La luce scintilla un attimo ed è già notte (terza parte)

I quattro fotografi morti in elicottero.

Il 10 Febbraio 1971, un elicottero dell’esercito del Viet Nam del Sud, fu colpito sui cieli del Laos dal fuoco nemico ed esplose in una palla di fuoco, uccidendo quattro grandi fotografi di guerra: tra i dispersi c’erano due vincitori del premio Robert Capa, Larry Burrows della rivista LIFE ed Henri Huet di Associated Press. Con loro, Kent Potter di United Press International e Keisaburo Shimamoto di Newsweek e Pan-Asia Newspaper Alliance. Al momento dello schianto, i quattro fotografi seguivano gli sviluppi dell’Operazione Lam Son 719; una massiccia invasione corazzata in Laos da parte delle forze sudvietnamite, contro l’esercito popolare nordvietnamita e il Pathet Lao, con l’intenzione di interdire e recidere la rete di approvvigionamento del Viet Nam del Nord, l’essenziale canale di rifornimento di Hanoi verso meridione, attraverso il cosiddetto sentiero di Ho Chi Minh.

Nell’elicottero Huey, morirono insieme a loro sette militari dell’esercito sudvietnamita, tra i quali due ufficiali, un fotografo militare, il navigatore e il pilota.

Quando la guerra finì, quattro anni dopo, la zona di guerra fu chiusa e l’incidente in elicottero svanì dai titoli dei giornali.

 

Continua dalla prima parte e dalla seconda parte.

 

Una parentesi storica e distopica.

Gli Stati Uniti d’America, grazie a ragguardevoli figure come Thomas Jefferson, John Adams, Benjamin Franklin, Robert R. Livingston e Roger Sherman stilarono la Dichiarazione d’indipendenza degli Stati Uniti d’America. Nella Convenzione di Philadelphia del 4 luglio 1776, in uno dei primi passaggi viene delineata la pregnante visione della nascente società americana e nello specifico degli individui che la compongono:

“…. che tutti gli uomini sono creati eguali; che essi sono dal Creatore dotati di certi inalienabili diritti, che tra questi diritti sono la Vita, la Libertà, e il perseguimento della Felicità…”.

Inizialmente la nascente nazione al tempo della Dichiarazione, aveva avuto una immigrazione prettamente britannica, con esigue eccezioni olandesi e francesi. Ma quell’assunto fondamentale, che ho scritto in corsivo, aveva in esso una prospettiva a lungo respiro, prevedeva e legittimava infatti, una comunanza d’individui, costituenti un tessuto sociale allogeno, composto da una variegata umanità, un coacervo di culture, tradizioni, consuetudini, religioni e stabiliva un raffinato basamento culturale atto a contenere armonicamente, molteplici sfumature ontologiche del futuro patrimonio umano che in seguito comporrà la nazione. L’originario assioma, si disponeva ad adeguare ed ottemperare di conseguenza, le strutture sociali ai diversi complessi bisogni e necessità specifiche, con pertinenti risposte, plurime, rispettose e appropriate. Tale Convenzione adottò la Costituzione, che arriverà undici anni più tardi, il 17 settembre 1787, ed essa entrò in vigore due anni dopo.

Sanciva le idee dei federalisti: stabiliva infatti un rapporto di elezione diretta tra cittadini e governo centrale e di sovranità diretta del secondo sui primi nell’ambito di determinate competenze (finanze, politica estera, guerra), fatta salva la garanzia di ampie autonomie ai singoli Stati federali. Anch’essa, come la Convenzione, aveva una forte connotazione libertaria, egualitaria, comprendeva la divisione dei poteri e il rifiuto della schiavitù, conciliava le tradizioni del particolarismo e della differenziazione religiosa. Questi sommari contenuti programmatici che ho elencato, già da soli, evidenziano una marcata ispirazione massonica; un afflato universale che assiemava le identità composite e trasversali, provenienti da ogni angolo della terra, in un unica forte nazione, che sin dall’inizio si è affermata nel mondo intero, per modernità e progresso.

 

Picture credit/courtesy: © JPHAWKINS

 

Emblematico il tenore del preambolo della Costituzione degli Stati Uniti d’America.

Il preambolo alla Costituzione degli Stati Uniti consiste di una singola frase che introduce il documento e i suoi scopi. Il preambolo in sé non garantisce alcun potere né inibisce alcuna azione. Esso spiega solamente la logica dietro alla Costituzione. Il preambolo, in particolare nelle sue prime tre parole “We the people”, “Noi il popolo” scritte più in grande rispetto al resto del testo, è una delle sezioni più citate della Costituzione.

Fonte/courtesy: Wikipedia.

 

Storicamente, la libera muratoria, ha costruito meravigliose cattedrali, grazie alla perizia millenaria, ereditata dal prestigioso Hiram Abiff da Tiro, costruttore del Tempio di Re Shlomo a Gerusalemme. La Massoneria, altresì, ha fondato nazioni, sottratte a poteri assolutistici e vessatori, stabilendo nuovi e articolati meccanismi di governo, moderni e pluralistici. Le guerre d’indipendenza e risorgimentali in America latina e in Europa; la Guerra di secessione e antischiavista in USA; il primo successo liberalsocialista e democratico della Rivoluzione russa del febbraio 1917 (… il massone progressista Aleksandr Fedorovic Kerenskij fu l’artefice primaro); la rivoluzione d’Ottobre dello stesso anno, gestita in prima persona dal massone comunista elitario Vladimir Il’ic Ul’ianov Lenin, fondatore in Svizzera della superloggia sovranazionale “Joseph de Maistre”.

Nulla nasce e nulla si decide fuori dalle officine latomistiche e molto, dalla filosofia alla politica, si origina dagli adepti, con grembiulino e compasso, della libera muratoria. Gran Bretagna, Francia e America, dal sei-settecento, attraversano rivoluzioni colme di principi, ideali e concetti massonici progressisti. Nell’ottocento, la stagione risorgimentale (.. Mazzini e Garibaldi erano massoni). Poi, avanti con il tempo, il fascismo, il nazismo, sono la realizzazione di “disegni” messi a punto da una regìa massonica reazionaria, che cercava di restaurare un potere oligarchico.

Dietro ogni fenomeno e avvenimento importante della storia, non c’è la politica, ma la Massoneria che dal retrobottega tira i fili della politica.

Detto ciò, metaforicamente parlando, la Massoneria è come un’aquila bicefala (… tra l’altro, emblema massonico del Rito scozzese antico e accettato), con due distinte e confliggenti filosofie, che si contrappongono, anche in maniera radicale; una guerra invisibile tra massoni progressisti e conservatori. Due impostazioni libero-muratorie ideologicamente antagoniste e inconciliabili tra loro. Antagoniste e inconciliabili proprio sul piano dei diritti umani e in relazione alla gestione della società mondiale del Terzo Millennio, il New World Order: necessariamente democratica, keynesiana, rooseveltiana e orientata alla giustizia sociale, per gli uni, assolutamente neoaristocratica e neofeudale sul piano politico e ultraliberista su quello economico, per gli altri.

Da un lato ci sono i progressisti democratici, dall’altro i conservatori neoaristocratici, neofeudali, neooligarchici.

Da un lato gruppi di iniziati desiderosi di far compartecipare l’intera umanità dei principi di fratellanza, uguaglianza, libertà e giustizia sociale, dall’altro circuiti convinti invece di potersi costituire in neoaristocrazia spirituale e ideologica, dominante sul resto degli esseri umani profani (… o massoni di basso livello), ritenuti parimenti indegni di gestire la governance planetaria primariamente per mezzo di strumenti economico-finanziari e mediatici, secondariamente tramite la corruzione e l’asservimento dello stesso ceto politico democraticamente eletto. I primi contro i secondi.

