La Pentax MX uscita nel 1976, rappresentò, unitamente alla ME dello stesso anno, la volontà di Asahi di seguire l’esempio di Olympus dei primi anni ’70 con la progettazione di SRL 35 mm dalla forma più compatta rispetto agli apparecchi tradizionali, conservando caratteristiche e versatilità di questi ultimi.

estratta dalla brochure della Pentax MX con il paragone delle nuova fotocamera rispetto alle dimensioni di una Leica M

Solo due anni prima Asahi aveva presentato la nuova serie di modelli della serie K che introducevano, al posto dell’innesto delle ottiche a vite 42×1, un nuovo attacco a baionetta che caratterizza tutt’ora le fotocamere SRL Pentax.

La serie K, in termini di peso e dimensioni, era tuttavia ispirata, pur con linee più moderne, ai precedenti modelli Spotmatic che avevano avuto un successo di assoluto rilievo.

Le nuove SRL della serie M, MX ed ME, non sostituirono i modelli KM, K2 e K1000 che tuttavia uscirono di scena di lì a qualche anno, ad eccezione della K1000 che resterà in produzione sino alla seconda metà degli anni ’90.

Era tuttavia evidente quanto la nuova gamma della serie M incontrasse il maggior favore del pubblico tanto da spingere Asahi a sviluppare alla fine degli anni ’70 le nuove versioni ME Super ed MV-1 mantenendo in produzione sino al 1986 la meccanica MX.

raggiunge l’impossibile con traguardi impossibili: la Pentax MX

La MX dovette, dalla sua uscita, reggere per qualche tempo il segmento professionale che Pentax occupò con un apparecchio dedicato, avente caratteristiche in linea con la concorrenza, solo nel 1980 con l’uscita della LX.

Al di la delle caratteristiche innovative sulle quali mi soffermo più avanti, attorno alla Pentax MX fu creato un articolato sistema di accessori con otto tipologie di vetrini di messa a fuoco intercambiabili, winder e motore drive, nonché due tipologie di dorso data. Completava il quadro la ormai nutrita serie delle nuove ottiche con innesto a baionetta K.

estratto dalla brochure della Pentax MX

Una piccola parentesi su questa tipologia di innesto in relazione a quanto ho recentemente scritto sul tentativo ad inizio anni ‘70 di Rollei, con gli impianti di Singapore, di diventare un costruttore ad ampio spettro realizzando fotocamere e ottiche che altre aziende del settore avrebbero potuto acquistare già brandizzate con il loro marchio.

Il tentativo che, com’è noto, non riuscì a Rollei fu invece un terreno di successo per Pentax nel cui intento originale vi era con buona probabilità la mira di trasformare la nuova baionetta K in una sorta di nuovo attacco universale come era stato per il passo a vite 42×1 che tanto successo aveva portato alla casa giapponese.

Ricoh, Miranda, Agfa, ALPA, Chinon e di quest’ultima la nutrita anche serie di modelli a marchio Revue, giusto per citarne alcuni marchi, adottarono l’innesto K accompagnato in molti casi da corpi macchina direttamente derivati da analoghe versioni Pentax.

Questo ha fatto sì che l’innesto K sia divenuto nel tempo il più diffuso sistema di attacco proprietario adottato da altri produttori.

Chiusa questa parentesi torniamo alla MX.

Leggera, robusta, compatta, interamente meccanica e con un innovativo sistema esposimetrico di grande precisione, questa fotocamera ebbe un maggiore successo nel mondo della fotografia amatoriale anche in ragione del prezzo che ne faceva di certo un acquisto più impegnativo di una K1000 ma sensibilmente meno oneroso delle altre fotocamere di segmento professionale.

Pentax MX con 50 mm 1,4 – la fotocamera dispone di pochi ed essenziali comandi che ne fanno un apparecchio dall’utilizzo facile ed intuitivo

Nel 1979 l’Almanacco di Fotografare indicava per la Pentax K1000 con 50 mm 2 un prezzo di 218.000 lire, per la MX con 50 mm 1.7 di 330.000 lire a fronte di 300.000 lire necessarie per l’acquisto di una Olympus OM1 con 50 mm 1.8 e di 550.000 una Canon F1 con 50 mm 1.8.

