Operation “Apache Snow” Quarta parte

Operation “Apache Snow” Quarta parte

Prima parteSeconda parte Terza parte

 

Riprende dalla terza parte

In quella guerra, la popolazione civile fu stretta tra due fuochi contrapposti. Gli abitanti dei villaggi erano spesso presi di mira durante quei furiosi tenzòni, tra i belligeranti in lotta. Dai Viet Cong e soldati del Viet Nam del Nord, perchè ritenuti prossimali ed in combutta con le truppe di Viet Nam del Sud e americane. Parimenti dalle truppe sud vietnamite e americane che potevano sospettarli di fiancheggiamento e collaborazionismo con Viet Cong e i militari del Viet Nam del Nord. I bombardamenti inoltre costituivano l’ulteriore periglio per i civili. Ricordo che un mese di bombardamenti americani sul cosiddetto sentiero di Hồ Chí Minh arteria di rifornimenti dell’esercito nord vietnamita, dal Nord del Viet Nam verso il sud corrispose a tutte le bombe sganciate durante il secondo conflitto mondiale.

Se si stralciano dalle considerazioni le ovvie contrapposizioni politiche tra i belligeranti in lotta, all’interno delle rispettive alleanze, in un mondo diviso in due blocchi antitetici, va considerato il dato oggettivo di un progresso civile nell’ambito della coscienza collettiva tra le nazioni. Nel primo conflitto moderno, sottoposto massivamente a copertura mediatica, la luce dei riflettori fu puntata su presupposti irrinunciabili di una ragionata e sedimentata moralità nei confronti delle popolazioni civili, prime inermi vittime di un conflitto armato tra nazioni in guerra.

Con l’offensiva del Têt, 30 Gennaio 1968 – 23 Settembre 1968, arriva in America la televisione a colori e tutte le sere nei telegiornali, compaiono le scene della guerra, con l’effetto realistico che il colore restituisce. Sono intuibili le conseguenze devastanti che sull’opinione pubblica generano le crude immagini, viste con trepidazione, ansia e disappunto, nei tinelli, nei salotti e nelle camere da letto delle abitazioni degli americani. Quei combattimenti e morti che si susseguivano e accumulavano, su colline senza nome, con solo i numeri a definirle: collina 881; 875…

Inizialmente tutte le scene del conflitto erano riprese con le cineprese, ed ogni sera le pellicole erano spedite in aeroplano ad Hong Kong, da dove poi venivano smistate in USA in tempo per i notiziari del giorno dopo. In seguito la copertura giornalistica sarà di 24 ore, grazie all’ausilio dei satelliti.

La tesa atmosfera, dopo il caso My Lai, generò un sentimento di ripugnanza verso tutto ciò che accadesse nel sud-est asiatico e la narrazione giornalistica cavalcando gli umori, spesso disegnava indistintamente la figura del soldato come di uno spietato interprete di esecrabili ordini.

A titolo di cronaca, va detto per onestà intellettuale che fatto salvo i dati ed i fatti storici accertati, verità oggettive, incontrovertibili e documentate, nel rispetto assoluto delle vittime e conseguente condanna, senza se e senza ma, per esecutori e carnefici, la materia giornalistica, allora come oggi, va maneggiata con cura. Quindi, generalizzare senza fare le opportune distinzioni fra le situazioni concrete e verificate, significa non fare corretta informazione.

Basti osservare oggi, con attenzione, come spesso vengono affrontate le medesime notizie nei vari telegiornali. Ciascuno, nel proprio back-office redazionale, per affermare una propria linea politico-editoriale, enfatizza allorchè vuole calcare la mano od omette se invece vuol sminuire o annullare una notizia, decretandone di fatto l’inesistenza.

 

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Giuseppe Ciccarella

 

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