Una giornata sul Gran Sasso con Giulio Speranza

Riassumere in poche righe l’esperienza di una giornata sul Gran sasso con Giulio Speranza non è compito da poco.

Inizio con il dire che l’approccio di Giulio nei confronti della montagna in generale è già di per se molto interessante e ricalca per certi aspetti il sentimento condiviso da molti appassionati di trekking e arrampicate costituito da un misto di passione, sfida e desiderio di godere dei luoghi in modo profondo ed esclusivo rispetto a quanto viene visitato nel corso delle normali escursioni.

Appuntamento all’Aquila alle 7,30, quando ci vediamo Giulio ha già all’attivo tutto il tragitto dell’A24 da Roma.

Tra le prime battute che ci scambiamo, Giulio pronuncia una frase che mi colpisce subito: “io fotografo per andare in montagna, non vado in montagna per fotografare”.

Subito penso alla Linhof alla Hasselblad e alla Olympus XA che porto nello zaino e a come la loro immagine si stia ai miei occhi trasformando da oggetti di culto ad apparecchi fotografici.

La seconda frase che pronuncia Giulio è “io fotografo seriamente ma non mi prendo sul serio”.

E a quel punto penso che quella sarà una giornata fantastica.

Lasciamo la macchina a Fonte Vetica che si trova nella parte più a sud di Campo Imperatore e da lì, zaini in spalla, iniziamo la nostra salita.

Quando ci siamo sentiti qualche giorno prima decidiamo per un itinerario per me nuovo che porta verso Monte Camicia in uno straordinario incedere di creste che dominano la provincia di Teramo e Pescara.

Sullo sfondo il mare adriatico.

Monte Camicia, che costituisce la cima più alta della parte meridionale del comprensorio del Gran Sasso, è famoso anche perché alle sue pendici fu girata una memorabile scena di “Continuavano a chiamarlo Trinità” film cult del 1971 con Bud Spencer e Terence Hill.

La scena per intenderci è quella della scazzottata mentre Bud Spencer cucina i fagioli sopra un improvvisato focolare.

La location, conservata a distanza di cinquantanni come nelle scene originali del film, è meta di turisti e appassionati del genere cinematografico che vide protagonisti i due attori sopra citati.

Note cinematografiche a parte, nel corso della lunga e impegnativa ascesa, tra una chiacchiera e l’altra, ho modo di interrogarmi ancora sulla visione irrazionale e cameracentrica che ho utilizzato per farcire di ogni sorta di materiale il mio pesante fardello, arrivando a scoprire che io, invece, vado in montagna per fotografare.

Il che rappresenta già una bella lezione che da sola vale la giornata.

Superato un bosco di conifere ci inerpichiamo lungo un canalone che ci condurrà sino alla sella, dalla quale si gode di un panorama mozzafiato.

Giunti al punto di valico con all’attivo già un dislivello di circa quattrocento metri, possiamo toccare con mano la grande variabilità meteorologica del Gran Sasso giacché veniamo proiettati, senza peraltro fare un passo, dalla limpidezza di una assolata mattina di luglio alla confusa e lattiginosa luce delle nuvole che da lì a poco ci toglieranno quasi per intero la visuale.

Ma quassù non bisogna mai disperare proprio perché la variabilità estrema può determinare ulteriori e repentini cambi di scenario.

Ci spostiamo quindi in direzione sud, risalendo la cresta, verso la parte che sembra meno interessata dal fenomeno nuvoloso e ci dirigiamo verso la cima del monte Siella, sotto le cui pendici sorge la località di Rigopiano, tristemente nota per le drammatiche vicende di qualche anno fa.

Le nuvole ci accompagneranno tutto il giorno, in un continuo mutamento di scenario.

Giunti sulla cima prepariamo l’attrezzatura.

Come ho avuto occasione di scrivere negli articoli su folding camera e banco ottico, se si vuole praticare la fotografia con apparecchi di grande formato è fondamentale seguire regole ferree sia nella scelta e nella preparazione di materiale sia nell’allenamento ad affrontare percorsi impegnativi mantenendo l’adeguata lucidità una volti giunti al momento dello scatto.

