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Dopo la prova sul campo della Pentax Auto 110 ho tenuto un piccolo spazio per il test delle ottiche su corpi digitali soprattutto in ragione della discreta resa ottenuta su pellicola valorizzata ancor più del ridotto formato del fotogramma dei caricatori Pocket.

Il primo ostacolo da superare è la scarsa disponibilità di anelli adattatori per questo tipo di innesto, fattore questo che mi ha spinto a costruirne uno in casa.

Parto dal corpo digitale utilizzato, una Sony Alpha 7 mk II, che oramai da un decennio accompagna i miei esperimenti con vecchie ottiche manual focus.

La poveretta, nei suoi dieci anni di onorato servizio, non ha mai visto, se escludiamo una piccola parentesi iniziale, un obiettivo AF derivante dal corredo ottico Carl Zeiss per Sony. Ha invece in più occasioni sfoggiato vecchie ottiche Minolta AF con l’adattatore LA-EA4.

In qualsiasi caso permettetemi di celebrarla con queste righe: è stata la digitale che ho, ad oggi, utilizzato con soddisfazione per più anni tra i vari modelli che ho posseduto dall’avvento dei prime fotocamere ad ottiche intercambiabili di inizio anni duemila.

Tra le prerogative della Alpha 7, non sono aggiornato sul tema ma immagino che nel frattempo anche altre mirrorless full frame possano fare altrettanto, vi è la possibilità di impostare la fotocamera in modo che venga effettuato un crop automatico al formato APS-C, il che avvantaggia in caso di utilizzo di ottiche progettate per formati minori al 24×36 evitando interventi di ritaglio in post produzione.

Inoltre, sull’impostazione APS-C, la lettura viene effettuata sul formato effettivamente impostato, evitando quindi che l’esposizione sia influenzata da luminanze che non compaiono nell’immagine finale.

Questa funzione è piuttosto comoda se si vogliono utilizzare, ad esempio, gli obiettivi Kern con passo C per cineprese Bolex ai quali dedicai tempo fa questo articolo.

Analogo discorso vale quindi per gli obiettivi dedicati al sistema Pentax 110.

Il formato Pocket copre infatti un’area di 13,5 x 17,5 mm a fronte del formato APS-C che nel caso della Sony arriva a 14,4 x 21,6 mm.

Entra quindi in gioco il concetto, già visto, di cerchio di copertura ovvero della proiezione circolare dell’obiettivo dato il tiraggio per il quale è stata progettata l’ottica.

Milano, City Life – Sony Alpha 7 mk II, Pentax Auto 110 18 mm – in modalità full frame è ben visibile il cerchio di copertura di questa ottica

Il tiraggio, lo ricordiamo, è in estrema sintesi la distanza tra piano pellicola e innesto dell’obiettivo.

rappresentazione grafica semplificata del tiraggio

Vale poi un criterio generale, in realtà non sempre del tutto vero, che indica come più elevata la qualità dell’obiettivo maggiore è il suo cerchio di copertura.

come varia il cerchio di copertura a seconda della focale Pentax Auto 110 con impostazione della fotocamera Sony A7 su formato full frame – a sinistra 18 mm . al centro 24 mm – a destra 50 mm

La questione è piuttosto semplice: se assumiamo che la parte centrale del cerchio di copertura è quella qualitativamente migliore, più è grande il cerchio maggiore sarà la possibilità di coprire il formato del fotogramma con la porzione dalla migliore resa.

Nel formato 35 mm, in particolare nelle fotocamere ad ottiche intercambiabili, la questione del cerchio di copertura è risolta alla base e non è gestibile né costituisce un punto di attenzione per il fotografo, nemmeno nel caso degli obiettivi decentrabili.

Diverso è il discorso nelle fotocamere a corpi mobili, ma qui andremmo fuori tema e vi lascio quindi il riferimento ad un articolo specifico che trovate su SENSEI.

Un ulteriore criterio generale riguarda la dimensione del cerchio di copertura, minore negli obiettivi di corta focale sino ad aumentare in quelli di media per poi diminuire nuovamente nei teleobiettivi.