Le visioni politiche, filosofiche, ed economiche delle due espressioni sono antitetiche, anche se non è sempre facile capire e distinguere, chi è cosa e da che parte sta o perchè: a giocare su più tavoli i massoni son sempre stati molto bravi.

Anche l’Italia è un campo di battaglia tra interessi massonici neoaristocratici e antidemocratici da un lato, e dall’altro, influenze libero-muratorie libertarie, progressiste e iperdemocratiche.
Fuori dallo “stivale”?
I principali protagonisti, sono tutti massoni, come massoni o al massimo para-massoni sono anche i capi di Stato e i leader politici che mettono diligentemente in pratica le decisioni prese da pochi, conosciuti o anche no, nel chiuso delle loro ristrettissime consorterie.

La libera muratrice, Eleanor Roosevelt, madre della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e moglie di quel Franklin Delano Roosvelt che, da presidente degli Stati Uniti, ha salvato l’Europa dal nazifascismo e l’ha rimessa in piedi grazie agli aiuti del cosiddetto Piano Marshall. Massoni entrambi, Roosvelt e il suo segretario di Stato George Marshall. Come era massone pure il fulgido economista John Maynard Keynes, ai cui principi economici il Piano Marshall era orientato nonchè l’intera economia di stampo libertario e democratico. Evidente il tipo di connotazione e indirizzo massonico di queste illustri figure, cui la civiltà mondiale deve tanto.

Due visioni di politica, di governo, di società , di economia, le une contrapposte alle altre.

C’è chi si è fatto eleggere a furor di popolo con l’intenzione e la promessa di far cambiare traiettoria alla Unione Europea, dominata dal direttorio dei neoaristocratici, neo-oligarchici, con la loro micidiale politica dell’austerità , strangola-popoli, da macelleria sociale … vedi Grecia vedendosi poi messo in riga con le buone ma anche no, remissivo e brulicante, anch’esso a ubbidire allo scempio socio-economico del rigore, propagandato e imposto come unica strada politico-economica percorribile, nell’Europa dei popoli.. sottomessi ad un potere elitario, tracotante, in danno dei progressi sociali e politici degli ultimi secoli.

 

La testimonianza diretta.

Yanis Varoufakis, ha deciso di fare il Julian Assange della situazione, rendendo pubbliche le sue registrazioni (clandestine) delle drammatiche riunioni Eurogruppo a cui partecipò nel 2015. Come probabilmente sapete, l’Eurogruppo non redige verbali né pubblica alcunché, salvo far trapelare solo quello che decide di diffondere, dimostrando di essere uno dei vertici opachi e non eletti della UE dove si prendono le vere decisioni a spese delle nazioni. Durante la prima metà del 2015, Varoufakis aveva partecipato come ministro delle finanze della Grecia a tredici importanti riunioni dell’Eurogruppo, prima che il governo Syriza (…. andando contro il risultato referendario del 5 luglio) capitolasse. Il risultato di quella resa erano state le immediate dimissioni di Varoufakis, non potendo egli accettare un programma di austerità permanente (fino al … 2060!), che ha prodotto negli anni successivi il ritorno della mortalità, specie quella infantile, ai livelli post-bellici, 1945.

Fin dagli inizi, dalla prima riunione dell’Eurogruppo, era stato chiaro come i leader della troika che dominavano quegli incontri, fossero determinati a prevenire qualsiasi serio dibattito sul “programma” della Grecia. Varoufakis era arrivato a quegli incontri con la determinazione di trovare, sulla base di opportune proposte tecniche, un compromesso onorevole che servisse ad aiutare il popolo greco a tirare il fiato, minimizzando allo stesso tempo i costi per i creditori (che dominavano l’Eurogruppo). In netto contrasto, i leader della troika, e i ministri delle finanze loro complici, avevano fatto quadrato, rifiutandosi di discutere le proposte di Varoufakis o di avanzarne altre che avessero un minimo di senso dal punto di vista finanziario, politico o morale. Più e più volte avevano chiesto che il governo greco accettasse un programma neocoloniale di austerità che loro stessi, a porte chiuse, avevano confessato essere un fallimento!

Dopo i primi tre incontri dell’Eurogruppo, Varoufakis si era reso conto, con sconcerto e orrore, che non esistevano verbali delle riunioni. Inoltre, la mancanza di registrazioni dei vari interventi aveva permesso agli apparati della troika di far trapelare una montagna di indiscrezioni e di insinuazioni che si erano rapidamente diffuse in tutto il mondo. Era stata una grande operazione di ribaltamento della verità: la troika aveva insinuato che Varoufakis si presentava impreparato agli incontri, senza competenze tecniche e che annoiava a morte i suoi colleghi con discorsi ideologici o teorici fuori argomento. È stata la mia prima, vera e dolorosa esperienza di fake news. Per poter essere in grado di informare con accuratezza il suo primo ministro e il parlamento su ciò che accadeva in quelle interminabili riunioni, nonché per difendersi dalle distorsioni e dalle vere e proprie menzogne che riguardavano i suoi interventi (così come dalle false affermazioni su di lui da parte della troika), Varoufakis decise di iniziare a registrare le riunioni con il suo smartphone. Non volendo tenere segreta la cosa, il Prof. Yanis Varoufakis l’aveva resa pubblica in un’intervista al New York Times, come monito ai diffusori di fake news che avrebbe potuto controbattere alle loro bugie. La reazione della Commissione Europea era stata quella di fingersi oltraggiata, ma, cosa interessante, avevano smesso di diffondere falsità!

Le parole di Yanis Varoufakis:
“Gli Europei hanno molto da imparare su come l’euroscetticismo, la Brexit ne è un esempio, sia stato aiutato e favorito dall’inaccettabile processo decisionale all’interno dell’UE. Imparare questa lezione è un prerequisito per riformare, o meglio ancora, trasformare l’UE. Infine, poiché non è assolutamente possibile una democrazia senza trasparenza, la diffusione di queste registrazioni è un aiuto piccolo, ma non insignificante, per i democratici di tutto il mondo.”

Fonte, credit/courtesy: Debora Billi

 

“Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario” (George Orwell La fattoria degli animali 1945)

Questa è l’Europa dei popoli?

La Grecia, rea di aver accumulato un relativamente elevato debito pubblico, per corruttele, sprechi e quant’altro, è stata punita dall’Unione Europea, che invece di supportare, sostenere e aiutare, come fanno i veri Stati solidali realmente federati, ha compiuto uno scempio in danno della popolazione indifesa di quella nazione, ostaggio di un potere curtense sovranazionale. Nonostante “la cura economica”, fallimentare, somministrata alla nazione del

Partenone, i risultati ottenuti sono solo, recessione, miseria e a tuttora le condizioni in cui versa lo stato sociale sono assai critiche. Una economia che non si è più rialzata e soprattutto le gravissime conseguenze prodotte sulla salute delle persone ridotta alla fame, letterale e a malattie. Uno sfregio, un disprezzo e un’indifferenza dimostrate verso un popolo erede di una civiltà millenaria, culla della cultura mondiale, additata, vilipesa e oltraggiata nella dignità, da diktat antiumani imposti unilateralmente; questi crimini contro l’umanità non potranno passare nel dimenticatoio, ne potranno essere cancellati dalla storia.

Eppure, c’è chi grazie a quelle perniciose manovre economiche imposte dalla UE, in aggravio del popolo greco, continua a godersela: solo nel 2017 la Germania ha incassato 1,34 miliardi di euro di profitti sui prestiti ad Atene.

 

La restaurazione neoaristocratica.

All’interno di leggi approvate, ci sono provvedimenti governativi finalizzati, ufficialmente, al risanamento dei conti pubblici, ritenuti inderogabili, ma tra le pieghe di tali atti amministrativi, si cela ben altro.