Il bilancio che mi vien subito da fare riguarda il numero delle foto scattate nella giornata: una trentina di scatti in digitale, una ventina con la fida Olympus XA e tre con la Linhof Technika.

Il che fa subito comprendere come, quando si scatta in grande formato, da un lato il lento processo di approntamento della fotocamera e dall’altro la ricerca di uno scatto non banale, limiti di fatto il bottino di pellicole esposte che si riporta a casa.

Del resto l’impagabile lezione che fornisce l’utilizzo di una fotocamera di grande formato è la necessità di concentrarsi sul soggetto in modo assoluto così da scattare il più possibile consapevoli che non si stia semplicemente portando a casa la foto del paesaggio che possa far esclamare a chi la guarda “sembra una cartolina”.

Una cartolina si po’ scattare anche con un buon cellulare e, credetemi, il trade off tra la fatica e la soddisfazione gioca grandemente a vantaggio del telefono.

Nel corso della giornata ho modo di parlare con Giulio del suo progetto editoriale che trovate in questo mio recente articolo.

Il progetto ha portato l’autore innumerevoli volte su questa montagna ed il buon punto di osservazione che abbiamo raggiunto da modo a Giulio di mostrarmi i punti di ripresa di alcune delle immagini contenute nel libro.

Il repertorio d fotografie contenuto nella pubblicazione è una selezione del vasto numero di immagini scattate nelle molte salite su questa montagna, salite effettuate in tutte le stagioni e nella stagione invernale addirittura a piedi partendo dagli ultimi punti accessibili in automobile per via della neve.

Nella stagione invernale infatti, Campo imperatore non è percorribile in auto come d’estate e le poche alternative sono rappresentate dalla funivia, che sbarca però in una posizione molto più elevata rispetto all’altipiano, o da uno dei belli e pittoreschi paesi del versante Aquilano quali ad esempio Castel del Monte o Santo Stefano di Sessanio.

L’occasione di questa giornata è stata utile anche per vedere da vicino la Stenopeika Leonardo 8×10.

Preciso che il formato mi fa molta gola da tempo ma richiederebbe dal mio punto di vista un eccessivo upgrade della mia attrezzatura di sviluppo che ad oggi arriva fino al 5×7 con la Jobo Expert Drum.

Di questa fotocamera suggerisco di leggere la recensione di Giulio che ha avuto modo di utilizzarla più volte ed in differenti contesti.

Certo è che quando guardi sul vetro smerigliato, grande praticamente come un foglio A4, quello della Linhof 4×5 ti appare poi minuscolo in confronto.

Ed ecco uno degli scatti effettuati quel giorno con la Stenopeika.

Gran parte dell’esperienza di quella giornata e molto altro rispetto ai contenuti che Giulio ha maturato nel orso della preparazione del suo libro verranno raccontati direttamente dall’autore nella serata di presentazione del lavoro sul Gran Sasso organizzata da NOC nel primo fine settimana di ottobre, serata alla quale seguirà un Workshop di una giornata sull’utilizzo delle macchine grande formato che terrà sempre Giulio.

Per entrambe le iniziative seguiranno a breve i dettagli e le modalità di iscrizione.

Per quanto utilizzi da anni la mia Linhof Technika, occasioni come questa sono sempre ricche di spunti e di acquisizione di nuova esperienza.

Non vi è uno scatto uguale all’altro in termini di approccio e di difficoltà ed è ben vero che per non riportare a casa una foto che potrebbe essere stata scattata con qualsiasi altro apparecchio di qualsiasi altro formato è fondamentale allenarsi in modo costante abituando l’occhio a leggere l’immagine sul vetro smerigliato e ad intuire quali tecniche e accorgimenti adottare per migliorare il risultato.

Ma di tutto questo parleremo nei prossimi appuntamenti con Giulio a Milano.

Massimiliano Terzi
maxterzi64@gmail.com

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