Questa affermazione non è del tutto esatta ed universamente applicabile: il cerchio di copertura è condizionato dallo schema ottico non dalla lunghezza focale, ma ci serve per capire che grandangoli e tele sono in genere gli obiettivi con un più ridotto cerchio.

Da ultimo, occorre considerare che il cerchio di copertura non ha bordi netti ma sfumati con una intensità che può variare da ottica ad ottica ed è alla base dei fenomeni di vignettatura ovvero della perdita di luminosità agli angoli del fotogramma.

Esaurite queste semplici regole, che ci consentiranno di capire ad esempio perché il Pentax Auto 110  18 mm vignetta, passiamo alla prova.

La costruzione dell’anello

Il tiraggio dell’innesto Pentax 110 è di 21,6 mm misurato con il calibro tra piano pellicola ed innesto della fotocamera.

Ci serve a questo punto un anello adattatore con innesto Sony E da modificare.

Prendiamo, per maggiore praticità, quello Leica SM – Sony E che consente di avere un diametro sufficientemente ampio per ospitare l’ottica Pentax 110 dotata di collare di maggiore diametro come il 50mm 2.8.

Il tiraggio del passo Leica SM è di 28,80 mm il che vuol dire realizzare un secondo anello che consenta di posizionare la baionetta Pentax 110 a meno 7,2 mm rispetto a quella Leica.

anello adattatore Sony E – Pentax 110 autocostruito con accanto il Pentax Auto 110 50 mm

Se dobbiamo costruire questo anello in casa e non abbiamo un tornio di precisione, del resto chi non ne tiene uno in cucina tra la planetaria e la friggitrice ad aria, useremo due tappi di plastica. Io ne ho utilizzato uno per corpi 42×1 dal quale ho ricavato un disco di plastica dello spessore giusto per entrare, una volta tolta la ghiera filettata 39 mm, nell’anello adattatore metallico.

Ho poi utilizzato un tappo posteriore per ottiche 110 al quale agganciare l’ottica Pentax da utilizzare.

Ho quindi forato ed incollato i due tappi cercando di tarare l’incollaggio a -8 mm dalla quota dell’anello a vite 39 mm a fronte di un valore base di – 7,2 mm. Questa soluzione consente di inserire, in fase di taratura, eventuali spessori tra anello di plastica ed anello metallico per la giusta impostazione della messa a fuoco all’infinito. Nel mio caso non è stato necessario.

Quella dell’incollaggio, soprattutto se si utilizza una colla a presa rapida tipo Attak, è l’operazione più delicata che deve essere effettuata lontano da ottica e copro macchina per via dei vapori che sprigiona questo adesivo.

Fatta asciugare bene la colla, ho aspettato dodici ore, l’anello è pronto per l’utilizzo.

set di tre ottiche e anello utilizzato nella prova

La prova sul campo

Uno dei principali problemi da affrontare è l’assenza del diaframma sugli obiettivi. La Pentax Auto 110 è infatti dotata di otturatore ad apertura variabile in grado di gestire tempi da 1/750 a 1 secondo ed apertura massima applicabile a tutte le ottiche del sistema a 2,8.

schema di funzionamento dell’otturatore ad apertura variabile della Pentax 110

Com’è possibile vedere nello schema di funzionamento dell’otturatore, il foro del diaframma ha sezione quadrata poiché la classica sezione tonda, per via dell’arretramento dell’otturatore verso il piano pellicola rispetto all’ottica, determinerebbe una accentuata vignettatura per tutte le ottiche utilizzate.

Eventuali diaframmi, costruiti anche con semplici foglietti di cartoncino nero forati da porre dietro l’obiettivo, devono quindi avere la sezione del foro necessariamente quadrata. Il che complica sensibilmente la loro realizzazione.

Nelle prove ho rinunciato ad inserire il cartoncino nero sopra descritto anche in relazione alla discreta profondità di campo, anche a tutta apertura, disponibile soprattutto nel 18 mm.

schema di variazione dell’angolo di campo dell’ottica Pentax Auto 110 18 mm se utilizzata su formato APS-C; l’angolo di campo si calcola sulla diagonale del fotogramma

raffronto tra le aree coperte dai diversi formati

La focale del Pentax 110 18 mm è equivalente a quella un obiettivo 35 mm nel formato 24 x 36 mm che scende a circa 24 mm nel formato APS-C. Lo schema ottico è di 6 elementi in 6 gruppi. L’angolo di campo: originario è di 61,5°. La messa a fuoco minima resta di 0,25 m.