La restrizione dei diritti acquisiti dai lavoratori, sempre più precari, la riduzione dei diritti pensionistici ne vediamo quotidianamente le sommosse di piazza in Francia (… lavoratori e pensionati non si rassegnano, non si arrendono e con un mai estinto spirito rivoluzionario, lottano, anche in forme radicali, pur sapendo che la partita è ardua, non danno per scontato il risultato finale ancor prima di giocarsela, ma l’affrontano con grinta e con tutti

i mezzi. Addirittura a Parigi, scontri tra pompieri e forze dell’ordine; i primi protestano contro la riforma delle pensioni, ma anche contro la mancanza di personale per i tagli al bilancio. Questo è il disegno europeo che il direttorio vuole portare a compimento e questi sono gli effetti sociali di politiche dissennate, in patimento degli esseri umani, altro che prosperità e diritti. Il parametro economico è il solo che conta, costi quel che costi, in un intricato coacervo di interessi esclusivi di multinazionali senza scrupoli, con fatturati superiori al PIL di molti Stati nazionali; la diretta conseguenza è che, questi potentati, rispetto agli Stati, oramai sono molto più potenti e pericolosamente influenti.

Invertire il corso della storia, trasformando coloro che erano cittadini in neosudditi e schiavizzando sempre di più quelli che sudditi erano sempre rimasti. Aumentare a dismisura il proprio potere economico mediante colossali speculazioni ai danni di popoli e nazioni.
Nazioni governate da ubbidienti manichini, disponibili e pronti a firmare ogni compromesso.

Popoli sequestrati dentro le proprie rispettive nazioni, i cui governi sono stati oramai da tempo privatizzati, divenendo cosí l’emanazione dei consigli di amministrazione di società economico-finanziarie globali, alle quali questi cosiddetti leaders “politici” devono una lealtà preponderante se non esclusiva, rispetto agli Stati che dovrebbero, sulla carta, rappresentare e servire.

Nomi insigni, le cui carriere si sono distinte nel settore finanziario, propagandati e sponsorizzati dai veicoli di stampa, come necessarie candidature, sono soprattutto rassicuranti per i mercati finanziari, divenuti questi ultimi, oramai e aggiungo purtroppo, paradigmi ineludibili. Proprio gli organi di stampa, le cui proprietà troppo spesso sono riconducibili agli stessi settori economici entro i quali questi personaggi, definiti “salvatori di patrie”, hanno fatto le loro stimate carriere. La tecnologia poi, usata come arma di disintegrazione delle comunità, inermi, la cui dipendenza da essa è comparabile a quella da oppiacei; una corruzione ideologica che ha portato narcisismo e alienazione.

Purtroppo, allo stato, sembra non esserci via di scampo, per gli individui e per le loro fragili coscienze.
I vapori sulfurei del progetto escatologico, prevedono: il tramonto della sovranità degli Stati nazionali; annientamento delle conquiste sociali con perdita dei diritti dei cittadini; perdita di dignità e benessere per milioni di persone; svuotamento delle democrazie; privatizzazione dell’intero globo terrestre. Una catastrofica e radicale iattura, sulle legittime, naturali, basilari aspirazioni e necessità del genere umano.

L’epidemia da virus Covid 19 è un esempio che dimostra tutti gli inganni della dottrina neoaristocratica.
Un sistema sanitario come quello italiano, fino a un decennio fa tra i migliori al mondo, è stato fatto precipitare in nome del patto di stabilità: tagli da 37 miliardi complessivi e una drastica riduzione del personale (-46.500 fra medici e infermieri), con il brillante risultato di aver perso più di 70.000 posti letto, che, per quanto riguarda la terapia intensiva di drammatica attualità, significa essere passati dai 922 posti letto ogni 100mila abitanti nel 1980 ai 275 nel 2015.
Tutto questo dentro un sistema sanitario progressivamente privatizzato e, quando anche pubblico, sottoposto ad una torsione aziendalista con l’imposizione, europea, del pareggio di bilancio.

Non solo.

La frase dell’attuale presidente della Banca Centrale Europea: “Non siamo qui per ridurre lo spread”, passata come gaffe o infortunio verbale, solo parzialmente rettificata, ha in realtà una dottrina socioeconomica ben definita, che ne certifica l’assoluta spontanea genuinità, drammatica, purtroppo. Quando ella, fino a poco tempo fa, ha ricoperto l’incarico di direttrice del Fondo Monetario Internazionale, ha affermato senza vergogna, che la longevità degli esseri umani è diventata un nemico, se non da combattere, almeno da rendere inoffensivo: troppe spese per lo Stato in pensioni e assistenza sanitaria. Il rischio più imminente per l’umanità: si vive troppo a lungo e le stime indicano che gli umani sono destinati a vivere ancora di più. La crescita del dato dell’aspettativa di vita, economicamente parlando, significa un crescente aumento del consumo di risorse.

Quale è la sua ricetta per debellare questo “male”, da lei/loro “scoperto”? Con quali strumenti deve essere contrastata la longevità degli individui? La sua/loro risposta: “Lo smantellamento del sistema previdenziale.”
In termini pratici: aumentare i contributi versati dai lavoratori ed alzare ancor più l’età pensionabile; pagare più tasse e andare in pensione più tardi, e nel caso si sia già provveduto, abbassare le prestazioni, che significa diminuire l’entità delle pensioni. In poche parole vogliono lo smantellamento dello stato sociale, il cosiddetto welfare. La stessa condizione che il Fondo Monetario Internazionale insieme all’Unione Europea, impongono agli Stati afflitti dal problema del debito pubblico, a chi gli chiede prestiti per la ricostruzione dopo una guerra o un disastro ambientale come l’epidemia da corona virus e a chi cerca fondi per lo sviluppo. Lo smantellamento del sistema previdenziale è, assieme alle privatizzazioni/liberalizzazioni del settore pubblico e alla riduzione dei diritti dei lavoratori, uno dei tre punti chiave di ogni ricetta neoaristocratica.

Quindi, la longevità, al pari del debito pubblico e delle varie calamità più o meno casuali, sono gli ennesimi espedienti utilizzati dal potere per mettere in pratica il progetto di prevaricazione sociale e distruzione dei diritti essenziali di cittadinanza. Quel mondo improduttivo dei pensionati che la presidente della BCE prende di mira, è una popolazione che non lavora e non produce, quindi è troppa per essere custodita. Si può concludere dicendo che quando nel 2050, il suo ed il loro progetto, sarà compiuto, con buona parte dei sistemi assistenziali e previdenziali cancellati, allora una massa enorme di popolazione sarà ridotta alla miseria, da questi statuti dell’impero neo-oligarchico sovranazionale. La longevità sarà un problema non più per gli Stati, ma per i sopravvissuti.

Questa operazione è chiaramente intrinseca e parallela a quella che garantisce la crescita delle diseguaglianze, realizzate a mezzo precarizzazione e impoverimento delle famiglie, già testata contro la Grecia, come disse il giornalista della BBC Greg Palast il 10 Novembre 2011: “I greci sono vittima di una frode e l’arma fumante del delitto è in mano a una banca.”

Esseri umani, significanti solo per il valore economico produttivo che possano esprimere, e allorquando decaduti da questo titolo per raggiunti limiti di età, che consumino il meno possibile e che si sbrighino a togliere il disturbo. Il valore del lucro soverchiante e devastante sul naturale valore della vita umana.
Una prospettiva antiumana angosciante, che questi invitti neoaristocratici del potere neofeudale, perseguono e porteranno a completo compimento.

Come?
 Con le pressioni sui governi, puntando anche sulle numerose connivenze, presenti in ogni singolo Stato.

Quando in Europa si sente parlare di riforme da fare, con pressanti inviti ai governi delle nazioni economicamente più deboli, accomunate da situazioni finanziarie non virtuose e deficitarie, di questo si parla, anche se preferiscono glissare circa il merito dell’argomento; si sottace solo per ipocrisia, non per decenza, benanche ce ne fosse traccia, in tutto questo ignominioso disegno nazistoide.
Alla fine del secondo conflitto mondiale, le idee eurofederaliste del massone Richard Coudenhove-Kalergi, sostenute da altri massoni tra i quali Konrad Adenauer, Robert Schuman, Maurice Schumann, accentuarono gli aspetti elitari e tecnocratici di quel progetto di unificazione cui in passato avevano aderito importanti liberi muratori progressisti.