Per una Nikon F2A era necessario sborsare 750.000 lire per un esemplare corredato dal 50 mm 1.8.

Ricordavo nell’articolo sul fenomeno Spotmatic che pur desiderando da ragazzino, erano i primi anni ’80, una Nikon FM, ricevetti in regalo dai miei genitori una Pentax K1000 venendo quindi sbalzato nell’universo parallelo del quale in quegli anni, da buon nikonista, ignoravo l’esistenza.

L’oggetto dei miei desideri si postò quindi dalla Nikon FM alla Pentax MX e da allora questo modello ha sempre avuto un posto nel novero degli apparecchi prima desiderati, poi posseduti ed infine utilizzati con soddisfazione.

Una prerogativa della MX è di essere invecchiata con onore non mostrando, come purtroppo accade in altri modelli Pentax dell’epoca, acciacchi bloccanti che, pur banali da risolvere sul piano tecnico, richiedono lo smontaggio di buona parte della fotocamera.

Alludo in particolare al problema che si manifesta nei leveraggi dello specchio, problema tipico, ad esempio, della ME, ME Super ed ME F, che impedisce lo sblocco della leva di ricarica a fine scatto inibendo di conseguenza il riarmo dell’otturatore e l’avanzamento del film al fotogramma successivo.

Il difetto si presenta anche sottoforma di assenza di blocco della leva di carica che può quindi essere azionata infinite volte senza dar seguito al riarmo dell’otturatore ma proseguendo solo con l’avanzamento del film.

La Pentax MX può soffrire invece di un problema legato all’infiltrazione di polvere e umidità nel sistema di simulazione del diaframma che su questo modello passa dal vecchio principio con fili, carrucole e sommatore algebrico ad una più moderna piastra ceramica percorsa da un pettine di contatti solidale al cursore di trasmissione del diaframma.

estratto dalla brochure della Pentax MX con l’illustrazioni delle componenti elettroniche della fotocamera – contrassegnata con la letta A la piastra ceramica per la trasmissione dei valori del diaframma posizionata internamente, sopra al bocchettone delle ottiche

La giunzione tra la calotta e il frontale del bocchettone delle ottiche non ha sulla MX alcuna guarnizione a protezione, esponendo quindi il sistema di trasmissione del diaframma, situato subito dietro, a sporcizia e umidità.

Il sintomo del malfunzionamento è ben riconoscibile e consta nella non variazione dei led nel mirino al cambio dei valori del disframma.

La buona notizia è che la questione è facilmente risolvibile da un buon riparatore che avrà la necessaria perizia per mettere mano al delicato sistema di piste e contatti da pulire, operazione questa che sconsiglio vivamente nell’approccio fai da te.

L’otturatore di questa fotocamera, a scorrimento orizzontale con tendine in tela gommata, è una versione piuttosto collaudata di casa Pentax ed è in grado di funzionare ancora ottimamente soprattutto se sottoposto ad una revisione generale con taratura.

In alternativa resta l’acquisto di uno degli aggeggi per la misurazione dei tempi di otturazione in modo da poter calcolare, ancorché in via approssimativa, i reali tempi eseguiti dall’apparecchio correggendo, se è il caso, l’esposizione.

Una considerazione sul mirino che ha una copertura del 95% del campo inquadrato, non male se si considerano le ridotte dimensioni della fotocamera e della scatola dello specchio, mirino che dispone delle informazioni relative ai valori di esposizione impostati.

rappresentazione grafica del mirino della Pentax MX nel quale sono visualizzabili i valori di diaframma, tempo ed esposizione

Benché per la fotocamera fossero disponibili ben otto differenti vetrini di messa a fuoco è oggi abbastanza difficile reperire questi accessori sul mercato dell’usato. I pochi esemplari disponibili sono offerti a somme spesso irragionevoli in relazione al valore medio della fotocamera.

estratto dalla brochure della Pentax MX che illustra il sistema degli schermi di messa a fuoco intercambiabili

Vi è tuttavia da considerare che lo screen standard ha sia microprismi sia stigmometro e si presta quindi ad un utilizzo universale che mostra limiti solo con l’utilizzo di ottiche scarsamente luminose per via dell’annerimento del cerchio di riscontro della messa a fuoco.

