Nel recente video sulla Nikon F3 AF è stata brevemente descritta l’ottica standard con la quale fu presentata la fotocamera nel 1983.
A differenza dei modelli precedentemente presentati da Pentax e Canon non si tratta di uno zoom ma di una lente a focale fissa dalla lunghezza e dalle caratteristiche non usuali.

l’incredibile fascino della Nikon F3 AF presentata nel 1983
Il Nikkor AF 80 mm 2.8 AiS è infatti un pezzo assolutamente unico nella panoramica delle focali della casa giapponese. In primo luogo, per l’originale scelta di predisporre una focale più lunga del tradizionale 50 mm standard ed in seconda battuta per il fatto di raggruppare in sé alcune caratteristiche che non verranno più replicate su nessun’altra ottica dedicata al sistema AF Nikon.

estratto dalla brochure della Nikon F3 AF del 1983
Questo obiettivo rappresenta l’interessante tentativo, messa a segno nel primo periodo di vita dei sistemi AF legati a fotocamere reflex 35 mm, di proporre un approccio del tutto originale pur conservando la continuità di filosofia costruttiva e di utilizzo tipica di Nikon a partire dalla longevità della baionetta F.
Ugualmente originale e di eccellente qualità, ma a mio avviso meno interessante, è la seconda focale progettata e realizzata per la Nikon F3 AF, il Nikkor AF 200 mm 3.5 IF-ED AiS, che tuttavia rientra nel più impegnativo segmento delle lunghe focali.

estratto dal catalogo Nikon 1987/1988 con la scheda del Nikkor AF 200 mm 3.5
L’80 mm AF racchiude in sé alcune prerogative che aiutano a comprendere l’approccio di Nikon nei primi anni ’80 rispetto ai nuovi sistemi AF, approccio che com’è noto condizionerà anche le scelte effettuate nella seconda metà del decennio che porteranno l’azienda a dover rincorrere i principali concorrenti, Canon in primis, che si doteranno di una gamma di prodotti del tutto nuova rispetto a quella tradizionale.

Salerno – lungomare Arechi – Nikon F501, AF Nikkor 80mm 2.8 AiS, Rollei Superpan 200 sviluppata con Rollei Supergrain
A differenza degli altri marchi che concepirono nella prima metà degli anni ’80 soluzioni AF dedicate a modelli di fascia intermedia, Nikon puntò, per il debutto del proprio sistema di messa a fuoco automatica, alla reflex di segmento più alto dedicata al mercato professionale.
Occorre considerare che i sistemi AF del periodo, che si basavano già sulla tecnologia dei sensori CCD a differenza di contrasto, poco avevano a che vedere con il concetto di messa a fuoco automatica con il quale si svilupperanno i prodotti successivi. Per i primi sistemi AF possiamo infatti parlare di messa a fuoco assistita e non di un vero e proprio automatismo basato su un sistema di sensori in grado di effettuare, in autonomia, alcune valutazioni sull’impostazione del fuoco rispetto alla scena inquadrata.
All’inizio abbiamo la presenza di un solo sensore centrale con i motori AF governati dal fotografo che può intervenire per bloccare o variare l’azione di messa a fuoco effettuata dalla fotocamera.
Per questa ragione, i primi sistemi sono oggi scarsamente utilizzabili sotto il profilo pratico, richiedendo inoltre sovente soggetti ben illuminati e contrastati per poter ottimizzare la velocità di messa a fuoco.
Tutto ciò, almeno, sino alla presentazione nel 1985 del nuovo sistema AF di Minolta.
Se utilizzate una Pentax ME F con il suo 28 – 80 mm 2.8, il Canon FD AF 35 – 70 mm 4 o il sistema Chinon AF che si basa sulla tecnologia ad Infrarosso, potreste ben presto scoprire come, nella maggior parte delle situazioni più critiche, la correzione manuale della messa a fuoco impostata dalla fotocamera vi salvi da rantolii e continui movimenti del motore AF.
I primi esempi di messa a fuoco assistita sopra citati nascono e si estinguono con la generazione di fotocamere per la quale furono creati senza quindi poter offrire migliori prestazioni se utilizzati con corpi più recenti.
Su quest’ultimo aspetto il Nikkor AF 80 mm 2.8 rappresenta di certo un’eccezione.
Sarebbe molto interessante capire cosa frullò in testa ai progettisti Nikon che lavorarono al progetto della F3 AF. Di certo si può dire che al di là delle interessanti caratteristiche del mirino DX-1, il fulcro del nuovo sistema è di certo nel ridottissimo parco ottiche ed in particolare nell’AF 80 mm 2.8.