Il progetto Kalergi prospettava nell’idea federativa, il conferimento ufficiale della sovranità di ogni nazione a nuovi organi politici sovranazionali e unitari; l’istituzione della governance europea sovranazionale gestita da “nuovi aristocratici”: una casta di nuovi vassalli, valvassori e valvassini, camuffati da tecnocrati, burocrati e capi di governo democraticamente eletti solo formalmente, in realtà designati a priori in specifici circoli elitari. Dirigenti e funzionari con competenze istituzionali politiche o economiche (… neoaristocratici di medio-basso livello) avrebbero dovuto farsi mansueti e ubbidienti gerarchicamente dinanzi a un ristretto cerchio di rappresentanti di un nuovo potere imperiale collettivo e postmoderno, amministrato da neoaristocratici di alto e altissimo livello. Occorreva poi scegliere politici di primo e secondo livello o complici e partecipi del progetto in questione, oppure inesperti in materie economico-finanziarie e perciò docilmente ben disposti a dare un assenso obbligato e poco competente in merito al percorso edificatorio perseguito.

Questo il progetto Kalergi e l’esecuzione di esso è stato portato a compimento in modo esemplare, con puntuali passaggi entro periodiche scadenze, grazie all’intervento di complici e sicari, palesi e occulti, in ogni singola nazione europea.

Da qui è intellegibile in che posto ci troviamo, inconsapevoli e manovrati da un sistema inscalfibile, con interessi divergenti da quelli della stragrande maggioranza delle persone, di ogni singola nazione europea.

 

 

Il disegno americano.

George Washington, secondo una concezione esoterica, è considerato un Maestro di saggezza, tanto che di volta in volta interviene ad aiutare il corso della Storia, per elevarla o correggerla, contro le vie tracciate dagli Arconti, che possono essere palesi od occulti.
Nel dipinto, George Washington in “divisa” della libera muratoria.

Analisi ontologica del dipinto.

La cazzuola rappresenta l’amore fraterno che, con la calce, crea adesione tra le varie pietre che compongono la costruzione e anche un soccorso tra i fratelli bisognosi.
Il grembiule rappresenta una nuova vita.
I raggi di luce della Provvidenza che dall’occhio che tutto vede, illuminano la cupola del Campidoglio, di Capitol Hill a Washington D.C., dove è la sede del Governo degli Stati Uniti che ospita il Senato, la Camera dei rappresentanti e la Corte Suprema.

L’occhio onniveggente di Dio è un promemoria per il Massone: i suoi pensieri e le sue azioni sono sempre osservate da Dio (… a cui si fa riferimento in Massoneria come Grande Architetto dell’Universo). Lo stesso occhio, utilizzato dagli egizi per raffigurare il dio Horus, i greci lo dipingevano sulle prue delle proprie navi per buon auspicio.

Le tre dita della mano sinistra rappresentano il triangolo: alla base la Durata e ai lati il connubio Tenebre e Luce.
Il pendaglio appeso alla sciarpa blue. Il blue è il colore più importante per la Massoneria, lo dimostra il suo uso nei grembiuli e negli stendardi; è il colore dei cieli e ricorda la realtà dei mondi superiori.
Nella bandiera Stars and Stripes il cerchio con tredici stelle rappresenta le tredici colonie britanniche, conquistate agli inglesi durante la guerra d’indipendenza, ma anche la simbologia circolare dell’occhio e il numero tredici, dal trascendente significato esoterico.

Le 13 colonie

  • Colonie del New England

 

  • Provincia del New Hampshire
  • Provincia della Massachusetts Bay
  • Colonia di Rhode Island e delle Piantagioni di Providence Colonia del Connecticut

 

  • Colonie di mezzo

 

  • Provincia di New York
  • Provincia del New Jerse
  • Provincia di Pennsylvania

 

  • Colonie del sud

 

  • Provincia del Maryland
Colonia della Virginia
Provincia della Carolina del Nord
  • Provincia della Carolina del Sud
  • Provincia della Georgia
  • Colonia del Delaware

 

Prima della vittoriosa guerra d’indipendenza, sulle strisce bianco e rosse della bandiera vi era inscritta la Union Jack britannica, come sulle attuali bandiere del British Commonwealth; Nuova Zelanda, Australia, British Virgin Island, etc. etc.

 

La prima bandiera della Compagnia britannica delle Indie orientali Grand Union -, utilizzata dal 3 dicembre 1775 – 14 giugno 1777, nell’angolo in alto a sinistra non aveva le stelle, ma la bandiera britannica. Poi, a partire da questa data, quest’ultima bandiera lasciò il posto al banner blu con 13 stelle, simboleggianti i 13 stati originari.

 

L’attuale bandiera americana meno comunemente chiamata Old Glory:
le 13 strisce rappresentano le 13 colonie originarie e i loro colori hanno un significato:
le strisce bianche significano libertà ed uguaglianza per tutti; mentre quelle rosse il coraggio e il valore; il blu del banner contenente le 50 stelle, simboleggia infine il cielo, la lealtà, la fede, la perseveranza e la giustizia; le stelle rappresentano i 50 stati federati degli Stati Uniti.

 

In generale, durante l’inno “Stars and Stripes Forever” gli americani, sull’attenti davanti alla bandiera – mano destra sul cuore (… gesto massonico) – riconoscono i valori fondanti della propria Nazione: libertà, giustizia e umanità (… principi massonici).

 

Da Promethéus a Zeus, dalla Luce al Tartaro.

 

 

Dodici le stelle della bandiera UE: è chiaro che almeno nel colore e nella forma grafica, essa si ispiri al dettaglio della primigenia bandiera americana e massonica. Purtroppo, i postulati costituzionali e i suoi fondamenti legislativi, ahimè, come abbiamo visto e come vediamo, sono antitetici rispetto a quelli americani.

Si badi bene, Altiero Spinelli ed Ernesto Rossi, entrambi massoni, nel Manifesto di Ventotene del 1941 e ‘42, avevano ben delineato le fondamenta della futura Europa, puntando il dito contro il cosiddetto dogmatismo autoritario. Purtroppo per noi, la dottrina Kalergi si impose prepotentemente, affermando proprio quei caratteri protervi ed elitari aborriti da Spinelli e Rossi.

 

Photo credit/courtesy: © Photo/Agencies
L’allora presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy in un briefing al vertice dell’UE a Bruxelles, il 23 ottobre 2011.
Da notare che sopra e sotto al cerchio di stelle vi sono due linee curve: la forma stilizzata dell’occhio appare ancor più evidente.

 

Photo Facebook credit/courtesy: G. Butindaro

 

Normalmente si mostra sempre il retro della banconota del Dollaro, per evidenziare la simbologia massonica, ma l’Euro non è da meno.
Le due colonne del tempio, il frontone triangolare, l’arco reale, il compasso, la squadra, la stella a cinque punte; evidente la simbologia esoterica massonica.

L’Unione Europea è una invenzione della Massoneria… purtroppo del versante sbagliato; come dimostrano gli esiti della sua elaborazione ed attuazione.

 

Quelle coincidenze.

 

“La Torre di Babele”, dipinto realizzato nel 1563 dal pittore fiammingo Pieter Bruegel.

 


Poster del Parlamento Europeo: riproduzione dell’opera di Bruegel.
Da notare le stelle capovolte: sono pentagrammi invertiti, ma non è un errore del disegno o di stampa.

 

 


La sede del Parlamento Europeo di Strasburgo.

