Ernst Leitz II – obiettivo salvezza

Ciò che riemerge dalla polvere del passato con raccapricciante eloquenza, è un aspetto della Shoah che assume connotati a dir poco beffardi. L’architettura del disegno perverso dei carnefici, prevedeva, nella Praga occupata, l’istituzione di un museo che avrebbe testimoniato ai posteri, il ricordo di una “razza” oramai estinta.

I “solerti organizzatori” si adoperarono nel trasferire, dai campi di sterminio, oggetti personali degli internati – tutt’oggi visibili nelle visite guidate ad Auschwitz e negli altri lager -, allo scopo di allestire in questo nascente museo le vestigia di un popolo scomparso. Lo “sforzo” documentaristico e storico era attuato, con “tenacia scientifica”, dagli autori stessi del genocidio. Il progetto fallì per i sopraggiunti esiti finali del conflitto.

E’ doveroso evitare che l’oblio e l’indifferenza seppelliscano una vicenda legata alle vite di esseri umani destinati ad una pianificata forzosa estinzione.

In altro articolo ho raccontato come Ernst Leitz II, prima del “Kristallnacht”, salvò molti cittadini tedeschi di religione ebraica, facendoli espatriare e inviandoli in America per essere impiegati come manodopera specializzata in aziende del settore fotografico. Com’era giusto aspettarsi è arrivato un riconoscimento ufficiale che rende onore e merito al grande uomo ed imprenditore. Il 9 Febbraio 2007 a Palm Beach, Florida, la “Anti- Defamation League” (Lega Anti-Diffamazione Ebraica), un gruppo no-profit impegnato nella continua battaglia contro il mai estinto antisemitismo, ha conferito il “Courage to Care Award” (Premio Coraggio a prender Cura), ad Ernst Leitz II, per aver salvato molti ebrei, nei primi anni trenta, dalla furia nazista ed inoltre per aver aiutato molte persone ad aggirare le leggi punitive che colpivano coloro che pur non essendo Ebrei, si erano sposati con Ebrei. In tutto si calcola che gli Ebrei salvati, solo quelli approdati negli Stati Uniti, fossero tra i 200 e i 300.

 

Cornelia Kühn-Leitz, nipote di Ernst Leitz II.

Glen Lewy e Abrahamson H. Foxman dirigenti dell’Anti-Defamation League, consegnano l’onorificenza al merito di Ernst Leitz II, alla nipote Cornelia.

 

Frank Dabba Smith rabbino della Sinagoga progressiva di Harrow e Wembley, a nord-ovest di Londra, e fotografo semiprofessionista; 150 fotografie pubblicate sul “The Economist” con le sue macchine preferite M6, MP e i suoi obiettivi asferici, ha speso 15 anni di ricerche sul ruolo di Ernst Leitz nella emigrazione ebraica dal nazismo. Per citare solo alcuni premiati dalla Lega Anti-Diffamazione che hanno rischiato la loro vita per aiutare e salvare persone di religione ebraica, ricordo oltre al già famoso Oskar Schindler e la moglie Emilie premiati nel 1993, gli italiani: Gino Bartali; Monsignor Beniamino Schivo nel 1999; Giovanni Palatucci nel 2004 e Giorgio Perlasca, già ricordato tra i Giusti delle nazioni a Gerusalemme, (5200 Ebrei si sono salvati grazie al suo diretto intervento) con un albero a Lui intitolato nel viale del memoriale per le vittime dello sterminio (Yad Vashem).

Il rabbino Smith sostiene che una delle peculiari virtù di Ernst Leitz, è quella di non aver mai fatto menzione alcuna del suo impegno nel periodo nazista, riservatezza mantenuta anche in ambito familiare. Non avendo mai pubblicizzato i gesti compiuti, la sua vera propensione all’altruismo è stata sublimata. Dal punto di vista, di Ernst Leitz, quello che egli ha fatto rientra semplicemente in ciò che ogni persona decente avrebbe dovuto fare nella sua posizione.

 

Rabbi Frank Dabba Smith

 

Ma se analizziamo la situazione politica tedesca dell’epoca, ci accorgiamo che l’impegno umanitario di Leitz è stato tutt’altro che semplice, tanto da poter affermare che il suo ridimensionare è frutto solo di acclarata modestia.
Per l’apparato tedesco, imprese come la Ernst Leitz di Wetzlar rappresentavano il veicolo preferito per la propaganda di regime perché evocavano il modello corporativo nazista per eccellenza; il termine “Volksgemeinschaft” definiva la svolta nazionalsocialista imposta alla società tedesca, nella quale veniva abbandonato il particolarismo classista a favore di una fusione unitaria e comunitaria nazionale, in cui ogni individuo doveva identificarsi come parte integrante del tutto.