catalogo Nikon 1987/1988 con ancora riportato il sistema F3 AF uscito di produzione l’anno precedente – estratto con le caratteristiche dell’AF 80 mm 2,8 AiS

catalogo Nikon 1987/1988; lo schema ottico dei due 85 mm allora disponibili era molto diverso da quello dall’AF Nikkor 80 mm 2.8
A differenza di quanto accadrà solo qualche anno dopo con la presentazione della Nikon F501, il primo sistema AF di Nikon prevede il posizionamento del motore di azionamento della ghiera di messa a fuoco direttamente nell’ottica con un collegamento tramite contatti elettrici con il sistema AF della fotocamera.
Questa scelta verrà poi abbandonata nella nuova generazione di obiettivi Nikon AF il cui motore di azionamento è contenuto nel copro macchina con trasmissione meccanica del movimento all’obiettivo, come per il sistema AF di Minolta del 1985.
A questo punto è necessario osservare come la velocità e l’accuratezza di un sistema AF basato su sensori CCD a differenza di contrasto sia prevalentemente imputabile alla fotocamera giacché l’ottica esegue, per impulso elettrico o per trasmissione meccanica, quanto comandato dal corpo macchina.

estratto dalla brochure della Nikon F501 del 1986 con l’illustrazione del funzionamento del sistema AF della fotocamera; la F501 ha ancora oggi una discreta utilizzabilità della messa a fuoco automatica nonostante siano ormai trascorsi quasi quarant’anni dal suo lancio
Succede quindi che le stesse ottiche montate su corpi compatibili di generazione successiva acquisiscano maggiore velocità e dinamismo nella ricerca del fuoco.
Questo fenomeno è ad esempio rilevabile anche con le ottiche EF Canon se confrontiamo il loro funzionamento, ad esempio, tra una EOS della serie 600 e una EOS1n.
Nel caso di Nikon, la compatibilità dell’AF 80 mm 2.8 fu mantenuta solo sulla F501 e sulla F4. Su queste due fotocamere l’ottica si comporta in modo completamente diverso e decisamente migliore rispetto alla F3 AF mantenendo una silenziosità durante l’utilizzo che nulla ha a che vedere con il ronzio tipico delle ottiche Nikkor AF con trasmissione meccanica del moto di messa a fuoco.
L’abbandono da parte di Nikon dello schema che vedeva il motore AF posizionato nell’ottica, ha ragioni riferibili all’ingombro del sistema all’interno degli obiettivi e al minor margine industriale che poteva determinare il replicare un motore per ciascuna lente anziché un solo nel corpo macchina.

Roma, Piazza della Repubblica, particolare della galleria – Nikon F501, AF Nikkor 80mm 2.8 AiS, Rollei Superpan 200 sviluppata con Rollei Supergrain – ripresa effettuata in notturna con l’illuminazione artificiale della galleria, nonostante la situazione di ripresa critica il sistema AF dell 501 ha funzionato egregiamente
Questo mandò in pensione, con buona pace dei sostenitori della bontà di questo principio, la prima generazione dedicata all’ammiraglia AF di Nikon.
Dal mio punto di vista un vero peccato, sebbene i criteri costruttivi dell’AF Nikkor 80 mm AiS sarebbero stati difficilmente applicabili a focali più corte.
È in fatti necessario osservare come Canon, che sostenne con il sistema EF il principio di posizionamento del motore AF negli obiettivi, applicò una tecnologia del tutto diversa, per certi versi rivoluzionaria, rispetto a quella che troviamo, ad esempio, nel motore autofocus delle ottiche della F3AF.
Resta ora l’interessante possibilità di utilizzare l’AF Nikkor con i due corpi compatibili ai quali facevo cenno prima: F501 o F4. Se pensate infatti di utilizzare quest’ottica sulla F3 AF, l’esperienza potrebbe non soddisfare pienamente le vostre aspettative in termini di praticità d’uso.

la Nikon F501, AF Nikkor 80mm 2.8 AiS utilizzata nella prova sul campo
Trovo da sempre molto interessante la F501.
Di norma piuttosto snobbata e reperibile oggi a prezzi popolari, la 501 rappresenta, sulla base della mia esperienza unitamente alla sorella minore manual focus F301, una delle migliori alternative per praticità e precisione di utilizzo rispetto alla gamma Nikon AF almeno fino alla F90 ed F100.
Queste ultime, tuttavia, sono più massicce ed ingombranti, non quanto la F4, mentre la 501 è leggera, motorizzata e dotata di una gamma di funzioni piuttosto ampia.
Soprattutto non ha display LCD evitando di conseguenza problematiche di deterioramento tipiche di questi sistemi.
Di certo il sistema AF è meno evoluto rispetto ai modelli analogici più recenti ma è comunque più efficiente di quanto si pensi.
Per la F501 è inoltre disponibile il moltiplicatore TC 16A che trasforma le ottiche Ai e AiS in obiettivi autofocus con il solo limite dell’effetto moltiplicatore sulla focale di 1,6.