 

Nimrod fu Re noto per aver imposto al popolo la sua tirannia, cercando nel contempo di eliminare ogni credo religioso.
“Fu Nimrod che li spinse a tale offesa e disprezzo contro Dio. Era un uomo di grande prepotenza. Spinse il popolo a non attribuire a Dio il dono della loro vita. Egli mutò gradualmente il governo in tirannia, non vedendo altro mezzo per distogliere gli uomini dal timor di Dio, se non quello di ridurli a una costante dipendenza dal suo potere. Alla fine la moltitudine fu pienamente predisposta a seguire i piani di Nimrod e a ritenere inutile la fede in Dio.”

La versione midrashica della storia aggiunge anche che i costruttori della Torre dissero: 
“Dio non aveva alcun diritto di riservare a sé il mondo superiore, lasciando a noi quello inferiore; perciò ci costruiremo una torre, che avrà in cima un idolo che impugna una spada, così da dare l’impressione che vogliamo far guerra a Dio.”

Dio, vedendo la natura superba e idolatrica della Torre, istillò in ogni singolo costruttore un differente linguaggio, allo scopo di confonderli. Incapaci di portare a termine l’impresa, gli uomini si dispersero per il mondo.

La torre di Babele voluta da Nimrod come fonte di ispirazione per l’architettura dell’edificio di una “istituzione democratica”, oppure, come fonte d’ispirazione per l’architettura “democratica dell’istituzione”?
Una riparazione postuma alla confusione creata da Dio con la moltitudine di lingue?

L’abbandono di Dio, per indurre i popoli europei alla dipendenza esclusiva dalle politiche umane, svincolate da ogni richiamo religioso?

Più rassicurante credere al titolo del poster: Europa: molte lingue una sola voce….

Credit/courtesy: Vigilant Citizen

 

Quanta tronfia solennità, quanta stucchevole retorica istituzionale, quanta fuffa si sparge a piene mani quando si parla di Europea, imposta come feticcio, dal mainstream politicoculturale.

 

 

“Il voto dovrebbe essere superato, perchè la stragrande maggioranza dell’elettorato è composto da persone semplici, spesso illetterate, pertanto non in grado di capire il significato di alcuni appuntamenti elettorali.”
Si intuisce a quale dottrina appartengano questi dicenti, che con spudorata superbia vogliono imporre il loro malcelato credo.

 

 

In buona sostanza, Eric Blair, in arte George Orwell massone libertario e democratico nel suo libro “1984”, scritto nel 1948, sta avvisando l’opinione pubblica che nel caso il progetto Kalergi e di altri suoi compagni di merende di costruire entità sovranazionali progredisse entro un panorama di dominio extrademocratico, burocratico e tecnocratico da parte di èlite neoaristocratiche fautrici di una qualche forma di pensiero unico, il rischio sarebbe quello raccontato nel suo terrifico romanzo con un Occidente in balìa di governance antidemocratiche e liberticide.

 

 


La copertina del libro di Eric Blair/Orwell, nell’originale ristampa inglese del 1989.

 

L’occhio di Dio che tutto vede o se si preferisce nella versione antichissima, l’occhio di Horus.

Il cubitale “1984” rosso, promana raggi verso il basso; il potere.
La cornice ornamentale, sui lati verticali è formata di filo spinato e sotto, al centro, c’è il pentacolo dal sinistro significato. Sugli angoli, quattro stelle a cinque punte, rosse… non ornamentali.

Questa affermazione di dittatura, soft o hard, palese od occulta, di destra o di sinistra e dietro figure unificanti di singoli conducătór carismatici, si cela la gestione del potere da parte di un gotha, organizzato in gerarchie burocratiche e tecnocratiche, con un potere che emana dall’alto verso il basso, dai pochi sui moltissimi, cui spetta solo prendere per buona qualsiasi politica.

Strumenti dell’affermazione di questo sistema, sono la propaganda, la manipolazione del consenso e della pubblica opinione: pensiamo ai talk show televisivi con la loro pantomima teatrale delle due parti in commedia, con notabili ospiti e soliti opinionisti, in ruoli diversi, recitanti un copione, tutti inseriti nella stesso ripetitivo teatro di avanspettacolo, in una partita di giro che termina nelle case degli spettatori.

Immanuel Kant “.. il cielo stellato sopra di me, e la legge morale in me.” al di là delle considerazioni di ordine filosofico, rimane il fatto che l’allegoria del cielo e le stelle, sono i classici simboli massonici; una dichiarazione del suo percorso mistico iniziatico.

Il “Discorso della Luna”, dell’11 Ottobre 1962, di Giovanni XXIII, diffuso per radio, televisione e stampa, fu un raffinato richiamo esoterico del massone e rosacroce Papa Angelo Roncalli, iniziato a Istanbul nel 1940 alla super-loggia sovranazionale Ghedullah, nell’area d’ispirazione liberal e democrat. Questo illustre invito, infatti, giocò un ruolo vincente per la mediazione nella positiva risoluzione della crisi missilistica di Cuba, attecchendo favorevolmente presso i più importanti circuiti massonici sovranazionali ai quali apparteneva trasversali persino alla contrapposizione tra blocco americano-occidentale e blocco sovietico.

Nel Back Office della politica globale, c’è questo e molto, molto di più.. Ma non tutto è solo bianco e solo nero, ce lo insegna la fotografia.

Ora mi fermo però, avendo corposamente deviato dal tema, come nel precedente articolo, ma lo ritenevo utile e necessario, come la volta scorsa. Ho cercato peraltro di semplificare e stringere al massimo, dovendo affrontare una materia vasta e complessa.

Fonti credit/courtesy: Gioele Magaldi

 

Torno a Larry Burrows.

 

Photo credit/courtesy: Larry Burrows © Time Life Pictures-Getty
Non pubblicata su LIFE.
Ottobre 1966. Operation Prairie, DMZ, Viet Nam del Sud.
Marines americani ricevono il sacramento della comunione durante una pausa nei combattimenti vicino alla DMZ.

 

Anche qui, l’attimo fermato da Larry, coincide con il solenne momento della comunione. Gli occhi chiusi, trasmettono la fervida devozione del marine mentre riceve l’ostia benedetta.
L’uso del Leitz Summicron 50/2 Dual Range alla massima apertura relativa, ha permesso con lustro, di concentrare l’attenzione sul soggetto cool della storia… in un istante.

Le operazioni militari sono in un momento di stanca e l’ora della messa vespertina è giunta, sul far della sera, gli ultimi raggi di sole illuminano i volti con cromie sapide, pertanto i colori sono saturi, grazie anche alla superba resa della pellicola Kodachrome 64. La nitidezza non clinica del Summicron “sette lenti” è gentile ed educata. Del resto, anche se lo stacco tra il soggetto e gli altri attori della scena è evidente, l’effetto tridimensionale non è qui particolarmente accentuato, per la scelta di mettere a fuoco a tutta apertura, scegliendo l’ostia e le dita del cappellano come punto di fuoco; la profondità di campo a queste distanze ravvicinate è pertanto visibilmente ridotta. Il contrasto elegante, non occlusivo ne indisponente, permette di ottenere una vasta scala di tonalità. Lo sfocato è impagabile: cappellano e commilitoni in fila, sono saggiamente distinguibili proprio per la fine capacità di lettura dell’ottica, nei piani fuori fuoco, ma nel contempo l’ottica è come se delineasse i volti, lisciandoli, come una abile mano che plasma con armonia la materia scultorea. L’equilibrio dello sfocato, apprezzabile e godibile in scatti come questo, assume sembianze pittoriche.

L’insieme di queste esclusive peculiarità è il combinato disposto che fa delle classiche ottiche Leitz, un caposaldo indiscusso e pietra angolare della storia dell’ottica moderna.

