Zenza Bronica ETRSi. L’incompresa (prima parte)

Zenza Bronica: l’Incompresa

Inizio con questo articolo e videotuorial a parlare di Zenza Bronica, un brand di fotocamere medio formato giapponese che è stato operativo dal 1956 fino al 2005.

Perchè Incompresa?

Lo capirete nei prossimi paragrafi.

Buona lettura

Gerardo Bonomo

 

 

 

Un pò di storia è d’obbligo

Io sono nato il 27 marzo del 1958: condivido con la prima release della Zenza Bronica, il mio anno di nascita. Storia vecchia quindi.

Negli anni 50′ , se escludiamo la produzione di foocamere Kodak, il mondo era dominata dalla produzione di fotocamere tedesche, Leica, Rolleiflex, Zeiss, giusto per citarne qualcuna. Il Giappone, da poco uscito dalla Seconda Guerra Mondiale – come la Germania, per l’altro, a livello industriale non si era certo riuscito a sollevare dalle macerie della guerra come la Germania. Inoltre, se escludiamo casi eccezionali come Nikon e in seconda battuta Canon, il Giappone non eccelleva nella produzione ottica, non certo per mancanza di genialità, ma probabilmente di filosofia di fondo.

Le fotocamere che adottavano la pellicola 120, che potevano poi declinare fotogrammi in formato 6×6 come 6×9 erano nella maggior parte dei casi macchine a soffietto, nella stragrande maggioranza dei modelli americani ( Kodak ha “qausi” inventato il rollfilm ) e buona parte dei negativi venivano stampati a contatto per gli album di famiglia.

Nel medio formato le cose sono radicalmente cambiate con l’avvento della tedesca Rolleiflex, una biottica che ancora oggi è usata e fa sognare generazioni di fotografi. Una twin lens, ovvero dotata di un’ottica da visione e di un’ottica da presa, che ancora oggi da immense soddisfazioni e non solo da un punto di vista tecnica. Tra le grandi genialità di Rolleiflex -come di Hasselblad – come vedremo tra poco, ci fu l’idea di affidare a Zeiss la realizzazione delle ottiche, ottenendo così un binomio di fotocamere eccellenti con ottiche eccellenti.

Il Giappone nel frattempo, per dirla con discrezione, si ispira alle fotocamere occidentali, soprattutto a Leica, ma non ha ancora una sua vera identità sia progettuale che industriale.

 

 

Rolleiflex e a seguire Hasselblad

Parlando di medio formato Rolleiflex ne rivoluziona completamente il concetto: ai mirini galileiani e agli incerti telemetri sostituisce un mirino reflex con schermo di messa a fuoco a immagine spezzata e correzione della parallasse. le ottiche Zeiss fanno da corollario a questa fotocamera sofisticata quanto estremamente robusta – ancora oggi sono decine di migliaia le Rolleiflex in uso.

Dotata di decine di accessori dedicati Rolleiflex diventa la fotocamera del professionista, sia esso un fotografo di cerimonia, di ritratto o di fotografia industriale. Unica pecca di Rolleiflex la focale fissa, un 75 o un 80mm a cui il fotografo deve necessariamente adattarsi anche se vengono progettati e presentati due aggiuntivi, uno grandangolare e uno tele e a seguire una Rolleiflex Wide e una Rolleiflex Tele.

 

 

Ed è a questo punto che entra sulla scena Victor Hasseblad, progettando una reflex medio formato non solo con ottiche ma anche con magazzini intercambiabili, schermi di messa a fuoco, pozzetti e pentaprismi intercambiabili: una fotocamera in grado di adattarsi a qualsiasi esigenza professionale. progettata in Svezia, un paese che con Hasselblad ha raggiunto i vertici della qualità fotografica mondiale ma al contempo un paese che non ha mai avuto una tradizione sia nel mondo dell’ottica che della fotografia.

E non è un caso se ho presentato l’immagine di un’Hasselblad insieme al suo inventore, Victor Hasselblad, perchè intuizione e genialità sono apolidi.