Milano, City Life, Galleria Vittorio Emanuele, Piazza Mercanti – Sony Alpha 7 mk II, Pentax Auto 110 18 mm – pur mantenendo la messa a fuoco su infinito, questo grandangolare consente di avere a fuoco anche soggetti distanti pochi metri

I risultati più interessanti sono a mio avviso quelli ottenuti con 50 mm.

Questa ottica ha una lunghezza focale equivalente a un teleobiettivo da 100 mm nel formato 35mm che anche in questo caso è proporzionalmente ridotta a circa 80 mm nel formato APS-C. Lo schema ottico è di 5 elementi in 5 gruppi. L’angolo di campo originale è di 24°. La messa a fuoco minima resta di 0,9 m.

Se vogliamo, due difetti che ho rilevato sono una marcata perdita di definizione ai bordi e la presenza di lievi aberrazioni cromatiche.

Milano, Piazza del Duomo e dintorni – Sony Alpha 7 mk II, Pentax Auto 110 50 mm

Un pregio è la buona defezione e il buon contrasto. Questo è comune anche alle altre due ottiche del corredo standard Pentax 110, nel 18 mm e, in tono minore, nel 24 mm.

Milano – Sony Alpha 7 mk II, Pentax Auto 110 50 mm – questa ottica difetta nella profondità di campo come si può notare dai soggetti in primo piano fuori fuoco; del resto da una focale di questo tipo a tutta apertura non c’è da espettarsi nulla di diverso

Come accennavo sopra, meno interessante durante le prove si è rivelata la nitidezza del 24 mm, credo più imputabile alla costruzione dell’anello che alla difettosità dell’obiettivo.

Il 24 mm corrisponde ad una focale di circa 50 mm nel formato 24×36, che scende a circa 35 mm nel formato APS-C, ed ha uno schema ottico di 6 elementi in 5 gruppi. L’angolo di campo originario è di 47° e la messa a fuoco minima resta a 0,35 m.

Quest’ottica pesa solo 13 grammi a fronte dei 28 grammi del grandangolare 18 mm e dei 53 grammi del 50 mm.

Milano Galleria Vittorio Emanuele e City Life– Sony Alpha 7 mk II, Pentax Auto 110 24 mm

Conclusioni

Testare obiettivi su dimensioni del fotogramma per le quali non sono stati progettati rende relativo il giudizio finale su questa prova.

Appare evidente come il risultato sia in linea con quanto c’è da attendersi in termini di vignettatura e perdita di qualità ai bordi se ragioniamo sul formato APS-C. Da non prendere in considerazione l’eventualità di utilizzare questi obiettivi nel formato full frame.

Tuttavia questi due fenomeni, vignettatura e perdita ai bordi, sono riscontrabili a tutta apertura anche su ottiche specificatamente progettate per il 35 mm e, com’è noto, sono nei test, quelli veri, misurati e ricompresi, unitamente alla distorsione, tra gli indicatori qualitativi degli obiettivi.

Il che ci riporta a quanto discusso in apertura dell’articolo con riguardo al fatto che l’ampiezza del cerchio di copertura sia di norma indicatore della qualità di progettazione ottica.

Per quanto riguarda la distorsione, devo dire, il risultato sulle ottiche Pentax 110 è buono sia all’interno sia al difuori dell’area per le quali sono state progettate.

Oltre al divertimento di aver giocato con questo set, che è oggi possibile trovare a prezzi abbastanza contenuti, vi è la conferma della buona qualità del sistema Pentax 110 che, come segnalavo nell’articolo dedicato, rimane l’unico con queste caratteristiche nell’abito del formato Pocket, ovvero reflex con ottiche intercambiabili.

La resa migliore è probabilmente sul formato digitale micro 4:3 che più di tutti si avvicina a quello dei fotogrammi 110.

Max Terzi

maxterzi64@gmail.com

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