Larry Burrows la sapeva lunga, pur potendo disporre dell’eccellente sistema Nikon reflex, dotato anch’esso di eccellenti vetri, utile ed insostituibile per comparti fotografici esclusivi, spesso lo alienava a vantaggio del sistema Leica-M. Commutava così la sua predisposizione di reporter d’azione a quello di avveduto esteta ed esploratore della finitùdine, lasciando che il tempo gli scorresse dentro lentamente, senza che la frenesia potesse prendere inevitabilmente il sopravvento, utile e necessaria nei veloci frangenti della guerra, allorchè i ritmi convulsi del certame devono essere scientemente registrati. Qui l’uomo reporter esce dallo schema della foga reattiva, perchè il tempo rallenta e questa dilatazione relativa gli permette l’accurata descrizione dell’attimo, valorizzata dalla sua personale attitudine introspettica. Questo flusso di essenze che lo diffondono, gli permettono di percepire e carpire le sensazioni degli altri, diluite negl’istanti, lunghi ed eterni, brevi e inavvertiti. All’interno di questi sconfinati perimetri filosofici, prende forma tra spatole da scultore e tavolozza e pennello, questa tipologia di fotografie. La classe indiscussa del reporter commista a strumenti pregiati, arricchivano il risultato, rendendolo più da mostra fotografica che da pubblicazione su settimanale, seppur prestigioso come LIFE Magazine. Tra l’altro, questa foto non è stata pubblicata e non è dato conoscere le ragioni di questa scelta, deputata alla redazione fotografica della rivista.

Requiescat in Pace, Larry.

 

La sequenza.

 

Photo credit/courtesy: Larry Burrows © Time Life
1966. Un McDonnell Douglas Phantom F-4C si dirige verso un piccolo villaggio lungo il fiume, segnalato dall’intelligence, per essere un importante sito Viet Cong.

 

Photo credit/courtesy: Larry Burrows © Time Life
1966. Il caccia americano, individuato l’obiettivo lancia i razzi.

 

Photo credit/courtesy: Larry Burrows © Time Life
1966. Il Phantom con le scie sulle estremità delle ali, mentre riacquista quota, dopo aver bombardato il piccolo villaggio roccaforte Viet Cong.

 

Photo credit/courtesy: Larry Burrows © Time Life
1966. Piloti americani e tecnici del 12° Fighter Wing Tactical si rilassano in un momento conviviale, tra le file di biancheria stese ad asciugare, durante il barbecue della domenica con bistecca e birra Budweiser, nella base aerea di Cam Ranh Bay, Viet Nam del Sud.
Il gesto duplice, della birra portata alla bocca, non è sfuggito a Larry.

 

Photo credit/courtesy: Larry Burrows © Time Life.
1968, vicino al confine con il Laos.
Un manipolo di artiglieri si accalcano cercando di spostare un obice d’artiglieria campale da 122mm.

 

 

Soldati e animali. Un benefico incontro.

 

Photo credit/courtesy: © AP/Eddie Adams
17 Gennaio 1966. Nei pressi di Da Nang, Vietnam del Sud.
Mentre trasporta una mitragliatrice M60 su una spalla, il caporale dei Marine Henry Williams, di Ferndale, New York, si prende qualche momento di pausa dai combattimenti per giocare con un gattino posto sull’altra spalla. Williams trovò il gattino nel villaggio che era stato bombardato e mitragliato dagli aerei dell’aviazione americana pochi minuti prima, in preparazione dell’attacco dei marines a Ben Dau 3, a circa 15 miglia a sud-ovest di Da Nang.

 

1968. Hue, Viet Nam del Sud. Un marine con un cucciolo nel suo elmetto.

 

Photo credit/courtesy: © Army MP 18th Military Police Brigade Archive
1969. Militare della 18a Brigata della Polizia Militare dell’esercito americano, con in braccio un cucciolo leopardato di nome Crat, presso la base aerea di Tan Son Nhut, Viet Nam del Sud.
Il canetto “baioccato” induce benefiche sensazioni come dimostra lo sguardo sorridente del soldato.

 

Photo credit/courtesy: © Bettmann/CORBIS
4 Febbraio 1971Viet Nam del Sud, vicino al confine laotiano, i membri del 1° Cavalleria, 23a Divisione di Fanteria aspettano ordini, prima di dirigersi verso la loro posizione di confine laotiano. Il Caporale specialista di 4° Ruckie D. Bostic di New Castle, Virginia, passa un po’ dell’attesa fumando una sigaretta con i suoi due stanchi cagnoletti, riposandosi anch’esso appoggiato a uno dei veicoli corazzati del suo reparto.
Il giovanissimo soldato, schiena appoggiata alla ruota d’appoggio del cingolo di un blindo FMC M113, (… cosiddetto APC: Armored Personnel Carrier), ha lo sguardo concentrato sul canetto, mentre gli somministra una dose di carezze, con sensazioni benefiche che giovano ad entrambi. Il Caporale accompagna il momento, con una sigaretta, corroborando quello stato di allentamento. L’altro canetto, schiena adagiata alla gamba destra del GI’s, si rilassa a sua volta. Altra condizione di conforto per il soldato che avverte il calore del corpo dell’altro piccolo cane, che a sua volta percepisce una placida condizione non molto dissimile a quella del contatto fisico con la madre, quando gli giaceva accanto.

 

Photo credit/courtesy: © Bettmann/CORBIS
31 Gennaio 1971, Quang Tri, Vietnam del Sud: prima della nuova spedizione, questo soldato americano e il suo cucciolo condividono un momento di relax alla base, prima di essere trasportati in aereo a Khe Sanh.

 

Photo credit/courtesy: © Conrad Leighton
Febbraio 1971. Viet Nam del Sud.
Conrad Leighton: «Sono vestito con la divisa stirata che mi aspettavo di indossare alla base militare di Bien Hoa, con il nostro cagnolino, Blanche.»

 

Photo credit/courtesy: Larry Burrows © Time Life Pictures-Getty Images
Aprile 1968. Khe Sanh, Viet Nam del Sud. Operation Pegasus.
Avamposto difensivo sulla Route 9.
Un marine stringe tra le braccia un canetto.
Lo sguardo sembra replicare uno stato d’animo protettivo nei confronti dell’animaletto indifeso. L’orecchia destra del cane, tra pollice e indice della mano sinistra del marine; delicato gesto protettivo, codificato da entrambi.
La guerra abbrutisce e il contatto con un animale può costituire un momento di sollievo.

 

Queste foto, provengono dallo scenario del Viet Nam, insieme a quella a colori del nostro amico Larry Burrows. Esse dimostrano e certificano il tema della Pet Therapy, rappresentando degli esempi concreti, per un breve approfondimento.

La Pet Therapy prese forma nel 1792 in Inghilterra nello York Retreat Hospital, allorchè i malati mentali furono invogliati a prendersi cura di animali come cani, gatti. Nel rapporto ravvicinato, l’accudimento e le coccole, intese come azioni attive ed interattive, oltre a rappresentare un tangibile scambio affettivo, giovò enormemente alle condizioni generali dei pazienti.

Le interazioni emotive, animale/uomo, sono interlacciate e rappresentano la base delle “alleanze extraspecifiche”. Tutta la storia umana é costellata di esempi significativi: spontanee espressioni di incontri che hanno davvero cambiato la vita dei diretti protagonisti; non si può fare a meno di pensare ad Alessandro Magno e il suo Bucefalo anche se affiora alla mente tutta la tradizione di ricerca di un animale totemico guida e maestro, lungo dorsali antropologiche che hanno caratterizzato i lineamenti umani durante il procedere inesorabile delle epoche. I meccanismi che governano l’incontro tra animali e uomini, sono l’espressione genuina, reale e purtroppo, dal lato umano non sempre consapevole, della condizione di esseri appartenenti al medesimo patrimonio genetico della Creazione: un disegno complessivo maestoso, che lega, esseri umani, animali, vegetali e minerali, insieme, tra terra, acqua e cielo, all’interno di una complessa e sconfinata architettura comunitaria; micro e macro, esteriore e interiore, visibile e invisibile.

 

Torno all’Operazione Pegasus.

