Attenti a quei tre.

Leitz Super-Angulon 21mm f/4

Il primo Schneider-Kreuznach Super-Angulon 21 f/4 risale al 1958, il suo campo visivo è di 92 gradi, ed entra nella categoria degli obiettivi “super-grandangolari”. Ai suoi tempi rappresentava il miglior tipo di lente disponibile per questa lunghezza focale. Nella prima versione sono state prodotte circa 6600 unità, quindi oggi non è un obiettivo abbondantemente disponibile, molti di essi sono stati pesantemente utilizzati e di conseguenza facilmente hanno subito danni alla sporgente lente posteriore per il frequente sgancio e riaggancio alla Leica. Sono ancora disponibili buoni esemplari, ma potrebbe essere necessario del tempo per trovare quelli in splendide condizioni. E’ diventato oggetto collezionistico pertanto i prezzi sono nel tempo lievitati.

La configurazione semi-simmetrica dell’obiettivo, si componeva di 9 elementi in 4 gruppi, con l’elemento posteriore che si avvicinava di molto all’otturatore della macchina ed era leggermente più veloce del precedente Zeiss 21mm f/4.5 Biogon per Contax IIa/IIIa. Il filtro applicabile è il serie E-39, lo stesso del Summicron 50 e di molte delle nuove lenti introdotte nel 1959. Il paraluce IWKOO non era venduto con l’obiettivo e costava già allora una bella fraccata di denari.

Il selettore del diaframma aveva solo scatti per i valori interi. Il telemetro della M3 era accoppiato ad un metro mentre quello della M2 era accoppiato a 70cm, ma con questo obiettivo, per lavori di close-up, si poteva scendere fino a 40cm, stimando manualmente la distanza di messa a fuoco.

Il Super-Angulon è stato prodotto nella versione a vite in 1462 esemplari. Il modello a baionetta, aveva accluso, un anello adattatore per attacco a baionetta, assicurato alla ghiera da una piccola vite di fermo. Gli obiettivi destinati alle macchine a vite, non erano forniti di adattatore per Leica-M. L’obiettivo aveva una curvatura di campo che provocava un avvicinamento del fuoco intorno ai bordi del fotogramma. La caratteristica era utile per estendere la profondità di campo, in particolare a grandi aperture di diaframma. Nella pratica, ad f/4, è come se, con la fotocamera in verticale, in piedi, con la messa a fuoco su 3 metri, si potesse comprendere nell’immagine prodotta, tutto ciò che va dall’infinito all’erba sotto ai piedi.

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Giuseppe Ciccarella

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