Contestualmente alla propaganda di regime, ben assorbita dal tessuto sociale, c’era l’argomento concreto per antonomasia, ossia gli approvvigionamenti tecnologici che Leitz, insieme a molte altre aziende tedesche fornivano all’esercito, all’aviazione, alla marina.
Sotto alcuni esempi di straordinaria e rivoluzionaria tecnologia nazista.

 

Horten Ho-229 V-3 con due propulsori a reazione Jumo 004.

L’attuale Northrop-Grumman B-2 Spirit, USAF. Evidente la matri- ce originaria del progetto.

L’unico Ho-229 V3 sopravvissuto, è situato al National Air and Space Museum’s Paul E. Garber Facility, a Suit- land, nel Maryland.

L’unico Ho-229 V3 sopravvissuto, è situato al National Air and Space Museum’s Paul E. Garber Facility, a Suit- land, nel Maryland.

L’impressionante disco volante “Haunebu II” della Società Thule. Fu un rivoluzionario velivolo con motore “EMG” (elettro-magnetico-gravitazionale) conosciuto anche come “Tachyonator 7”. Testimone oculare del proget- to segreto fu il giornalista accreditato, Luigi Romersa, che inviato personalmente da Mussolini a Praga negli sta- bilimenti Skoda, potè vedere in volo diversi velivoli, dotati di questi silenziosi propulsori elettromagnetici anti- gravità. Ufficialmente furono distrutti prima dell’arrivo degli alleati, ma gli americani come i russi, al termine delle ostilità non tornarono a casa a mani vuote. Ancora oggi vige sull’argomento l’assoluto imprimatur “classified” delle auto- rità statunitensi. Il pluridecennale progetto Aurora è la realizzazione ultra specialistica e strategica di queste eso- teriche tecnologie, impiegate nel programma Solar Warden. L’argomento è taboo: strenuamente e rigorosamente riservato in ambito di Sicurezza Nazionale.

I due esemplari nelle foto sopra, sono due ulteriori serie di RFZ (Rundflugzeug) sviluppati dalla Società Vril. La Società Vril insieme alla Società Thule, nel 1941, per ordine diretto di Hitler, confluirono nella speciale branca tecnica delle SS, l’unità E-IV, che era impegnata nello sviluppo delle energie alternative.

I due esemplari nelle foto sopra, sono due ulteriori serie di RFZ (Rundflugzeug) sviluppati dalla Società Vril. La Società Vril insieme alla Società Thule, nel 1941, per ordine diretto di Hitler, confluirono nella speciale branca tecnica delle SS, l’unità E-IV, che era impegnata nello sviluppo delle energie alternative.

 

Nel 1942, i nazisti costrinsero centinaia di donne provenienti dall’Ucraina e da altri territori occupati, a lavorare forzosamente nella filiera produttiva militare di Wetzlar e in altri poli industriali tedeschi. Un fatto questo che ha spinto i sopravvissuti all’immane tragedia ad adire alle vie legali contro Leica Camera AG ed altre industrie leader come Siemens e Daimler-Benz, accusate di profitti indebiti provenienti dalla manodopera di deportati Ebrei e di intere popolazioni dell’est-Europa, costrette al lavoro in condizioni di schiavitù. Nel caso di Leitz l’asserzione non è stata mai provata, comunque, nel 1999 il governo federale tedesco insieme a più di cento compagnie, Leica Camera AG compresa, hanno acceso un fondo di compenso per un totale di 7.5 miliardi di Dollari.

E’ credibile, si domanda il rabbino Smith, che nello stesso tempo Leitz approvvigionasse i nazisti e salvava gli Ebrei di Wetzlar? La risposta che egli si da è affermativa.

 

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Rabbi Smith inoltre pensa che, come molti sopravvissuti alla Shoah, anche Ernst non abbia avuto intenzione di parlare, ancor meno con i familiari, di argomenti così traumatici vissuti durante la guerra. Il rabbino pensa che Leitz non fosse un eroe bensì semplicemente un uomo che s’impegnava con dedizione a risolvere i problemi di chiunque avesse bisogno, in altre parole non c’era nulla di calcolato nel suo altruismo.

Fonti: Rabbi Frank Dabba Smith The Financial Times Limited Anti-Defamation League

 

Giuseppe Ciccarella

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