe a quelle disponibili per Rolleiflex SL66 ed Hasselblad sempre prodotte da Carl Zeiss.
La SLX pur soffrendo di numerosi problemi legati all’elettronica di allora, resta a mio giudizio tra le più interessanti, moderne e rivoluzionarie SLR medio formato

Venezia – Rolleiflex SLX, Carl Zeiss HFT Planar 80 mm 2.8 – Ilford HP5 sviluppata con Rollei Supergrain

Venezia – Rolleiflex SLX, Carl Zeiss HFT Distagon 50 mm 4 – Ilford HP5 sviluppata con Rollei Supergrain

Venezia – Rolleiflex SLX, Carl Zeiss HFT Sonnar 250 mm 5,6 – Ilford HP5 sviluppata con Rollei Supergrain
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