1968, Khe Sanh e Operation Pegasus.

 

Nell’aprile del 1968, nello stesso numero che conteneva una mezza dozzina di articoli sull’assassinio di Martin Luther King Jr. all’inizio di quel mese, la rivista LIFE pubblicò un articolo sull’operazione Pegasus; una offensiva congiunta di Stati Uniti e Viet Nam del Sud da parte di 30.000 uomini, guidata dalla 1a Divisione di Cavalleria dell’aria, comandata dal Generale John J. Tolson, per sollevare dall’assedio la base di Khe Sanh. Mentre una colonna corazzata rimbombava lungo la Route 9, una strada stretta ma strategica e flotte di elicotteri sollevarono uomini e artiglieria sulle colline sopra l’altopiano remoto, dove 6.000 marines americani erano stati tagliati fuori da gennaio, dall’incessante pioggia di artiglieria pesante operata dall’armata nord vietnamita.

La forza di soccorso ha notato che la terra assumeva le sembianze di un paesaggio lunare, provocato da 110.000 tonnellate di bombe statunitensi (… fonte LIFE). Ma non videro le due divisioni nord vietnamite che stavano assediando Khe Sanh. O i bombardamenti statunitensi i più intensi nella storia della guerra le avevano sbaragliate oppure il comando di queste divisioni aveva deciso di ripiegare, non avendo l’intenzione di pagare un caro prezzo, in termini di vite umane che un assalto a tutto campo avrebbe significato.

In quell’articolo, LIFE pubblicò una manciata di fotografie di Larry Burrows. Molte altre foto di Burrows dell’Operazione Pegasus e del Viet Nam centrale, scattate nella primavera del ’68, non sono mai state pubblicate sulla rivista.

Fonte credit/courtesy: Ben Cosgrove

 

Photo credit/courtesy: © Larry Burrows The LIFE Picture Collection / Getty Images
Non pubblicata su LIFE.
1 aprile 1968. Khe Sanh, Viet Nam del Sud. Operation Pegasus.
Due soldati americani saltano da uno Huey sospeso, durante l’Operazione Pegasus.
I soldati americani aiutarono le forze sudvietnamite a togliere l’assedio a Khe Sanh, l’operazione ebbe successo sollevando dall’assedio la base di Khe Sanh, all’inizio di aprile 1968.

 

Photo credit/courtesy: © Larry Burrows The LIFE Picture Collection / Getty Images
Non pubblicata su LIFE.
1968. Khe Sanh, Viet Nam del Sud. Operation Pegasus.
Elicotteri Boeing Vertol Chinook CH-47 decollano dopo aver dispiegato truppe di terra lungo un’area in prossimità della “Route 9” per una pattugliamento offensivo.

 

Burrows posto di lontano, utilizza un tele per riprendere la scena. L’effetto di compressione dei piani, rende il fotogramma denso di elicotteri, ogn’uno a ridosso degli altri. In pratica non erano di molto distanziati, tra uno e l’altro, ma non così ravvicinati come sembra, dovendo essi mantenere distanze di sicurezza adeguate alla lunghezza della fusoliera, lunga quindici metri e mezzo e alle pale dei due rotori di ogni aeromobile, che in rotazione, formano un diametro che è di poco superiore ai diciotto metri, con la larghezza di ogni pala di quasi un metro.

Anche i soldati sono assiepati, ma non cosi ammucchiati come la foto mostra. Sullo sfondo anche le pendici delle due colline che si intersecano, danno una sensazione di vicinanza.
La fotografia è interessante proprio per l’effetto complessivo che produce.

 

Photo credit/courtesy: © Larry Burrows The LIFE Picture Collection / Getty Images
1968. Viet Nam del Sud. Operation Pegasus.
Avamposto difensivo sulla Route 9.
Qualche lancio con la palla da Baseball, nei momenti di relax.

 

Photo credit/courtesy: © Larry Burrows The LIFE Picture Collection / Getty Images 1968. Viet Nam del Sud. Operation Pegasus.
Avamposto difensivo sulla Route 9.
Allestimento di una Foxhole. Occhio alla bandiera rossa sulla sinistra.
Scene in Vietnam during Operation Pegasus, 1968.
Larry Burrows—The LIFE Picture Collection/Getty Images

 

Photo credit/courtesy: © Larry Burrows The LIFE Picture Collection / Getty Images
1968. Viet Nam del Sud. Operation Pegasus.
Avamposto difensivo sulla Route 9.
Un elicottero *CH 54 della 1° Divisione Cavalleria Aerea americana scarica un obice di artiglieria campale Howitzer, in un avamposto dei Marine durante l’Operazione Pegasus.

 

*Sikorsky CH-54 Tarhe Flying Crane “gru volante”, chiamato anche Skycrane o “insetto volante”. Il Tarhe ha dimostrato le migliori capacità in combattimento, salendo con una velocità massima di 100 km/h anche in sovraccarico. Durante la guerra del Viet Nam il CH-54 Tarhe, dell’esercito americano, era uno degli elicotteri da trasporto mezzi, più sicuri da far volare.
Il nome Tarhe deriva dal nome di un capo indiano del XVII secolo della tribù dei Wyandot, il cui soprannome era “la gru”.

Fonte: Wikipedia

 


Photo credit/courtesy: © Larry Burrows The LIFE Picture Collection / Getty Images
1968. Viet Nam del Sud. Operation Pegasus.
Avamposto difensivo sulla Route 9.
Marines posizionano l’obice di artiglieria campale, un Howitzer M114 da 155 mm, appena scaricato dal CH-54.

 

Photo credit/courtesy: © Larry Burrows The LIFE Picture Collection / Getty Images
1968. Viet Nam del Sud. Operation Pegasus.
Avamposto difensivo sulla Route 9.

 

Un elicottero CH-54 della 1° Divisione Cavalleria Aerea americana trasporta rifornimenti in un avamposto dei marines durante l’Operazione Pegasus.
L’uso del Leitz Super-Angulon 21mm ha permesso a Larry di racchiudere in una scena, diversi elementi su piani differenti, disposti e organizzati, in un combinato disposto che ben riempie il fotogramma. L’obice, l’elicottero, la componente umana, il rilievo collinare sullo sfondo e l’ampio margine di cielo, formano un insieme arioso, non disordinato e nel contempo denso di dettagli descrittivi.

La bandiera rossa, vista in una foto precedente è questa, ed è il vessillo del reparto di artiglieria dislocato; garrisce all’aria, mossa dalle pale dell’elicottero, che solleva inoltre una nuvola di polvere intorno all’obice. La posizione della bandiera, situata in un primo piano decentrato, con il lieve mosso, insieme alla polvere in sospensione e alle pale del CH-54, anch’esse mosse, restituiscono, complessivamente, una sensazione dinamica che arricchisce la composizione.

Il pezzo di artiglieria è quello della foto precedente, che i soldati stavano spostando sulla linea di tiro, posizionata sul declivio di una leggera prominenza, così da non essere facilmente individuato dal nemico.

 

Photo credit/courtesy: © Larry Burrows The LIFE Picture Collection / Getty Images
1968. Viet Nam del Sud.Operation Pegasus.
Avamposto difensivo sulla Route 9.
Burrows si posiziona dietro ai proiettili e scatta la foto proprio nel momento dello sparo dell’Howitzer, con il fumo che fuoriesce dalla culatta. La sfilza di ogive in primo piano. Sullo sfondo, le colline con il fumo, che distinguono i punti d’impatto al suolo dei proiettili esplosivi. Le macchie chiare sulle colline verde scuro, sono i punti dove i colpi sono esplosi in precedenza. La posizione di ripresa pone il cannone decentrato sulla destra, con una linea immaginaria, costituita dalla traiettoria del proiettile, tracciata sulle due fonti di fumo; partenza e arrivo.