estratto dal catalogo Nikon 1987/1988 con i dettagli del moltiplicatore TC 16A
Questo accessorio deriva dal TC 16 dedicato alla Nikon F3 AF che rispetto alla versione successiva A incorpora il motore di comando del sistema a cinque lenti flottanti che determina la messa a fuoco automatica.
Se quindi Nikon mise in campo un comportamento più attendista rispetto a Minolta e Canon, supportò questa scelta con alcuni accorgimenti che consentivano agli acquirenti della nuova F501 di poter utilizzare tutto il parco ottiche Ai/AiS, fino al 300 mm, con le sole limitazioni della riduzione della focale e della limitazione delle lenti più luminose all’apertura massima di 2.8.

Nikon F501, con TC 16A e Nikkor 50 mm 1,4 AiS; con questa configurazione il 50 mm diventa un 80 mm 2.8 autofocus; occorre ricordarsi di non utilizzare aperture superiori al 2.8 pena l’errore di calcolo di esposizione da parte della fotocamera
Analoga sorte, almeno per l’aumento della focale, capitò peraltro anche a coloro che, molti anni dopo, acquistarono i corpi digitali DX con fattore di prolungamento della focale di 1,5x se utilizzati con focali per il pieno formato.
Anche per il TC 16A la vita utile iniziò e finì con la F501 benché ci siano versioni del moltiplicatore modificate artigianalmente per funzionare anche sui modelli AF seguenti.
La differenza tra le due versioni è rilevabile solo dalla serie di contatti presenti sulla baionetta.

due versioni del moltiplicatore TC 16A: a sinistra quella modificata per funzionare sulla Nikon F4 e modelli seguenti, a destra la versione originale per Nikon F501; si trovano in rete tutorial che spiegano il procedimento, non banale, di sostituzione della fila di contatti per rendere il TC16A compatibile con i modelli successivi alla F501; il moltiplicatore una volta modificato non funziona più su questa macchina
L’utilizzo di questo accessorio, anche in relazione alla breve vita della F501, dovette rivelarsi non poi così fondamentale per il sistema AF Nikon tant’è che fu poi di fatto abbandonato ed è oggi acquistabile a un prezzo di norma contenuto.
Quella che oggi vi propongo è quindi la prova sul campo dell’AF Nikkor 80 mm 2.8 AiS in abbinata alla Nikon F501.
Parto osservando la compattezza dell’insieme fotocamera/ottica ed il peso complessivo tutto sommato contenuto, nonostante l’80 mm sia di dimensioni più generose rispetto ai più luminosi 85 mm f2 del sistema Ai o all’85 mm 1.8 AF arrivando a pesare 390 grammi. Quest’ultima focale non fu peraltro subito disponibile nel corredo AF della 501.

Nikon F501, AF Nikkor 80mm 2.8 AiS
La F501 ha una gamma di impostazioni piuttosto ampia potendo spaziare dall’impostazione manuale dell’esposizione a quella automatica a priorità di diaframmi, che di norma preferisco, a ben tre impostazioni program.

Nikon F501, AF Nikkor 80mm 2.8 AiS, vista dei comandi sulla calotta
Sul frontale, accanto all’innesto dell’ottica, si trovano le impostazioni del sistema AF che può essere regolato sia in modalità singola sia in modalità continua oltre che in manuale con l’assistenza del sistema di telemetro elettronico della fotocamera.
Abbiamo poi dal lato opposto i pulsanti di blocco AF e dell’esposizione.
Il trascinamento del film è motorizzato e può essere impostato su cadenza singola o continua. Lo stesso selettore è utilizzato per accendere e spegnere la fotocamera.
Il resto delle impostazioni, sensibilità della pellicola, compensazione dell’esposizione e contapose sono governate da classiche ghiere.
Che la F501 fu realizzata con un criterio di risparmio è invece ben visibile dal mirino: non solo non fu adottato il mirino tipo HP già in uso anche sulla FA ma non si trova nemmeno la classica visualizzazione del diaframma impostato tramite la visione a periscopio presente su pressoché tutti gli altri modelli Nikon MF.