 

 

Vietato fumare

Zenzaburo Yoshino nasce nel 1911, figlio di un commerciante di riso, quindi proveniente da una famiglia relativamente agiata, nel 1946 apre a Tokyo un negozio di macchine fotografiche; già appassionato di fotografia aveva negli anni collezionato alcune delle migliori fotocamere tedesche che aveva anche smontato e rimontato pezzo per pezzo.

Ma l’attività di rivendita non attecchì e Zenzaburo decise quindi di iniziare a fabbricare accendini e portasigarette, con un discreto successo commerciale. Il fumo fa male ma qui assistiamo all’eccezione che conferma la regola

 

 

Poche foto, tante fotocamere

E’ buffo che di una persona del calibro di Zenzaburo Yoshino sia arrivata solo questa modesta immagine, che lo ritrae certamente nel periodo in cui fabbricava accendini.

E qui voglio fare una chiosa: la leggenda vuole che, sempre in Giappone, in un sottoscala, durante le ore di dopo lavoro, un gracile operaio e suo cognato producevano a mano attacchi per lampadine Edison E27. Il gracile operaio era Konosuke Matsushita, il cognato Toshio Iue. Il primo fondò la Panasonic, il secondo la Sanyo. Non c’è solo il mito americano del garage ( Steve Jobs, Hewlett-Packard ), ma c’è, c’era anche il mito giapponese del sottoscala.

Cosa voglio dire? Che nella storia dell’umanità la genialità, le scoperte e le invenzioni più incredibili raramente sono state concepite da chi è nato con la camicia. E l’idea che alla base di un fenomeno straordinario come Zenza Brinica, agli inizi, ci fosse una fabbrica di accendini e portasigarette mi affascina in modo incredibile. D’altronde, che differenza c’è tra un portasigarette in metallo e una fotocamera? il primo custodisce sigarette, il secondo pellicole….

 

 

Cominciamo dalla fine

Zena Bronica produsse fotocamere per oltre cinquant’anni dal 1956 al 2005. Dalle fotocamere reflex 6×6 alle 6×4,5 fino alla RF645, un modello con mirino galileiano e telemetro, presentato nel 2000, sulla scorta di molte altre fotocamere medio formato a telemetro a ottica intercambiabile o meno, come Mamiya o Fuji. Zenzaburo si spegne nel 1988, la sua azienda quindi gli sopravvive per quasi vent’anni. Un’idea geniale sopravvive al proprio inventore.

 

 

Ispirarsi, migliorare

Se è indubbio che Zenzaburo si ispirò ad Hasselblad, è altrettanto vero che, nelle prime fasi, riuscì addirittura a migliorare la straordinaria invenzione svedese. Il “gigantesco” specchio 6×6 cm, responsabile tra le altre cose del rischio del micromosso, anzichè ribaltarsi verso l’alto un istante prima dello scatto, come per TUTTE le reflex quelle attuali comprese, scivolava verso il basso, come nel caso di questo dettaglio della Zenza Bronica S. A questo si aggiunge una tendina che chiude la via d’ingresso della luce dal pozzetto e un terzo meccanismo che va a coprire lo specchio per evitare naturalmente luce riflesse. Il tutto della durata di una frazione di secondo. Un altro visione anticipatoria di Zenzaburo fu l’utilizzo di otturatori centrali nell’ottica, al posto della tendina utilizzata nelle prime Hasselblad. Questo divenne poi uno standard mondiale. Zenzaburo fu quindi, pur ispirato da altri prodotti, un vero e proprio genio e anticipatore di innovazioni.

 

 

I sodalizi

Forse l’azienda più famosa al mondo nella produzione di oturatori centrali è la giapponese Seiko, a cui si devono molti degli otturatori centrali montati anche su ottiche occidentali. Per Zenzaburo fu quindi piuttosto facile affidare a Seiko la realizzazione degli otturatori centrali, Giapponese la fotocamea, giapponese l’otturatore e, naturalmente, giapponesi le ottiche

 

L’articolo prosegue con l’analisi dell’ottica e degli accessori sul sito di Gerardo Bonomo.

 

 

 

 

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