 

Photo credit/courtesy: © Larry Burrows The LIFE Picture Collection / Getty Images
1968. Viet Nam del Sud. Operation Pegasus.
Avamposto difensivo sulla Route 9.
Punto di osservazione dove un sottufficiale d’artiglieria campale valuta l’efficacia o meno della traiettoria di tiro, dando via radio istruzioni conseguenti. Si riconoscono le chiazze chiare dei punti d’impatto, della foto precedente, sul verde delle colline.

 

Photo credit/courtesy: © Larry Burrows The LIFE Picture Collection / Getty Images
1968. Viet Nam del Sud. Operation Pegasus.
Avamposto difensivo sulla Route 9.
In primo piano il terreno disseminato di proiettili da armare: quando non sono armati, presentano al posto della spoletta situata alla testa dell’ogiva, degli anelli avvitati, utilizzati per trasportarli con facilità e in sicurezza. Sull’angolo sinistro, due soldati e proiettili in piedi, armati e pronti ad essere impiegati.
Un Chinook CH-47 al centro in alto, trasporta un carico. Il cannone Howitzer, decentrato, con gli artiglieri a fianco completano l’inquadratura.
Scene in Vietnam during Operation Pegasus, 1968.
Larry Burrows—The LIFE Picture Collection/Getty Images

 

Photo credit/courtesy: © Larry Burrows The LIFE Picture Collection / Getty Images 1968. Viet Nam del Sud. Operation Pegasus.
Avamposto difensivo sulla Route 9.

 

Photo credit/courtesy: © Larry Burrows The LIFE Picture Collection / Getty Images
1968. Viet Nam del Sud. Operation Pegasus. Avamposto difensivo sulla Route 9.
Posta recapitata.
Scene in Vietnam during Operation Pegasus, 1968.
Larry Burrows—The LIFE Picture Collection/Getty Images
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Photo credit/courtesy: © Larry Burrows The LIFE Picture Collection / Getty Images 1968. Viet Nam del Sud. Operation Pegasus.
Avamposto difensivo sulla Route 9.
Scene in Vietnam during Operation Pegasus, 1968.
Larry Burrows—The LIFE Picture Collection/Getty Images

 

Photo credit/courtesy: © Larry Burrows The LIFE Picture Collection / Getty Images
1968. Viet Nam del Sud. Operation Pegasus. Marines bloccati su una collina bombardata, in attesa di soccorsi.
Larry Burrows—The LIFE Picture Collection/Getty Images

 

Photo credit/courtesy: © Larry Burrows The LIFE Picture Collection / Getty Images
1968. Viet Nam del Sud. Operation Pegasus.
Avamposto difensivo sulla Route 9.
Un marine ferito con sguardo vitreo, sotto una coperta in lana pesante. Dietro di lui si scorge un altro marine, anche lui ferito, con il referto, appeso alla mimetica, redatto dal medico, se presente sul posto o dall’infermiere specialista.

 

Photo credit/courtesy: © Larry Burrows The LIFE Picture Collection / Getty Images
1968. Viet Nam del Sud. Operation Pegasus. Avamposto difensivo sulla Route 9. Recupero dei feriti.

 

Photo credit/courtesy: © Larry Burrows The LIFE Picture Collection / Getty Images
1968. Viet Nam del Sud. Operation Pegasus. Avamposto difensivo sulla Route 9.
Imbarco dei feriti su uno Huey del MEDEVAC.
Scene in Vietnam during Operation Pegasus, 1968.
Larry Burrows—The LIFE Picture Collection/Getty Images

 

Photo credit/courtesy: © Larry Burrows The LIFE Picture Collection / Getty Images
Non pubblicata su LIFE.
1968. Viet Nam del Sud. Operation Pegasus. Una fila di marines in marcia sulla collina, con fuochi fumosi sullo sfondo, durante l’offensiva sulla Route 9.

 

Photo credit/courtesy: © Larry Burrows The LIFE Picture Collection / Getty Images
Non pubblicata su LIFE.
1968. Viet Nam del Sud. Operation Pegasus.
Scoperta di un tunnel e arresto di un soldato del Viet Nam del Nord.
Scene in Vietnam during Operation Pegasus, 1968.
Larry Burrows—The LIFE Picture Collection/Getty Images

 

Photo credit/courtesy: © Larry Burrows The LIFE Picture Collection / Getty Images
Non pubblicata su LIFE.
1968. Viet Nam del Sud. Operation Pegasus.
Interrogatoro di un soldato nordvietnamita catturato, lo stesso, al centro della foto precedente.

 

Photo credit/courtesy: © Larry Burrows The LIFE Picture Collection / Getty Images
Non pubblicata su LIFE.
1968. Viet Nam del Sud. Operation Pegasus.
Avamposto difensivo sulla Route 9. Ritratto del Sergente Holeman.
Operation Pegasus, Vietnam, 1968.
Larry Burrows—The LIFE Picture Collection/Getty Images

 

Photo credit/courtesy: © Larry Burrows The LIFE Picture Collection / Getty Images
Pubblicata su LIFE.
1968. Viet Nam del Sud. Operation Pegasus.
Avamposto difensivo sulla Route 9.
Ritratto di un caporale. Sull’elmetto oltre all’olio lubrificante per il fucile e una busta di tabacco, il nome di Patricia Ann, con Pat, l’abbreviazione, ben scritto in grande con un motivo decorativo, che ne testimonia lo speciale rapporto affettivo.

 

Photo credit/courtesy: © Larry Burrows The LIFE Picture Collection / Getty Images
Non pubblicata su LIFE.
1968. Viet Nam del Sud. Operation Pegasus. Avamposto difensivo sulla Route 9.
In un momento di stasi, i pensieri si affollano. Lo sguardo assente, la mente è altrove, magari con i propri cari, preoccupati in ogni istante della notte e del giorno. I ricordi, assediati dalla nostalgia.
Scene in Vietnam during Operation Pegasus, 1968.
Larry Burrows—The LIFE Picture Collection/Getty Images

 

Photo credit/courtesy: © Larry Burrows The LIFE Picture Collection / Getty Images
Non pubblicata su LIFE.
1968. Viet Nam del Sud. Operation Pegasus. Radiotelefonista in contatto con il Comando.
Scene in Vietnam during Operation Pegasus, 1968.
Larry Burrows—The LIFE Picture Collection/Getty Images

 

Photo credit/courtesy: © Larry Burrows The LIFE Picture Collection / Getty Images
Non pubblicata su LIFE
1968. Viet Nam del Sud. Operation Pegasus.
11 Aprile 1968. Un blindato marcia sulla Route 9, percorribile ormai in sicurezza dopo l’intervento della 1a Divisione di Cavalleria Aerea e del 7° Reggimento di Cavalleria Aerea.
“Route 9” in Vietnam during Operation Pegasus, 1968.
Larry Burrows—The LIFE Picture Collection/Getty Images

 

Photo credit/courtesy: Larry Burrows © Time Life
1968. Andien, Viet Nam del Sud. La ragazza sudvietnamita Nguyen Thi Tron, coinvolta in un combattimento, ha perso una gamba dopo essere stata colpita da una scheggia, durante un attacco al suolo di un elicottero americano. Con il Leitz Super-Angulon 21mm, ripresa da terra.

 

Photo credit/courtesy: Larry Burrows © Time Life
1968. Andien, Viet Nam del Sud. Il Comando americano, viene a conoscenza che una bimba ha perso una gamba proprio in seguito a quell’attacco, la fa ricoverare presso l’ospedale militare americano di Saigon, dove le viene realizzata su misura una moderna protesi della gamba. Nella foto la sorridente Nguyen Thi Tron testa la nuova gamba giocando a “campana”. Larry, anche qui con il Leitz Super-Angulon 21mm.

 

Photo credit/courtesy: Larry Burrows © Time Life 1970 frontiera Cambogia/Vietnam.
Fante americano, stremato come i colleghi, beve dalla borraccia.

 

Giuseppe Ciccarella

 

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