La comfort zone della tradizione connessa con il futuro

LA COMFORT ZONE DELLA TRADIZIONE CONNESSA CON IL FUTURO

 

Tenendo sempre ben da conto le tolleranze di fabbricazione, ho guardato le risultanze di un certame, tra un Sonnar 50/1.5 della metà degli anni ‘50 e un Summicron 50/2 “Rigid” Summicron, di circa 10 anni dopo.

Ebbene, per ciò che riguarda lo sfocato, il Sonnar aveva un Bokeh più cremoso, oltre ad una restituzione dei toni, nel primo piano, più amabile. In termini di nitidezza il Sonnar se la batteva molto bene con il Summicron 50 f/2 Rigid, considerando che il Sonnar non lavorava a tutta apertura, bensì ad un stop di chiusura, rispetto al Rigid che aveva invece in f/2 la sua apertura massima relativa.

Naturalmente parlo di gusto, piacevolezza, percezione soggettiva. Nulla di scientifico. Tuttavia, c’è da dire che i disegni ottici asimmetrici Cooke, Tessar, Sonnar, Heliar hanno un quid apprezzato da molti, rispetto ai disegni a doppio Gauss. Gli schemi ottici asimmetrici restituiscono all’attento osservatore una impressione differente rispetto agli schemi ottici simmetrici. Non siamo nell’ambito del meglio o del peggio.

Per capirci infatti e rimanendo in epoche affini, il Summicron ”rientrante” è un obiettivo molto bello.

 

Henri Cartier Bresson ha lavorato nel primo dopoguerra con un Sonnar 50/1.5 montato su una Leica IIIc e con questo binomio ha documentato, tra il 1948 ed il 1949, la Cina, proprio durante gli ultimi sei mesi del Kuomitang e i primi sei mesi della Repubblica popolare, riuscendo ad arrivare a Pechino dodici giorni prima della presa della città da parte delle truppe comuniste di Mao Tse Tung. In seguito HCB è passato ad un Summicron rientrante, che lo ha accompagnato per molti anni, approdando poi nel ‘60 al “Rigid” Summicron, ma senza mai abbandonare nel cassetto il suo prediletto Summicron rientrante. Henri Cartier Bresson amava far stampare i negativi in un medio, cremoso, grigio. Non sono rinvenibili neri profondi o bianchi accecanti nelle sue stampe.

 

Non v’è dubbio che il vintage 50/1.5 Sonnar montato su una Contax a telemetro, è uno degli obiettivi migliori mai costruiti. Obiettivi ragguardevoli, secondo il mio personale metro di giudizio, sono il pre-Asph 50 Summilux, il 50/1.5 Sonnar ed il 50/1.5 Summarit, quest’ultimo ingiustamente sottostimato e non apprezzato come invece merita.

L’odierno C-Sonnar 50/1.5 in versione ZM, è da taluni scansato per via del focus shift a tutta apertura ed anche per la lente in meno nel suo schema ottico.
Per ciò che concerne il focus shift v’ha detto che è un fenomeno fisiologico derivante dallo schema ottico Sonnar, chi lo ama lo apprezza in tutte le sue sfaccettature, come la donna della vita, va presa così com’è perché sono i sentimenti a prevalere e non il lato razionale. D’altronde va ricordato, siamo un coacervo di sensazioni, razionali e irrazionali, laddove i confini sono spesso sfumati, diventa difficile distinguere senno e volubilità.

Il focus shift con il C-Sonnar 50/1.5 sussiste in questa era digitale e nella fattispecie sul “lato” telemetrico della vicenda e chiaramente non sul versante mirrorless. Ogni C-Sonnar è ottimizzato a f/2.8, per l’utente che lo desideri, la Zeiss può ottimizzarlo a f/1.5. Sembrerebbe invece destituita di fondamento la voce secondo cui la produzione recente, sarebbe invece già ottimizzata ad f/1.5.

Nella ripresa del soggetto posto a circa 3 metri, lo spostamento di fuoco rientra nella profondità di campo di f/1.5, così da 3 metri in poi, nessun problema allorchè si stia focheggiando ad f/1.5. A quel punto la profondità di campo è più estesa del focus shift.

Ottimizzato significa che il punto di fuoco selezionato nella ripresa, viene trasmesso dalla camma dell’obiettivo al telemetro della fotocamera e all’f/stop “ottimizzato” sarà, circa, lo stesso ricevuto dal telemetro e quello da lui indicato. Ad ogni altro f/stop, il suddetto fuoco selezionato, “scivolerà” più
avanti ad aper-
ture più chiuse
rispetto all’f/stop
“ottimizzato” op-
pure “slitterà” più
vicino a diafram-
mi più aperti ri-
spetto all’f/stop
“ottimizzato”. Il
“circa” è relativo
al fatto che l’ac-
coppiamento di
un tale obiettivo
ad una fotocame-
ra, risente delle tolleranze del primo con la seconda. In effetti richiedendo alla Zeiss la ottimizzazione ad f/1.5 se l’obiettivo è in garanzia l’intervento è gratuito loro ricordano che il migliore risultato si otterrebbe accludendo nella spedizione la propria fotocamera. Naturalmente se essa fosse una Zeiss Ikon.