Il corpo, del peso di 495 grammi, ha realmente una dimensione tascabile soprattutto se corredato dal pancake 40 mm 2.8 con schema a cinque lenti.

l’ergonomia della MX è ottima nonostante le ridotte dimensioni del corpo macchina qui corredato dal pancake 40 mm 2.8

Lago Maggiore, Pallanza – Pentax MX con SMC Pentax M 40 mm 2.0, filtro giallo medio Kowa – Kentmere 100 sviluppata con Rollei Supergrain

Quello delle ottiche compatte per reflex 35 mm è un ambito molto interessante nel quale si trovano focali di buona qualità prodotte anche da Konica, Nikon o Minolta per conferire ai rispettivi apparecchi la caratteristica di maggiore compattezza.

Pentax MX vista di profilo corredata dal pancake SMC Pentax M 40 mm 2.8 – con questa ottica la fotocamera è veramente tascabile

Queste ottiche sono inoltre maggiormente versatili per via della maggiore iperfocale rispetto agli standard 50 mm e di un angolo di campo più ampio.

estratto dalla brochure della Pentax MX con la descrizione del pancake 40 mm 2.8

In alternativa al pancake, un’ottica che prediligo nel mio corredo Pentax, è il 50 mm 1,4 in grado di fornire sempre risultati di assoluto rilievo anche a tutta apertura.

La modernità di questa fotocamera, nonostante gli esemplari abbiano all’attivo tra i quaranta e i cinquant’anni di vita, si manifesta anche nel sistema di alimentazione costituito da due batterie LR44 da 1,5V ancora reperibili.

Le batterie alimentano solo il sistema esposimetrico, sistema che costituisce una ulteriore ed innovativa, per l’epoca, prerogativa della MX.

Asahi era stata sin dalla fine degli anni ’50 molto all’avanguardia nei sistemi di lettura, basti pensare al primo Pentax Exposure Meter 3-21 del 1960 ed ai successivi modelli Spotmeter.

Nel 1964 inoltre, l’uscita della Spotmatic segnò un passo importante nello sviluppo dei sistemi TTL introducendo caratteristiche inedite quali ad esempio l’ampia gamma di lettura.

estratto dalla brochure della Pentax MX con la descrizione del sistema di lettura esposimetrica

Con la MX viene adottato un nuovo materiale per le due cellule fotosensibili poste accanto all’oculare di mira in sostituzione del collaudato Solfuro di Cadmio o CdS. Le cellule della fotocamera sono infatti composte dalla combinazione di fosfuro e arseniuro di gallio, la cui sigla è GaAsP-PD o GPD in breve.

Questa soluzione consente, rispetto alle cellule in CdS, un netto miglioramento della velocità di reazione alle variazioni di luce, una maggiore accuratezza di lettura in condizioni di scarsa illuminazione pur evidenziando una sensibilità alle basse temperature che può essere fonte di errori nel calcolo dell’esposizione.

Per quest’ultimo aspetto Pentax introduce un sistema di compensazione che tiene conto della temperatura di esercizio della fotocamera e corregge di conseguenza le indicazioni di corretta esposizione.

Il sistema di lettura è medio con ponderazione nella zona centrale ed ha nel mirino una scala led a tre colori che permette una valutazione immediata del range di sovra o sottoesposizione. Al led verde centrale che indica la corretta esposizione sono affiancati due led arancioni che indicano gli scarti di più o meno ½ diaframma e due led rossi che indicano quelli pari o superiori a un diaframma.

estratto dalla brochure della Pentax MX con la descrizione del sistema di lettura esposimetrica

La gamma di lettura va da EV 1 a EV 19 a 100 ASA tra le più estesa per questa tipologia di fotocamere.

Un’ultima prerogativa della MX è il sistema di ammortizzazione delle vibrazioni dello specchio durante lo scatto. Su questo argomento si concentra l’attenzione di molti produttori sin dagli anni ’60 a causa delle critiche circa il rischio di micromosso legato al movimento dello specchio rispetto agli apparecchi a telemetro, Leica in primis.

estratto dalla brochure della Pentax MX con l’illustrazione del funzionamento del sistema di ammortizzazione dello specchio reflex

Questo fa della Pentax MX un apparecchio utilizzabile a mano libera senza particolari inconvenienti anche con tempi di otturazione di 1/15 e 1/8 di secondo.