mirino della Nikon F501
Quest’ultima caratteristica fa si che nella modalità program non sia possibile sapere il diaframma impostato come invece accade sui successivi modelli AF.
Nel mirino è visibile la scala LED dei tempi con l’indicazione di quello impostato nonché l’indicazione della messa a fuoco con le classiche freccette rosse a fianco del pallino verde che si illumina quando la messa a fuoco è corretta.
Se si imposta la messa a fuoco singola, la macchina non scatta sino al raggiungimento della distanza di messa a fuoco corretta.
Questo sistema, che troviamo poi anche sulle generazioni successive di reflex 35 mm AF, limita gli errori di messa a fuoco ma impedisce di cogliere scatti al volo se il sistema AF della fotocamera non raggiunge il valore corretto.
Nella Nikon F501 gli schermi di messa a fuoco sono intercambiabili sebbene in una gamma piuttosto ristretta.

estratto da libretto di istruzioni della Nikon F501 con le istruzioni per la substitution degli schermi di messa a fuoco
Sulla base della mia esperienza di utilizzo di corredi AF del periodo, l’AF Nikkor 80 mm accoppiato alla F501 con rappresenta la miglior soluzione in termini di velocità AF e qualità dell’ottica, soprattutto se consideriamo che si tratta di materiale uscito tra il 1983 e il 1986.

Roma, Piazza della Repubblica, particolare della galleria – Nikon F501, AF Nikkor 80mm 2.8 AiS, Rollei Superpan 200 sviluppata con Rollei Supergrain – ripresa effettuata in notturna con l’illuminazione artificiale della galleria, con la F501 è anche piuttosto agevole mettere a fuoco soggetti laterali riquadrando poi mantenendo leggermente premuto il pulsante di scatto; in questo caso la velocità di 1/15 ha determinato un leggero micromosso
Se apprezzate come me le focali corto tele come l’80 mm, quest’ottica Nikon può darvi grandi soddisfazioni.
Benché meno luminosa rispetto alle altre ottiche di analoga focale del sistema Nikon, su questo 80 mm fu applicato uno schema ottico particolare per la focale, per la necessità di alloggiare il motore AF senza aumentare in modo significativo le dimensioni del barilotto.
Ne risulta così un’ottica nel complesso compatta e tutto sommato leggera con una risoluzione e un’assenza di distorsione e di vignettatura davvero notevoli a tutti i diaframmi di lavoro.

Salerno – lungomare Arechi – Nikon F501, AF Nikkor 80mm 2.8 AiS, Rollei Superpan 200 sviluppata con Rollei Supergrain; anche con un soggetto in primo piano come questa ringhiera, la F501 non ha avuto grandi difficoltà a regolare il fuoco come desiderato senza andare all’infinito; questa è una situazione sempre piuttosto critica per i sistemi AF di prima generazione
Per la prova ho utilizzato la Rollei Superpan 200 così da poter contare su uno stop in più rispetto ad un film 100 ASA mantenendo comunque una grana più contenuta. La Superpan ha inoltre la prerogativa di avere una gamma di sensibilità allo spettro che arriva oltre gli 800 nm garantendo un ottimo contrasto anche in situazioni di scarsa illuminazione.

Roma, zona Termini- Nikon F501, AF Nikkor 80mm 2.8 AiS, Rollei Superpan 200 sviluppata con Rollei Supergrain; anche in questo caso condizioni di ripresa al limite ma buona risposta del sistema AF
La pellicola è stata sviluppata con Rollei Supergrain.
A gusto personale, quindi assolutamente opinabile, trovo che questa pellicola ben si abbini alle caratteristiche dell’AF Nikkor.

Salerno – lungomare Arechi – Nikon F501, AF Nikkor 80mm 2.8 AiS, Rollei Superpan 200 sviluppata con Rollei Supergrain; altro particolare con la texture esaltata dalla qualità dell’ottica e dalle caratteristiche della pellicola
Del resto, il bello dell’analogico, soprattutto per il bianco e nero, è quello di poter accoppiare a proprio piacimento pellicole, sviluppi fotocamere e ottiche ricavandone una svariata gamma di risultati che non derivino da attività di post-produzione.
Per coloro che apprezzano questo approccio le combinazione di utilizzo del materiale sono di fatto infinite.
Max Terzi

Roma, Via XX Settembre – Nikon F501, AF Nikkor 80mm 2.8 AiS, Rollei Superpan 200 sviluppata con Rollei Supergrain – anche il questo caso il sistema AF ha raggiunto rapidamente il fuoco senza esitazioni

Battipaglia – Nikon F501, AF Nikkor 80mm 2.8 AiS, Rollei Superpan 200 sviluppata con Rollei Supergrain
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