 

In questo caso l’ottimizzazione è valida per quella particolare combinazione, obiettivofotocamera. Con un altro corpo macchina, l’ottimizzazione “sguiscia” lievemente su frazioni di valori adiacenti e limitrofi di aperture del diaframma, a seconda della taratura del telemetro di questo altro corpo macchina.
In una nota informativa Zeiss del 2007 dedicata a venditori ed utenti, la società di Oberkochen, così si esprimeva:

“Il C-SONNAR T* 1.5 / 50 ZM è un obiettivo molto speciale; basato su un concetto di design di lenti classico degli anni ’30.
La lettera aggiuntiva “C” nel nome dell’obiettivo esprime questa designazione. Il disegno ottico dell’obiettivo consente di ottenere immagini con un tocco artistico speciale. Questo obiettivo “disegna” il soggetto finemente, rendendolo più bello ed è quindi ideale per la ritrattistica. Rende una nitidezza leggermente arrotondata, meno aggressiva rispetto alle lenti contemporanee, ma al tempo stesso non morbida nella sua resa. Molti ritratti famosi di persone affascinanti e di spicco negli anni ’30 hanno usato questa tecnica con ottimi risultati. Queste immagini sono caratterizzate da un ritratto della persona brillante, quasi celestiale. Questo effetto è molto ben bilanciato e non esagerato; perciò la maggior parte degli osservatori lo vedono in maniera subconscia. L’osservatore esperto, tuttavia, comprende la tecnica di sottolineatura e gode dei risultati.

Il disegno delle lenti presenta alcuni effetti aggiuntivi, che dovrebbero essere compresi al fine di ottenere le prestazioni migliori dal C-Sonnar T* 1.5/50 ZM: a seguito delle caratteristiche classiche dell’obiettivo sopra menzionate, la migliore posizione di messa a fuoco dell’oggetto nello spazio non può essere mantenuta esattamente costante per tutte le impostazioni di f-stop (apertura del diaframma). Il fotografo appassionato può notare una messa a fuoco ottimale da più vicino del previsto. Chiudendo l’apertura del diaframma a f/2.8 o anche più, questo effetto è ridotto al minimo, quindi la posizione di messa a fuoco sarà come prevista. Al fine di bilanciare le prestazioni alla massima apertura e alle altre impostazioni f-stop, l’obiettivo viene regolato con le caratteristiche sopra descritte.

Le caratteristiche speciali di C-SONNAR T* 1.5/50 ZM vengono maggiormente usate per immagini emozionanti, artistiche, narrative, ritratti o in paesaggi ricchi di atmosfera. Per documentazione o materie tecniche CARL ZEISS consiglia di chiudere il diaframma almeno a f/5.6 o di utilizzare l’obiettivo PLANAR T* 2/50 ZM”.

 

Zeiss quindi riconosce senza ipocriti nascondimenti, che anche i moderni C-Sonnar, come gli storici Sonnar dell’illustre passato, hanno questo fisiologico focus shift inerente allo schema ottico, ed ecco perché vanno presi così come sono, senza lamenti o come dice il mio amico Gianni “senza ruttini”. Intorno a questo dilemmatico tema circa il focus shift si è scatenata da tempo un’isteria collettiva. Ci sono obiettivi Leica che si comportano allo stesso modo eppure non vi è tutta questa enfasi. Benanche si riscontri questo fenomeno sul proprio C-Sonnar a tutta apertura e alla minima distanza di focheggiatura, esiste uno stratagemma empirico per limitarne gli effetti; allorchè si stia facendo un ritratto, dopo aver messo a fuoco ci si muove indietro di 2 o 3cm e poi si scatta. Alle aperture invece di f/2 ed f/2.8 con obiettivo ottimizzato dalla Zeiss ad f/1.5 dopo aver messo a fuoco si retrocede di 5/10cm e poi si scatta. Le prove e i tentativi aiuteranno poi ad affinare la tecnica esecutiva.

Detto tutto ciò, il C-Sonnar è tanto e molto di più; mentre le sue imperfezioni sono quantificabili, la bellezza che ci restituisce è solo godibile.

 

LA LENTE FANTASMA.

Per quanto riguarda invece l’assenza di una lente nello schema ottico, c’è da dire che la riduzione dei costi di produzione, non è la sola motivazione di tale assenza. La mancanza di un elemento nel tripletto frontale, sostituito da una spaziatura ad aria, non è una scelta “micragnosa” di fisici/ingegneri sottopagati.
L’ingegneria ottica dal 1934 ad oggi ha fatto notevoli passi in avanti.
Basti pensare agli oltre 80 tipi di vetro disponibili oggi alla Schott, rispetto alla dozzina presenti nel catalogo di quei primi anni trenta. E’ ampiamente plausibile affermare che, un moderno disegno possa essere calcolato con meno elementi, mantenendo almeno o anche migliorando, la quantità di aberrazioni residue, rispetto ad un disegno di più di settanta anni fa.

 

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Giuseppe Ciccarella

 

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