Veniamo ora ai risultati della prova sul campo.

I negativi sono stati digitalizzati con un Plustek Optic Film 8200i con impostazioni base di scansione e senza interventi di post produzione.

Inizio con le foto scattate con il pancake 40 mm, che come accennavo prima è una focale molto interessante e di buona qualità.

Lago maggiore, Intra – attraversata in traghetto verso Laveno – Pentax MX con SMC Pentax M 40 mm 2.8 , Kentmere 100 sviluppata con Rollei Supergrain

Lago maggiore – attraversata in traghetto da Intra a Laveno – Pentax MX con SMC Pentax M 40 mm 2.8 , Kentmere 100 sviluppata con Rollei Supergrain; nonostante le lenti del mio esemplare non siano perfette, la reazione al controluce è comunque buona anche per merito dello speciale trattamento antiriflesso delle ottiche Pentax che compensa ancora i segni del tempo di questi obiettivi

Lago Maggiore – attraversata in traghetto da Intra a Laveno – Pentax MX con SMC Pentax M 40 mm 2.8 , Kentmere 100 sviluppata con Rollei Supergrain; ripresa al tramonto a f 8 con una buona iperfocale, caratteristica di questo obiettivo

Lago Maggiore – attraversata in traghetto da Intra a Laveno – Pentax MX con SMC Pentax M 40 mm 2.8 , Kentmere 100 sviluppata con Rollei Supergrain; anche in questo caso pur utilizzando un diaframma intermedio abbiamo un fuoco costante pur essendo un punto di ripresa con soggetto a breve/media distanza

Milano, Fiume Lambro Meridionale operazioni di disboscamento delle rive – Pentax MX con SMC Pentax M 50 mm 1,4 , Kentmere 100 sviluppata con Rollei Supergrain; notare come utilizzando sempre diaframma 8 il soggetto pienamente a fuoco, per scelta di ripresa, risulta solo quello in primo piano

Milano, Fiume Lambro Meridionale, centrale idroelettrica Lambro 2 – Pentax MX con SMC Pentax M 50 mm 1,4 , Kentmere 100 sviluppata con Rollei Supergrain

Milano, Santa Maria delle Grazie – Pentax MX con SMC Pentax M 135 mm 3.5 , scatto a 1/60 di secondo, Ilford HP5 sviluppata con Bellini Hydrofen; il medio tele meno luminoso di questa serie di ottiche Pentax ha una qualità molto interessante – il sistema di ammortizzazione dello specchio consente inoltre di guadagnare in nitidezza anche con focali più impegnative come questa

Milano, Santa Maria delle Grazie particolare esterno – Pentax MX con SMC Pentax M 135 mm 3.5 , scatto a 1/30 di secondo a mano libera, Ilford HP5 sviluppata con Bellini Hydrofen;

La Pentax MX, per quanto spesso assimilata alla consorelle della serie M, poco ha in comune con queste.

Ideale per poter disporre di una SRL leggera e compatta da portare sempre con sé la MX si trova ancora a quotazioni ragionevoli ed è a mio avviso un’ottima soluzione anche per chi voglia accostarsi per la prima volta o riprendere l’uso dell’analogico.

Le ottiche Pentax, nelle focali standard, hanno oggi costi accessibili ed un piccolo corredo di ottiche che comprenda un 28 mm, un 50 mm 1,7 e un 15 mm 3.5 è reperibile ad un prezzo ancora contenuto.

Vi è inoltre da considerare che utilizzando un anello adattatore Pentax K/vite 42×1 sono utilizzabili tutte le vecchie ottiche Takumar sfruttando, nel caso della MX, le potenzialità del suo sistema esposimetrico.

Max Terzi

maxterzi64@gmail.com

se intendete utilizzare ottiche pancake non dimenticate… lo sciroppo d’Acero

Lago maggiore, Intra – attraversata in traghetto verso Laveno – Pentax MX con SMC Pentax M 40 mm 2.8 , Kentmere 100 sviluppata con Rollei Supergrain; in questa ottica vignettatura e distorsione sono praticamente assenti

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