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IL FLEXAMETER KÜHN

Testo di Giuseppe Ciccarella Foto di Peter Coeln

Vorrei soffermare l’attenzione su di un oggetto che non fa parte della genia Leica, ma che conserva aspetti innovativi, assimilabili come praticità, ai tanti congegni presenti nello sterminato parco accessori del sistema Leitz.

Il Flexameter Kühn è pressoché sconosciuto, ma rivela peculiarità degne di nota. Elsie Leitz figlia di Ernst Leitz II, era sposata con Kurt Kühn, che si occupava a Wetzlar di accessori per macchine fotografiche. In questa piccola impresa, vide la luce nella metà degli anni ’30, un piccolo e semplice congegno. Il dispositivo s’inseriva nella slitta porta-accessori di una Leica, e osservando attraverso il mirino a pozzetto, si poteva focheggiare con l’obiettivo incorporato, il Kühn-R Kalar 50/2.8 o il Kühn-R Rekatar 50/2.8.

L’immagine veniva proiettata su di un vetro smerigliato ed osservata dall’alto attraverso l’apposito mirino.

Nel momento in cui il soggetto era a fuoco, bastava verificare il valore numerico della distanza e riportarlo sulla ghiera dell’obiettivo presente sulla fotocamera. Un pò come avveniva con il telemetro

esterno Leitz, inseribile sulla slitta porta-accessori delle Leica a vite, in questo caso però, la visione attraverso il vetro smerigliato, faceva la differenza.

Il manufatto: cromatura e rivestimento tipo vulcan, assomiglia alla linea dei prodotti Leitz. Come il telemetro esterno Leitz, anche il Flexameter veniva riposto in una splendida custodia in cuoio rigido verniciato. L’idea di mirino angolare, in seguito, è stata ripresa ed ampliata da Voigtländer. Kurt Kühn, come precursore di una storia che si è compiuta molto tempo dopo, forse non ha raccolto i consensi che meritava, ma va ricordato con fervida emozione, perché ha contribuito allo sviluppo di un’idea interessante.

Quest’episodio ha confermato Wetzlar, se mai ce ne fosse stato bisogno, quale centro d’assoluta eccellenza per lo sviluppo della scienza e della ricerca tecnica applicata, nel campo dell’ottico-meccanica ed Elsie Leitz sicuramente si giovò, per incoraggiare il lavoro pionieristico del marito, dell’atmosfera d’intraprendenza aziendale vissuta per anni in famiglia e nelle Officine Ottiche Leitz.

Giuseppe Ciccarella

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